I DIECI COMANDAMENTI

A cura di Giuseppe Monno

I protestanti accusano i cattolici di omettere il secondo comandamento, quello che vieta di adorare le immagini. Affermano che la proibizione di adorare altri dèi e la proibizione di adorare le immagini (Esodo 20,3-5; Deuteronomio 5,7-9) siano due distinti comandamenti.

Personalmente mi chiedo dove sia scritto nella Bibbia che le due proibizioni vadano divise in due distinti comandamenti. In Esodo (20,3-5) come pure nel Deuteronomio (5,7-9) abbiamo un solo comandamento, quello che proibisce l’idolatria.

Andiamo a leggere quanto è scritto nel Decalogo deuteronomico:

6 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.

7 Non avere altri dèi di fronte a me.

8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.

Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano,

10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.

Nell’introduzione il Signore si presenta come il Dio che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù nel paese di Egitto (v. 6). Dopo c’è la proibizione dell’idolatria seguita dalla sanzione per i trasgressori (v. 7-9) e dai favori per gli osservanti (v. 10).

La medesima cosa va detta per Esodo 20:
introduzione (v. 2) e proibizione dell’idolatria seguita dalla sanzione per i trasgressori (v. 3-5) e dai favori per gli osservanti (v. 6).

La Chiesa cattolica ha accolto la divisione dei comandamenti proposta da Sant’Agostino (Quaestiones in Heptateuchum, II, 71; De doctrina christiana). La proibizione di Esodo (20,3-5) e di Deuteronomio (5,7-9) riguarda l’idolatria.

Giustamente la Chiesa cattolica, seguendo Sant’Agostino, afferma che la proibizione di adorare altri dèi e quella di adorare le immagini sono un unico comandamento. Anche Martin Lutero aveva accolto la divisione proposta dal vescovo di Ippona.

Un’altra conferma riguardo la correttezza di questa divisione la troviamo proprio nel Decalogo deuteronomico. Leggiamo i restanti comandamenti:

11 Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.

12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

16 Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sia felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.

17 Non uccidere.

18 Non commettere adulterio.

19 Non rubare.

20 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

21 Non desiderare la moglie del tuo prossimo.

Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

I protestanti, seguendo il Decalogo di Esodo, non solo distinguono in due comandamenti la proibizione di adorare altri dèi e quella di adorare le immagini, ma sostengono pure che la proibizione della concupiscenza della donna altrui e quella della concupiscenza dei beni altrui siano un solo comandamento.

La Chiesa cattolica fin da principio riconosce che la dignità umana della donna è uguale a quella dell’uomo. Questa perciò non può essere elencata tra le proprietà del marito al pari della casa o del bestiame.

La Chiesa cattolica, seguendo il Decalogo deuteronomico (che è una versione più recente rispetto a quella di Esodo), distingue in due comandamenti la proibizione della concupiscenza della donna altrui e quella della concupiscenza dei beni altrui.

Ora, se le due proibizioni riguardanti la concupiscenza sono da distinguersi in due comandamenti, le due proibizioni riguardanti l’idolatria vanno accolte come un solo comandamento. Infatti i comandamenti sono dieci.

La Chiesa cattolica ha redatto il Decalogo in maniera più schematica e sintetica, senza comprometterne la sostanza:

1. Non avrai altro Dio all’infuori di me.

2. Non nominare il nome di Dio invano.

3. Ricordati di santificare le feste.

4. Onora il padre e la madre.

5. Non uccidere.

6. Non commettere atti impuri.

7. Non rubare.

8. Non dire falsa testimonianza.

9. Non desiderare la donna d’altri.

10. Non desiderare la roba d’altri.

Tuttavia, nelle traduzioni della Bibbia e nei Catechismi, la Chiesa cattolica ha mantenuto il Decalogo così come si trova nella Bibbia. Perciò le accuse mosse contro la Chiesa cattolica da parte dei protestanti riguardo l’omissione della proibizione dell’idolatria delle immagini non sono altro che diffamazioni.

Ecco quanto riporta il Catechismo della Chiesa Cattolica:

“Non avere altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.” (CCC, 2083-2084)

Quanto alle traduzioni cattoliche della Bibbia, basta leggerne qualcuna per verificare che la proibizione dell’idolatria delle immagini non è omessa.

I protestanti inoltre accusano la Chiesa cattolica di aver modificato “osserva il giorno di sabato per santificarlo” in “ricordati di santificare le feste”. Ma si deve fare osservare loro che già il popolo ebraico, oltre lo shabbat, osservava altre festività: sukkot, pesach, shavuoth, yom kippur, khanukah.

Anche la Chiesa cattolica ha stabilito altre festività per alimentare la fede del popolo.
Inoltre ha sostituito il riposo del sabato con quello della domenica, poiché questo è il giorno del Signore e del suo trionfo sulla morte (Marco 16,9). Già i primi cristiani si riunivano in questo giorno per celebrare l’Eucaristia (Atti 20,7).

I protestanti, infine, accusano la Chiesa cattolica di aver modificato “non commettere adulterio” in “non commettere atti impuri”. Ciò si deve al fatto che nella Bibbia sono elencate molte altre proibizioni riguardanti i peccati della carne, e che giustamente la Chiesa cattolica ha voluto includere in quel comandamento (Levitico 20,12-22; Deuteronomio 5,18; Marco 7,20-23; 1Corinzi 6,9-10.18; Galati 5,19-21; Efesini 5,5; 1Tessalonicesi 4,3-8).

DOMANDE E RISPOSTE: L’USO DELLE SACRE IMMAGINI NELLA BIBBIA, IL CULTO DEI SANTI E LA VENERAZIONE DELLE LORO RELIQUIE

A cura di Giuseppe Monno

Nella Bibbia Dio ha mai comandato l’uso di immagini sacre?

Si. Dio ha comandato di scolpire figure di cherubini sull’Arca dell’Alleanza (Esodo 25,18-22; 35,35; 36,35) e, per salvare dalla morte il popolo eletto durante il cammino nel deserto, ordinò di fare un serpente di rame, affinché chiunque lo guardava veniva guarito dal veleno inflittogli dal morso dei serpenti (Numeri 21,4-9).

Che significato hanno queste raffigurazioni?

I cherubini rappresentano la divina presenza (Esodo 25,10-22; Salmi 99,1), mentre il serpente di rame è prefigurazione simbolica del Cristo crocifisso (Giovanni 3,14-15).

Nel Tempio di Gerusalemme vi furono mai delle raffigurazioni?

Si. Nel primo Tempio vi furono raffigurazioni di cherubini, di buoi e di leoni (1Re 6,23-35; 7,27-37; 2Cronache 3,7-14; 4,3-4).

Dio condannò quelle cose?

No. Dio non le condannò, ma le santificò assieme al Tempio (1Re 9,1-3).

Ma allora perché Dio col Decalogo condanna la raffigurazione di tutto ciò che si trova in cielo, in terra e nelle acque, se poi egli stesso ne comanda l’uso?

Dio col Decalogo condanna l’idolatria, cioè l’adorazione di falsi dèi, e il culto reso a loro mediante raffigurazioni che li rappresentano. Infatti il serpente di rame che Dio stesso ordinò di lavorare, venne poi distrutto da Ezechia, perché il popolo cominciò a idolatrarlo (2Re 18,4). Dio non condanna le raffigurazioni di per sé – soprattutto se utilizzate per il culto dell’unico vero Dio – ma condanna l’idolatria. Il Tempio di Gerusalemme con le immagini di angeli era figura del Tempio celeste. Ora con la nuova alleanza Cristo ha portato i suoi santi nel regno dei cieli, e giustamente la Chiesa terrena con le immagini dei santi, degli angeli e dei martiri, figura la Chiesa celeste con gli angeli, i santi e i martiri di Gesù Cristo.

Quindi i cattolici commettono peccato di idolatria quando onorano le loro sculture e icone sacre?

No. I cattolici non commettono peccato di idolatria perché non onorano quelle raffigurazioni di per sé, ma onorano ciò che vi è rappresentato con quella figura. A Dio e ai Santi del cielo viene dato onore, non alla raffigurazione che li rappresenta.

Onorare la creatura è un atto di idolatria?

No. Onorare la creatura non è un atto di idolatria. La parola di Dio insegna a onorare anche la creatura: genitori (Esodo 20,12), medici (Siracide 38,1-3), presbiteri (1Timoteo 5,17), e tutti i membri della Chiesa (1Corinzi 12,26). Ad esempio, nel vangelo Gesù afferma che se uno lo serve, costui verrà onorato dal Padre (Giovanni 12,26). I Santi che stanno nella gloria del cielo, hanno servito Dio nel suo Cristo e sono onorati dal Padre. Ora, se Dio onora i Santi che stanno nella gloria del cielo, giustamente possiamo e dobbiamo onorarli anche noi. Giustamente la Chiesa celebra la memoria dei Santi e ne proclama le lodi. Già il popolo ebraico onorava i propri eroi con canti, danze e grida di gioia (1Samuele 18,6-7; Giuditta 15,12).

I Santi separati dalla carne possono intercedere per noi ancora viatori sulla Terra?

Si, i Santi separati dalla carne intercedono per noi ancora viatori sulla Terra. Parlando delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, l’apostolo Paolo afferma che « maggiore di tutte è la carità » (1Corinzi 13,13). Infatti è soprattutto sulla carità che saremo giudicati (Matteo 25,31-46). Nel regno dei cieli i Santi esercitano la loro carità, regnando con Cristo (Apocalisse 22,5), continuando a servire Dio con gioia e intercedendo per gli uomini ancora viatori sulla Terra, offrendo i meriti acquistati in Terra mediante Gesù Cristo, l’unico mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2,5). La Bibbia non tace riguardo l’intercessione dei Santi separati dalla carne, per noi ancora viatori sulla terra. Nel Secondo libro dei Maccabei vediamo Geremia e Onia – separati dalla carne – intercedere per il popolo Ebraico (2Maccabei 15,6-16). Giacomo ha detto di pregare gli uni per gli altri per essere guariti (Giacomo 5,16). Paolo ha chiesto che la Chiesa preghi per lui (Romani 15,30; Efesini 16,18-19), e ha raccomandato il suo discepolo Timoteo che si facciano preghiere per tutti gli uomini, poiché è cosa bella e gradita a Dio, il quale desidera la salvezza di tutti gli uomini (1Timoteo 2,1-4). Ora, i Santi nel cielo – seppur separati dalla carne – sono vivi in Dio (Matteo 22,32; Marco 12,26-27), fanno parte della Chiesa, del corpo mistico di Gesù (1Corinzi 12,22-24), e perciò possono intercedere per noi ancora viatori sulla Terra, presso Dio con le loro preghiere. In cielo non si dorme (Matteo 17,3; Luca 11,19). Noi ancora viatori possiamo pregare i nostri fratelli del cielo affinché intercedano in nostro favore. Loro sono consapevoli dei nostri bisogni (Ebrei 12,1-2). E poiché in cielo i Santi sono più vicini a Dio, tanto più efficaci delle nostre sono le preghiere che questi nostri fratelli rivolgono al Padre celeste per noi.

I Santi separati dalla carne possono compiere miracoli? Cosa dice la Bibbia?

Si, i Santi del cielo possono intercedere per noi presso Dio, affinché Dio compia per noi ancora viatori sulla Terra un miracolo. Dio è l’autore di ogni grazia e di ogni miracolo. Il Santo è un intercessore. Nella Bibbia abbiamo degli esempi, e perciò voglio citare il Siracide 48,14: « Nella sua vita [Eliseo] compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere », confermato da 2Re 13,21: « Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi ». Siracide 48,14 è confermato da 2Re 13,21. Entrambe queste scritture sostengono la dottrina cattolica e ortodossa dell’interessione dei Santi del cielo, e dei miracoli che Dio compie per loro intercessione.

Cosa dice la Bibbia riguardo l’uso cattolico di conservare delle reliquie appartenute a un Santo?

La devozione per le reliquie è strettamente legata alla devozione per i Santi. Il Concilio Vaticano II afferma: « La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i Santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei Santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare » (Sacrosanctum Concilium, 111). La devozione per le reliquie non è contraria alla Sacra Scrittura, anzi, quest’ultima la favorisce. Nel Secondo libro dei Re vediamo Eliseo compiere un miracolo per mezzo del mantello appartenuto a Elia (2Re 2,14). Nel medesimo libro vediamo che un defunto venuto a contatto con le ossa di Eliseo risuscitò e si alzò in piedi (2Re 13,21). Marco racconta di una donna affetta da emoraggia che accorse da Gesù e toccò il suo mantello, dicendo: « Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita ». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male (Marco 5,25-34). Negli Atti degli apostoli leggiamo che i credenti di Efeso imponevano ai malati fazzoletti e grembiuli serviti a Paolo nel lavoro, e questi guarivano (Atti 19,12). Noi cattolici non veneriamo le reliquie per se stesse, ma per il Santo che queste rendono presente e attraverso il quale il Signore stesso agisce. Infatti, come si è già detto, il Signore è l’autore di ogni miracolo, mentre il Santo è un intercessore. Si deve anche spiegare che il venerare è qui sinonimo di onorare, mostrare gran rispetto, essere devoti, e non va assolutamente confusa con l’adorare. Si venerano, ossia si onorano, i Santi nel cielo. Ma solo Dio si deve adorare, e noi cattolici adoriamo solo Dio, mentre Maria e i Santi li onoriamo con rispetto grande.

Riguardo l’uso dell’incenso sulle immagini in uso nella Chiesa cattolica, ha il significato di adorarle?

Assolutamente no. Nella Chiesa cattolica incensare le immagini sacre non significa adorarle, ma significa l’unione delle preghiere di coloro che rappresentano (Maria, gli angeli, i beati) con le preghiere di Cristo. Anche i fedeli vengono incensati durante le celebrazioni solenni, e certamente non per essere adorati, ma come simbolo dell’unione delle loro preghiere con le preghiere di Cristo.

I cattolici commettono un atto di idolatria nel prostrarsi davanti al crocifisso e/o baciarlo?

Assolutamente no. I cattolici si prostano davanti al crocifisso non per questo stesso, ma in segno di rispetto verso ciò che rappresenta: Gesù Cristo e il suo sacrificio salvifico. Parimenti, il bacio lo diamo al crocifisso non per questo stesso, ma per l’affetto che proviamo verso Gesù Cristo, che il crocifisso vuole rappresentare. Nella Bibbia ci sono molti riferimenti di prostrazione e di bacio, e nei quali non vi era alcuna accusa di idolatria. Vediamo qualche esempio: « Giacobbe passò davanti a loro e si prostrò terra, mentre andava avvicinandosi al fratello » (Genesi 33,3). « Esaù corse incontro a Giacobbe, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero » (Genesi 33,4). « Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono, e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono » (Genesi 33,7). « Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò » (Esodo 18,7). « Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore”; Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò » (1Samuele 24,9). « Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall’asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra » (1Samuele 25,23). « Fu annunziato al re: “Ecco c’è il profeta Natan”. Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra » (1Re 1,23). « Giosuè si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra davanti all’arca del Signore fino alla sera e con lui gli anziani di Israele e sparsero polvere sul loro capo » (Giosuè 7,6). In queste scritture non compare mai alcun atto di idolatria, ma semplicemente affetto o alto rispetto verso qualcun’altro. Al contrario, in Rivelazione, Giovanni dopo essersi prostrato viene rimproverato dall’angelo, ma solo perché costui, credendo di vedere in quell’angelo la maestà del Signore, gli si prostrò dinanzi in atteggiamento di adorazione, come chiaramente specifica la Scrittura (Apocalisse 19,10; 22,8-9). Anche Cornelio si prostrò dinanzi a Pietro in atteggiamento di adorazione – la Scrittura lo dice chiaramente – e perciò fu rimproverato (Atti 10,25-26). Quindi prostrarsi in atto di adorazione verso la creatura, o verso una sua raffigurazione, è un grave peccato di idolatria, ma non così se ci si prostra in segno di affetto e di devozione. Talvolta baciamo in segno di affetto e di devozione le foto dei nostri cari, vivi o defunti: figli, genitori, fratelli, nonni, amici. Certamente non rechiamo offesa al Signore né rendiamo i nostri cari o quelle foto oggetto di idolatria. La stessa cosa va detta quando baciamo la croce o immagini che rappresentano Gesù, Maria, gli angeli e i Santi. Le baciamo per l’affetto e la devozione che nutriamo verso ciò che rappresentano.

Nella Bibbia Dio ha mai salvato qualcuno mediante una immagine?

Si, Dio ha salvato il suo popolo durante il cammino nel deserto, mediante un serpente di rame che egli stesso aveva comandato loro di fare, affinché guardandolo fossero guariti da un veleno mortale (Numeri 21,4-9). Quel serpente era prefigurazione simbolica del Cristo crocifisso (Giovanni 3,14-15).

LA CONOSCENZA DEL FIGLIO DI DIO

di Giuseppe Monno

Il Figlio di Dio prese progressivamente coscienza di se stesso e della sua missione?

Gesù Cristo in quanto vero uomo, ossia composto di un autentico corpo animato da un anima razionale (Giovanni 1,14; Filippesi 2,7; Ebrei 4,15; Gaudium et spes 22; 2Giovanni 7), possiede la scienza acquisita come ogni essere umano, per cui poteva crescere in sapienza mediante l’umana esperienza (Matteo 15,34; Marco 8,27; Luca 2,52; Giovanni 11,34). Tuttavia l’umanità di Gesù Cristo è unita ipostaticamente alla sua persona divina e onnipotente (Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1), perciò in lui la scienza umana è unita alla scienza divina della seconda persona della Trinità. In virtù di questa unione, Cristo fin dal primo istante della sua incarnazione possiede la perfetta conoscenza di tutte le cose, quindi di se stesso e della sua missione. Il Magistero della Chiesa Cattolica non tace su questo, e con la Misticy Corporis ci ricorda che “fin dal primo istante in cui fu accolto nel grembo di Maria, il Figlio di Dio ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo Mistico e le abbraccia col suo salvifico amore” (Misticy Corporis 76). Entrando nel mondo – ossia nel primo instante della sua incarnazione – il Figlio di Dio dice al Padre suo: “Non hai voluto sacrificio né offerta: invece un corpo mi hai preparato” (Ebrei 10,5), un corpo che fosse adatto all’immolazione, ma allo stesso tempo puro, per riscattarci dal peccato. Perciò il Figlio di Dio non prese progressivamente coscienza di se stesso e della sua missione, ma possedeva la perfetta conoscenza di tutte le cose fin dal primo istante della sua incarnazione.

LA DOTTRINA CATTOLICA RIGUARDO LE UNIONI CONTRO NATURA

di Giuseppe Monno

Genesi 1,27
Dio creò l’umano a sua immagine, a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.

Genesi 2,24
Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Levitico 18,22
Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna, è abominio.

Romani 1,26-27
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.

1Corinzi 6,9-10
Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.

Giuda 7
Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno.

Sant’Agostino
I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata.

San Gregorio I Papa
Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal. Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso.

San Giovanni Crisostomo
Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi […]. I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali; N.d.R.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche […]. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima dal corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità.

San Tommaso D’Aquino
Nei peccati contro natura viene violato l’ordine naturale, e perciò viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura.

Gesù Cristo a Santa Caterina da Siena
Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fà schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio divino giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato.

Cardinal Cafarra, 14 Febbraio 2010
È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Papa Francesco in Amoris Laetitia 251
Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

Dal testo della Congregazione per la Dottrina della Fede
La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

MADRE DI MISERICORDIA

di Giuseppe Monno

Maria è madre di misericordia perché suo Figlio è il misericordioso, come dice la Scrittura: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà” (Esodo 34,6). Ella stessa, Maria, è misericordiosa, pietosa, soccorritrice. Nella Bibbia abbiamo un esempio di questa sua misericordia, quando durante uno sposalizio, a Cana di Galilea, mancava il vino (immagine dell’amore sponsale tra Dio e il suo popolo), e subito Maria si adoperò presso suo Figlio affinché lo procurasse (Giovanni 2,1-11). Maria è madre di misericordia perché non smette di intercedere per noi presso Dio.

FACCIAMO L’UOMO A NOSTRA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

di Giuseppe Monno

Genesi 1
26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l’umano a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».

L’uomo è a immagine di Dio per queste due cose:

› Per quello che è.
› Per la sua dignità.

Per quello che è, l’uomo è a immagine di Dio per la sua anima spirituale dotata di intelligenza e di volontà, per cui l’uomo può somigliare a Dio per analogia con la sua natura trinitaria. Inoltre l’uomo è in grado di generare la vita, proprio come Dio.

Per la sua dignità, perché all’uomo è sottoposta la creazione terrestre, come a Dio è sottomesso tutto il creato.

IL CRISTIANESIMO È LA VERA RELIGIONE

A cura di Giuseppe Monno

Molti cristiani moderni affermano che “il cristianesimo non è una religione, ma una relazione con Gesù Cristo”. Questa formula nasce da un’intenzione positiva (privilegiare la fede viva e personale in Cristo rispetto al formalismo religioso), ma teologicamente è parziale e imprecisa.

In realtà il cristianesimo è una religione, anzi la vera religione voluta da Dio e compiuta in Cristo.

Che cos’è la religione

L’apologeta cristiano Lattanzio (IV secolo d.C.) e il poeta e filosofo Lucrezio (I secolo a.C.) associano il termine “religione” (dal latino “religio”) al verbo “religare” (“legare”), seppur con visioni opposte. Per Lattanzio significa il legame dell’uomo con Dio, espresso mediante la fede, il culto e la vita morale. In tutta la storia dell’umanità, gli uomini hanno cercato Dio attraverso varie forme religiose. Tuttavia, secondo la rivelazione biblica, solo in Cristo questo desiderio trova il suo pieno compimento: Dio stesso prende l’iniziativa, si rivela e stabilisce un’alleanza nuova ed eterna con l’uomo. Dunque, la religione cristiana non è un’invenzione umana, ma la risposta dell’uomo alla chiamata divina (cfr. CCC 27-28).

La Bibbia parla di religione

Nella Sacra Scrittura la religione non è negata, ma purificata e portata a perfezione. San Giacomo scrive chiaramente:

“Una religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni e conservarsi puri da questo mondo” (Giacomo 1,27).

Dunque la Scrittura non contrappone fede e religione, ma la vera religione alla religione ipocrita. Gesù non è venuto ad abolire il culto, ma a portarlo a compimento: Egli stesso partecipa alla liturgia del Tempio, prega nei Salmi, celebra la Pasqua, e infine istituisce la nuova liturgia dell’Alleanza, l’Eucaristia (Luca 22,19-20).

Cristo è il centro della religione, non la sua negazione

Dire che “Cristo non è una religione” è vero solo nel senso che Cristo è più grande di ogni religione umana. Ma proprio perché è il Dio incarnato, Egli fonda la vera religione: quella che unisce perfettamente l’uomo e Dio. Il cristianesimo, quindi, non è un insieme di riti vuoti, ma la partecipazione reale alla vita divina. È religione sacramentale, perché ciò che la religione umana cercava di esprimere con segni e sacrifici, ora si realizza realmente nei sacramenti istituiti da Cristo.

Come dice san Tommaso d’Aquino:

“La religione, come virtù, rende a Dio il culto dovuto” (Summa Theologiae, II-II, q.81). E in Cristo si trova il culto perfetto, poiché Egli offre Sé stesso al Padre per noi.

La Chiesa è comunità religiosa e sacramentale

Il cristianesimo ha un Credo (la fede professata), un culto (la liturgia e i sacramenti) e una legge morale (i comandamenti evangelici). Questi tre elementi — fede, culto, vita — costituiscono da sempre la definizione di religione. Negare che il cristianesimo sia una religione significa negare che abbia un culto, un sacerdozio e un sacrificio, cioè proprio ciò che Cristo ha istituito:

“Fate questo in memoria di me” (Luca 22,19).

Ogni Messa è quindi il sacrificio religioso per eccellenza: non sangue di animali, ma il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio. In questo senso, il cristianesimo non è la negazione della religione, ma la sua pienezza e il suo compimento.

I Padri della Chiesa confermano

Sant’Agostino (V secolo) scrive:

“Questo è il culto di Dio, questa è la vera religione, questa è la retta pietà, questo è il servizio dovuto soltanto a Dio.” (De Civitate Dei, X, 3).

ed anche:

“Questa è la vera religione, con la quale si venera l’unico e vero Dio, affinché l’anima razionale sia liberata da ciò a cui è soggetta; e questa religione è stata manifestata e perfezionata nella religione cristiana” (De vera religione, 6, 11).

San Giustino martire (II secolo) parla del cristianesimo come della “vera filosofia e vera religione” (Apologia, I, 46).

Conclusione

Dunque, dire che “il cristianesimo non è una religione” è una semplificazione che rischia di negare l’incarnazione e la dimensione visibile della fede. Cristo non è venuto a distruggere la religione, ma a redimerla: ha preso il culto imperfetto dell’Antico Testamento e lo ha trasformato nel culto perfetto della Nuova Alleanza, celebrato nella Chiesa, suo Corpo.

Cristo è il Signore.

Il cristianesimo è la religione del Signore incarnato.

È la religione vera, perfetta e definitiva, perché è Dio stesso che si offre a Dio per la salvezza dell’uomo.

CHIESA CATTOLICA ROMANA

di Giuseppe Monno

L’apostolo Paolo scrive una lettera per la Chiesa di Roma, portandogli i saluti di tutte le Chiese di Gesù Cristo (Romani 1,7; 16,16), esaltando la fede e l’obbedienza di questa comunità ecclesiale, giunta in tutto il mondo (Romani 1,8; 16,19), e profetizzando che Satana verrà stritolato da Dio sotto i piedi della Chiesa di Roma (Romani 16,20), cioè sotto i piedi dei suoi Santi che hanno conservato integra e viva la fede Cattolica e hanno testimoniato Cristo con la vita e col martiro.

PERCHÉ DIO HA CREATO L’UOMO?

di Giuseppe Monno

Perché Dio ci ha creati?

L’apostolo Giovanni scrive nella sua lettera che “Dio è amore” (1Giovanni 4,8). In Dio infatti la volontà è l’essere stesso. Ora, l’atto della creazione non può che avere come origine l’amore di Dio. Prendiamo come esempio i genitori umani che hanno scelto di avere dei figli e gli hanno dato la vita: i loro figli prima di nascere erano già pensati e amanti dai genitori. Ecco, Dio dall’eternità ci ha pensati e amati, e perciò venne il giorno in cui ha voluto donarci la vita. Dio, quindi, ci ha creati perché ci ha pensati e amati da sempre. L’uomo inoltre è stato creato anche per amare Dio e servirlo.

TRANSUSTANZIAZIONE, TRASMUTAZIONE E CONSUSTANZIAZIONE

#Transustanziazione, #Trasmutazione e #Consustanziazione

di Giuseppe Monno

Secondo la dottrina cattolica della transustanziazione, quando durante la celebrazione eucaristica un sacerdote recita sul pane e sul vino le parole di consacrazione dette da Gesù Cristo durante l’ultima cena: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, tutta la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo. Del pane e del vino rimangono solo gli accidenti o apparenze, ma non la sostanza. Con la transustanziazione non si ripete il sacrificio di Cristo come se fosse una copia dell’unico e perfetto sacrificio avvenuto duemila anni fa sul Golgota, ma quell’unico sacrificio si realizza sull’altare, in modo non cruento, ogni volta che un sacerdote celebra l’eucaristia, e tutta la Chiesa partecipa non ha un altro sacrificio, ma al medesimo avvenuto sul Golgota. Il sacrificio viene offerto da tutta la Chiesa: gli angeli, i beati, noi ancora viatori sulla terra, ma soprattutto dai sacerdoti che agiscono come “Alter Christus” (un altro Cristo), in “Persona Christi Capitis” (nella persona di Cristo capo), e come strumento di Cristo.

Secondo la dottrina ortodossa della trasmutazione, quando durante la celebrazione eucaristica un sacerdote recita l’epiclesi, l’invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino, tutta la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo. Del pane e del vino rimangono solo le apparenze, ma non la sostanza. Avviene esattamente ciò che avviene per la dottrina della transustanziazione, eccetto per il fatto che quest’ultima afferma che Cristo si fa presente con la sostanza del suo corpo e sangue mediante la ripetizione delle parole dette da Gesù Cristo durante l’ultima cena: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, mentre la dottrina della trasmutazione afferma che Cristo si fa presente con la sostanza del suo corpo e sangue mediante l’epiclesi, la preghiera di invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino.

Secondo la dottrina luterana della consustanziazione, al momento dell’ingestione sacramentale la sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo coesiste con la sostanza del pane e del vino consacrati dal pastore, essendo una cosa sola, come il ferro e il fuoco nel metallo arroventato, secondo un esempio di Lutero. Secondo l’ex monaco agostiniano il corpo di Gesù Cristo si trova col pane, nel pane e sotto il pane. Il termine consustanziazione fu introdotto in seguito da Melantone. Cristo, tuttavia, spezzando il pane durante l’ultima cena e distribuendo il calice, mentre istituiva questo grandioso sacramento: “Fate questo in memoria di me”, non disse: “Insieme a questo pane e questo calice ci sono il mio corpo e il mio sangue”, ma disse: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, intendendo così che ciò che nell’apparenza è pane e vino, nella sostanza è il suo corpo e sangue.

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