YAHVEH DIO, VALUTATO CON TRENTA SICLI D’ARGENTO, È IL SIGNORE GESÙ

di Giuseppe Monno

Zaccaria 11,12-13
Poi dissi loro: “Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare.” Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma YaHVeH mi disse: “Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!” Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nel tesoro della casa di YaHVeH.

Nel Vangelo secondo Matteo leggiamo:

Matteo 26,14-16
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?” E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Matteo 26,47-50
Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!” E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!” E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!” Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

Matteo 27,1-10
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente.” Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!” Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue.” E tenuto consiglio, comprarono con esso il campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato campo di sangue fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

Matteo ci mostra chiaramente come la profezia di Zaccaria si sia adempiuta nella persona del Messia. YaHVeH è Gesù, il Dio-con-noi. Egli stesso è stato valutato con trenta monete come aveva predetto per bocca del profeta.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: IL SALUTO NEGATO AI FUORIUSCITI DALLA CONGREGAZIONE

2Giovanni 1,10-11
Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie.

Rifacendosi alla scrittura sopracitata, i testimoni di Geova affermano che ai fuoriusciti dalla congregazione, gli apostati, si deve negare la parola, persino il saluto, come un semplice buongiorno o ciao.

Nella Bibbia vediamo Eliseo inviare il suo servo Ghecazi da un ragazzo che era morto, e gli proibisce di salutare alcuno lungo la strada o di rispondere al saluto di alcuno (2Re 4,29). Anche Cristo, mandando i suoi discepoli a predicare il Vangelo, proibì loro di salutare alcuno lungo la strada (Luca 10,4). Ciò si deve al fatto che presso gli ebrei il saluto non si limitava a un semplice buongiorno o ciao, ma consisteva nello scambio di molte interrogazioni e risposte, complimenti, e dimostrazioni d’affetto. Ma i discepoli di Cristo dovevano predicare il regno dei cieli (Matteo 10,7) e perciò non potevano perdersi in quelle cerimonie. Allo stesso modo Ghecazi, che fu mandato da Eliseo a quel ragazzo, non aveva tempo per quelle cerimonie. L’apostolo nella sua lettera (2Giovanni 1,10-11) proibisce ai credenti di perdersi in tali cerimonie con questi individui perché parteciparvi sarebbe come favorire le loro opere malvagie contro l’insegnamento di Cristo. Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando applicano alla lettera le parole di Giovanni e affermano che ai fuoriusciti dalla congregazione non si deve rivolgere la parola né un saluto come un semplice ciao. Va ricordato che Dio non ignorava satana, ma gli parlava (Giobbe 1,6-12), come pure Cristo parlava col diavolo (Matteo 4,1-11) e con il traditore (Matteo 26,49-50). Ricordiamo infine queste parole di Cristo: “E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo 5,47-48) Nelle pubblicazioni della congregazione si legge: “Dovremmo salutare tutti, indipendentemente da aspetto, cultura o provenienza. In questo modo possiamo dare loro onore e dimostrare che li amiamo.” (Il potere di un saluto, JW.ORG) Questo purtroppo non vale per i fuoriusciti. A loro non si deve dimostrare che sono amati, anzi, devono essere ignorati, emarginati, ostracizzati.

BERESHIT BARÀ ʼELOHIM

A cura di Giuseppe Monno

L’ebraico ’elohim è un termine affascinante e teologicamente denso. Esso è formalmente un plurale morfologico di ’eloah («dio»), e in effetti può significare «dèi» in contesti politeistici. Tuttavia, quando usato in riferimento all’Essere assoluto, il Signore Dio, ’elohim è accompagnato da verbi e aggettivi al singolare, segnalando chiaramente un uso grammaticale ma non semantico del plurale, noto come «pluralis maiestatis» (plurale di maestà) o «pluralis abstractionis» (plurale di eccellenza).

Un esempio emblematico è il versetto di apertura della Torah:

Bereshit barà ’elohim ’et hashshamayim we’et ha’ares
«In principio Dio creò il cielo e la terra.» (Genesi 1,1)

Qui il soggetto è ’elohim, morfologicamente plurale, ma il verbo barà è al maschile singolare, indicando che il soggetto è concepito come uno solo. Questo costrutto ricorre costantemente nella Tanakh ebraica ogni qualvolta ’elohim si riferisca al Dio d’Israele.

Il messaggio centrale della Bibbia ebraica è radicalmente monoteistico. Mosè, nel libro del Devarim (Deuteronomio), afferma:

Shema’ Yisra’el: Adonai ’elohenu, Adonai ’ecḥad
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.» (Deuteronomio 6,4)

Questo versetto, noto come Shema’, è il cuore della confessione di fede ebraica e riafferma l’unità assoluta di Dio. L’uso di ’elohenu (nostro Dio) è coerente con la teologia del Dio unico, personale e sovrano.

Anche nel libro di Isaia, Dio stesso proclama:

’Anī ’Adonai we’eyn ‘ôd, zûlātī ēyn ’elohim
«Io sono il Signore e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è altro Dio.» (Isaia 45,5)

Qui, ’elohim è usato per designare Dio stesso, ed è inequivocabilmente singolare nella funzione e nel significato.

È tuttavia vero che ’elohim può anche indicare:

Gli dèi del paganesimo:

«Se si alza in mezzo a te un profeta… dicendo: Seguiamo altri dèi (’elohim ’aḥērîm)…» (Deuteronomio 13,2)

Giudici o autorità umane:

«Allora il padrone lo condurrà davanti a ’elohim…» (Esodo 21,6)
In questo contesto, ’elohim è generalmente inteso come «giudici», perché investiti dell’autorità divina di giudicare secondo la Torah.

Questo uso si spiega con l’idea, presente nella Bibbia ebraica, che l’autorità legittima ha origine da Dio, e quindi chi la esercita può essere chiamato in modo derivativo ’elohim, senza implicazioni di divinità ontologica.

La Settanta (LXX), traduzione greca della Bibbia ebraica redatta nel III-II secolo a.C. ad Alessandria d’Egitto per la comunità ebraica della diaspora, rende ’elohim con theós quando riferito al Dio d’Israele, e con theoí quando il contesto è politeistico o pagano.

Questo dimostra che già nell’ebraismo ellenistico era ben chiara la distinzione tra l’uso singolare e quello plurale di ’elohim. Nonostante la polisemia, il significato nel contesto monoteista era ben delimitato e riconosciuto anche fuori dalla Palestina.

Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso conferma la concezione di un unico Dio:

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio (ton mónon alēthinòn theón) e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.» (Giovanni 17,3)

Il cristianesimo, pur sviluppando una teologia trinitaria, nasce da una matrice profondamente monoteista.

Pertanto, affermare che l’uso di ’elohim nei testi sacri ebraici alluda a una pluralità di divinità, è errato sia dal punto di vista grammaticale che teologico. L’ebraismo biblico, nelle sue espressioni linguistiche, liturgiche e dottrinali, proclama l’unità assoluta di Dio. Il plurale ’elohim va compreso nel suo contesto culturale e linguistico semitico, dove può esprimere maestà, intensità o eccellenza, non necessariamente pluralità numerica.

CRISTO PRIMOGENITO DI OGNI CREATURA

di Giuseppe Monno

Colossesi 1,15
Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura.

Rifacendosi alla scrittura sopracitata, i testimoni di Geova affermano che Cristo, nella sua esistenza preumana, è il primogenito di ogni creatura nel senso che è il primo essere creato da Dio Padre.

Quello dei testimoni di Geova è un grave errore. Infatti per primogenito il greco ha prototòkos, mentre per primo creato ha protoktistos. I due termini hanno un diverso significato. Il primogenito era privilegiato rispetto ai suoi fratelli (Deuteronomio 21,17), e perciò nella Bibbia ha pure il senso di preminente, cioè colui che viene elevato al di sopra degli altri: “Io inoltre lo costituirò mio primogenito, il più eccelso dei re della terra” (Salmi 89,27). Efraim, ad esempio, era il fratello minore di Manasse (Genesi 41,51; 48,14), e tuttavia il loro padre Giacobbe diede la primogenitura a Efraim (Genesi 48,17-20). Anche il popolo eletto è detto primogenito (Esodo 4,22) in riferimento al suo essere preminente rispetto agli altri popoli (Deuteronomio 14,2). Così Cristo, il Figlio unigenito di Dio Padre (Giovanni 1,14.18; 3,16.18), è detto “il primogenito di ogni creatura” (Colossesi 1,15) in riferimento alla sua preminenza sulla creazione, e non come se fosse il primo essere creato, egli che è la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6).

L’INCARNAZIONE: CRISTO VERO DIO E VERO UOMO

di Giuseppe Monno

Due nature, una sola persona e un solo io personale

Giunta la pienezza del tempo la Seconda Persona divina della Trinità: il Figlio unigenito di Dio Padre (Matteo 28,19; Giovanni 1,14.18; 3,16), il Logos divino ed eterno (Giovanni 1,1-3; Michea 5,2; Colossesi 1,17), ha unito a sé ipostaticamente una carne animata da un anima razionale, e si è fatto uomo (Giovanni 1,1.14; Galati 4,4; Filippesi 2,7; 1Timoteo 3,16; Ebrei 10,5-7) rimanendo Dio (Giovanni 10,30; 16,15; 20,28; Atti 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1). Perciò, secondo quanto hanno affermato i Padri nel Concilio di Calcedonia (quarto Concilio ecumenico della Chiesa), in Cristo, il Logos incarnato, ci sono due nature, divina e umana, senza confusione né divisione né mutamento. Entrambe le nature mantengono la loro integrità nell’unità della Seconda Persona divina della Trinità. In Cristo due sono le nature, ma una e la persona e l’io personale, la Seconda Persona divina della Trinità, l’unigenito Figlio, il Logos divino ed eterno. Cristo è uno della Trinità, e la sua umanità non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio, secondo quanto hanno affermato i Padri nel Concilio di Efeso (terzo Concilio ecumenico della Chiesa).

Due volontà naturali

In Cristo come vi sono due nature, divina e umana, così due volontà naturali, senza confusione né mutamento né divisione. Quella che appartiene alla natura divina (e questa è comune alle Persone della Trinità), e quella che appartiene alla natura umana. La volontà umana di Cristo però segue senza opposizione o riluttanza, o meglio, è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente, secondo quanto hanno affermato i Padri nel terzo Concilio di Costantinopoli (sesto Concilio ecumenico della Chiesa). Perciò le parole di Gesù: “Padre, non come voglio io, ma come vuoi tu” (Matteo 26,39), e: “Sia fatta la tua volontà” (Matteo 26,42), vanno attribuite alla sua volontà umana, sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente. Parimenti si deve affermare di Ebrei 10,7: Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà.”

Due operazioni naturali

Nel terzo Concilio di Costantinopoli, i Padri hanno affermato che in Cristo, come vi sono due nature e due volontà naturali, così vi sono due operazioni naturali, senza confusione né mutamento né divisione. Le operazioni che procedono dalla sua divinità e quelle che procedono dalla sua umanità: la divinità opera ciò che è proprio della Seconda Persona della Trinità, mentre l’umanità opera ciò che è proprio della natura umana. Perciò in Cristo come i miracoli sono della natura divina, le sofferenze sono della natura umana. E tuttavia i miracoli e le sofferenze sono del medesimo e indivisibile Cristo.

La conoscenza di Cristo

Secondo i teologi, tra cui Joseph Ratzinger che fu il duecentosessantaquattresimo successore sulla cattedra di Pietro sotto il nome di Benedetto XVI, in Cristo vi sono tre tipi di conoscenza: acquisita, infusa e beata. La prima è per se stessa limitata, ed è quella secondo la quale per apprendere qualcosa Cristo doveva informarsi come ogni uomo (Matteo 15,34; Marco 8,27; Luca 2,52; Giovanni 11,34). La seconda è quella che solo Dio può infondere nell’intelletto dell’uomo. Allora Cristo, in cui c’è la pienezza dello Spirito Santo con tutti i suoi doni (Isaia 11,1-3), anche nella sua umanità conosce tutti i pensieri più segreti di ogni cuore (Marco 2,8; Giovanni 2,25; 6,61). La terza è quella secondo cui in Cristo la conoscenza umana è unita alla conoscenza divina della Seconda Persona della Trinità, per cui anche come uomo Cristo conosce perfettamente tutte le cose (Giovanni 21,17). Perciò fin dal primo istante dell’incarnazione Cristo possiede la completa e perfetta conoscenza di tutte le cose.

L’anima di Cristo e la grazia abituale

Poiché nell’unica Persona di Cristo sia la divinità che l’umanità mantengono la loro integrità, in lui l’anima razionale non è sostituita dalla Seconda Persona divina della Trinità, ma vi è unita ipostaticamente, e perciò l’anima di Cristo è stata perfezionata proprio come le anime degli altri uomini, mediante la grazia abituale, che eleva l’anima dell’uomo e la rende capace di vivere in comunione con Dio. Perciò come uomo Cristo cresceva nella grazia (Luca 2,52).

Immediata visione di Dio

Poiché Gesù è un solo Dio con suo Padre (Giovanni 10,30) e con lo Spirito Santo (Giovanni 16,15; Romani 8,9; Atti 16,6-7; Galati 4,6; 1Pietro 1,10-11), in lui non c’era la virtù della fede, ma l’intima e immediata visione di Dio. Cristo fin dal primo istante dell’incarnazione conosceva di essere il Figlio di Dio fatto uomo.

Tutto di Cristo si deve attribuire alla Seconda Persona divina della Trinità

Poiché l’umanità di Cristo è unita ipostaticamente alla sua persona divina e onnipotente, tutto della sua natura umana si deve attribuire alla Seconda Persona della Trinità. Perciò si può dire che Dio ha sofferto la passione ed è morto sulla croce per poi risorgere il terzo giorno. Non perché la divinità possa morire, ma perché sulla croce è morto il Santo corpo divenuto proprio di una Persona della Trinità, ed è stato questo corpo a risorgere, non la divinità.

Il culto dato alle due nature di Cristo

Cristo vero Dio e vero uomo è da adorarsi nelle due nature, divina e umana, col medesimo culto, poiché in lui la natura umana è divenuta propria della Seconda Persona della Trinità. Perciò, come hanno affermato i Padri nel secondo Concilio di Costantinopoli (quinto Concilio ecumenico della Chiesa), il Figlio di Dio va adorato insieme con la sua carne.

I SETTE SACRAMENTI NELLA BIBBIA

di Giuseppe Monno

Riferimenti biblici riguardanti i sette sacramenti nella Chiesa

BATTESIMO

Matteo 28,19
Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Marco 16,15-16
Gesù disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

Giovanni 3,5
Gli rispose Gesù: In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Atti 2,38
E Pietro disse: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.

Atti 22,16
E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.

Tito 3,5
Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo.

EUCARISTIA (COMUNIONE)

Giovanni 6,48-58
“Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.”

Luca 22,19-20
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.

1Corinzi 10,16-17
Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.

1Corinzi 11,26-30
Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti.

RICONCILIAZIONE (CONFESSIONE)

Matteo 18,18
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.

Giovanni 20,21-23
Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.”

Atti 19,18
Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche.

1Giovanni 1,8
Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

CONFERMAZIONE O CRESIMA (UNZIONE CON LO SPIRITO SANTO)

Atti 8,15-17
Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano soltanto stati battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

MATRIMONIO

Matteo 19,5-6
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una cosa sola. Così essi non sono più due ma un unico essere. Perciò l’uomo non separi ciò che Dio ha unito.

ORDINE SACRO (ORDINAZIONE SACERDOTALE)

Luca 6,13-16
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

Atti 13,2-3
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

Atti 14,23
Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni presbiteri e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

Tito 1,5
Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

1Timoteo 4,14
Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri.

1Timoteo 5,22
Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!

2Timoteo 1,6
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani.

UNZIONE DEGLI INFERMI

Marco 6,13
I discepoli ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Giacomo 5,15-15
Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.

THE ERRORS OF THE DOCTRINE OF JEHOVAH’S WITNESSES: THE RESURRECTION OF JESUS CHRIST

According to the doctrine of Jehovah’s Witnesses, after the body of Jesus Christ was placed in the tomb, it was destroyed by God, made to disappear into thin air, and another was created in its place, a spiritual body.

However, this has no confirmation with the word of God. First of all, it is this same corruptible body that rises again in order to become incorruptible, according to the words of the apostle: “For this corruptible must put on incorruption, and this mortal must put on immortality. So when this corruptible shall have put on incorruption, and this mortal shall have put on immortality, then shall be brought to pass the saying that is written, Death is swallowed up in victory.” (1 Corinthians 15:53-54) Referring to the death and resurrection of his body, Christ said to the Jews: “Destroy this temple, and in three days I will raise it up.” (John 2:19-22) He did not say “I will raise up another temple”, but “I will raise up this temple”, that is, this same body that you will put to death. The Damascene, quoted by Saint Thomas, affirms that “rising again belongs only to those who have fallen” (Summa Theologica III, q 54, a 1 co). Now, it was that body hanging on the cross that fell. Therefore, in order for Christ’s resurrection to be real, it was essential that the same body that fell on the cross should be resurrected, otherwise the resurrection would not have been real, but apparent. When Christ appeared among his disciples while they were indoors behind closed doors, they believed they had seen a ghost. But Christ told them to look at him and touch him (because a ghost does not have flesh and bones as the disciples saw of him), and he showed them the wounds in the hands, feet and side, and then the disciples rejoiced in seeing the Risen One (Luke 24:36-46; John 20:26,27). He also took food and ate it with his disciples (Luke 24:42-43), not out of need for food, but because he had the power to do so and to show them the nature of his body. Christ showed his disciples the reality of his resurrected body, equal in nature but different in glory. And as St. Thomas affirms quoting St. Bede: “Christ kept the wounds of passion not because he was unable to heal them, but to perpetually bear the triumph of his victory.” And he adds: “With those wounds he was able to confirm the hearts of his disciples in the faith of the resurrection.” (Summa Theologica III, q 54, a 4 co) Therefore Jesus Christ has risen with his own body, not another. The same, but with the resurrection he was glorified, transformed into a spiritual body, according to what the apostle says: “So also is the resurrection of the dead. It is sown in corruption; it is raised in incorruption: It is sown in dishonour; it is raised in glory: it is sown in weakness; it is raised in power: It is sown a natural body; it is raised a spiritual body. There is a natural body, and there is a spiritual body.” (1 Corinthians 15:42-44) Spiritual body does not mean spirit, as does an angel or God himself. Spiritual body means that every act of the body is subjected to the will of the spirit, as St. Thomas Aquinas affirms (Summa Theologica III, q 54, a 1 ad 2). Still St. Thomas, quoting Severian, says: “The appearance of Christ has changed from becoming immortal to mortal, that is, acquiring the appearance of glory, not already losing the substance of one’s features.” And he adds, with reference to those disciples who did not immediately recognize the Risen One: “Nevertheless to those disciples of whom we speak he did not appear in his glorious aspect; but as it was in his power to make his own body visible or invisible, so it was in his being able to make one’s figure appear in a glorious or inglorious form, or in a semi-glorious form, or in any other way. And a small difference is enough for one to appear under a different figure.” (Summa Theologica III, q 54, a 1 ad 3) Therefore Jehovah’s witnesses are seriously mistaken when they affirm that Christ did not rise again with the same body that was put to death on the cross. The resurrection of Christ is a model of the resurrection of the just. But the apostle says that it will be this corruptible body that will be transformed (1Corinthians 15:51-54), not another. And so it was with the resurrection of Christ.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: L’EMOTRASFUSIONE

di Giuseppe Monno

Rifacendosi a Genesi 9,4 e Levitico 17,10-14 e Atti 15,29, i testimoni di Geova insegnano che l’emotrasfusione non è lecita. Ma è proprio così che stanno le cose? Ecco cosa ci dicono queste scritture:

Genesi 9,4
Non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

Levitico 17,10-14
Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha mangiato il sangue, io volgerò la faccia e lo eliminerò dal suo popolo (…) Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà il sangue, neppure lo straniero che soggiorna fra voi mangerà sangue (…) Non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita d’ogni carne; chiunque ne mangerà sarà eliminato.

Atti 15,29
Astenetevi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona a guardarvi da queste cose.

Il significato teologico del divieto di ingerire sangue è il rispetto e la tutela della vita ovunque si presenti. Infatti per il popolo eletto era il sangue la sede della vita. Ma con l’emotrasfusione il rispetto e la tutela della vita vengono tutt’altro che trasgredite. L’emotrasfusione ha salvato milioni di vite, e non è affatto proibita da Dio, contrariamente a quanto i testimoni di Geova vorrebbero far credere. Cristo stesso ci dona come bevanda il suo sangue, e con questo la sua stessa vita divina (Matteo 26,27-28; Marco 14,23-24; Luca 22,20; Giovanni 6,48-58; 1Corinzi 11,25). Inoltre c’insegna che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna (Marco 7,18-19). Cristo ha così dichiarato mondi tutti gli alimenti, tra cui il sangue. Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando affermano che l’emotrasfusione non è lecita, ma condannata da Dio.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: LA RESURREZIONE DI GESÙ CRISTO

di Giuseppe Monno

Secondo la dottrina dei testimoni di Geova, dopo che il corpo di Gesù Cristo fu deposto nel sepolcro, venne distrutto da Dio, fatto scomparire nel nulla, e ne fu creato un altro al suo posto, un corpo spirituale.

Ciò però non trova alcun riscontro con la parola di Dio. Innanzitutto a risorgere è questo stesso corpo corruttibile per divenire incorruttibile, secondo le parole dell’apostolo: “È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria.” (1Corinzi 15,53-54) Riferendosi alla morte e risurrezione del suo corpo, Cristo disse ai giudei: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.” (Giovanni 2,19-22) Non disse “farò sorgere un altro tempio”, ma “farò risorgere questo tempio”, cioè questo stesso corpo che voi metterete a morte. Il Damasceno, citato da san Tommaso, afferma che “risorgere è solo di chi è caduto” (Somma Teologica III, q 54, a 1 co). Ora, a cadere fu quel corpo appeso alla croce. Perciò, affinché la resurrezione di Cristo fosse reale, era indispensabile che a risorgere fosse il medesimo corpo caduto sulla croce, non un altro, altrimenti la resurrezione non sarebbe stata reale, ma apparente. Quando Cristo apparve in mezzo ai suoi discepoli mentre si trovavano in casa a porte chiuse, questi credevano di aver visto un fantasma. Ma Cristo disse loro di guardarlo e toccarlo (perché un fantasma non ha carne e ossa come invece i discepoli vedevano di lui), e mostrò loro le ferite nelle mani, nei piedi e nel costato, e allora i discepoli gioirono nel vedere il Risorto (Luca 24,36-46; Giovanni 20,26,27). Egli prese anche del cibo e ne mangiò coi suoi discepoli (Luca 24,42-43), non per il bisogno di un alimento, ma perché aveva la facoltà di farlo e per mostrare loro la natura del suo corpo. Cristo mostrò ai suoi discepoli la realtà del suo corpo risorto, uguale nella natura ma diverso nella gloria. E come afferma san Tommaso citando san Beda: “Cristo conservò le ferite della passione non per l’incapacità di sanarle, ma per portare in perpetuo il trionfo della sua vittoria.” E aggiunge: “Con quelle ferite poté confermare nella fede della risurrezione i cuori dei suoi discepoli.” (Somma Teologica III, q 54, a 4 co) Perciò Gesù Cristo è risorto col suo stesso corpo, non un altro. Il medesimo, ma con la risurrezione è stato glorificato, trasformato in un corpo spirituale, secondo quanto dice l’apostolo: “Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.” (1Corinzi 15,42-44) Corpo spirituale non significa spirito, come lo è un angelo o Dio stesso. Corpo spirituale significa che ogni atto del corpo è sottoposto alla volontà dello spirito, come afferma san Tommaso D’Aquino (Somma Teologica III, q 54, a 1 ad 2). Sempre san Tommaso, citando Severiano, dice: “L’aspetto di Cristo è mutato diventando da mortale immortale, acquistando cioè l’aspetto della gloria, non già perdendo la sostanza delle proprie fattezze.” E aggiunge, in riferimento a quei discepoli che non riconobbero subito il Risorto: “Tuttavia a quei discepoli di cui si parla egli non apparve nel suo aspetto glorioso; ma come era in suo potere rendere il proprio corpo visibile o invisibile, così era in suo potere far sì che la propria figura apparisse in forma gloriosa, o non gloriosa, oppure in forma semigloriosa, o in qualsiasi altra maniera. E basta una piccola differenza, perché uno possa apparire sotto una figura diversa.” (Somma Teologica III, q 54, a 1 ad 3) Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando affermano che Cristo non è risorto col medesimo corpo che fu messo a morte sulla croce. La risurrezione di Cristo è modello della risurrezione dei giusti (1Corinzi 15,20-23). Ma l’apostolo dice che sarà questo corpo corruttibile a essere trasformato (1Corinzi 15,51-54), non un altro. E così fu per la resurrezione di Cristo. Il sacrificio di Cristo è ordinato all’espiazione dei peccati e a trionfare sulla morte. Ma se non fosse risorto a una vita immortale il medesimo corpo caduto sulla croce, Cristo non avrebbe trionfato sulla morte.

MANIPOLAZIONI BIBLICHE DEGLI ANONIMI AUTORI DELLA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO UTILIZZATA DAI TESTIMONI DI GEOVA

Propongo la lettura di questa mia raccolta di passi biblici alterati dagli anonimi autori della Traduzione del Nuovo Mondo utilizzata dai testimoni di Geova, confrontati con i passi biblici non alterati della Sacra Bibbia utilizzata dai cristiani.

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/11/01/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-genesi-12-lo-spirito-santo/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/10/22/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-nei-versetti-10-e-13-di-esodo-4-adonay-mio-signore-sostituito-da-geova/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/11/01/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-giovanni-11-e-il-logos-era-dio/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/22/ego-eimi-io-sono-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-giovanni-858/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/19/gesu-o-geova-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-romani-1013/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/19/gesu-cristo-e-il-signore-di-tutti-2/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/05/colossesi-116-17-2/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/23/la-divinita-di-gesu-cristo-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-tito-213/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/21/lo-spirito-del-cristo-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/12/la-natura-divina-di-gesu-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-2pietro-11/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/08/geova-non-e-il-nome-di-dio-2/

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