GLI ANGELI

Gli angeli sono spiriti dotati d’intelligenza e di volontà. Il termine « angelo » – dal greco « ànghelos » (equivalente dell’ebraico « malak ») – significa « messaggero » (2Samuele 11,18; Matteo 11,10) e indica la funzione di queste creature che per natura sono « spirito » (Ebrei 1,14). Un nome attribuito a un angelo indica un suo particolare incarico. Ad esempio, l’angelo che fu inviato da Dio e per mezzo del quale furono guariti il vecchio Tobia dalla sua cecità e la giovane Sara dal demonio che la tormentava, è chiamato per questo suo particolare incarico « Raffaele » (Tobia 3,17), che significa « Dio guarisce » o « Medico di Dio ». Nei testi sacri a nostra disposizione, solo tre angeli vengono menzionati per nome. Questi sono Michele, Gabriele e Raffaele. Nei due racconti della Creazione (Genesi 1-2) non vengono menzionati gli angeli, e perciò non ci è possibile sapere esattamente quando furono creati. Da quanto si legge in Giobbe 38,4-7, sembra che gli angeli siano stati creati prima degli uomini. Secondo il pensiero di Agostino d’Ippona, che troviamo nel suo scritto La Città di Dio, è possibile che gli angeli siano stati creati il primo giorno, nel medesimo istante della luce (Genesi 1,3-5). Poiché Dio ha fatto ordinate tutte le cose, ha stabilito anche gli ordini angelici: quelli inferiori sottoposti a quelli superiori. Esistono quindi tre gerarchie angeliche, ognuna formata da tre ordini: superiore, intermedio e inferiore. Partendo dalla gerarchia e dall’ordine superiore a tutti gli altri, secondo la classificazione data da Dionigi (V-VI secolo), abbiamo: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli, angeli (La Gerarchia Celeste VI, II). Il termine angelo conviene anzitutto agli spiriti celesti appartenenti all’ordine inferiore della terza gerarchia, ma può essere applicato anche agli spiriti celesti di ordini superiori, poiché questi possono compierne le funzioni (La Gerarchia Celeste, V, I). Gli angeli non sono corpi né sono uniti naturalmente a dei corpi. Essendo spiriti, gli angeli sono incorporei e invisibili. Tuttavia gli angeli possono formarsi dei corpi sensibili che rappresentano le loro proprietà spirituali. Non lo fanno per se stessi, ma per comunicare con gli uomini. Secondo Tommaso d’Aquino, gli angeli si formano dei corpi aerei condensando l’aria, quanto è necessario alla configurazione del corpo che essi vogliono assumere (Somma Teologica I, q 51, a 2, ad 3). Egli spiega che, sebbene l’aria nel suo stato normale di rarefazione non possa avere né figura né colore, tuttavia quando viene condensata può prendere figura e colore, come lo dimostrano le nubi. Nei corpi assunti gli angeli possono compiere operazioni vitali per quello che esse hanno di comune con le operazioni delle cose inanimate, come un movimento o produrre un suono. Non possono compiere invece le operazioni vitali proprie degli esseri viventi, come mangiare, o generare altri esseri viventi. È errata perciò la convinzione di chi vede alcuni angeli peccatori in quei figli di Dio che presero per mogli le figlie degli uomini e generarono dei figli (Genesi 6,2-4). Cristo infatti insegna che gli angeli non prendono mogli (Matteo 22,30). Per comunicare con gli uomini, gli angeli non parlano per mezzo del corpo da loro formato, ma producono nell’aria dei suoni simili a quelli prodotti dalla voce degli uomini. Gli angeli, inoltre, non mangiano né bevono, essendo questa una operazione vitale propria degli esseri viventi. Nella Bibbia vediamo alcuni angeli mangiare, ma ciò non è che apparenza (Tobia 12,19). Nelle visioni corporee gli angeli sono spesso descritti come giovani bellissimi dai capelli candidi come la paglia e con delle vesti bianche. I corpi belli e luminosi, assieme alle bianche vesti, mostrano esteriormente la santità e la purezza di questi spiriti celesti. A volte, sopratutto nelle visioni profetiche, gli angeli sono descritti con delle ali. Della raffigurazione dei corpi formati dagli angeli niente è superfluo, poiché designa le loro facoltà spirituali, come afferma Tommaso d’Aquino. Perciò, come l’occhio indica la virtù conoscitiva degli angeli, le ali indicano invece l’agilità nell’eseguire i comandi divini. Indicano inoltre la loro residenza celeste. Il moto locale degli angeli può essere discontinuo e può essere anche continuo. Gli angeli infatti possono abbandonare un luogo istantaneamente, oppure possono abbandonarlo progressivamente. Differentemente dagli uomini gli angeli non hanno bisogno di un certo tempo per scegliere, per esortare e per acconsentire. Ad un angelo basta esprimere un desiderio con una locuzione intellettiva che, nel medesimo istante, tutti gli altri angeli possono acconsentirvi. Fu così che Lucifero – divenuto « Satana » che significa « Avversario » – espresse il suo desiderio ed esortò un terzo degli angeli che in quel medesimo istante vi acconsentì (Apocalisse 12,4).

L’ANGELO CUSTODE

L’ufficio di « angelo custode » è attribuito agli spiriti celesti appartenenti all’ordine inferiore della terza gerarchia celeste. Quest’ordine angelico è quello più vicino agli uomini. La custodia degli angeli è un’espansione della provvidenza di Dio. Gli angeli custodi accompagnano gli uomini dalla nascita alla morte. Questi spiriti celesti presentano al Signore le preghiere dei loro assistiti (Tobia 12,12; Apocalisse 8,3-4). La custodia degli angeli è verità rivelata. Nella Sacra Scrittura leggiamo del viaggio del giovane Tobia, accompagnato da Raffaele, l’angelo del Signore: « Un buon angelo infatti lo accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà sano e salvo » (Tobia 5,22). Anche il profeta Elia era assistito da un angelo che gli preparava ogni giorno una focaccia, perché gli desse il sostegno necessario durante il suo cammino verso l’Oreb, il monte del Signore (1Re 19,5-8). Nel vangelo, durante uno dei suoi insegnamenti, Cristo dice delle parole molto significative: « Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli, nel cielo, vedono la faccia del Padre mio che è nei cieli » (Matteo 18,10). Nella lettera agli Ebrei gli angeli sono indicati come « inviati a servire quelli che devono ereditare la salvezza » (Ebrei 1,14). La Sacra Scrittura afferma che il popolo di Dio è sotto la custodia degli angeli (Salmi 90,11). Anche nel libro di Giobbe si legge della custodia degli angeli: « Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere, abbia pietà di lui e dica: Scampalo dallo scender nella fossa, ho trovato il riscatto » (Giobbe 32,23-24). Girolamo, citato da Tommaso d’Aquino, afferma: « È tanto grande la dignità delle anime che ciascuna di esse ha, fin dalla nascita, un angelo deputato alla sua custodia » (Somma Teologica I, q 113, a 2). E giusto quindi – ed è anche cosa buona – pregare l’angelo custode di intercedere per noi presso Dio. Intercedere significa intervenire in favore di qualcuno. Ora, se ai nostri amici possiamo chiedere di pregare Dio in nostro favore, tanto più possiamo chiedere ciò al nostro angelo custode.

DIO NON È CIRCOSCRITTO

Si dice che « Dio è nei cieli » (Matteo 6,9) non perché circoscritto a un luogo, ma nel senso che egli è trascendente, cioè al di sopra di tutte le cose. Dio è onnipresente (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27), non può essere contenuto in un luogo. La descrizione di Dio seduto sul trono e circondato a destra e a sinistra dalla corte celeste (1Re 22,19; Isaia 6,1; Apocalisse 4,2-6), è un insieme di immagini antropomorfe: a Dio che è spirito (Giovanni 4,24), e cioè incorporeo e invisibile (Colossesi 1,15; 1Timoteo 1,17), vengono attribuite parti corporee e positure a motivo delle loro operazioni che si prestano a certe analogie. Così lo stare seduto sul trono, circondato da una corte celeste, significa la sovranità di Dio.

ETERNITÀ, ONNIPOTENZA, ONNISCIENZA E ONNIPRESENZA DI DIO

Dio è eterno, cioè senza inizio né fine:

Isaia 43,12-13
Io sono Dio, sempre il medesimo dall’eternità.

Salmi 90,2
Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l’universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio.

Salmi 102,27
Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine.

Dio è onnipotente:

Marco 10,27
Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: « Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio ».

Luca 1,49
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e Santo è il suo nome.

2Corinzi 6,18
E sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente.

Apocalisse 1,8
Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!

Dio è onnisciente:

1Samuele 2,3
Non moltiplicate i discorsi superbi, dalla vostra bocca non esca arroganza; perché il Signore è il Dio che sa tutto e le sue opere sono rette.

Isaia 46,10
Io annuncio la fine sin dal principio, molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute.

Salmi 138,1-4
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta.

Salmi 139,12
Le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno.

Giovanni 21,17
Gli disse la terza volta: « Simone di Giovanni, mi vuoi bene? » Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: « Mi vuoi bene? » E gli rispose: « Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene ». Gesù gli disse: « Pasci le mie pecore ».

Dio è onnipresente:

1Re 8,27
Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!

Salmi 139,5-12
Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano (…) Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. Se prendo le ali dell’alba e vado ad abitare all’estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra.

Proverbi 15,3
In ogni luogo sono gli occhi del Signore, scrutano i malvagi e i buoni.

Geremia 23,24
Può forse nascondersi un uomo nei nascondigli senza che io lo veda? Non riempio io il cielo e la terra? Parola del Signore.

Matteo 6,9
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.

Giovanni 14,23
Gli rispose Gesù: « Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui ».

LA SANTISSIMA TRINITÀ

La Trinità è la dottrina cristiana secondo la quale vi è un solo Dio in tre persone uguali nella natura o sostanza, e distinte per le loro relazioni d’origine: Padre e Figlio (Logos) e Spirito Santo. Sono coeguali e coeterni, non vi sono differenze tra loro, poiché tutto ciò che sta nel Padre sta pure nel Figlio e nello Spirito Santo. Ognuna delle tre persone divine è grande quanto grande è tutta la Trinità, e parimenti la Trinità non è più grande del Padre o del Figlio o dello Spirito Santo. Cristo ha rivelato che Dio è Padre e Figlio e Spirito Santo, e la Chiesa nei secoli ha formulato questa dottrina soprattutto mediante i Concili, ricorrendo all’uso di nozioni di origine filosofica come « ipostasi » o « persona » per indicare il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reciproca distinzione, e « sostanza » per indicare l’unità di Dio. Il termine Trinità non compare nella Bibbia, ma fu coniato nel II secolo da Tertulliano (De pudicitia XXI, 16) col quale esprime, ad un tempo, l’unità di Dio e la distinzione fra le tre persone divine (Adversus Praxean II, 4; VIII, 6-7; IX, 1; XII, 7; XXV, 1). Entrato a far parte del linguaggio teologico, il termine Trinità è divenuto a tutti gli effetti il nome della fondamentale dottrina della Chiesa. Prima di ascendere al Padre, Gesù comandò gli apostoli di ammaestrare tutte le genti, battezzandole non « nei nomi » ma « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Matteo 28,19). Ciò significa l’unità delle tre persone divine. Nel Nuovo Testamento « Dio » è quasi sempre riferito al Padre, poiché egli è l’origine di tutta la Trinità, il principio delle altre due persone divine: da Dio Padre procedono eternamente – cioè senza inizio né fine – il Logos e lo Spirito. Dio Padre genera il Logos, e cioè il Figlio, ma egli non è generato da alcuno. Dal Padre procede lo Spirito, ma il Padre non procede da alcuno, poiché egli è il principio senza principio. Il Figlio ha principio dal Padre, come si è già detto, per via di generazione. Questa generazione avviene con un atto dell’intelletto di Dio Padre, e per questo il Figlio è detto anche Logos, che significa Verbo, Pensiero, Parola. Questo Figlio (Logos) non ha un inizio temporale, poiché ha principio nell’eternità: Dio infatti non è mai privo d’intelligenza e quindi del suo Logos. Il Figlio di Dio è anteriore ad ogni inizio (Colossesi 1,17; Giovanni 1,1). Lo Spirito Santo invece procede dal Padre e dal Figlio (Giovanni 14,26; 16,15.17; Galati 4,6) come da un solo principio, e per via di volontà. Egli è, ad un tempo, « lo Spirito del Padre » (Matteo 10,20; 12,28; 1Corinzi 2,11-12; 3,16; 12,3) e « lo Spirito del Figlio » (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12), ed è l’amore (Romani 5,5). Ma non si deve pensare che sia una forza impersonale: lo Spirito Santo è una persona divina. Infatti lo Spirito ha intelligenza e volontà: desidera (Romani 8,27), ama (Romani 15,30), consola (Giovanni 14,16.26; 15,26; 16,7), si rattrista (Efesini 4,30), rivela (Luca 2,26; 1Corinzi 2,10), vieta (Atti 16,6-7), insegna la verità (Giovanni 14,17.26; 15,26), intercede per la Chiesa (Romani 8,26-27), e può essere tentato (Atti 5,9) e mentito (Atti 5,3), proprio come si può tentare o mentire a una persona, non a una forza impersonale.

LO SPIRITO SANTO È PERSONA DIVINA

Lo Spirito Santo è una persona divina: desidera (Romani 8,27), crea (Giobbe 33,4; Salmi 104,30), ama (Romani 15,30), consola (Giovanni 14,16.26; 15,26; 16,7), si rattrista (Isaia 63,10; Efesini 4,30), rivela (Luca 2,26), vieta (Atti 16,6-7), insegna la verità (Giovanni 14,17.26; 15,26), conosce tutte le cose (1Corinzi 2,9-11), intercede per la Chiesa (Romani 8,26-27), testimonia Cristo (Giovanni 15,26). La Scrittura ci mostra chiaramente che lo Spirito Santo ha intelletto e volontà, e perciò è una persona divina, non una forza impersonale. Riferendosi allo Spirito Santo, Giovanni fa uso del pronome personale maschile ekeinos: « Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Lui mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà » (Giovanni 16,13-14). Lo Spirito Santo viene chiamato paràkletos (Giovanni 14,16), che può essere tradotto con consolatore, avvocato, difensore, soccorritore. Tutti termini che possono essere attribuiti a una persona, non a una forza impersonale. Anche Gesù viene chiamato paràkletos (1Giovanni 2,1). Lo Spirito Santo, inoltre, può essere tentato (Atti 5,9), mentito (Atti 5,3), bestemmiato (Matteo 12,31-32), proprio come si può tentare, mentire e bestemmiare una persona. Una forza impersonale non potrebbe mai essere tentata o mentita. Lo Spirito Santo è Dio stesso, e infatti negli scritti di Paolo e di Luca vengono adoperati scambievolmente i nomi di Dio, di Spirito di Dio, di Spirito del Signore e di Spirito Santo (Giudici 13,25; 14,6.19; 1Corinzi 3,16-17; 6,19; Atti 5,3-4). Pietro dice ad Anania che mentendo allo Spirito Santo non ha mentito a un uomo, ma a Dio. Lo Spirito Santo è « lo Spirito del Padre » (Matteo 10,20; 12,28; 1Corinzi 2,11-12; 3,16; 12,3) e « lo Spirito del Figlio » (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12), poiché, in quanto terza persona divina della Santissima Trinità, procede dal Padre e dal Figlio come da un solo principio. Infatti Padre e Figlio e Spirito Santo, pur essendo distinti tra loro, hanno in comune la stessa natura o essenza divina, e perciò sono un solo Dio (Matteo 28,19; Giovanni 10,30; Romani 8,9; Atti 5,3-4). Essendo Dio, lo Spirito Santo non è circoscritto ad alcun luogo, ma è onnipresente (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27) e perciò può prendere dimora, ad un tempo, in tutti i credenti (Atti 2,4; 4,31; 13,52).

ADELPHEN GYNAIKA

Il greco adelphen gynaika, letteralmente significa donna sorella ed indica una donna cristiana, a prescindere se questa sia vergine, nubile, sposa o vedova. Il greco gyne indica in modo generico la donna. Qualche esempio:

Matteo 9
20 Ed ecco una donna (gyne), che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.

Matteo 9
22 Gesù, voltatosi, la vide e disse: « Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita ». E in quell’istante la donna (gyne) guarì.

Matteo 11
11 In verità vi dico: tra i nati di donna (gynaikon) non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Matteo 13
33 Un’altra parabola disse loro: « Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna (gyne) ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti ».

Matteo 15
22 Ed ecco una donna (gyne) Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: « Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio ».

Matteo 15
28 Allora Gesù le replicò: « Donna (gynai), davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri ». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Apocalisse 12
13 Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna (gynaika) che aveva partorito il figlio maschio.

Apocalisse 12
14 Ma furono date alla donna (gynaiki) le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente.

Apocalisse 12
15 Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna (gynaikos), per farla travolgere dalle sue acque.

Apocalisse 12
16 Ma la terra venne in soccorso alla donna (gynaiki), aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

Apocalisse 12
17 Allora il drago si infuriò contro la donna (gynaiki) e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

In determinati contesti il greco gyne può essere tradotto con moglie, cioè quando lo scrittore ci fa sapere che quella donna è legata a un uomo mediante un vincolo matrimoniale. Qualche esempio:

Matteo 5
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie (gynaika), le dia l’atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie (gynaika), eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Matteo 14
3 Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie (gynaika) di Filippo suo fratello.

Matteo 18
25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie (gynaika), con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.

Matteo 19
3 Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: « È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie (gynaika) per qualsiasi motivo? ».

Atti 5
1 Un uomo di nome Anania con la moglie (gynaiki) Saffira vendette un suo podere

Atti 5
2 e, tenuta per sé una parte dell’importo d’accordo con la moglie (gynaikos), consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.

Nei versetti sopracitati è palese che la donna sia legata all’uomo mediante un vincolo matrimoniale, e perciò giustamente gyne va tradotto con moglie. Ma nella sua prima lettera ai Corinzi, Paolo non ci fa sapere se le donne che accompagnavano gli apostoli durante alcuni viaggi missionari (1Corinzi 9,5) fossero legate a loro mediante il vincolo matrimoniale. L’apostolo sta soltanto affermando il diritto che hanno coloro che predicano il vangelo di vivere a spese della comunità (1Corinzi 9,1-12). Questo diritto l’hanno anche coloro che sono accompagnatori (v 5). Tra questi accompagnatori vi erano, probabilmente, Maria Maddalena e la madre di Giacomo minore e di Ioses, e Salomè madre di Giacomo maggiore e di Giovanni, che già dalla Galilea avevano seguito Gesù per servirlo (Matteo 27,55). Paolo afferma che è anche un diritto di queste sorelle il poter vivere a spese della comunità. Perciò è una forzatura rendere gynaika con moglie nelle versioni protestanti di 1Corinzi 9,5. Peraltro i testi sacri non ci parlano mai di ipotetiche mogli degli apostoli. Un eccezione l’abbiamo per Pietro, di cui è menzionata la suocera (Matteo 8,14; Marco 1,30; Luca 4,38). Tuttavia dal medesimo racconto comune ai tre sinottici (Matteo 8,14-15; Marco 1,30-31; Luca 4,38-39), ci è lecito pensare che Pietro fosse vedovo quando fu chiamato da Gesù come apostolo. Infatti la moglie di Pietro non è mai menzionata, e nel racconto dei sinottici non si trova in casa a prendersi cura della madre ammalata, che guarita da Gesù, egli stessa si mise a servirlo. Dov’era la moglie di Pietro? Ci è lecito quindi pensare che fosse defunta. Questa però è un opinione personale, non un insegnamento del Magistero.

LE MANIPOLAZIONI BIBLICHE E LE FURBATE DEGLI AUTORI DELLA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO UTILIZZATA DAI TESTIMONI DI GEOVA

Di seguito alcuni esempi delle manipolazioni bibliche e delle furbate da parte degli autori della Traduzione del Nuovo Mondo utilizzata dai testimoni di Geova:

GIOVANNI 1,1

Testo Greco
Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.

CEI
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.

Nuova Riveduta
Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.

Nuova Diodati
Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.

Traduzione del Nuovo Mondo
In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio.

Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo (versione italiana della libro utilizzato dai testimoni di Geova) traducono il secondo « Theòs » del versetto con « un dio », e molti geovisti si giustificano affermando che è giusto tradurre in questo modo poiché, a differenza del primo « ton Theón », davanti al secondo « Theòs » manca l’articolo. Questa loro giustificazione, tuttavia, non basta a sostenere la loro traduzione, poiché « Theòs » non ha sempre l’articolo ogni volta che è riferito al vero Dio. Ci basta leggere l’intero prologo di Giovanni nella versione greca per vedere i versetti che fanno riferimento al vero Dio e nei quali « Theòs » non ha l’articolo (vv 6.12.13.18). Inoltre « Theòs » può avere l’articolo anche quando si fa riferimento a qualcuno che non sia il vero Dio (ad es 2Corinzi 4,4 dove Satana viene detto « il dio di questo mondo »). In Giovanni 1,1 è il « Lógos » il soggetto, e perciò ha l’articolo. Se anche il secondo « Theòs » avesse l’articolo non si capirebbe più chi tra « Lógos » e « Theòs » è il soggetto. Quindi quella dell’articolo mancante non è una scusa sostenibile. Il Lógos è Dio, come ci dice Giovanni nella Scrittura sopracitata. L’evangelista fa uso dell’imperfetto del verbo « eimì » (essere), cioè « ên » (era), per dire che prima che vi fosse un principio (il greco ha « en archê », equivalente dell’ebraico « berē’sît » che troviamo in Genesi 1,1) il Lógos c’era già, poiché anteriore a qualsiasi inizio, essendo egli stesso la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6). Quindi, essendo anteriore a qualsiasi inizio, il Lógos è eterno. Il Lógos – scrive Giovanni – era presso Dio, e infatti il Lógos è distinto da Dio Padre, pur essendo con lui una cosa sola, un solo Dio, non un altro. Gesù, che è il Lógos incarnato (Giovanni 1,14), afferma di essere col Padre « Uno solo » (Giovanni 10,30), pur essendo distinto da lui. Così lo Spirito di Dio (o Spirito Santo) è detto, ad un tempo, « Spirito del Padre » (Matteo 10,20) e « Spirito del Figlio » (Galati 4,6), pur essendo distinto da entrambi (Giovanni 14,16; 15,26).

Nelle versioni in inglese della New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible e la American Standard Version, il greco « kai Theòs ên ho Lógos » viene correttamente tradotto con « and the Word was God » (e il Verbo era Dio). Così nelle versioni in francese della Louis Segond Bible, la Martin Bible e la Darby Bible, abbiamo « et la Parole etait Dieu » (e la Parola era Dio). E ancora, nelle versioni in spagnolo e latinoamericana, abbiamo la Reina-Valera Antigua, la Biblia de las Américas, la Nueva Biblia Latinoamericana, la Reina Valera Gómez, la Reina Valera 1909, la Biblia Jubileo 2000 e la Sagradas Escrituras 1569, le quali traducono il greco « kai Theòs ên ho Lógos » con « y el Verbo era Dios » (e il Verbo era Dio) o con « y la Palabra era Dios » (e la Parola era Dio). Parimenti la versione tedesca della Lutherbibel 1912, la Textbibel 1899 e la Modernisiert Text, che hanno « und Gott war das Wort » (e il Verbo era Dio). Tutte queste traduzioni di Giovanni 1,1 dimostrano l’errore della Traduzione del Nuovo Mondo nel tradurre « Theòs » con « un dio ».

GIOVANNI 8,58

Testo Greco
εἶπεν ⸀αὐτοῖς Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, πρὶν Ἀβραὰμ γενέσθαι ἐγὼ εἰμί.

CEI
Rispose loro Gesù: « In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono ».

Nuova Riveduta
Gesù disse loro: « In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono ».

Nuova Diodati
Gesù disse loro: « In verità, in verità io vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono ».

Traduzione del Nuovo Mondo
Gesù disse loro: « Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero ».

Mentre la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati traducono correttamente il testo greco di Giovanni 8,58, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono erroneamente il greco « egò eimì » (che significa « io sono ») con « io ero ». Ma per « io ero » il greco ha « egò ên ». In tutti gli altri versetti in cui Giovanni riporta « egò eimì », gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono correttamente con « io sono ». Ecco alcuni esempi:

Giovanni 8,12 TNM
Perciò Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io sono (egò eimì) la luce del mondo.

Giovanni 8,35 TNM
Gesù disse loro: Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 8,41 TNM
I giudei mormoravano perciò contro di lui perché aveva detto: Io sono (egò eimì) il pane che è sceso dal cielo;

Giovanni 8,48 TNM
Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 8,51 TNM
Io sono (egò eimì) il pane vivo che è sceso dal cielo;

Giovanni 10,7 TNM
Perciò Gesù disse di nuovo: Verissimamente vi dico: Io sono (egò eimì) la porta delle pecore.

Giovanni 10,9 TNM
Io sono (egò eimì) la porta;

Giovanni 14,6 TNM
Gesù gli disse: Io sono (egò eimì) la via e la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Come mai gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono correttamente « egò eimì » con « io sono » in queste scritture sopracitate ed anche in altre, mentre in Giovanni 8,58 traducono in modo errato? Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo hanno voluto nascondere il fatto che Gesù afferma di essere « l’IO-SONO ». Con quelle sue parole, infatti, Gesù richiama quelle che il Signore disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse: « Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi » (Esodo 3,14). Questo i giudei lo avevano inteso molto bene, e perciò volevano lapidarlo (Giovanni 8,59). Gesù con quelle parole afferma di essere egli stesso il Signore. Oltre alle versioni in italiano che traducono correttamente « egò eimì » con « io sono », abbiamo molte versioni in inglese che fanno altrettanto, come la New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Amplified Bible, la Christian Standard Bible, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible, la American Standard Version, la Douay-Rheims Bible e la Contemporary English Version, nelle quali « egò eimì » è correttamente tradotto con « I Am » (Io Sono) anziché « I was » (Io ero) come nella scorretta traduzione geovista. Parimenti, nelle versioni in francese, come la Louis Segond Bible, la Martin Bible e la Darby Bible, troviamo « Je suis » (Io sono) anziché « J’étais » (Io ero). Anche nelle versioni in spagnolo come la LBLA, la JBS e la NBLA, troviamo « Yo soy » (Io sono) anziché « Yo era » (Io ero). Ancora, nella versione in tedesco della Lutherbibel 1984, troviamo « Bin ich » (Io sono) anziché « War ich es » (Io ero). Per gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo si devono menzionare le seguenti parole di Gesù: « Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati » (Giovanni 8,24).

GIOVANNI 16,13-14

Testo Greco
ὅταν δὲ ἔλθῃ ἐκεῖνος, τὸ πνεῦμα τῆς ἀληθείας, ὁδηγήσει ὑμᾶς ⸂ἐν τῇ ἀληθείᾳ πάσῃ⸃, οὐ γὰρ λαλήσει ἀφ’ ἑαυτοῦ, ἀλλ’ ὅσα ⸀ἀκούσει λαλήσει, καὶ τὰ ἐρχόμενα ἀναγγελεῖ ὑμῖν. ἐκεῖνος ἐμὲ δοξάσει, ὅτι ἐκ τοῦ ἐμοῦ λήμψεται καὶ ἀναγγελεῖ ὑμῖν.

CEI
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Nuova Riveduta
Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Nuova Diodati
Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Traduzione del Nuovo Mondo
Comunque, quando quello sarà arrivato, lo spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di proprio impulso, ma dirà le cose che ode, e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà.

Il pronome personale maschile « ekeinos », che troviamo due volte in Giovanni 16,13-14, può essere tradotto con « lui » o « egli » o « quello », mentre il pronome dimostrativo neutro « ekeino » può essere tradotto solo con « quello ». Il femminile ha « ekeine ». Un greco che legge la Bibbia nella propria lingua, sa bene che trovando « ekeinos », riferito allo Spirito Santo, si trova davanti a un essere personale. Se invece costui trova « ekeino », sa di trovarsi davanti a un neutro. Anche in questo caso, tuttavia, ciò non basterebbe a negare la personalità dello Spirito Santo. Nel Nuovo Testamento ci sono infatti dozzine di passi biblici che sostengono la personalità dello Spirito Santo, e nello stesso Giovanni 16,13-14 viene mostrata l’azione personale dello Spirito Santo che insegna le cose di Dio. Ora, come si è già detto, sia il pronome maschile « ekeinos » – che troviamo nel testo sopracitato – che il pronome neutro « ekeino » possono essere tradotti con « quello », e perciò solo chi conosce questi due termini greci sa quando la traduzione « quello » va riferita a un essere personale oppure a qualcosa di impersonale. Ed è proprio questa la furbata (in senso negativo) sulla quale giocano gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo. Poiché la stragrande maggioranza dei testimoni di Geova non conosce il greco, trovandosi nel testo il dimostrativo neutro « quello » anziché il pronome maschile « lui » o « egli », sono portati a vedere nello Spirito Santo qualcosa di impersonale, nonostante vi siano molte scritture che dimostrano il contrario (ma purtroppo sembra che i testimoni di Geova non le vedano neppure quelle scritture). E non si può nemmeno rimproverare questa furbata agli autori della Traduzione del Nuovo Mondo. Non gli si può accusare in questo caso di aver manipolato la Scrittura, poiché ripeto ancora, il pronome personale maschile « ekeinos » può essere tradotto con « quello » proprio come va tradotto il pronome dimostrativo neutro « ekeino ». Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo hanno scelto di tradurre « ekeinos » con « quello » anziché con « lui » o con « egli » – come invece fanno la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati – per tentare di negare la personalità dello Spirito Santo. Tuttavia neppure le loro furbate possono negare ai lettori della Bibbia di leggere una buona traduzione e scoprire i molti passi biblici che sostengono la personalità dello Spirito Santo. Vediamone alcuni:

Lo Spirito Santo desidera
Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Romani 8,27

Lo Spirito Santo crea
Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita. Giobbe 33,4

Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra. Salmi 104,30

Lo Spirito Santo ama
Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio. Romani 15,30

Lo Spirito Santo consola
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre. Giovanni 14,16

Lo Spirito Santo si rattrista
Ma essi si ribellarono e contristarono il suo Santo Spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. Isaia 63,10

Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Efesini 4,30

Lo Spirito Santo rivela
Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Luca 2,26

Lo Spirito Santo vieta
Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia. Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro. Atti 16,6-7

Lo Spirito Santo insegna la verità
Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Giovanni 14,17

Lo Spirito Santo conosce tutte le cose
Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. 1Corinzi 2,9-11

Lo Spirito Santo intercede per la Chiesa
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili. Romani 8,26

Lo Spirito Santo testimonia Cristo
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza. Giovanni 15,26

La Scrittura ci mostra chiaramente che lo Spirito Santo ha volontà e ha intelligenza, e perciò è una persona divina, non una forza impersonale. Infatti una forza impersonale non ha volontà né intelligenza. Lo Spirito Santo viene chiamato « Paràkletos » (Giovanni 14,16), che può essere tradotto con « Consolatore » o « Avvocato » o « Difensore » o « Soccorritore ». Tutti termini che possono essere attribuiti a una persona, non a una forza impersonale. Pietro dice ad Anania che mentendo allo Spirito Santo ha mentito a Dio stesso (Atti 5,3). Le furbate degli autori della Traduzione del Nuovo Mondo possono ingannare alcuni, ma la verità della parola di Dio non può essere messa a tacere.

COLOSSESI 1,16-17

Testo Greco
ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ ⸀πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς ⸀καὶ ἐπὶ τῆς γῆς, τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἀρχαὶ εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι’ αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται· καὶ αὐτός ἐστιν πρὸ πάντων καὶ τὰ πάντα ἐν αὐτῷ συνέστηκεν

CEI
Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

Nuova Riveduta
Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

Nuova Diodati
Poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

Traduzione del Nuovo Mondo
Perché per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano essi troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Ed egli è prima di tutte le [altre] cose e per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono fatte esistere.

Negando la divinità del Figlio di Dio per farlo apparire come prima creatura fatta dal Padre e mezzo per la creazione di tutte le « altre » cose, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo, differentemente dai traduttori della CEI, della Nuova Riveduta e della Nuova Diodati, e di altri ancora, hanno aggiunto « altre » per ben quattro volte nel testo sopracitato. Questa aggiunta è illecita, e infatti qui il testo greco non ha « àllos » (altre), e non è corretto aggiungere alla traduzione per ben quattro volte una parola che nel testo in lingua originale manca. Inoltre per mezzo di Isaia Dio dice queste parole: « Io sono il Signore, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho disteso la terra, senza che vi fosse nessuno con me » (Isaia 44,24). Quindi come può una creatura aver assistito Dio durante la creazione di tutte le altre cose, se Dio stesso per bocca di Isaia afferma che nessuno era con lui quando ha fatto tutte le cose? Il Figlio di Dio è Dio, ma non un altro Dio. È un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30), e lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito del Figlio (Galati 4,6). E perciò assieme al Padre (Genesi 1,1) e allo Spirito (Giobbe 33,4; Salmi 104,30), il Figlio (il Logos eterno) è il Creatore di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16; Ebrei 1,2). Tutte, non alcune si e altre no. Il Figlio di Dio è anteriore a tutte le cose (Colossesi 1,17) ed è la causa prima di tutte le cose.

Nelle versioni in inglese, come la New International Version, la Bew Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version la New American Standard Bible ecc ecc, manca « other » (altre). Così nelle versioni in francese, tra le quali la Louis Segond Bible e la Martin Bible manca « autres » (altre). Anche nelle versioni in tedesco come la Lutherbibel 1912, la Textbibel 1899, la Modernisiert Text e la De Bibl auf Bairisch, non troviamo « andere » (altre).

TITO 2,13

Testo Greco
προσδεχόμενοι τὴν μακαρίαν ἐλπίδα καὶ ἐπιφάνειαν τῆς δόξης τοῦ μεγάλου θεοῦ καὶ σωτῆρος ἡμῶν ⸂Ἰησοῦ Χριστοῦ⸃,

CEI
Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo

Nuova Riveduta
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e salvatore, Cristo Gesù

Nuova Diodati
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e salvatore nostro, Gesù Cristo

Traduzione del Nuovo Mondo
Mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del salvatore nostro Cristo Gesù

Pur di negare la divinità di Gesù, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo aggiungono illecitamente un secondo « del » in Tito 2,13, cioè davanti a « salvatore », cosicché il lettore viene portato a distinguere « grande Dio » da « salvatore nostro Cristo Gesù ». Ma nel testo greco troviamo l’articolo « tou » (del) davanti a « megalou Theou » (grande Dio) ma non pure davanti a « soteros » (salvatore). Quindi nella sua lettera pastorale, Paolo afferma chiaramente che Gesù è « il nostro grande Dio e salvatore », mentre gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo (versione italiana della Bibbia utilizzata dai testimoni di Geova) cercano di negare ciò manipolando il testo sacro. La medesima cosa è stata fatta con 2Pietro 1,1. Anche lì manca l’articolo « tou » (del) davanti a « soteros » (salvatore), e tuttavia nella Traduzione del Nuovo Mondo compare magicamente un secondo « del » davanti a « salvatore ».

SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

Il sacramento della riconciliazione è stato istituito da Cristo, il quale ha trasmesso agli apostoli la missione ricevuta dal Padre (Matteo 28,19-20; Marco 16,15-20; Giovanni 17,18; 20,21), e ha conferito loro il suo stesso potere divino di rimettere i peccati (Matteo 18,18; Giovanni 20,19-23). Gli apostoli hanno poi trasmesso questo dono spirituale ai loro successori, i vescovi, e ai presbiteri loro collaboratori, mediante l’imposizione delle mani (2Timoteo 1,6; 1Timoteo 4,14; 5,22; Atti 14,23; Tito 1,5). Scrivendo il vangelo secondo Matteo, l’autore ha fatto un riferimento a questo dono spirituale, menzionando « Dio che ha dato un tale potere agli uomini » (Matteo 9,8). Nei suoi scritti Luca ci parla di confessione pubblica (Atti 19,18), e così anche Giacomo nella sua lettera (5,16). La forma privata fu stabilita nel V secolo da Leone Magno, vescovo Romano dal 440 al 461, per cui i peccati dovevano venir « manifestati al solo vescovo, in un colloquio privato » (Lettera 168). Nella sua prima lettera Giovanni scrive: « Se confessiamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto, ci libera dai peccati purificandoci da ogni iniquità » (1Giovanni 1,9). Per « liberare » Giovanni fa uso del verbo « aphiemi », che nel Nuovo Testamento è utilizzato in riferimento al potere di rimettere i peccati proprio di Gesù (Matteo 9,2.5.6) e trasmesso agli apostoli (Giovanni 20,23) che a loro volta l’hanno trasmesso ai loro successori. Infatti quando un sacerdote rimette i peccati, è Cristo stesso a rimetterli, poiché lui stesso si rende presente nella persona del ministro con la sua azione realmente efficace. In virtù del Sacerdozio di Cristo al quale partecipano mediante il sacramento dell’ordine (cioè per mezzo del dono spirituale trasmesso mediante l’imposizione delle mani) vescovi e presbiteri agiscono in persona Christi capitis, e cioè in persona di Cristo capo, e sono chiamati in modo particolare col titolo di « sacerdote », poiché rispetto al sacerdozio comune a tutti gli uomini mediante il sacramento del battesimo (1Pietro 2,5; Apocalisse 1,6), la loro è una partecipazione ministeriale al Sacerdozio di Gesù. Essi dunque sono anche mediatori tra Dio e gli uomini. Non si tratta di un’altra mediazione, differente da quella di Gesù. La mediazione dei sacerdoti è parte di quell’unica e perfetta mediazione di Gesù Cristo (1Timoteo 2,5), ed è a questa subordinata. Se così non fosse gli apostoli e i loro successori non potrebbero rimettere i peccati come invece la Scrittura ci dice. La Chiesa è una comunione di santi, poiché tutti i fedeli sono « battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, il quale è formato da molte membra » (1Corinzi 12,13-14). Quindi « se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme, e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui » (1Corinzi 12,26). Perciò la Chiesa insegna che coloro che si accostano al sacramento della riconciliazione « ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera » (Catechismo 1422). « Cristo ha istituito il sacramento della riconciliazione per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della penitenza e della riconciliazione offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione » (Catechismo 1446). Nel 1215, il Concilio Lateranense IV stabilì che « ogni fedele dell’uno e dell’altro sesso, giunto all’età di ragione, confessi lealmente, da solo, tutti i suoi peccati al proprio parroco almeno una volta l’anno, e adempia la penitenza che gli è stata imposta secondo le sue possibilità ».

CELIBATO ECCLESIASTICO

Nel vangelo secondo Matteo abbiamo un riferimento al celibato come vocazione: Gesù menziona gli « eunuchi che si son resi tali per il regno dei cieli » (Matteo 19,12). In antico Oriente gli eunuchi erano schiavi resi sessualmente impotenti mediante la castrazione. Infatti tra i compiti di particolare fiducia che il padrone affidava all’eunuco, c’era quello di custodire le sue donne. Ma un eunuco poteva essere tale anche a causa di un difetto organico fin dalla nascita. A causa di questa loro mancanza di virilità, gli eunuchi non possono contrarre il matrimonio. Perciò Gesù fa uso di un iperbole – una esagerazione che serve a impressionare la fantasia di chi ascolta e fargli ricordare meglio questa verità – in riferimento a coloro che scelgono di restare celibi per dedicarsi completamente all’annuncio del regno dei cieli. Tale vocazione può essere solo un dono di Dio: « Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi » (Giovanni 15,16). Un riferimento lo troviamo anche nelle lettere del celibe Paolo: « Vorrei che tutti fossero come me, ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro » (1Corinzi 7,7). Un racconto di Matteo fa pensare che, quando fu scelto da Gesù come apostolo, Pietro fosse vedovo (Matteo 8,14-15). Infatti non viene mai menzionata « la moglie di Pietro » nei testi sacri, e in quel episodio non stava in casa a prendersi cura della madre ammalata. Perciò è lecito pensare alla possibilità che Pietro fosse vedovo. Riguardo gli altri apostoli non sappiamo se questi fossero sposati o soltanto accompagnati, durante alcuni loro viaggi missionari, da donne credenti (1Corinzi 9,5). Infatti il greco « adelphen gynaika » (lett « donna sorella ») indica una donna cristiana, a prescindere se questa sia una vergine, una nubile, una moglie o una vedova. I testi sacri non ci parlano di ipotetiche mogli degli apostoli, e perciò non è corretto che alcuni traducano « gynaika » con « moglie », forzando il lettore a dover credere che gli apostoli fossero sposati e accompagnati dalle loro mogli durante i viaggi missionari. Il greco « gyne » indica in modo generico la donna (Matteo 9,20.22; 11,11; 13,33; 15,22.28 ecc), è solo in determinati contesti può essere tradotto con « moglie », cioè quando lo scrittore ci fa sapere che quella donna è legata a un uomo mediante un vincolo matrimoniale (Matteo 5,31-32; 14,3; 18,25; 19,3 ecc). Ma Paolo non ci fa sapere se quelle cristiane che accompagnavano gli apostoli in alcuni viaggi missionari fossero legate a loro da un vincolo matrimoniale. Nella sua lettera l’apostolo parla del diritto che hanno coloro che predicano il vangelo di vivere a spese della comunità (1Corinzi 9,1-12). Questo diritto l’hanno anche coloro che sono accompagnatori (v 5). Tra queste credenti vi erano, probabilmente, Maria Maddalena e la madre di Giacomo minore e di Ioses, e Salomè madre di Giacomo maggiore e di Giovanni, che già dalla Galilea avevano seguito Gesù per servirlo (Matteo 27,55). Quanto ai loro successori, i vescovi, gli era concesso di essere sposati (1Timoteo 3,2). Questa fu una concessione di allora. Ma avendo ricevuto da Gesù – mediante la successione apostolica, cioè per mezzo dell’imposizione delle mani da parte degli apostoli su uomini scelti da loro e che a loro volta sceglievano altri a cui imporre le mani (2Timoteo 1,6; 1Timoteo 4,14; 5,22; Atti 14,23; Tito 1,5) – un ampio potere di legare e di sciogliere (Matteo 16,19; 18,18), quindi l’autorità di pronunciare giudizi in materia di dottrina e di prendere decisioni disciplinari, la Chiesa cattolica ritenendo conveniente la continenza da parte dei vescovi e dei presbiteri ha successivamente imposto il celibato ecclesiastico. La Chiesa si è rifatta ad alcune scritture del Nuovo Testamento che sono state interpretate come raccomandazioni del celibato. Abbiamo già visto Matteo 19,12 in cui Gesù fa riferimento a coloro che scelgono di restare celibi per dedicarsi completamente all’annuncio del regno dei cieli. Mentre in Luca Gesù afferma che « non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà » (Luca 18,29-30). Nella sua lettera invece, Paolo scrive: « Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni » (1Corinzi 7,32-35).

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