SAN RAFFAELE ARCANGELO

A cura di Giuseppe Monno

Nome e significato

Il nome Raffaele proviene dall’ebraico Repha’el, che significa «Dio ha guarito» o «Medicina di Dio». Il nome stesso riflette il ruolo salvifico e terapeutico di questo Arcangelo, che è uno dei sette spiriti che stanno al cospetto di Dio (cf. Tobia 12,15; Apocalisse 8,2).

Fonti bibliche

San Raffaele Arcangelo è menzionato esclusivamente nel Libro di Tobia, testo deuterocanonico dell’Antico Testamento. I riferimenti principali sono:

Tobia 3,17: Dio invia Raffaele per due missioni: guarire la cecità del vecchio Tobi e liberare Sara dal demonio Asmodeo.

Tobia 5,4-22: Raffaele si presenta sotto le sembianze umane con il nome di Azaria, figlio di Anania.

Tobia 6-9: Accompagna Tobia nel suo viaggio, lo aiuta a pescare un pesce miracoloso, e gli insegna come usare cuore, fegato e fiele dell’animale per scacciare il demonio e guarire la cecità del padre.

Tobia 12,15: Si rivela come uno dei sette angeli che stanno sempre davanti al trono di Dio.

Teologia e Angelologica

San Raffaele è, assieme a Michele e Gabriele, uno dei tre Arcangeli menzionati per nome nella Sacra Scrittura. Il termine Arcangelo non è usato esplicitamente per lui nel Libro di Tobia, ma la tradizione patristica e liturgica della Chiesa lo considera tale in quanto messaggero e guida divina con un compito di eccezionale rilievo.

Secondo la tradizione giudaico-cristiana, i sette spiriti davanti a Dio (cf. Apocalisse 8,2) sono i sette Arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele e altri quattro i cui nomi derivano da fonti apocrife (Uriele, Sealtiele, Geudiele, Barachiele) e non sono oggetto di culto liturgico nella Chiesa cattolica.

San Raffaele Arcangelo è associato in particolare al carisma della guarigione, della protezione nei viaggi, della consolazione, ed è considerato patrono dei medici, dei farmacisti, dei pellegrini e dei ciechi.

Culto liturgico

Nella Chiesa cattolica latina, San Raffaele Arcangelo è celebrato il 29 settembre, assieme a Michele e Gabriele, in una festa unificata dei tre Arcangeli, istituita da Papa Paolo VI con la riforma liturgica del 1969.

In precedenza, la sua memoria era fissata al 24 ottobre.

Nella Chiesa ortodossa, la festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (e di tutte le schiere angeliche) si celebra l’8 novembre.

Iconografia

Nell’arte cristiana, San Raffaele Arcangelo è raffigurato come un giovane androgino, bello e luminoso, con ali d’aquila e spesso in abiti da viandante. I suoi attributi iconografici principali sono:

Il giovane Tobia, che accompagna tenendolo per mano.

Un pesce: simbolo della guarigione e della lotta contro il demonio, che allude al racconto di Tobia 6.

Un cane: che segue Tobia e Raffaele nel viaggio (Tobia 6,2).

Un bastone o bordone da pellegrino, simbolo della protezione nei viaggi.

Talvolta è rappresentato insieme agli altri due Arcangeli, Michele e Gabriele, formando una triade celeste.

Tra le raffigurazioni più celebri:

«Il viaggio di Tobia» di Andrea del Verrocchio e del giovane Leonardo.

«Tobia e l’Angelo» di Pietro Perugino.

Le opere di Guercino, Rembrandt, e Tiepolo.

Apparizioni riconosciute

Non esistono apparizioni di San Raffaele Arcangelo ufficialmente riconosciute dalla Chiesa cattolica come degne di fede pubblica. Tuttavia, esistono alcune rivelazioni private e visioni mistiche che menzionano la presenza di Raffaele, tra cui:

Santa Francesca Romana (1384–1440) affermava di vedere il suo Angelo Custode accanto a lei in visione continua, e in alcune testimonianze appare anche Raffaele come guida spirituale.

Santa Veronica Giuliani (1660–1727) e Santa Faustina Kowalska (1905–1938) riportano visioni angeliche che includono Raffaele, senza che ciò abbia però condotto a un culto ufficiale separato.

Patronati

San Raffaele Arcangelo è considerato il patrono dei medici, degli ospedali, dei pellegrini, dei viaggiatori, dei fidanzati, dei ciechi e dei guaritori. È spesso invocato in preghiere per la protezione spirituale, la guarigione fisica e la guida nei momenti difficili.

Preghiera a San Raffaele Arcangelo

Glorioso Arcangelo San Raffaele,
tu che sei chiamato “Medicina di Dio”,
deponi nelle nostre anime la luce celeste
e ottienici la grazia della guarigione del corpo e dello spirito.

Guida i nostri passi nel cammino della vita,
come conducesti il giovane Tobia verso la giusta via.

Difendici da ogni pericolo,
liberaci dalle insidie del nemico,
donaci la serenità nelle prove e la gioia della fede.

Tu che stai sempre davanti al trono dell’Altissimo,
intercedi per noi,
affinché possiamo essere fedeli nel nostro pellegrinaggio terreno
e giungere un giorno alla gioia eterna del cielo.

Amen.

THE ARCHANGEL GABRIEL

Gabriel, from the Hebrew גַּבְרִיאֵל (transliterated: Gavri’el) meaning “God is Strong”, is mentioned four times in the Bible (Daniel 8:16; 9,21; Luke 1:19.26). He was sent to Daniel to instruct him and make him understand the vision received from God (Daniel 8:1-26; 9:20-27). He was sent to the priest Zacharias to announce that his wife Elizabeth, despite her advanced age, would conceive and give birth to the forerunner of the Messiah (Luke 1:5-20). He was sent to the Virgin Mary to announce that he would conceive and give birth to the Messiah and Son of God by the work of the Holy Spirit (Luke 1:26-38). Probably it was always Gabriel who spoke to Joseph in a dream (Matthew 1:20-21). The Catholic and Orthodox Churches consider Gabriel to be an Archangel. In the Bible the office of Archangel is attributed only to Michael (Jude 9). However, implicitly, this office is also attributed to Gabriele and Raffaele. In fact, besides Michael, these two angels are the only ones to whom the Bible gives a name. And the Bible always lets us know that Michael, Gabriel and Raphael have been entrusted with tasks of great importance. The Bible lists Gabriel and Raphael among the seven angels who are always in the presence of God (Tobias 12:15; Luke 1:19; Revelation 8:2). In the East there were seven assistants to the throne (Esther 1:10). These seven angels who are always in the sight of God, and who are entrusted with assignments of particular importance, cannot but be superior angels, Archangels. The Archangel Gabriel is revered by all Christian churches that admit the cult of saints. In the Catholic liturgy, the Solemnity of St. Gabriel the Archangel is celebrated on 29 September, together with the other two Archangel Saints Michael and Raphael. In the Orthodox liturgy it is celebrated on November 8th. In Christian art Gabriel is always represented as a young man with eagle wings and a sprig of white lily in his hand, a symbol of purity, chastity and goodness. In some paintings we see him next to Michael and Raphael, while in other paintings we see him with the Virgin Mary in the act of the Annunciation.

SAN GABRIELE ARCANGELO

A cura di Giuseppe Monno

Nome e significato

Il nome Gabriele deriva dall’ebraico Gavriʼel, e significa «Dio è forte» o «Forza di Dio». Il nome stesso indica la potenza divina che l’Angelo rappresenta e manifesta nel compiere la sua missione. È uno dei tre Arcangeli nominati per nome nella Sacra Scrittura, insieme a Michele e Raffaele.

Fonti bibliche

San Gabriele Arcangelo è menzionato quattro volte nella Bibbia, in due libri dell’Antico Testamento e in uno del Nuovo:

Daniele 8,16; 9,21: È inviato da Dio per spiegare al profeta Daniele le visioni riguardanti il tempo della fine e la venuta del Messia.

Luca 1,19.26-38: È l’annunciatore per eccellenza:

A Zaccaria, annuncia la nascita di Giovanni Battista, il precursore del Messia (Luca 1,5-20).

A Maria, annuncia il mistero dell’Incarnazione: il Figlio di Dio nascerà per opera dello Spirito Santo (Luca 1,26-38).

La tradizione cristiana gli attribuisce anche un possibile ruolo in:

Matteo 1,20: il sogno di San Giuseppe, dove un Angelo gli parla per rassicurarlo su Maria.

Luca 2,9-14: l’annuncio ai pastori, anche se il nome non è specificato.

In Luca 1,19, Gabriele si presenta dicendo: «Io sono Gabriele che sta al cospetto di Dio», confermando così il suo ruolo tra i sette Angeli che stanno sempre davanti al trono di Dio (cfr. Apocalisse 8,2; Tobia 12,15).

Teologia angelologica

Nella Bibbia, il titolo di «Arcangelo» è attribuito esplicitamente solo a Michele (Giuda 9), ma la tradizione della Chiesa considera anche Gabriele e Raffaele come Arcangeli, per l’elevatezza dei loro incarichi e la vicinanza a Dio.

San Gabriele Arcangelo è, nella teologia cristiana, il messaggero delle grandi rivelazioni, specialmente riguardo all’incarnazione del Verbo. La sua figura si connette direttamente al mistero della salvezza e alla storia della redenzione.

Per i Padri della Chiesa, San Gabriele Arcangelo è colui che annuncia non solo la venuta del Redentore, ma anche i segreti del disegno divino. È il simbolo della Parola di Dio rivelata, della forza divina che si manifesta nella debolezza umana, come nel grembo della Vergine.

Culto liturgico

Nella Chiesa cattolica latina, San Gabriele Arcangelo è celebrato il 29 settembre, assieme a San Michele e San Raffaele, nella festa dei Santi Arcangeli, stabilita con la riforma liturgica del 1969.

In precedenza, aveva una festa propria al 24 marzo, vigilia dell’Annunciazione.

Nella Chiesa ortodossa, è celebrato l’8 novembre, insieme a San Michele Arcangelo e le milizie celesti, in una grande festa dedicata a tutti gli Angeli.

San Gabriele Arcangelo è patrono dei comunicatori, dei postini, dei radiotelegrafisti, dei giornalisti cattolici, ma anche degli insegnanti e degli ambasciatori.

Iconografia

San Gabriele Arcangelo è uno dei soggetti più rappresentati nell’arte cristiana, soprattutto nella scena dell’Annunciazione. La sua iconografia presenta alcuni tratti distintivi:

Giovane androgino, spesso dai tratti dolci e regali, con ali piumate. Porta spesso un ramo di giglio bianco, simbolo di purezza, castità e obbedienza, riferito alla Vergine Maria.

In scene orientali, può reggere uno scettro o un globo, segno della potenza della Parola annunciata.

Nell’iconografia bizantina, è spesso raffigurato frontalmente, in posizione orante o benedicente.

Tra le opere più famose:

L’“Annunciazione” di Fra Angelico, Leonardo da Vinci, Botticelli, Caravaggio, Antonello da Messina.

L’arte medievale e gotica lo raffigura anche con abiti liturgici, come un diacono celeste, a sottolineare il ruolo di mediatore.

Apparizioni e devozione

Non ci sono apparizioni di San Gabriele Arcangelo ufficialmente riconosciute dalla Chiesa cattolica come avvenute in forma pubblica o rivelatoria. Tuttavia, in diverse rivelazioni private approvate con riserva o prudenza, San Gabriele Arcangelo appare come guida interiore o angelo rivelatore.

Alcuni Santi, come Santa Ildegarda di Bingen, San Bernardo, Santa Brigida di Svezia, riferiscono di comunicazioni angeliche attribuite anche a San Gabriele Arcangelo.

Riflessione spirituale

San Gabriele Arcangelo è il grande annunciatore, colui che parla per conto di Dio e fa spazio alla Sua volontà. La sua figura invita ad ascoltare la voce di Dio con fede, come Maria; ad accogliere i progetti di Dio, anche quando sembrano misteriosi o superiori alle forze umane; essere messaggeri di luce, portatori della Parola, della verità e della consolazione.

Preghiera a San Gabriele Arcangelo

O glorioso Arcangelo San Gabriele,
tu che fosti scelto da Dio per annunciare i più grandi misteri,
porta anche a noi la Buona Novella della salvezza.

Tu che salutasti la Vergine Maria con le parole
«Ave, piena di grazia»,
ottienici la purezza del cuore e la disponibilità a dire “sì” a Dio.

Sii nostro protettore e guida
nei momenti di dubbio e incertezza;
aiutaci ad accogliere la volontà del Padre
con umiltà e fiducia, come fece Maria.

Prega per noi,
affinché, come te, possiamo essere fedeli messaggeri
della luce e della verità in mezzo al mondo.

Amen.

THE ARCHANGEL MICHAEL

Michael is an angel of the Lord, at the command of the other angels (Revelation 12:7; Joshua 5:13-15) and therefore in the Bible he alone is called “Archangel” (Jude 9) which means “Chief angel”, “Chief of the angels”, “Prince of angels”. If the term Archangel refers to the office of Michael, his name refers to a particular office of his. Michael, from the Hebrew מִיכָאֵל (transliterated: Mika’el), means “Who is like God?”, Meaning that “no one is like God” (1 Samuel 2:2; Job 40:9; Isaiah 42:8; Psalms 35:10; 145:3; Micah 7:18). The Archangel is in fact in charge of defending the dominion of the Almighty (Daniel 12:1). When Satan turned against God, Michael immediately opposed him and cast him out of heaven (Revelation 12:7-9; Luke 10:18). When the angel of the Lord was hindered for twenty-one days by the prince of the kingdom of Persia, delaying the vision destined for the prophet (Daniel 10:2), it was Michael who intervened to help him (Daniel 10:12-14). And when the Lord Jesus comes from heaven in his glory, the Archangel Michael will come with him (1 Thessalonians 4:16-17) and with all the heavenly host (Matthew 24:30-31; 25:31-32). Archangel Michael is revered by all Christian churches that admit the cult of saints. In the Catholic liturgy, the solemnity of St. Michael the Archangel is celebrated on 29 September, together with the other two Archangel Saints Gabriel and Raphael. While in the Orthodox liturgy it is celebrated on November 8th. Extra-biblical apparitions are attributed to St. Michael the Archangel, and places of worship, churches and sanctuaries are dedicated to him, in particular the cave on Mount Sant’Angelo. In Christian art Michael is always represented as a young man with eagle wings and wearing a helmet and breastplate, and a sword (sometimes replaced by a spear or a cross), which are references to the word of God (1 Tessalonians 5:8; Hebrews 4:12; Revelation 1:16), and a balance (according to some interpretations, the balance indicates the weighing of souls, therefore it is a call to divine judgment). Often in the act of casting out the devil (sometimes in the form of a dragon). Some paintings represent him next to the Archangels Gabriel and Raphael.

SAN MICHELE ARCANGELO

A cura di Giuseppe Monno

San Michele Arcangelo è uno dei personaggi più venerati della tradizione cristiana. Il suo nome deriva dall’ebraico Mikha’el, e significa «Chi è come Dio?», una domanda retorica che esprime l’unicità e l’incomparabilità dell’Onnipotente. Questo nome riflette il suo ruolo come difensore della sovranità divina contro le forze del male.

La sua natura e il suo titolo

Per natura, Michele è uno spirito puro creato da Dio. Il titolo di «Arcangelo» (dal greco «Archángelos», «Capo degli Angeli») si riferisce al suo ufficio e alla sua funzione gerarchica. Nella Bibbia è l’unico esplicitamente chiamato arcangelo (Giuda 9), anche se la tradizione cattolica riconosce tre Arcangeli (Michele, Gabriele, Raffaele), mentre quella ortodossa ne riconosce addirittura sette (Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Geudiele, Sealtiele, Barachiele).

San Michele Arcangelo nella Bibbia

San Michele Arcangelo compare in diversi passi della Scrittura:

Apocalisse 12,7-9: È descritto come il comandante delle milizie celesti che combatte e sconfigge il drago, identificato come il diavolo/Satana. Questo passo lo rappresenta come il difensore per eccellenza contro il male.

Giuda 9: L’arcangelo Michele è descritto mentre contende con il diavolo per il corpo di Mosè, senza pronunciare un giudizio blasfemo, ma affidando il giudizio al Signore. Questo passo è enigmatico e richiama un testo ebraico apocrifo, «L’assunzione di Mosè».

Daniele 10,13.21 e 12,1: Michele è chiamato «uno dei primi prìncipi» e «il gran principe» che protegge il popolo di Dio. In particolare, Daniele 12,1 lo presenta come il protettore d’Israele negli ultimi tempi, quando sorgerà in difesa del popolo santo durante una grande tribolazione.

1 Tessalonicesi 4,16-17: L’apostolo Paolo menziona «la voce dell’Arcangelo» al ritorno glorioso di Cristo, che sarà accompagnato da un comando celeste e dalla tromba di Dio.

Luca 10,18: Pur non nominando esplicitamente Michele, il riferimento alla caduta di Satana dal cielo è legato dalla tradizione al suo intervento (Apocalisse 12,7-9).

Il culto e la venerazione

San Michele Arcangelo è venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il Culto dei Santi: cattolica, ortodossa e in parte anche anglicana.

Nella Chiesa cattolica, la sua memoria liturgica si celebra il 29 settembre, insieme agli Arcangeli Gabriele e Raffaele.

Nella tradizione bizantina, la festa principale è l’8 novembre, dedicata a Michele e agli altri spiriti celesti (la Sinassi dei Santi Arcangeli).

È anche patrono della Chiesa universale, della polizia, dei militari, dei paracadutisti, e della buona morte.

Le quattro apparizioni extrabibliche riconosciute

San Michele Arcangelo è al centro di numerose apparizioni tradizionalmente riconosciute, tra cui quattro maggiori:

1. Monte Gargano (Italia, V secolo)

La più celebre apparizione avvenne nel 490 circa, vicino Manfredonia in Puglia. Secondo la tradizione, Michele apparve più volte in una grotta, chiedendo che fosse dedicata al culto cristiano. Da questa apparizione nacque il famoso Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Sant’Angelo, meta di pellegrinaggi anche di Papi e Imperatori. È una delle poche Chiese mai consacrate da mano umana: si dice che sia stata consacrata da San Michele stesso.

2. Colle di Castel Sant’Angelo (Roma, VI secolo)

Durante una pestilenza nel 590, san Gregorio Magno, in processione penitenziale, vide l’Arcangelo Michele sul Castello Adriano (oggi Castel Sant’Angelo) che rinfoderava la spada, segno della cessazione del flagello. Da allora il mausoleo romano prese il nome di Castel Sant’Angelo.

3. Mont-Saint-Michel (Francia, VIII secolo)

L’apparizione al vescovo Auberto di Avranches, nel 708, chiese l’edificazione di un santuario su un isolotto roccioso della Normandia. Così nacque il famoso Mont-Saint-Michel, che divenne uno dei principali centri spirituali e culturali del Medioevo europeo.

4. Monte Tomba (Spagna, X secolo)

Nella tradizione iberica, San Michele Arcangelo sarebbe apparso a San Lorenzo di Toledo, chiedendo la costruzione di un santuario sul Monte Tomba. Sebbene meno documentata delle altre, questa apparizione si inserisce nella serie di culti micaelici medievali.

Iconografia e simbolismo

Nell’arte cristiana, San Michele Arcangelo è rappresentato secondo un’iconografia codificata:

Giovane, con ali d’aquila, a indicare la sua natura celeste;

Corazza ed elmo, segni della sua funzione militare e protettiva;

Spada fiammeggiante, lancia o croce, simbolo della Parola di Dio e della giustizia (Efesini 6,17; Ebrei 4,12);

Bilancia, simbolo del giudizio delle anime, spesso usata nel contesto del Giudizio Universale;

Spesso raffigurato mentre schiaccia Satana, rappresentato come un drago (Apocalisse 12,9), seguendo l’iconografia apocalittica.

In molte rappresentazioni, Michele è affiancato da Gabriele (messaggero) e Raffaele (guaritore), formando la triade degli Arcangeli noti per nome.

Preghiera a San Michele Arcangelo

San Michele Arcangelo,
difendici nella lotta; sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio.
Supplichevoli, preghiamo che Dio lo domini,
e tu, Principe della Milizia Celeste,
con il potere che ti viene da Dio,
incatena nell’inferno Satana e gli spiriti maligni
che si aggirano per il mondo
per perdere le anime.

Amen.

QUESTIONS AND ANSWERS ON LUKE 2:52: THE HUMAN KNOWLEDGE OF JESUS CHRIST

Luke 2:52
And Jesus grew in wisdom and stature, and in favor with God and man.

If Jesus is one of the Trinity, why did he need to grow in wisdom and grace?

When the fullness of time came, the divine Second Person of the Trinity united to himself a flesh animated by a rational soul, and thus became man (John 1:14; Galatians 4:4) remaining God (John 20:28; Acts 20:28; Colossians 2:9; Titus 2:13; 2 Peter 1:1). Therefore in Jesus Christ there are two natures, divine and human, without confusion or change or division or separation. In Christ, the soul, which had become proper to the divine Second Person of the Trinity, possessed an authentic human knowledge. In such knowledge one must distinguish between the acquired one, the infused one, and the blissful one. The first is that according to which Jesus had to inquire in order to learn (Matthew 15:34; Mark 8:27; John 11:34). By itself this knowledge is limited. And precisely this knowledge must refer to the words of Luke 2:52. The second is that which only God can instill in the intellect of man. Thus Jesus, full of the Spirit of God with his gifts (Isaiah 11:1-3), also in his humanity knows all the most secret thoughts of every heart (Mark 2:8; John 2:25; 6:61). The third is that according to which human knowledge is united with the divine knowledge of the Second Person of the Trinity, so that Jesus, also as man knows all things (John 21:17). Since that of Jesus is a human soul, it has been perfected just like the souls of other men, through habitual grace, which elevates the soul and enables it to live in communion with God. In this sense, Jesus grew in grace. As a divine person, however, Jesus had absolutely no need to grow in grace and knowledge.

DOMANDE E RISPOSTE SU LUCA 2,52: LA CONOSCENZA UMANA DI GESÙ CRISTO

Luca 2,52
E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Se Gesù è uno della Trinità, perché aveva bisogno di crescere in sapienza e grazia?

Quando venne la pienezza del tempo, la Seconda Persona divina della Trinità unì a se stesso ipostaticamente una carne animata da un anima razionale, e così divenne uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4) rimanendo Dio (Giovanni 20,28; Atti 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1). Perciò in Gesù Cristo sussistono due nature, divina e umana, senza confusione né mutamento né divisione né separazione. In Cristo, l’anima divenuta propria della Seconda Persona divina della Trinità, possedeva un’autentica conoscenza umana. In tale conoscenza si deve distinguere tra quella acquisita, quella infusa, e quella beata. La prima è quella secondo la quale Gesù doveva informarsi per apprendere (Matteo 15,34; Marco 8,27; Giovanni 11,34). Per se stessa questa conoscenza è limitata. E proprio questa conoscenza si deve riferire alle parole di Luca 2,52. La seconda è quella che solo Dio può infondere nell’intelletto dell’uomo. Così Gesù, pieno dello Spirito di Dio con i suoi doni (Isaia 11,1-3), anche nella sua umanità conosce tutti i pensieri più segreti di ogni cuore (Marco 2,8; Giovanni 2,25; 6,61). La terza è quella secondo cui la conoscenza umana è unita alla conoscenza divina della Seconda Persona della Trinità, per cui Gesù anche come uomo conosce tutte le cose (Giovanni 21,17). Poiché quella di Gesù è un anima umana, è stata perfezionata proprio come le anime degli altri uomini, mediante la grazia abituale, che eleva l’anima e la rende capacere di vivere in comunione con Dio. In questo senso Gesù cresceva in grazia. Come persona divina, invece, Gesù non aveva certamente bisogno di crescere in grazia e conoscenza.

QUESTIONS AND ANSWERS ON 1 CORINTHIANS 15:28: JESUS CHRIST SUBMITTED TO GOD

1 Corinthians 15:28
When he has done this, then the Son himself will be made subject to him who put everything under him, so that God may be all in all.

If Jesus is one of the Trinity, and therefore one God with the Father, why does the apostle Paul write that he too will be subject to God?

Paul’s words refer to the human nature of Jesus (John 1:14; Galatians 4:4) for which he is inferior to the Father and is subject to him, and not to his divine person for whom he is equal to the Father and is only one God with him (John 1:1; 10:30; 16:15; Colossians 2:9). In fact, shortly before those words, Paul writes: “But Christ has indeed been raised from the dead, the firstfruits of those who have fallen asleep.” (1 Corinthians 15:20) The resurrection took place through the human nature of Jesus, that is, through the flesh which became proper to the Son of God, who was first beaten and pierced on the cross, and not through his divine person. Jesus as the new Adam (1 Corinthians 15:45) and head of the Church (Colossians 1:18) will subject everything to the Father, and he himself is subject to the Father. As a divine person he is one with the Father and with his Holy Spirit, among whom there is no superiority of one over the other two.

DOMANDE E RISPOSTE SU 1CORINZI 15,28: GESÙ CRISTO SOTTOMESSO A DIO

1Corinzi 15,28
E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Se Gesù è uno della Trinità, e quindi un solo Dio col Padre, perché l’apostolo Paolo scrive che anche lui sarà sottomesso a Dio?

Le parole di Paolo vanno riferite alla natura umana di Gesù (Giovanni 1,14; Galati 4,4) per la quale è inferiore al Padre e gli è sottomesso, e non alla sua persona divina per cui è uguale al Padre ed è un solo Dio con lui (Giovanni 1,1; 10,30; 16,15; Colossesi 2,9). Infatti, poco prima di quelle parole, Paolo scrive: “Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti.” (1Corinzi 15,20) La risurrezione è avvenuta per la natura umana di Gesù, cioè per la carne divenuta propria del Figlio di Dio, che prima fu percossa e trafitta sulla croce, e non per la sua persona divina. Gesù come nuovo Adamo (1Corinzi 15,45) e capo della Chiesa (Colossesi 1,18) assoggetterà ogni cosa al Padre, ed egli stesso è sottomesso al Padre. Come persona divina è una cosa sola col Padre e col suo Santo Spirito, tra i quali non c’è superiorità dell’uno sugli altri due.

QUESTIONS AND ANSWERS ON ACTS 3:13: JESUS CHRIST THE SERVANT OF GOD

Acts 3:13
The God of Abraham, Isaac and Jacob, the God of our fathers, has glorified his servant Jesus. You handed him over to be killed, and you disowned him before Pilate, though he had decided to let him go.

If Jesus is one of the Trinity, why is he defined by Peter as “the servant of God”?

Jesus Christ is “the servant of God” according to his human nature. According to his divine person, however, Jesus is one God with the Father and with the Holy Spirit. The apostle Peter recognizes in Jesus Christ not just any servant, but “the servant” of whom Isaiah 52:13-53 prophesies, who takes upon himself the sins of humanity, and for his fidelity is glorified by God. Immediately after having pronounced those words (Acts 3:13), Peter adds: “You disowned the Holy and Righteous One and asked that a murderer be released to you. You killed the author of life, but God raised him from the dead. We are witnesses of this.” (Acts 3:14-15). But the author of life is God himself (Genesis 1-2; Jeremiah 32:17; Isaiah 44:24; Hebrews 3:4). And the God who raised the body of Jesus is Jesus himself (John 2:19-22). Therefore Peter recognizes in Jesus not only “the servant” of whom Isaiah prophesied, but God himself.

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