GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: IL SALUTO NEGATO AI FUORIUSCITI DALLA CONGREGAZIONE

2Giovanni 1,10-11
Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie.

Rifacendosi alla scrittura sopracitata, i testimoni di Geova affermano che ai fuoriusciti dalla congregazione, gli apostati, si deve negare la parola, persino il saluto, come un semplice buongiorno o ciao.

Nella Bibbia vediamo Eliseo inviare il suo servo Ghecazi da un ragazzo che era morto, e gli proibisce di salutare alcuno lungo la strada o di rispondere al saluto di alcuno (2Re 4,29). Anche Cristo, mandando i suoi discepoli a predicare il Vangelo, proibì loro di salutare alcuno lungo la strada (Luca 10,4). Ciò si deve al fatto che presso gli ebrei il saluto non si limitava a un semplice buongiorno o ciao, ma consisteva nello scambio di molte interrogazioni e risposte, complimenti, e dimostrazioni d’affetto. Ma i discepoli di Cristo dovevano predicare il regno dei cieli (Matteo 10,7) e perciò non potevano perdersi in quelle cerimonie. Allo stesso modo Ghecazi, che fu mandato da Eliseo a quel ragazzo, non aveva tempo per quelle cerimonie. L’apostolo nella sua lettera (2Giovanni 1,10-11) proibisce ai credenti di perdersi in tali cerimonie con questi individui perché parteciparvi sarebbe come favorire le loro opere malvagie contro l’insegnamento di Cristo. Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando applicano alla lettera le parole di Giovanni e affermano che ai fuoriusciti dalla congregazione non si deve rivolgere la parola né un saluto come un semplice ciao. Va ricordato che Dio non ignorava satana, ma gli parlava (Giobbe 1,6-12), come pure Cristo parlava col diavolo (Matteo 4,1-11) e con il traditore (Matteo 26,49-50). Ricordiamo infine queste parole di Cristo: “E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo 5,47-48) Nelle pubblicazioni della congregazione si legge: “Dovremmo salutare tutti, indipendentemente da aspetto, cultura o provenienza. In questo modo possiamo dare loro onore e dimostrare che li amiamo.” (Il potere di un saluto, JW.ORG) Questo purtroppo non vale per i fuoriusciti. A loro non si deve dimostrare che sono amati, anzi, devono essere ignorati, emarginati, ostracizzati.

BERESHIT BARÀ ʼELOHIM

A cura di Giuseppe Monno

L’ebraico ’elohim è un termine affascinante e teologicamente denso. Esso è formalmente un plurale morfologico di ’eloah («dio»), e in effetti può significare «dèi» in contesti politeistici. Tuttavia, quando usato in riferimento all’Essere assoluto, il Signore Dio, ’elohim è accompagnato da verbi e aggettivi al singolare, segnalando chiaramente un uso grammaticale ma non semantico del plurale, noto come «pluralis maiestatis» (plurale di maestà) o «pluralis abstractionis» (plurale di eccellenza).

Un esempio emblematico è il versetto di apertura della Torah:

Bereshit barà ’elohim ’et hashshamayim we’et ha’ares
«In principio Dio creò il cielo e la terra.» (Genesi 1,1)

Qui il soggetto è ’elohim, morfologicamente plurale, ma il verbo barà è al maschile singolare, indicando che il soggetto è concepito come uno solo. Questo costrutto ricorre costantemente nella Tanakh ebraica ogni qualvolta ’elohim si riferisca al Dio d’Israele.

Il messaggio centrale della Bibbia ebraica è radicalmente monoteistico. Mosè, nel libro del Devarim (Deuteronomio), afferma:

Shema’ Yisra’el: Adonai ’elohenu, Adonai ’ecḥad
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.» (Deuteronomio 6,4)

Questo versetto, noto come Shema’, è il cuore della confessione di fede ebraica e riafferma l’unità assoluta di Dio. L’uso di ’elohenu (nostro Dio) è coerente con la teologia del Dio unico, personale e sovrano.

Anche nel libro di Isaia, Dio stesso proclama:

’Anī ’Adonai we’eyn ‘ôd, zûlātī ēyn ’elohim
«Io sono il Signore e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è altro Dio.» (Isaia 45,5)

Qui, ’elohim è usato per designare Dio stesso, ed è inequivocabilmente singolare nella funzione e nel significato.

È tuttavia vero che ’elohim può anche indicare:

Gli dèi del paganesimo:

«Se si alza in mezzo a te un profeta… dicendo: Seguiamo altri dèi (’elohim ’aḥērîm)…» (Deuteronomio 13,2)

Giudici o autorità umane:

«Allora il padrone lo condurrà davanti a ’elohim…» (Esodo 21,6)
In questo contesto, ’elohim è generalmente inteso come «giudici», perché investiti dell’autorità divina di giudicare secondo la Torah.

Questo uso si spiega con l’idea, presente nella Bibbia ebraica, che l’autorità legittima ha origine da Dio, e quindi chi la esercita può essere chiamato in modo derivativo ’elohim, senza implicazioni di divinità ontologica.

La Settanta (LXX), traduzione greca della Bibbia ebraica redatta nel III-II secolo a.C. ad Alessandria d’Egitto per la comunità ebraica della diaspora, rende ’elohim con theós quando riferito al Dio d’Israele, e con theoí quando il contesto è politeistico o pagano.

Questo dimostra che già nell’ebraismo ellenistico era ben chiara la distinzione tra l’uso singolare e quello plurale di ’elohim. Nonostante la polisemia, il significato nel contesto monoteista era ben delimitato e riconosciuto anche fuori dalla Palestina.

Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso conferma la concezione di un unico Dio:

«Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio (ton mónon alēthinòn theón) e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.» (Giovanni 17,3)

Il cristianesimo, pur sviluppando una teologia trinitaria, nasce da una matrice profondamente monoteista.

Pertanto, affermare che l’uso di ’elohim nei testi sacri ebraici alluda a una pluralità di divinità, è errato sia dal punto di vista grammaticale che teologico. L’ebraismo biblico, nelle sue espressioni linguistiche, liturgiche e dottrinali, proclama l’unità assoluta di Dio. Il plurale ’elohim va compreso nel suo contesto culturale e linguistico semitico, dove può esprimere maestà, intensità o eccellenza, non necessariamente pluralità numerica.

CRISTO PRIMOGENITO DI OGNI CREATURA

di Giuseppe Monno

Colossesi 1,15
Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura.

Rifacendosi alla scrittura sopracitata, i testimoni di Geova affermano che Cristo, nella sua esistenza preumana, è il primogenito di ogni creatura nel senso che è il primo essere creato da Dio Padre.

Quello dei testimoni di Geova è un grave errore. Infatti per primogenito il greco ha prototòkos, mentre per primo creato ha protoktistos. I due termini hanno un diverso significato. Il primogenito era privilegiato rispetto ai suoi fratelli (Deuteronomio 21,17), e perciò nella Bibbia ha pure il senso di preminente, cioè colui che viene elevato al di sopra degli altri: “Io inoltre lo costituirò mio primogenito, il più eccelso dei re della terra” (Salmi 89,27). Efraim, ad esempio, era il fratello minore di Manasse (Genesi 41,51; 48,14), e tuttavia il loro padre Giacobbe diede la primogenitura a Efraim (Genesi 48,17-20). Anche il popolo eletto è detto primogenito (Esodo 4,22) in riferimento al suo essere preminente rispetto agli altri popoli (Deuteronomio 14,2). Così Cristo, il Figlio unigenito di Dio Padre (Giovanni 1,14.18; 3,16.18), è detto “il primogenito di ogni creatura” (Colossesi 1,15) in riferimento alla sua preminenza sulla creazione, e non come se fosse il primo essere creato, egli che è la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6).

I SETTE SACRAMENTI NELLA BIBBIA

di Giuseppe Monno

Riferimenti biblici riguardanti i sette sacramenti nella Chiesa

BATTESIMO

Matteo 28,19
Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Marco 16,15-16
Gesù disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

Giovanni 3,5
Gli rispose Gesù: In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

Atti 2,38
E Pietro disse: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.

Atti 22,16
E ora perché aspetti? Alzati, ricevi il battesimo e lavati dai tuoi peccati, invocando il suo nome.

Tito 3,5
Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo.

EUCARISTIA (COMUNIONE)

Giovanni 6,48-58
“Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.”

Luca 22,19-20
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi.

1Corinzi 10,16-17
Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.

1Corinzi 11,26-30
Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti.

RICONCILIAZIONE (CONFESSIONE)

Matteo 18,18
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.

Giovanni 20,21-23
Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.”

Atti 19,18
Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche.

1Giovanni 1,8
Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

CONFERMAZIONE O CRESIMA (UNZIONE CON LO SPIRITO SANTO)

Atti 8,15-17
Essi discesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora sceso sopra nessuno di loro, ma erano soltanto stati battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

MATRIMONIO

Matteo 19,5-6
Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due saranno una cosa sola. Così essi non sono più due ma un unico essere. Perciò l’uomo non separi ciò che Dio ha unito.

ORDINE SACRO (ORDINAZIONE SACERDOTALE)

Luca 6,13-16
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

Atti 13,2-3
Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.

Atti 14,23
Costituirono quindi per loro in ogni comunità alcuni presbiteri e dopo avere pregato e digiunato li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.

Tito 1,5
Per questo ti ho lasciato a Creta perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

1Timoteo 4,14
Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l’imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri.

1Timoteo 5,22
Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!

2Timoteo 1,6
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani.

UNZIONE DEGLI INFERMI

Marco 6,13
I discepoli ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Giacomo 5,15-15
Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.

THE ERRORS OF THE DOCTRINE OF JEHOVAH’S WITNESSES: THE RESURRECTION OF JESUS CHRIST

According to the doctrine of Jehovah’s Witnesses, after the body of Jesus Christ was placed in the tomb, it was destroyed by God, made to disappear into thin air, and another was created in its place, a spiritual body.

However, this has no confirmation with the word of God. First of all, it is this same corruptible body that rises again in order to become incorruptible, according to the words of the apostle: “For this corruptible must put on incorruption, and this mortal must put on immortality. So when this corruptible shall have put on incorruption, and this mortal shall have put on immortality, then shall be brought to pass the saying that is written, Death is swallowed up in victory.” (1 Corinthians 15:53-54) Referring to the death and resurrection of his body, Christ said to the Jews: “Destroy this temple, and in three days I will raise it up.” (John 2:19-22) He did not say “I will raise up another temple”, but “I will raise up this temple”, that is, this same body that you will put to death. The Damascene, quoted by Saint Thomas, affirms that “rising again belongs only to those who have fallen” (Summa Theologica III, q 54, a 1 co). Now, it was that body hanging on the cross that fell. Therefore, in order for Christ’s resurrection to be real, it was essential that the same body that fell on the cross should be resurrected, otherwise the resurrection would not have been real, but apparent. When Christ appeared among his disciples while they were indoors behind closed doors, they believed they had seen a ghost. But Christ told them to look at him and touch him (because a ghost does not have flesh and bones as the disciples saw of him), and he showed them the wounds in the hands, feet and side, and then the disciples rejoiced in seeing the Risen One (Luke 24:36-46; John 20:26,27). He also took food and ate it with his disciples (Luke 24:42-43), not out of need for food, but because he had the power to do so and to show them the nature of his body. Christ showed his disciples the reality of his resurrected body, equal in nature but different in glory. And as St. Thomas affirms quoting St. Bede: “Christ kept the wounds of passion not because he was unable to heal them, but to perpetually bear the triumph of his victory.” And he adds: “With those wounds he was able to confirm the hearts of his disciples in the faith of the resurrection.” (Summa Theologica III, q 54, a 4 co) Therefore Jesus Christ has risen with his own body, not another. The same, but with the resurrection he was glorified, transformed into a spiritual body, according to what the apostle says: “So also is the resurrection of the dead. It is sown in corruption; it is raised in incorruption: It is sown in dishonour; it is raised in glory: it is sown in weakness; it is raised in power: It is sown a natural body; it is raised a spiritual body. There is a natural body, and there is a spiritual body.” (1 Corinthians 15:42-44) Spiritual body does not mean spirit, as does an angel or God himself. Spiritual body means that every act of the body is subjected to the will of the spirit, as St. Thomas Aquinas affirms (Summa Theologica III, q 54, a 1 ad 2). Still St. Thomas, quoting Severian, says: “The appearance of Christ has changed from becoming immortal to mortal, that is, acquiring the appearance of glory, not already losing the substance of one’s features.” And he adds, with reference to those disciples who did not immediately recognize the Risen One: “Nevertheless to those disciples of whom we speak he did not appear in his glorious aspect; but as it was in his power to make his own body visible or invisible, so it was in his being able to make one’s figure appear in a glorious or inglorious form, or in a semi-glorious form, or in any other way. And a small difference is enough for one to appear under a different figure.” (Summa Theologica III, q 54, a 1 ad 3) Therefore Jehovah’s witnesses are seriously mistaken when they affirm that Christ did not rise again with the same body that was put to death on the cross. The resurrection of Christ is a model of the resurrection of the just. But the apostle says that it will be this corruptible body that will be transformed (1Corinthians 15:51-54), not another. And so it was with the resurrection of Christ.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: L’EMOTRASFUSIONE

di Giuseppe Monno

Rifacendosi a Genesi 9,4 e Levitico 17,10-14 e Atti 15,29, i testimoni di Geova insegnano che l’emotrasfusione non è lecita. Ma è proprio così che stanno le cose? Ecco cosa ci dicono queste scritture:

Genesi 9,4
Non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

Levitico 17,10-14
Ogni uomo, Israelita o straniero dimorante in mezzo a loro, che mangi di qualsiasi specie di sangue, contro di lui, che ha mangiato il sangue, io volgerò la faccia e lo eliminerò dal suo popolo (…) Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà il sangue, neppure lo straniero che soggiorna fra voi mangerà sangue (…) Non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita d’ogni carne; chiunque ne mangerà sarà eliminato.

Atti 15,29
Astenetevi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona a guardarvi da queste cose.

Il significato teologico del divieto di ingerire sangue è il rispetto e la tutela della vita ovunque si presenti. Infatti per il popolo eletto era il sangue la sede della vita. Ma con l’emotrasfusione il rispetto e la tutela della vita vengono tutt’altro che trasgredite. L’emotrasfusione ha salvato milioni di vite, e non è affatto proibita da Dio, contrariamente a quanto i testimoni di Geova vorrebbero far credere. Cristo stesso ci dona come bevanda il suo sangue, e con questo la sua stessa vita divina (Matteo 26,27-28; Marco 14,23-24; Luca 22,20; Giovanni 6,48-58; 1Corinzi 11,25). Inoltre c’insegna che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna (Marco 7,18-19). Cristo ha così dichiarato mondi tutti gli alimenti, tra cui il sangue. Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando affermano che l’emotrasfusione non è lecita, ma condannata da Dio.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA DEI TESTIMONI DI GEOVA: LA RESURREZIONE DI GESÙ CRISTO

di Giuseppe Monno

Secondo la dottrina dei testimoni di Geova, dopo che il corpo di Gesù Cristo fu deposto nel sepolcro, venne distrutto da Dio, fatto scomparire nel nulla, e ne fu creato un altro al suo posto, un corpo spirituale.

Ciò però non trova alcun riscontro con la parola di Dio. Innanzitutto a risorgere è questo stesso corpo corruttibile per divenire incorruttibile, secondo le parole dell’apostolo: “È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria.” (1Corinzi 15,53-54) Riferendosi alla morte e risurrezione del suo corpo, Cristo disse ai giudei: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.” (Giovanni 2,19-22) Non disse “farò sorgere un altro tempio”, ma “farò risorgere questo tempio”, cioè questo stesso corpo che voi metterete a morte. Il Damasceno, citato da san Tommaso, afferma che “risorgere è solo di chi è caduto” (Somma Teologica III, q 54, a 1 co). Ora, a cadere fu quel corpo appeso alla croce. Perciò, affinché la resurrezione di Cristo fosse reale, era indispensabile che a risorgere fosse il medesimo corpo caduto sulla croce, non un altro, altrimenti la resurrezione non sarebbe stata reale, ma apparente. Quando Cristo apparve in mezzo ai suoi discepoli mentre si trovavano in casa a porte chiuse, questi credevano di aver visto un fantasma. Ma Cristo disse loro di guardarlo e toccarlo (perché un fantasma non ha carne e ossa come invece i discepoli vedevano di lui), e mostrò loro le ferite nelle mani, nei piedi e nel costato, e allora i discepoli gioirono nel vedere il Risorto (Luca 24,36-46; Giovanni 20,26,27). Egli prese anche del cibo e ne mangiò coi suoi discepoli (Luca 24,42-43), non per il bisogno di un alimento, ma perché aveva la facoltà di farlo e per mostrare loro la natura del suo corpo. Cristo mostrò ai suoi discepoli la realtà del suo corpo risorto, uguale nella natura ma diverso nella gloria. E come afferma san Tommaso citando san Beda: “Cristo conservò le ferite della passione non per l’incapacità di sanarle, ma per portare in perpetuo il trionfo della sua vittoria.” E aggiunge: “Con quelle ferite poté confermare nella fede della risurrezione i cuori dei suoi discepoli.” (Somma Teologica III, q 54, a 4 co) Perciò Gesù Cristo è risorto col suo stesso corpo, non un altro. Il medesimo, ma con la risurrezione è stato glorificato, trasformato in un corpo spirituale, secondo quanto dice l’apostolo: “Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.” (1Corinzi 15,42-44) Corpo spirituale non significa spirito, come lo è un angelo o Dio stesso. Corpo spirituale significa che ogni atto del corpo è sottoposto alla volontà dello spirito, come afferma san Tommaso D’Aquino (Somma Teologica III, q 54, a 1 ad 2). Sempre san Tommaso, citando Severiano, dice: “L’aspetto di Cristo è mutato diventando da mortale immortale, acquistando cioè l’aspetto della gloria, non già perdendo la sostanza delle proprie fattezze.” E aggiunge, in riferimento a quei discepoli che non riconobbero subito il Risorto: “Tuttavia a quei discepoli di cui si parla egli non apparve nel suo aspetto glorioso; ma come era in suo potere rendere il proprio corpo visibile o invisibile, così era in suo potere far sì che la propria figura apparisse in forma gloriosa, o non gloriosa, oppure in forma semigloriosa, o in qualsiasi altra maniera. E basta una piccola differenza, perché uno possa apparire sotto una figura diversa.” (Somma Teologica III, q 54, a 1 ad 3) Perciò errano gravemente i testimoni di Geova quando affermano che Cristo non è risorto col medesimo corpo che fu messo a morte sulla croce. La risurrezione di Cristo è modello della risurrezione dei giusti (1Corinzi 15,20-23). Ma l’apostolo dice che sarà questo corpo corruttibile a essere trasformato (1Corinzi 15,51-54), non un altro. E così fu per la resurrezione di Cristo. Il sacrificio di Cristo è ordinato all’espiazione dei peccati e a trionfare sulla morte. Ma se non fosse risorto a una vita immortale il medesimo corpo caduto sulla croce, Cristo non avrebbe trionfato sulla morte.

MANIPOLAZIONI BIBLICHE DEGLI ANONIMI AUTORI DELLA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO UTILIZZATA DAI TESTIMONI DI GEOVA

Propongo la lettura di questa mia raccolta di passi biblici alterati dagli anonimi autori della Traduzione del Nuovo Mondo utilizzata dai testimoni di Geova, confrontati con i passi biblici non alterati della Sacra Bibbia utilizzata dai cristiani.

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/11/01/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-genesi-12-lo-spirito-santo/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/10/22/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-nei-versetti-10-e-13-di-esodo-4-adonay-mio-signore-sostituito-da-geova/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/11/01/le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-giovanni-11-e-il-logos-era-dio/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/22/ego-eimi-io-sono-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-giovanni-858/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/19/gesu-o-geova-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-romani-1013/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/19/gesu-cristo-e-il-signore-di-tutti-2/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/05/colossesi-116-17-2/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/23/la-divinita-di-gesu-cristo-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-tito-213/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/21/lo-spirito-del-cristo-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/09/12/la-natura-divina-di-gesu-e-le-manipolazioni-bibliche-della-traduzione-del-nuovo-mondo-in-2pietro-11/

https://cristianicattoliciromani.art.blog/2022/08/08/geova-non-e-il-nome-di-dio-2/

LE MANIPOLAZIONI BIBLICHE DELLA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO IN GIOVANNI 1,1: E IL LOGOS ERA DIO

di Giuseppe Monno

En archê ên ho Logos, kai ho Logos ên pros ton Theon, kai Theos ên ho Logos.

Traduzione del Nuovo Mondo
In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio.

Gli anonimi autori della Traduzione del Nuovo Mondo traducono il secondo Theos del versetto con “un dio”, e questo perché, a differenza del primo ton Theon, davanti al secondo Theos manca l’articolo. Ma ciò non basta a sostenere la loro traduzione, poiché Theos non ha sempre l’articolo ogni volta che è riferito a Dio. Ci basta leggere il testo greco del prologo di Giovanni per vedere i versetti che fanno riferimento a Dio e nei quali Theos non ha l’articolo:

Giovanni 1,6
Egeneto anthrōpos apestalmenos para Theou, onoma autō Ioannes.

Giovanni 1,12
Hosoi de elabon auton, edōken autois exousian tekna Theou genesthai, tois pisteuousin eis to onoma autou.

Giovanni 1,13
Hoi ouk ex haimatōn oude ek thelēmatos sarkon oude ek thelēmatos andros allʼ ek Theou egennēthēsan.

Giovanni 1,18
Theou oudeis heōraken pōpote ⸂monogenes Theos⸃ ho on eis ton kolpon tou Patros ekeinos exēgēsato.

Come vediamo in questi riferimenti a Dio, manca l’articolo davanti a Theos. Nel testo greco non c’è una regola che impone la presenza dell’articolo davanti a Theos se riferito a Dio. Perciò la mancanza dell’articolo davanti a Theos non implica che l’evangelista non si stia riferendo a Dio. Parimenti Theos può avere l’articolo anche quando è riferito a qualcuno che non è Dio. Ad esempio in 2Corinzi 4,4 Satana viene detto “ho theos tou aiōnos toutou” che significa “il dio di questo mondo”. In Giovanni 1,1 il secondo Theos è un predicato nominale che esprime la natura divina del Logos. L’evangelista ha voluto sottolineare la natura divina del Logos piuttosto che la sua identità con Dio Padre. Il Logos è distinto da Dio Padre, ma tuttavia partecipa indivisibilmente dell’essere stesso di Dio Padre. Per cui Gesù, il Logos incarnato, può dire: “Tutto ciò che il Padre possiede è mio” (Giovanni 16,15), intendendo con ciò la natura stessa del Padre con tutte le sue qualità e i suoi attributi, ad eccezione della paternità che nella Trinità è esclusiva del Padre. Gesù non è un secondo Dio, ma è uno solo col Padre (Giovanni 10,30), e lo Spirito di Dio è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito di Gesù (Atti 16,6-7; Romani 8,9; Galati 4,6; Filippesi 1,19; 1Pietro 1,10-11). Quando l’evangelista dice che “il Logos era presso Dio”, sta distinguendo il Figlio dal Padre. Sono due persone distinte esclusivamente per le loro relazioni d’origine: uno è il Padre che genera, l’altro è il Figlio che è generato. Dio è quasi sempre attribuito al Padre poiché è l’origine di tutta la Trinità. Come Logos divino Gesù non ha un inizio nel tempo, non passa dal non essere all’essere, ma è generato dall’eternità. Egli è prima di tutte le cose (Colossesi 1,17) poiché tutte sono state create per mezzo di lui (Giovanni 1,3). Perciò il tempo stesso è una creazione del Logos divino. All’inizio del suo prologo Giovanni fa uso dell’imperfetto del verbo eimì (essere), cioè ên (era), per dire che prima che vi fosse un inizio (il greco ha archê, equivalente dell’ebraico berē’sît che significa principio) il Logos c’era già, poiché anteriore a qualsiasi inizio, essendo egli stesso la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6). L’unigenito Figlio di Dio, il Logos, è consustanziale e coeterno al Padre. Non è un dio minore, ma è il vero Dio e la vita eterna (1Giovanni 5,20).

Cito alcune traduzioni internazionali che hanno correttamente tradotto Theos con “Dio” in Giovanni 1,1

Vulgata, Martini, Interconfessionale, CEI, Riveduta, Nuova Riveduta, Riveduta 2020, Diodati, Nuova Diodati, Bibbia della Gioia, English Standard Version, Berean Study Bible, Berean Literal Bible, King James Bible, New King James Version, New American Standard Bible, NASB 1995, NASB 1977, Amplified Bible, Christian Standard Bible, Holman Christian Standard Bible, American Standard Version, Douay-Rheims Bible, International Standard Version, Literal Standard Version, New American Bible, NET Bible, New Revised Standard Version, New Heart English Bible, World English Bible, Young’s Literal Translation, Louis Segond Bible, Martin Bible, Darby Bible, LBLA, JBS, NBLA, Lutherbibel 1912, Lutherbibel 1984, Textbibel 1899, Modernisiert Text, La Biblia de las Américas, Nueva Biblia Latinoamericana, Reina Valera Gómez, Reina Valera 1909, Biblia Jubileo 2000, Sagradas Escrituras 1569

THE BIBLICAL MANIPULATIONS OF THE NEW WORLD TRANSLATION IN GENESIS 1:2: THE HOLY SPIRIT

בְּרֵאשִׁ֖ית א ב
וְהָאָ֗רֶץ הָיְתָ֥ה תֹ֙הוּ֙ וָבֹ֔הוּ וְחֹ֖שֶׁךְ עַל־ פְּנֵ֣י תְה֑וֹם וְר֣וּחַ אֱלֹהִ֔ים מְרַחֶ֖פֶת עַל־ פְּנֵ֥י הַמָּֽיִם׃

New World Translation
Now the earth was formless and desolate, and there was darkness upon the surface of the watery deep, and God’s active force was moving about over the surface of the waters.

The anonymous authors of the New World Translation translated the Hebrew רוּחַ (ruach) which means “spirit” as “active force”. They have translated this way to prove the doctrine of Jehovah’s Witnesses, according to which the Holy Spirit (which they report written with lowercase initials) is not a divine person endowed with will and intelligence, but an impersonal being, the strength active of God the Father. But, contrary to what Jehovah’s Witnesses claim, the Holy Spirit is not an impersonal force, but God. The Holy Spirit has will and intelligence: desires (Romans 8,27), creates (Job 33:4; Psalms 104:30 ), loves (Romans 15:30), consoles (John 14:16.26; 15:26; 16:7), is saddened (Isaiah 63:10; Ephesians 4:30), reveals (Luke 2:26), forbids (Acts 16:6-7), teaches the truth (John 14:17.26; 15:26), knows all things (1 Corinthians 2:9-11), intercedes for the Church (Romans 8:26-27), testifies to Christ (John 15:26), can be tempted (Acts 5:9), lied (Acts 5:3), blasphemed (Matthew 12:31-32), and is parakletos (John 14:16), that is, “comforter”, “advocate”, “defender”, “helper”, just like Jesus Christ (1 John 2:1). John twice refers to the Holy Spirit using the masculine personal pronoun ἐκεῖνος (ekeinos), which means “he”, “he”, “that” (John 16:13-14). Peter told Ananias that by lying to the Holy Spirit he lied to God himself (Acts 5:3-4), while Paul said that we believers are the temple of God and that the Holy Spirit dwells in us (1 Corinthians 3:16). Being God, the Holy Spirit is not limited to a place, but is omnipresent (1 Kings 8:27; Psalms 139:5-12; Proverbs 15:3; Jeremiah 23:24; Mark 10:27) and therefore can take up residence, to once, in all believers (Acts 2:4; 4:31; 13:52).

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