LE ACCUSE DEI PROTESTANTI CONTRO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI GIUDITTA

LIBRO DI GIUDITTA

Il libro di Giuditta ci è stato conservato solo in greco e pubblicato verso la fine del secolo II a.C, in epoca maccabeica, ma in origine fu probabilmente scritto in ebraico, visto che i destinatari di questo racconto sono gli ebrei. Anche Giuditta come Tobia è una grande parabola e un messaggio di consolazione. È un racconto edificante e abilmente costruito. È la storia di una vittoria del popolo eletto contro i suoi nemici. Giuditta significa « la Giudea » e personifica il popolo fedele a Dio, mentre Oloferne rappresenta le forze del male. Nel racconto il popolo sembrava destinato allo sterminio, ma Dio realizza la sua salvezza e per farlo sceglie i deboli. Qui una donna.

L’USO IMPROPRIO DEL NOME DI NABUCODONOSOR

L’obiezione mossa contro il libro di Giuditta da parte dei protestanti, è quella dell’uso improprio del nome di Nabucodonosor (Giuditta 4,1-3). Ma il solo uso improprio del nome di Nabucodonosor non è un motivo sufficente per affermare che il libro di Giuditta non è divinamente ispirato. Infatti Giuditta, come si è già detto, è una grande parabola, e perciò alla donna che è immagine della Giudea, si oppone Oloferne, comandante supremo di Nabucodonosor, i quali simboleggiano il male. In ogni caso, nel vangelo secondo Marco che tutti riteniamo divinamente ispirato, leggiamo nel seguente racconto:

Marco 2,23-26
In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: « Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso? ». Ma egli rispose loro: « Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni? ».

Nel suo racconto Marco fa uso del nome di Abiatàr. Ma sappiamo bene che l’allora sommo sacerdote era Achimelec (1Samuele 21,1-7), non Abiatàr. Perciò i protestanti dovrebbero studiare seriamente prima di affermare che certi testi sacri, come quello di Giuditta, non sono divinamente ispirati. I primi scrittori cristiani si rifacevano, nei loro scritti, anche al libro di Giuditta. Qualche esempio:

Marco 9,48: « Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue », si rifà a Giuditta 16,17: « Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: il Signore Onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, immettendo fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre ».

Matteo 9,36: « Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore », si rifà a Giuditta 11,9: « Tu li potrai condurre via come pecore senza pastore ».

Luca 1,42: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! », prende in prestito le parole di Giuditta 13,18: « Ozia a sua volta le disse: Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio Altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici ».

L’ACCUSA DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DELL’AGGIUNTA AL LIBRO DI ESTER

AGGIUNTA AL LIBRO DI ESTER

L’accusa mossa contro l’aggiunta al libro di Ester, da parte dei protestanti, è la seguente:

In questo libro è scritto riguardo a quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: « Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data » (Ester 5,1-3). Nell’aggiunta fatta a questo libro leggiamo a proposito del medesimo episodio: « Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d’oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l’accompagnava » (Ester 15,9-10 Edizioni Paoline 1971). Perciò i protestanti affermano che la descrizione fatta nell’aggiunta contrasta la prima descrizione, poiché nella prima descrizione è detto che Ester si guadagnò il favore del re, mentre nell’aggiunta è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne. Ma quello che i protestanti non capiscono è che ciò non basta a ritenere quell’aggiunta non divinamente ispirata. Se i vescovi hanno deciso di inserire quel testo nel libro di Ester, significa che quel testo è di divina ispirazione. All’obiezione dei protestanti riguardo l’aggiunta al libro di Ester, rispondiamo anzitutto facendo notare una certa incongruenza anche nel vangelo secondo Luca:

Luca 3,15-22
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: « Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile ». Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: « Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto ».

Nel racconto di Luca, Cristo viene battezzato da Giovanni il Battista dopo che quest’ultimo è stato arrestato. Nel vangelo secondo Luca c’è però un incongruenza. Infatti secondo il racconto di Matteo, Giovanni battezza Gesù Cristo nel Giordano prima di essere arrestato (Matteo 3,13-17; 12,3), non dopo, mentre stava in prigione, nella quale venne decapitato (Matteo 12,3-12). Stando all’obiezione mossa contro l’aggiunta al libro di Ester, per quella incongruenza nel vangelo secondo Luca dovremmo ritenere quest’ultimo non divinamente ispirato. Eppure siamo tutti concordi nel ritenere Luca ispirato da Dio. Perciò l’accusa mossa dai protestanti contro l’aggiunta nel libro di Ester non è sufficiente per affermare di non essere divinamente ispirata.

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI TOBIA

LIBRO DI TOBIA

Il Libro di Tobia è stato scritto nel secolo II a.C. Si tratta di una grande parabola, nella quale il principale protagonista, che è Dio, emerge già dai nomi dei personaggi: Raffaele (Dio guarisce), Azaria (Iahvè aiuta), Tobia (Iahvè è buono), Anania (Iahvè è compassionevole), Raguele (Dio è amico), Gabaele (Dio solleva). Il messaggio che questo racconto vuol dare al lettore è un invito a riconoscere che la Provvidenza del Dio misericordioso non viene mai meno, e qui opera discretamente ed efficacemente per mezzo del suo inviato (Tobia 4,1.2.20.21; 5,1-22). Il Signore sa far nascere grande gioia anche da situazioni che erano infelici (Tobia 3,8.17; 8,1-3; 11,1-4). È un racconto edificante nel quale emerge un’alta concezione del matrimonio (Tobia 6,12.19; 7,9.10.13; 10,10), esprime con grande vitalità il senso della famiglia (Tobia 7,2; 9,6) e risalta la pratica dell’elemosina (Tobia 1,3.17) e i doveri verso i defunti (Tobia 1,17-19; 2,4.8).

AZARIA FIGLIO DI ANANIA

I protestanti ritengono non divinamente ispirato il libro di Tobia poiché, nel racconto, l’angelo mentì dicendo al giovane Tobia: « Sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli » (Tobia 5,13). Come si è detto, si tratta di una parabola, non di una gravissima menzogna come invece affermano i protestanti. L’angelo Raffaele rivelerà la sua vera identità a missione conclusa (Tobia 12,15). Quella bugia non toglie al testo sacro l’ispirazione divina come invece vorrebbero i protestanti. Nel Primo libro dei Re leggiamo il seguente racconto: Michea disse: Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. Il Signore ha domandato: « Chi ingannerà Acab perché muova contro Ramot di Gàlaad e vi perisca? ». Chi ha risposto in un modo e chi in un altro. Si è fatto avanti uno spirito che – postosi davanti al Signore – ha detto: « Lo ingannerò io ». Il Signore gli ha domandato: « Come? ». Ha risposto: « Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti ». Quegli ha detto: « Lo ingannerai senz’altro, ci riuscirai, và e fà così » (1Re 22,19-22). Dobbiamo forse ritenere non divinamente ispirato anche il Primo libro dei Re a causa del Signore che ha permesso a uno spirito di ingannare Acab? I protestanti purtroppo saltano subito a conclusioni negative quando si tratta dei libri deuterocanonici, e non si accorgono che i medesimi fatti o le medesime contraddizioni si possono trovare in altri testi sacri, da loro accolti come divinamente ispirati.

L’ANGELO HA INSEGNATO UNA SUPERSTIZIONE AL GIOVANE TOBIA

Un’altra accusa al libro di Tobia da parte dei protestanti, è quella secondo la quale Raffaele avrebbe insegnato a Tobia una superstizione. Nel sesto capitolo, leggiamo: « Gli disse allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti”. Il giovane squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata » (Tobia 6,4-5). I protestanti si sono forse dimenticati che Gesù guariva alcuni ciechi applicando sui loro occhi saliva e fango? Questo possiamo vederlo in Marco 7,31-35 e in Giovanni 9,1-7. Certamente Gesù non ha insegnato ai suoi discepoli una superstizione. E la stessa cosa va detta di Raffaele. Leggendo il racconto di Isaia 38,21 vediamo che il profeta ordinò che si prendesse una quantità di fichi e se ne faccesse un impiastro e lo si applicasse sull’ulcera di Ezechia, per farlo guarire. Certamente anch’egli non stava insegnando una superstizione. Perciò non si può accusare Tobia di mancanza d’ispirazione divina a causa dell’episodio del pesce, come pure di quella bugia sulla sua identità poi rivelata. I primi scrittori cristiani si sono rifatti, nei loro scritti, anche a Tobia. Vediamo qualche esempio:

La regola d’oro: « Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te » (Matteo 7,12), è presa in prestito dalla citazione inversa di Tobia: « Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te » (Tobia 4,15).

Riguardo i sette fratelli che presero in moglie la medesima donna, i vangeli sinottici, cioè Matteo 22,25 e Marco 12,20 e Luca 20,29 si rifanno al racconto di Tobia 3,8; 7,11.

Riguardo ai sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Apocalisse 1,4), Giovanni di Patmos si rifà a Tobia, nel quale Raffaele rivela si essere uno dei sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Tobia 12,15).

Per la descrizione della nuova Gerusalemme, Giovanni di Patmos si rifà a Tobia. Confrontiamo i due testi sacri:

Apocalisse 21,18-21: Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

Tobia 13,17: Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

Le parole che troviamo in Matteo 5,4: « Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati », sono prese in prestito da Tobia 13,16: « Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre ».

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEI PRIMI DUE LIBRI DEI MACCABEI

PRIMO E SECONDO LIBRO DEI MACCABEI

Entrambi i libri dei Maccabei sono stati scritti nel secolo II a.C. L’autore è ignoto. Il Primo libro è stato scritto in Palestina, in greco, su originale in ebraico a noi non pervenuto. Il Secondo libro è stato scritto direttamente in greco, sempre in Palestina, e si presenta come il riassunto di un’opera in cinque libri di un certo Giasone di Cirene (2Maccabei 2,23).

I protestanti contestano il fatto che nel Primo libro dei Maccabei leggiamo che Giuda il Maccabeo morì in battaglia (1Maccabei 9,17-19). Ma nel Secondo libro dei Maccabei leggiamo che Giuda il Maccabeo scrive una lettera indirizzata agli Ebrei in Egitto (2Maccabei 1,9-10). Ciò a cui i protestanti non fanno caso, evidentemente, è che il Secondo libro dei Maccabei non è la continuazione del Primo libro, ma è un racconto parallelo. Riprende infatti gli avvenimenti accaduti prima della morte di Giuda il Maccabeo.

L’ARCA DELL’ALLEANZA

Nel Secondo libro dei Maccabei leggiamo: « Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta ordinò ai deportati di prendere del fuoco, come è stato significato, e che il medesimo profeta ai deportati consegnò la legge raccomandando loro di non dimenticarsi dei comandi del Signore e di non lasciarsi traviare nelle idee, vedendo i simulacri d’oro e d’argento e il fasto di cui erano circondati, e che con altre simili espressioni li esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore. Si diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’Arca. Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’Arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono più il luogo. Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato » (2Maccabei 2,1-8). Secondo i protestanti, il racconto sopracitato è in contraddizione con quello di Geremia, il quale afferma che dell’Arca dell’Alleanza del Signore non si sarebbe più parlato né sarebbe stata più pensata o ricordata quando Dio avrebbe condotto in Sion i suoi figli. Infatti leggiamo: « Ritornate, figli traviati – dice il Signore – perché io sono il vostro padrone. Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – dice il Signore – non si parlerà più dell’Arca dell’Alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta » (Geremia 3,14-16). Quindi per i protestanti il testo non è divinamente ispirato. Ma leggiamo cosa c’è scritto nel Primo libro dei Re: « Imitò in tutto la condotta di Asa suo padre, senza deviazioni, facendo ciò che è giusto agli occhi del Signore. Ma non scomparvero le alture; il popolo ancora sacrificava e offriva incenso sulle alture » (1Re 22,43-44). Ma nel Secondo libro delle Cronache leggiamo: « Il suo cuore divenne forte nel seguire il Signore; eliminò anche le alture e i pali sacri da Giuda » (2Cronache 17,6). Dunque nel Primo libro dei Re leggiamo che Giòsafat non eliminò le alture, mentre nel Secondo libro delle Cronache leggiamo che le eliminò. Come vediamo, questi due racconti si contraddicono a vicenda, e tuttavia li riteniamo entrambi divinamente ispirati. Quindi perché accusare il Secondo libro dei Maccabei di mancata ispirazione a causa di quella scrittura che menziona l’Arca dell’Alleanza? Se leggiamo i due racconti della Trasfigurazione, quello di Matteo e quello di Luca, il primo scrive che Gesù e Pietro, Giacomo e Giovanni, salirono al monte dopo sei giorni (Matteo 17,1). Mentre il secondo scrive che vi salirono dopo otto giorni (Luca 9,28). E ancora, riguardo i racconti della crocifissione, Marco scrive che quelli che erano stati crocifissi con Gesù lo insultavano (Marco 15,32), mentre Luca scrive che uno lo insultava, mentre l’altro lo difendeva (Luca 23,39-41). Dovremmo forse ritenere non divinamente ispirato uno di quei due vangeli? Noi cattolici, assieme agli ortodossi e ai protestanti, riteniamo divinamente ispirati quei vangeli. Ora, nel libro della Rivelazione, ritenuto ispirato anche dai protestanti, leggiamo che l’Arca dell’Alleanza ricomparve in cielo (Apocalisse 11,19). Che facciamo adesso, riteniamo non più divinamente ispirato anche questo libro?

TRE DIVERSI RACCONTI DELLA MORTE DI ANTIOCO IV EPÌFANE

Nei due libri dei Maccabei vi sono tre diversi racconti della morte di Antioco IV Epìfane. Nel primo racconto egli morì di crepacuore (1Maccabei 6,8-9), nel secondo racconto l’odiato re venne lapidato a morte dai sacerdoti del tempio di Nanea (2Maccabei 1,16), mentre nel terzo racconto morì in seguito ad una orribile malattia (2Maccabei 9,1-28). Perciò anche per questo i protestanti accusano questi due libri di non essere divinamente ispirati. Ciò che evidentemente i protestanti ignorano, è che più persone hanno contribuito alla redazione del Primo e del Secondo libro dei Maccabei, e certamente circolavano in giro diverse informazioni riguardo la morte di Antioco IV Epìfane. Andando a leggere il libro della Genesi, possiamo trovare alcune contraddizioni. Il primo raccolto della creazione (Genesi 1,1-31; 2,1-4) viene contraddetto dal secondo racconto (Genesi 2,4-24). Nel primo racconto Dio crea prima gli uccelli (vv 21-22), poi il bestiame, rettili e bestie selvatiche (vv 24-25), e infine l’uomo e la donna (vv 26-27). Nel secondo racconto Dio crea prima l’uomo (v 7), poi le bestie selvatiche e gli uccelli e il bestiame (vv 18-20), e infine crea la donna (vv 21-23). La contraddizione tra il primo e il secondo racconto della creazione si deve a due diverse tradizioni, quella sacerdotale e quella jahvista. Noi cattolici, assieme agli ortodossi e ai protestanti, abbiamo sempre ritenuto i due racconti divinamente ispirati. Che facciamo adesso, neghiamo l’ispirazione divina di uno dei due racconti a causa di quelle contraddizioni? Nel racconto del diluvio, Dio ordina a Noè di introdurre nell’arca un paio di animali di ogni specie (Genesi 6,19). Più avanti però, ordina di introdurre nell’arca sette paia di ogni animale mondo, e un paio di ogni animale immondo (Genesi 7,2-3). Il settimo capitolo sembra contraddire il sesto capitolo, e tuttavia anche i protestanti ritengono divinamente ispirati quei capitoli. Abbiamo più di un racconto anche riguardo la morte di Giuda il Traditore. Nel vangelo secondo Matteo leggiamo che il Traditore s’impiccò (Matteo 27,5). Mentre negli Atti degli apostoli leggiamo che il Traditore precipitò in avanti, si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere (Atti 1,18). Una verità non necessariamente esclude l’altra, e i due racconti possono conciliarsi in questo modo: Il Traditore s’impiccò sul margine di un precipizio, ma la corda non ha retto il peso del suo corpo, il quale, precipitando al suolo, si è squarciato fino alla fuoriuscita delle viscere. Ora, come si è già detto, il Secondo libro dei Maccabei non è la continuazione del Primo, ma è un racconto parallelo. Perciò, considerando il primo e il terzo racconto della morte di Antioco IV Epìfane, è probabile che l’odiato re fosse stato colpito da una terribile malattia e fosse caduto anche in depressione, giungendo così alla morte. Il secondo racconto della morte di Antioco, è invece descritto nella seconda lettera indirizzata agli ebrei in Egitto. Questa fu probabilmente scritta fin dal momento stesso dell’arrivo di alcune voci sulla morte dell’odiato re. Evidentemente il popolo lo dette già per morto. Gli autori della Bibbia di Gerusalemme commentano in due note le diverse versioni della morte di Antioco IV Epìfane. Vediamo:

« L’autore sacro, inserendo tale lettera prima della sua opera, non si fa garante del suo valore storico » (Nota della di Gerusalemme riguardo 2Maccabei 1,10).

« Questo racconto popolare della fine di Antioco non corrisponde né a quello di 9,1ss, né a quello di 1Maccabei 6,1 s. Le circostanze reali della sua morte non erano ancora note e forse sono state ricalcate fittizziamente su quelle di Antioco III, che morì in un’imboscata con tutto il suo esercito, dopo aver saccheggiato il tempio di Bel, sempre in  Elimaide » (Nota della Bibbia di Gerusalemme riguardo 2Maccabei 1,16).

Perciò la pretesa dei protestanti di volere togliere l’ispirazione divina a questi due testi sacri è veramente assurda.

LE PREGHIERE PER I DEFUNTI

Un altra accusa dei protestanti contro il Secondo libro dei Maccabei, riguarda le preghiere per i defunti. Il testo incriminato è il seguente:

2Maccabei 12,38-45
Giuda poi radunò l’esercito e venne alla città di Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo l’uso e vi passarono il sabato. Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perciò tutti, benedicendo l’operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

Ora, l’idolatria era un gravissimo peccato per il popolo eletto, e fu a causa dell’idolatria se quegli uomini morirono in battaglia. Malgrado ciò, Giuda il Maccabeo assieme al popolo ricorse alla preghiera d’intercessione verso quei defunti, nella speranza che il loro peccato fosse perdonato. I protestanti accusano il testo sacro di mancanza d’ispirazione divina, e ciò a causa della preghiera d’intercessione per i defunti. Affermano che nel Nuovo Testamento non esiste un solo passo biblico in cui si prega per i defunti. Ma questa non è una valida ragione per affermare che il testo di 2Maccabei 12,38-45 manchi di ispirazione divina. Inoltre non è affatto vero che nel Nuovo Testamento non esiste nemmeno un passo biblico che parli delle preghiere per i defunti. Nella sua Seconda lettera al discepolo Timoteo, Paolo prega per il defunto Onesìforo, affinché costui trovi misericordia in quel giorno, cioè nel giorno del giudizio (2Timoteo 4,6). Vediamo il testo in questione:

2Timoteo 1,16-18
Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non s’è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli ha reso in Efeso, lo sai meglio di me.

Paolo intercede con la sua preghiera prima per la famiglia di Onesìforo, e subito dopo per lui. Se Onesìforo fosse ancora vivo, l’apostolo avrebbe scritto: Il Signore conceda misericordia a Onesìforo e alla famiglia, anziché pregare separatamente per gli uni e per l’altro. I protestanti giustificano ciò dicendo che Onesìforo si trovava con Paolo quando quest’ultimo ha scritto la sua lettera, e per questo prega per Onesìforo e per la sua famiglia separatamente. Ma lo stesso Paolo afferma che con lui c’era solo Luca: « Cerca di venire presto da me – scrive Paolo a Timoteo – perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero » (2Timoteo 4,9-11). Quindi Paolo stava pregando proprio per il defunto Onesiforo, separatamente dalla sua famiglia ancora viandante sulla Terra. Perciò qui cadono le accuse dei protestanti contro le preghiere per i defunti.

PAROLE CONCLUSIVE DEL REDATORE

Per finire, i protestanti accusano il redatore del Secondo libro dei Maccabei di non essere stato ispirato da Dio a causa di queste parole conclusive: « Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, è quello che ho desiderato. Se poi è mediocre e di scarso valore, è quanto ho potuto fare » (2Maccabei 15,38). Le parole dell’autore riguardono l’esposizione, non l’attendibilità del contenuto. Egli espone questa storia in modo sintetico (2 Maccabei 2,25-31), ma il giudizio dell’ispirazione non è di sua competenza. Spetterà ad altri. Evidentemente il giudizio riguardo l’ispirazione dei testi fu positivo. Infatti quei testi erano accettati dagli ebrei fino alla seconda metà del primo secolo d.C, e i vescovi hanno deciso di inserirli nel Canone Biblico. Già gli scrittori cristiani del I secolo si rifacevano anche ai libri dei Maccabei. Vediamo qualche esempio:

Le parole di Matteo 24,16: « Allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti » sono prese in prestito da 1Maccabei 2,28: « Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto avevano ».

Le parole Giacomo 2,23: « E si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio », sono prese in prestito da 1Maccabei 2,52: « Abramo non fu trovato forse fedele nella tentazione e non gli fu ciò accreditato a giustizia? ».

Le parole riferite all’abominio della desolazione menzionato in Daniele 11,31: « Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio della desolazione », e in Matteo 24,15: « Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo », sono prese in prestito da 2Maccabei 8,17: « Tenendo davanti agli occhi le violenze da essi empiamente perpetrate contro il luogo santo e lo strazio della città messa a ludibrio e ancora la soppressione dell’ordinamento politico degli antenati ».

Luca 24,4: « Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti », e Atti 1,10: « E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro », si rifanno a 2Maccabei 3,26: « A lui apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran forza, splendidi di bellezza e con vesti meravigliose ».

Ebrei 11,35: « Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione », si rifà a 2Maccabei 7,29: « Non temere questo carnefice ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia ».

In 1Corinzi 15,29: « Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? », Paolo si rifà a 2Maccabei 12,44: « Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti ».

LE MANIPOLAZIONI BIBLICHE E LE FURBATE DEGLI AUTORI DELLA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO UTILIZZATA DAI TESTIMONI DI GEOVA

Di seguito alcuni esempi delle manipolazioni bibliche e delle furbate da parte degli autori della Traduzione del Nuovo Mondo utilizzata dai testimoni di Geova:

GIOVANNI 1,1

Testo Greco
Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.

CEI
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.

Nuova Riveduta
Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.

Nuova Diodati
Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.

Traduzione del Nuovo Mondo
In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio.

Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo (versione italiana della libro utilizzato dai testimoni di Geova) traducono il secondo « Theòs » del versetto con « un dio », e molti geovisti si giustificano affermando che è giusto tradurre in questo modo poiché, a differenza del primo « ton Theón », davanti al secondo « Theòs » manca l’articolo. Questa loro giustificazione, tuttavia, non basta a sostenere la loro traduzione, poiché « Theòs » non ha sempre l’articolo ogni volta che è riferito al vero Dio. Ci basta leggere l’intero prologo di Giovanni nella versione greca per vedere i versetti che fanno riferimento al vero Dio e nei quali « Theòs » non ha l’articolo (vv 6.12.13.18). Inoltre « Theòs » può avere l’articolo anche quando si fa riferimento a qualcuno che non sia il vero Dio (ad es 2Corinzi 4,4 dove Satana viene detto « il dio di questo mondo »). In Giovanni 1,1 è il « Lógos » il soggetto, e perciò ha l’articolo. Se anche il secondo « Theòs » avesse l’articolo non si capirebbe più chi tra « Lógos » e « Theòs » è il soggetto. Quindi quella dell’articolo mancante non è una scusa sostenibile. Il Lógos è Dio, come ci dice Giovanni nella Scrittura sopracitata. L’evangelista fa uso dell’imperfetto del verbo « eimì » (essere), cioè « ên » (era), per dire che prima che vi fosse un principio (il greco ha « en archê », equivalente dell’ebraico « berē’sît » che troviamo in Genesi 1,1) il Lógos c’era già, poiché anteriore a qualsiasi inizio, essendo egli stesso la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6). Quindi, essendo anteriore a qualsiasi inizio, il Lógos è eterno. Il Lógos – scrive Giovanni – era presso Dio, e infatti il Lógos è distinto da Dio Padre, pur essendo con lui una cosa sola, un solo Dio, non un altro. Gesù, che è il Lógos incarnato (Giovanni 1,14), afferma di essere col Padre « Uno solo » (Giovanni 10,30), pur essendo distinto da lui. Così lo Spirito di Dio (o Spirito Santo) è detto, ad un tempo, « Spirito del Padre » (Matteo 10,20) e « Spirito del Figlio » (Galati 4,6), pur essendo distinto da entrambi (Giovanni 14,16; 15,26).

Nelle versioni in inglese della New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible e la American Standard Version, il greco « kai Theòs ên ho Lógos » viene correttamente tradotto con « and the Word was God » (e il Verbo era Dio). Così nelle versioni in francese della Louis Segond Bible, la Martin Bible e la Darby Bible, abbiamo « et la Parole etait Dieu » (e la Parola era Dio). E ancora, nelle versioni in spagnolo e latinoamericana, abbiamo la Reina-Valera Antigua, la Biblia de las Américas, la Nueva Biblia Latinoamericana, la Reina Valera Gómez, la Reina Valera 1909, la Biblia Jubileo 2000 e la Sagradas Escrituras 1569, le quali traducono il greco « kai Theòs ên ho Lógos » con « y el Verbo era Dios » (e il Verbo era Dio) o con « y la Palabra era Dios » (e la Parola era Dio). Parimenti la versione tedesca della Lutherbibel 1912, la Textbibel 1899 e la Modernisiert Text, che hanno « und Gott war das Wort » (e il Verbo era Dio). Tutte queste traduzioni di Giovanni 1,1 dimostrano l’errore della Traduzione del Nuovo Mondo nel tradurre « Theòs » con « un dio ».

GIOVANNI 8,58

Testo Greco
εἶπεν ⸀αὐτοῖς Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, πρὶν Ἀβραὰμ γενέσθαι ἐγὼ εἰμί.

CEI
Rispose loro Gesù: « In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono ».

Nuova Riveduta
Gesù disse loro: « In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono ».

Nuova Diodati
Gesù disse loro: « In verità, in verità io vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono ».

Traduzione del Nuovo Mondo
Gesù disse loro: « Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero ».

Mentre la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati traducono correttamente il testo greco di Giovanni 8,58, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono erroneamente il greco « egò eimì » (che significa « io sono ») con « io ero ». Ma per « io ero » il greco ha « egò ên ». In tutti gli altri versetti in cui Giovanni riporta « egò eimì », gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono correttamente con « io sono ». Ecco alcuni esempi:

Giovanni 8,12 TNM
Perciò Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io sono (egò eimì) la luce del mondo.

Giovanni 8,35 TNM
Gesù disse loro: Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 8,41 TNM
I giudei mormoravano perciò contro di lui perché aveva detto: Io sono (egò eimì) il pane che è sceso dal cielo;

Giovanni 8,48 TNM
Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 8,51 TNM
Io sono (egò eimì) il pane vivo che è sceso dal cielo;

Giovanni 10,7 TNM
Perciò Gesù disse di nuovo: Verissimamente vi dico: Io sono (egò eimì) la porta delle pecore.

Giovanni 10,9 TNM
Io sono (egò eimì) la porta;

Giovanni 14,6 TNM
Gesù gli disse: Io sono (egò eimì) la via e la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Come mai gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono correttamente « egò eimì » con « io sono » in queste scritture sopracitate ed anche in altre, mentre in Giovanni 8,58 traducono in modo errato? Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo hanno voluto nascondere il fatto che Gesù afferma di essere « l’IO-SONO ». Con quelle sue parole, infatti, Gesù richiama quelle che il Signore disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse: « Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi » (Esodo 3,14). Questo i giudei lo avevano inteso molto bene, e perciò volevano lapidarlo (Giovanni 8,59). Gesù con quelle parole afferma di essere egli stesso il Signore. Oltre alle versioni in italiano che traducono correttamente « egò eimì » con « io sono », abbiamo molte versioni in inglese che fanno altrettanto, come la New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Amplified Bible, la Christian Standard Bible, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible, la American Standard Version, la Douay-Rheims Bible e la Contemporary English Version, nelle quali « egò eimì » è correttamente tradotto con « I Am » (Io Sono) anziché « I was » (Io ero) come nella scorretta traduzione geovista. Parimenti, nelle versioni in francese, come la Louis Segond Bible, la Martin Bible e la Darby Bible, troviamo « Je suis » (Io sono) anziché « J’étais » (Io ero). Anche nelle versioni in spagnolo come la LBLA, la JBS e la NBLA, troviamo « Yo soy » (Io sono) anziché « Yo era » (Io ero). Ancora, nella versione in tedesco della Lutherbibel 1984, troviamo « Bin ich » (Io sono) anziché « War ich es » (Io ero). Per gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo si devono menzionare le seguenti parole di Gesù: « Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati » (Giovanni 8,24).

GIOVANNI 16,13-14

Testo Greco
ὅταν δὲ ἔλθῃ ἐκεῖνος, τὸ πνεῦμα τῆς ἀληθείας, ὁδηγήσει ὑμᾶς ⸂ἐν τῇ ἀληθείᾳ πάσῃ⸃, οὐ γὰρ λαλήσει ἀφ’ ἑαυτοῦ, ἀλλ’ ὅσα ⸀ἀκούσει λαλήσει, καὶ τὰ ἐρχόμενα ἀναγγελεῖ ὑμῖν. ἐκεῖνος ἐμὲ δοξάσει, ὅτι ἐκ τοῦ ἐμοῦ λήμψεται καὶ ἀναγγελεῖ ὑμῖν.

CEI
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Nuova Riveduta
Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Nuova Diodati
Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Traduzione del Nuovo Mondo
Comunque, quando quello sarà arrivato, lo spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di proprio impulso, ma dirà le cose che ode, e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà.

Il pronome personale maschile « ekeinos », che troviamo due volte in Giovanni 16,13-14, può essere tradotto con « lui » o « egli » o « quello », mentre il pronome dimostrativo neutro « ekeino » può essere tradotto solo con « quello ». Il femminile ha « ekeine ». Un greco che legge la Bibbia nella propria lingua, sa bene che trovando « ekeinos », riferito allo Spirito Santo, si trova davanti a un essere personale. Se invece costui trova « ekeino », sa di trovarsi davanti a un neutro. Anche in questo caso, tuttavia, ciò non basterebbe a negare la personalità dello Spirito Santo. Nel Nuovo Testamento ci sono infatti dozzine di passi biblici che sostengono la personalità dello Spirito Santo, e nello stesso Giovanni 16,13-14 viene mostrata l’azione personale dello Spirito Santo che insegna le cose di Dio. Ora, come si è già detto, sia il pronome maschile « ekeinos » – che troviamo nel testo sopracitato – che il pronome neutro « ekeino » possono essere tradotti con « quello », e perciò solo chi conosce questi due termini greci sa quando la traduzione « quello » va riferita a un essere personale oppure a qualcosa di impersonale. Ed è proprio questa la furbata (in senso negativo) sulla quale giocano gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo. Poiché la stragrande maggioranza dei testimoni di Geova non conosce il greco, trovandosi nel testo il dimostrativo neutro « quello » anziché il pronome maschile « lui » o « egli », sono portati a vedere nello Spirito Santo qualcosa di impersonale, nonostante vi siano molte scritture che dimostrano il contrario (ma purtroppo sembra che i testimoni di Geova non le vedano neppure quelle scritture). E non si può nemmeno rimproverare questa furbata agli autori della Traduzione del Nuovo Mondo. Non gli si può accusare in questo caso di aver manipolato la Scrittura, poiché ripeto ancora, il pronome personale maschile « ekeinos » può essere tradotto con « quello » proprio come va tradotto il pronome dimostrativo neutro « ekeino ». Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo hanno scelto di tradurre « ekeinos » con « quello » anziché con « lui » o con « egli » – come invece fanno la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati – per tentare di negare la personalità dello Spirito Santo. Tuttavia neppure le loro furbate possono negare ai lettori della Bibbia di leggere una buona traduzione e scoprire i molti passi biblici che sostengono la personalità dello Spirito Santo. Vediamone alcuni:

Lo Spirito Santo desidera
Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Romani 8,27

Lo Spirito Santo crea
Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita. Giobbe 33,4

Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra. Salmi 104,30

Lo Spirito Santo ama
Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio. Romani 15,30

Lo Spirito Santo consola
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre. Giovanni 14,16

Lo Spirito Santo si rattrista
Ma essi si ribellarono e contristarono il suo Santo Spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. Isaia 63,10

Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Efesini 4,30

Lo Spirito Santo rivela
Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Luca 2,26

Lo Spirito Santo vieta
Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia. Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro. Atti 16,6-7

Lo Spirito Santo insegna la verità
Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Giovanni 14,17

Lo Spirito Santo conosce tutte le cose
Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. 1Corinzi 2,9-11

Lo Spirito Santo intercede per la Chiesa
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili. Romani 8,26

Lo Spirito Santo testimonia Cristo
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza. Giovanni 15,26

La Scrittura ci mostra chiaramente che lo Spirito Santo ha volontà e ha intelligenza, e perciò è una persona divina, non una forza impersonale. Infatti una forza impersonale non ha volontà né intelligenza. Lo Spirito Santo viene chiamato « Paràkletos » (Giovanni 14,16), che può essere tradotto con « Consolatore » o « Avvocato » o « Difensore » o « Soccorritore ». Tutti termini che possono essere attribuiti a una persona, non a una forza impersonale. Pietro dice ad Anania che mentendo allo Spirito Santo ha mentito a Dio stesso (Atti 5,3). Le furbate degli autori della Traduzione del Nuovo Mondo possono ingannare alcuni, ma la verità della parola di Dio non può essere messa a tacere.

COLOSSESI 1,16-17

Testo Greco
ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ ⸀πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς ⸀καὶ ἐπὶ τῆς γῆς, τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἀρχαὶ εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι’ αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται· καὶ αὐτός ἐστιν πρὸ πάντων καὶ τὰ πάντα ἐν αὐτῷ συνέστηκεν

CEI
Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

Nuova Riveduta
Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

Nuova Diodati
Poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

Traduzione del Nuovo Mondo
Perché per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano essi troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Ed egli è prima di tutte le [altre] cose e per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono fatte esistere.

Negando la divinità del Figlio di Dio per farlo apparire come prima creatura fatta dal Padre e mezzo per la creazione di tutte le « altre » cose, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo, differentemente dai traduttori della CEI, della Nuova Riveduta e della Nuova Diodati, e di altri ancora, hanno aggiunto « altre » per ben quattro volte nel testo sopracitato. Questa aggiunta è illecita, e infatti qui il testo greco non ha « àllos » (altre), e non è corretto aggiungere alla traduzione per ben quattro volte una parola che nel testo in lingua originale manca. Inoltre per mezzo di Isaia Dio dice queste parole: « Io sono il Signore, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho disteso la terra, senza che vi fosse nessuno con me » (Isaia 44,24). Quindi come può una creatura aver assistito Dio durante la creazione di tutte le altre cose, se Dio stesso per bocca di Isaia afferma che nessuno era con lui quando ha fatto tutte le cose? Il Figlio di Dio è Dio, ma non un altro Dio. È un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30), e lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito del Figlio (Galati 4,6). E perciò assieme al Padre (Genesi 1,1) e allo Spirito (Giobbe 33,4; Salmi 104,30), il Figlio (il Logos eterno) è il Creatore di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16; Ebrei 1,2). Tutte, non alcune si e altre no. Il Figlio di Dio è anteriore a tutte le cose (Colossesi 1,17) ed è la causa prima di tutte le cose.

Nelle versioni in inglese, come la New International Version, la Bew Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version la New American Standard Bible ecc ecc, manca « other » (altre). Così nelle versioni in francese, tra le quali la Louis Segond Bible e la Martin Bible manca « autres » (altre). Anche nelle versioni in tedesco come la Lutherbibel 1912, la Textbibel 1899, la Modernisiert Text e la De Bibl auf Bairisch, non troviamo « andere » (altre).

TITO 2,13

Testo Greco
προσδεχόμενοι τὴν μακαρίαν ἐλπίδα καὶ ἐπιφάνειαν τῆς δόξης τοῦ μεγάλου θεοῦ καὶ σωτῆρος ἡμῶν ⸂Ἰησοῦ Χριστοῦ⸃,

CEI
Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo

Nuova Riveduta
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e salvatore, Cristo Gesù

Nuova Diodati
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e salvatore nostro, Gesù Cristo

Traduzione del Nuovo Mondo
Mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del salvatore nostro Cristo Gesù

Pur di negare la divinità di Gesù Cristo, gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo – libro utilizzato dai testimoni di Geova – aggiungono illecitamente un secondo « del » in Tito 2,13, cioè davanti a « salvatore », affinché il lettore venga portato a distinguere « grande Dio » da « salvatore nostro Cristo Gesù ». Ma nel testo greco troviamo l’articolo « tou » (del) davanti a « megalou Theòu » (grande Dio) ma non pure davanti a « soteros » (salvatore). Quindi nella sua lettera pastorale, Paolo afferma chiaramente che Gesù Cristo è « il nostro grande Dio e salvatore », mentre gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo cercano di negare la sua divinità manipolando il testo sacro. La medesima cosa è stata fatta con 2Pietro 1,1. Anche lì manca « tou » davanti a « soteros », e tuttavia nella Traduzione del Nuovo Mondo compare magicamente un secondo « del » davanti a « salvatore ». Nelle versioni in inglese della New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Amplified Bible, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible ecc ecc, abbiamo la traduzione « looking for the blessed hope and glorious appearing of our great God and savior Jesus Christ » (cercando la beata speranza e la gloriosa apparizione del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo), nella quale abbiamo « of our » (del nostro) davanti a « great God » (grande Dio), ma non davanti a « savior Jesus Christ » (salvatore Gesù Cristo), dove invece troviamo soltanto « and » (e). Tutte queste traduzioni dimostrano l’inaffidabilità della Traduzione del Nuovo Mondo.

EKEINOS ED EKEINO: IL PRONOME DIMOSTRATIVO « QUELLO » NELLA TRADUZIONE GEOVISTA

Il pronome personale maschile « ekeinos » che troviamo due volte in Giovanni 16,13-14, può essere tradotto con « lui » o « egli » o « quello », mentre il pronome dimostrativo neutro « ekeino » può essere tradotto solo con « quello ». Il femminile ha « ekeine ». Un greco che legge la Bibbia nella propria lingua, sa bene che trovando « ekeinos », riferito allo Spirito Santo, si trova davanti a un essere personale. Se invece costui trova « ekeino », sa di trovarsi davanti a un neutro. Anche in questo caso, tuttavia, ciò non basterebbe a negare la personalità dello Spirito Santo. Nel Nuovo Testamento ci sono infatti dozzine di passi biblici che sostengono la personalità dello Spirito Santo, e nello stesso Giovanni 16,13-14 viene mostrata l’azione personale dello Spirito Santo che insegna le cose di Dio. Ora, sia il pronome maschile « ekeinos » che il pronome neutro « ekeino » possono essere tradotti con « quello », e perciò solo chi conosce questi due termini greci sa quando la traduzione « quello » va riferita a un essere personale oppure a qualcosa di impersonale. Ed è proprio su questo che giocano gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo. Poiché la stragrande maggioranza dei testimoni di Geova non conosce il greco, trovandosi nel testo il neutro « quello » anziché il pronome maschile « lui » o « egli », sono portati a vedere nello Spirito Santo qualcosa di impersonale, nonostante vi siano molte scritture che dimostrano il contrario (ma purtroppo sembra che i testimoni di Geova non le vedano neppure quelle scritture). E non si può nemmeno rimproverare agli autori della Traduzione del Nuovo Mondo di aver manipolato quella scrittura, poiché, come si è già detto, il pronome personale maschile « ekeinos » può essere tradotto con « quello » proprio come va tradotto il pronome dimostrativo neutro « ekeino ». Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo sono stati davvero furbi (in senso negativo) a tradurre « ekeinos » con « quello » anziché con « lui » o con « egli » – come invece fanno la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati – per tentare di negare la personalità dello Spirito Santo.

EKEINOS (LUI, EGLI, QUELLO) – GIOVANNI 16,13-14

GIOVANNI 16,13-14

Testo Greco
ὅταν δὲ ἔλθῃ ἐκεῖνος, τὸ πνεῦμα τῆς ἀληθείας, ὁδηγήσει ὑμᾶς ⸂ἐν τῇ ἀληθείᾳ πάσῃ⸃, οὐ γὰρ λαλήσει ἀφ’ ἑαυτοῦ, ἀλλ’ ὅσα ⸀ἀκούσει λαλήσει, καὶ τὰ ἐρχόμενα ἀναγγελεῖ ὑμῖν. ἐκεῖνος ἐμὲ δοξάσει, ὅτι ἐκ τοῦ ἐμοῦ λήμψεται καὶ ἀναγγελεῖ ὑμῖν.

CEI
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Nuova Riveduta
Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Nuova Diodati
Ma quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Traduzione del Nuovo Mondo
Comunque, quando quello sarà arrivato, lo spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di proprio impulso, ma dirà le cose che ode, e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà.

Mentre la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati traducono il greco « ekeinos » con « lui » o « egli », gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo utilizzata dai testimoni di Geova traducono con « quello ». Il testo sopracitato riporta due volte il pronome personale maschile « ekeinos » che si traduce con « lui » o « egli » o « quello », ma mai il pronome dimostrativo neutro « ekeino » che si traduce solo con « quello », e perciò la scelta più corretta sarebbe quella di tradurre con « lui » o con « egli » – come fanno la CEI, la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati – pur essendo anche « quello » una traduzione corretta. Gli autori della Traduzione del Nuovo Mondo hanno preferito utilizzare il pronome dimostrativo neutro « quello » per far risultare lo Spirito Santo come una forza impersonale anziché una persona divina. Tuttavia ci sono dozzine di passi biblici che sostengono la personalità e divinità dello Spirito Santo. Vediamone alcuni:

Lo Spirito Santo desidera
Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Romani 8,27

Lo Spirito Santo crea
Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita. Giobbe 33,4

Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra. Salmi 104,30

Lo Spirito Santo ama
Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio. Romani 15,30

Lo Spirito Santo consola
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre. Giovanni 14,16

Lo Spirito Santo si rattrista
Ma essi si ribellarono e contristarono il suo Santo Spirito. Egli perciò divenne loro nemico e mosse loro guerra. Isaia 63,10

Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Efesini 4,30

Lo Spirito Santo rivela
Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Luca 2,26

Lo Spirito Santo vieta
Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia. Raggiunta la Misia, si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro. Atti 16,6-7

Lo Spirito Santo insegna la verità
Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Giovanni 14,17

Lo Spirito Santo conosce tutte le cose
Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. 1Corinzi 2,9-11

Lo Spirito Santo intercede per la Chiesa
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili. Romani 8,26

Lo Spirito Santo testimonia Cristo
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza. Giovanni 15,26

La Scrittura ci mostra chiaramente che lo Spirito Santo ha volontà e ha intelligenza, e perciò è una persona divina, non una forza impersonale. Infatti una forza impersonale non ha volontà né intelligenza. Lo Spirito Santo viene chiamato paràkletos (Giovanni 14,16), che può essere tradotto con consolatore, avvocato, difensore, soccorritore. Tutti termini che possono essere attribuiti a una persona, non a una forza impersonale. Pietro dice ad Anania che mentendo allo Spirito Santo ha mentito a Dio stesso (Atti 5,3).

SPIEGAZIONE DI ALCUNI PASSI BIBLICI RIFERITI ALLA NATURA UMANA (CORPO E ANIMA RAZIONALE) ALLA QUALE IL FIGLIO DI DIO SI È UNITO IPOSTATICAMENTE

Giovanni 17
1 Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: « Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 2 Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo ».

Gesù, il Figlio di Dio, è Dio esattamente come suo Padre. Gesù è della stessa sostanza del Padre (Giovanni 1,1; 8,58; 20,28; Atti 20,28; Colossesi 1,16-17; 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1 ecc.), ma non è un secondo Dio, poiché partecipa pienamente della medesima natura divina del Padre (Giovanni 16,15), essendo con lui una cosa sola (Giovanni 10,30). Perciò lo Spirito di Dio è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito di Gesù (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12). Ciò che di Gesù doveva essere glorificata, è la natura umana che egli ha unito a sé stesso ipostaticamente (Giovanni 1,14; Galati 4,4). Paolo parla di questa glorificazione nella sua lettera ai Filippesi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2,5-11) Si deve concludere che le parole di Gesù: “Che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17,3), vanno riferite alla sua natura umana. Egli, allo stesso tempo, è col Padre l’unico vero Dio.

Giovanni 20,17
Gesù le disse: « Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro ».

Il greco « adelphói » (fratelli) è qui riferito ai discepoli di Gesù (ved v 18). Gesù non parla di « Padre nostro », ma di « Padre mio e Padre vostro », perché mentre i cristiani sono figli adottivi di Dio, Gesù è invece il Figlio unigenito di Dio, della stessa natura e sostanza del Padre. Perciò Gesù distingue tra la sua figliolanza e quella dei discepoli. Le parole « Dio mio e Dio vostro », vanno riferite alla natura umana alla quale il Figlio di Dio si è unito ipostaticamente (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3). Secondo la natura umana e soltanto in riferimento a questa, Gesù è sottoposto a Dio ed è servo di Dio. Mentre secondo la sua persona divina (Giovanni 8,58-59; 20,28; Colossesi 1,16-17; 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1) Gesù è uguale al Padre, poiché con lui un solo Dio (Giovanni 10,30), e lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito di Dio (Matteo 10,20; 12,28; 1Corinzi 2,11-12; 3,16; 12,3) e lo Spirito di Gesù (Atti 16,6-7; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-12).

Giovanni 14,28
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

Gesù fa quell’affermazione in riferimento alla sua natura umana. Giunta la pienezza dei tempi, la seconda persona divina della Trinità, il Figlio (Logos), unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, si fece uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3). È con la natura umana che Gesù, il Figlio di Dio, torna al Padre. In quanto persona divina, Gesù si trovava già col Padre – essendo con lui un solo Dio (Giovanni 10,30), non circoscritto (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27) – e perciò al Padre doveva andare con la natura umana, e solo in riferimento a questa Gesù gli è inferiore. In quanto Dio Gesù è uguale al Padre (Filippesi 2,5-6).

Marco 15,34
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Le parole dette da Gesù sulla croce non significano che egli si sentisse abbandonato dal Padre col quale è un solo Dio (Giovanni 10,30). Quelle parole sono riprese dal Salmo 22, nel quale sono profetate le sofferenze di Cristo, ma anche il suo trionfo. Con quel Salmo Gesù esprime, ad un tempo, la sofferenza delle sue umiliazioni e della morte sulla croce, e il convincimento della sua risurrezione e del suo trionfo.

Marco 13,32
Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Se in quell’occasione Gesù disse ai suoi discepoli di ignorare quel giorno, in un altra occasione disse loro di non avere la missione di rivelarlo poiché quel giorno è riservato all’autorità del Padre (Atti 1,7). Ma Gesù è un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30). Egli conosce tutte le cose (Giovanni 21,17), poiché in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Colossesi 2,3), e perciò non può ignorare quel giorno. Così, quando ha detto di ignorarlo, ha voluto intendere che non era ancora giunto il tempo di rivelarlo. E questo i suoi discepoli lo compresero molto bene, altrimenti non gli avrebbero chiesto per la seconda volta quella rivelazione (Atti 1,6), né Pietro avrebbe affermato che in lui c’è la conoscenza di tutte le cose (Giovanni 21,17). Dio ha riservato alla sua autorità quel giorno, non rivelandolo agli uomini, perché vuole che noi vegliamo, che ci facciamo trovare sempre pronti (Marco 12,33-36).

Matteo 26,42
E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: « Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà ».

Giunta la pienezza del tempo, il Figlio di Dio ha unito a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, facendosi uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3), simile in tutto a noi fuorché nel peccato (Ebrei 4,15). Perciò Gesù, il Figlio di Dio incarnato, è vero Dio e vero uomo. Le due nature, divina e umana, sussistono nell’unica persona divina del Figlio (Logos), senza confusione né mutamento né separazione, ma consevano entrambe la loro integrità. In Gesù, come vi sono due nature, così vi sono due volontà naturali, la divina (comune a tutte tre le persone della Trinità) e l’umana, indivisibili, immutabili, non confuse. La volontà umana è sottoposta, senza opposizione o riluttanza, a quella divina e onnipotente, secondo le parole usante dal Concilio di Costantinopoli III. E poiché le parole messe sulla bocca di Gesù (Matteo 26,42) riguardano la sua natura umana, si comprende bene che secondo la volontà umana Gesù dice di voler fare la volontà del Padre. Ugualmente, in Ebrei 10,7 è secondo la volontà umana che Gesù vuole adempiere alla sua volontà divina e onnipotente.

Filippesi 2,5-11
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Il Figlio di Dio unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale (Giovanni 1,14; Galati 4,4; Romani 1,3), si è spogliato non della sua divinità (Gesù infatti è una persona divina – Tito 2,13; 2Pietro 1,1; Colossesi 2,9; Giovanni 20,28), ma piuttosto delle sue prerogative divine, cioè nel senso che nella carne ha voluto essere provato in tutto come noi, ad eccezione del peccato (Ebrei 4,15). In Gesù c’è la pienezza della divinità (Colossesi 2,9), poiché egli non solo è uguale al Padre (Filippesi 2,6), ma è con lui una cosa sola (Giovanni 10,30). Egli spogliandosi delle sue prerogative divine, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Fu perciò glorificato dal Padre, e nel nome di Gesù ogni ginocchio si deve piegare nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua deve proclamare che Gesù Cristo è il Signore.

PERCHÉ GESÙ SI LASCIÒ BATTEZZARE NELLE ACQUE DEL GIORDANO?

Gesù si lasciò battezzare da Giovanni nelle acque del Giordano (Matteo 3,13-17) in primo luogo perché tal battesimo va considerato come una investitura messianica (Isaia 42,1-4; 61,1-3), e in questo modo Gesù diede inizio al suo ministero. In secondo luogo per istituire il battesimo cristiano che egli ha imposto ai credenti soltanto dopo la sua risurrezione (Matteo 28,19; Marco 16,15-16). Durante il ministero di Gesù, tuttavia, i suoi discepoli già battezzavano (Giovanni 3,22; 4,1-2). Differentemente da quello di Giovanni, il quale era un battesimo di penitenza e di conversione# nell’attesa della venuta del Messia (Marco 1,4-8), quello istituito da Gesù è un vero e proprio sacramento che tra i suoi effetti ha quello della remissione di tutti i peccati (Atti 2,38; 22,16; Tito 3,5; 1Pietro 3,21), poiché mentre l’acqua lava il corpo, la grazia data da questo sacramento lava l’anima.

SALMI 69,8 – IL RIFIUTO DI GESÙ CRISTO DA PARTE DEI SUOI COMPATRIOTI INCREDULI

Salmi 69
8 Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre.

Questo versetto del Salmo 69 va riferito a fratelli couterini di Gesù, figli di Maria e di Giuseppe?

Assolutamente no. Quel versetto del Salmo 69 non va riferito a presunti fratelli couterini di Gesù, figli di Maria e di Giuseppe suo sposo. Quel versetto va riferito ai compatrioti di Gesù: Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: « Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi? ». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: « Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua ». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità (Marco 6,1-6). Il greco « adelphói » tradotto con « fratelli », viene utilizzato anche per i compatrioti (ved ad esempio Genesi 19,6-7 Septuaginta). Perciò con « miei fratelli » e « figli di mia madre » vanno intesi i compatrioti di Gesù, mentre con « mia madre » va intesa la patria di Gesù.

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