LA CONOSCENZA DEL FIGLIO DI DIO

di Giuseppe Monno

Il Figlio di Dio prese progressivamente coscienza di se stesso e della sua missione?

Gesù Cristo in quanto vero uomo, ossia composto di un autentico corpo animato da un anima razionale (Giovanni 1,14; Filippesi 2,7; Ebrei 4,15; Gaudium et spes 22; 2Giovanni 7), possiede la scienza acquisita come ogni essere umano, per cui poteva crescere in sapienza mediante l’umana esperienza (Matteo 15,34; Marco 8,27; Luca 2,52; Giovanni 11,34). Tuttavia l’umanità di Gesù Cristo è unita ipostaticamente alla sua persona divina e onnipotente (Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1), perciò in lui la scienza umana è unita alla scienza divina della seconda persona della Trinità. In virtù di questa unione, Cristo fin dal primo istante della sua incarnazione possiede la perfetta conoscenza di tutte le cose, quindi di se stesso e della sua missione. Il Magistero della Chiesa Cattolica non tace su questo, e con la Misticy Corporis ci ricorda che “fin dal primo istante in cui fu accolto nel grembo di Maria, il Figlio di Dio ha costantemente e perfettamente presenti tutte le membra del Corpo Mistico e le abbraccia col suo salvifico amore” (Misticy Corporis 76). Entrando nel mondo – ossia nel primo instante della sua incarnazione – il Figlio di Dio dice al Padre suo: “Non hai voluto sacrificio né offerta: invece un corpo mi hai preparato” (Ebrei 10,5), un corpo che fosse adatto all’immolazione, ma allo stesso tempo puro, per riscattarci dal peccato. Perciò il Figlio di Dio non prese progressivamente coscienza di se stesso e della sua missione, ma possedeva la perfetta conoscenza di tutte le cose fin dal primo istante della sua incarnazione.

LA DOTTRINA CATTOLICA RIGUARDO LE UNIONI CONTRO NATURA

di Giuseppe Monno

Genesi 1,27
Dio creò l’umano a sua immagine, a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.

Genesi 2,24
Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Levitico 18,22
Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna, è abominio.

Romani 1,26-27
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.

1Corinzi 6,9-10
Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.

Giuda 7
Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno.

Sant’Agostino
I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata.

San Gregorio I Papa
Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal. Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso.

San Giovanni Crisostomo
Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi […]. I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali; N.d.R.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche […]. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima dal corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità.

San Tommaso D’Aquino
Nei peccati contro natura viene violato l’ordine naturale, e perciò viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura.

Gesù Cristo a Santa Caterina da Siena
Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fà schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio divino giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato.

Cardinal Cafarra, 14 Febbraio 2010
È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Papa Francesco in Amoris Laetitia 251
Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia.

Dal testo della Congregazione per la Dottrina della Fede
La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica
2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

MADRE DI MISERICORDIA

di Giuseppe Monno

Maria è madre di misericordia perché suo Figlio è il misericordioso, come dice la Scrittura: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà” (Esodo 34,6). Ella stessa, Maria, è misericordiosa, pietosa, soccorritrice. Nella Bibbia abbiamo un esempio di questa sua misericordia, quando durante uno sposalizio, a Cana di Galilea, mancava il vino (immagine dell’amore sponsale tra Dio e il suo popolo), e subito Maria si adoperò presso suo Figlio affinché lo procurasse (Giovanni 2,1-11). Maria è madre di misericordia perché non smette di intercedere per noi presso Dio.

FACCIAMO L’UMANO A NOSTRA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

di Giuseppe Monno

Genesi 1
26 E Dio disse: «Facciamo l’umano a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
27 Dio creò l’umano a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».

L’uomo è a immagine di Dio per queste due cose:

› Per quello che è.
› Per la sua dignità.

Per quello che è, l’uomo è a immagine di Dio per la sua anima spirituale dotata di intelligenza e di volontà, per cui l’uomo può somigliare a Dio per analogia con la sua natura trinitaria. Inoltre l’uomo è in grado di generare la vita, proprio come Dio.

Per la sua dignità, perché all’uomo è sottoposta la creazione terrestre, come a Dio è sottomesso tutto il creato.

IL CRISTIANESIMO È LA VERA RELIGIONE

A cura di Giuseppe Monno

Molti cristiani moderni affermano che “il cristianesimo non è una religione, ma una relazione con Gesù Cristo”. Questa formula nasce da un’intenzione positiva (privilegiare la fede viva e personale in Cristo rispetto al formalismo religioso), ma teologicamente è parziale e imprecisa.

In realtà il cristianesimo è una religione, anzi la vera religione voluta da Dio e compiuta in Cristo.

Che cos’è la religione

L’apologeta cristiano Lattanzio (IV secolo d.C.) e il poeta e filosofo Lucrezio (I secolo a.C.) associano il termine “religione” (dal latino “religio”) al verbo “religare” (“legare”), seppur con visioni opposte. Per Lattanzio significa il legame dell’uomo con Dio, espresso mediante la fede, il culto e la vita morale. In tutta la storia dell’umanità, gli uomini hanno cercato Dio attraverso varie forme religiose. Tuttavia, secondo la rivelazione biblica, solo in Cristo questo desiderio trova il suo pieno compimento: Dio stesso prende l’iniziativa, si rivela e stabilisce un’alleanza nuova ed eterna con l’uomo. Dunque, la religione cristiana non è un’invenzione umana, ma la risposta dell’uomo alla chiamata divina (cfr. CCC 27-28).

La Bibbia parla di religione

Nella Sacra Scrittura la religione non è negata, ma purificata e portata a perfezione. San Giacomo scrive chiaramente:

“Una religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro tribolazioni e conservarsi puri da questo mondo” (Giacomo 1,27).

Dunque la Scrittura non contrappone fede e religione, ma la vera religione alla religione ipocrita. Gesù non è venuto ad abolire il culto, ma a portarlo a compimento: Egli stesso partecipa alla liturgia del Tempio, prega nei Salmi, celebra la Pasqua, e infine istituisce la nuova liturgia dell’Alleanza, l’Eucaristia (Luca 22,19-20).

Cristo è il centro della religione, non la sua negazione

Dire che “Cristo non è una religione” è vero solo nel senso che Cristo è più grande di ogni religione umana. Ma proprio perché è il Dio incarnato, Egli fonda la vera religione: quella che unisce perfettamente l’uomo e Dio. Il cristianesimo, quindi, non è un insieme di riti vuoti, ma la partecipazione reale alla vita divina. È religione sacramentale, perché ciò che la religione umana cercava di esprimere con segni e sacrifici, ora si realizza realmente nei sacramenti istituiti da Cristo.

Come dice san Tommaso d’Aquino:

“La religione, come virtù, rende a Dio il culto dovuto” (Summa Theologiae, II-II, q.81). E in Cristo si trova il culto perfetto, poiché Egli offre Sé stesso al Padre per noi.

La Chiesa è comunità religiosa e sacramentale

Il cristianesimo ha un Credo (la fede professata), un culto (la liturgia e i sacramenti) e una legge morale (i comandamenti evangelici). Questi tre elementi — fede, culto, vita — costituiscono da sempre la definizione di religione. Negare che il cristianesimo sia una religione significa negare che abbia un culto, un sacerdozio e un sacrificio, cioè proprio ciò che Cristo ha istituito:

“Fate questo in memoria di me” (Luca 22,19).

Ogni Messa è quindi il sacrificio religioso per eccellenza: non sangue di animali, ma il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio. In questo senso, il cristianesimo non è la negazione della religione, ma la sua pienezza e il suo compimento.

I Padri della Chiesa confermano

Sant’Agostino (V secolo) scrive:

“Questo è il culto di Dio, questa è la vera religione, questa è la retta pietà, questo è il servizio dovuto soltanto a Dio.” (De Civitate Dei, X, 3).

ed anche:

“Questa è la vera religione, con la quale si venera l’unico e vero Dio, affinché l’anima razionale sia liberata da ciò a cui è soggetta; e questa religione è stata manifestata e perfezionata nella religione cristiana” (De vera religione, 6, 11).

San Giustino martire (II secolo) parla del cristianesimo come della “vera filosofia e vera religione” (Apologia, I, 46).

Conclusione

Dunque, dire che “il cristianesimo non è una religione” è una semplificazione che rischia di negare l’incarnazione e la dimensione visibile della fede. Cristo non è venuto a distruggere la religione, ma a redimerla: ha preso il culto imperfetto dell’Antico Testamento e lo ha trasformato nel culto perfetto della Nuova Alleanza, celebrato nella Chiesa, suo Corpo.

Cristo è il Signore.

Il cristianesimo è la religione del Signore incarnato.

È la religione vera, perfetta e definitiva, perché è Dio stesso che si offre a Dio per la salvezza dell’uomo.

CHIESA CATTOLICA ROMANA

di Giuseppe Monno

L’apostolo Paolo scrive una lettera per la Chiesa di Roma, portandogli i saluti di tutte le Chiese di Gesù Cristo (Romani 1,7; 16,16), esaltando la fede e l’obbedienza di questa comunità ecclesiale, giunta in tutto il mondo (Romani 1,8; 16,19), e profetizzando che Satana verrà stritolato da Dio sotto i piedi della Chiesa di Roma (Romani 16,20), cioè sotto i piedi dei suoi Santi che hanno conservato integra e viva la fede Cattolica e hanno testimoniato Cristo con la vita e col martiro.

PERCHÉ DIO HA CREATO L’UOMO?

di Giuseppe Monno

Perché Dio ci ha creati?

L’apostolo Giovanni scrive nella sua lettera che “Dio è amore” (1Giovanni 4,8). In Dio infatti la volontà è l’essere stesso. Ora, l’atto della creazione non può che avere come origine l’amore di Dio. Prendiamo come esempio i genitori umani che hanno scelto di avere dei figli e gli hanno dato la vita: i loro figli prima di nascere erano già pensati e amanti dai genitori. Ecco, Dio dall’eternità ci ha pensati e amati, e perciò venne il giorno in cui ha voluto donarci la vita. Dio, quindi, ci ha creati perché ci ha pensati e amati da sempre. L’uomo inoltre è stato creato anche per amare Dio e servirlo.

TRANSUSTANZIAZIONE, TRASMUTAZIONE E CONSUSTANZIAZIONE

#Transustanziazione, #Trasmutazione e #Consustanziazione

di Giuseppe Monno

Secondo la dottrina cattolica della transustanziazione, quando durante la celebrazione eucaristica un sacerdote recita sul pane e sul vino le parole di consacrazione dette da Gesù Cristo durante l’ultima cena: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, tutta la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo. Del pane e del vino rimangono solo gli accidenti o apparenze, ma non la sostanza. Con la transustanziazione non si ripete il sacrificio di Cristo come se fosse una copia dell’unico e perfetto sacrificio avvenuto duemila anni fa sul Golgota, ma quell’unico sacrificio si realizza sull’altare, in modo non cruento, ogni volta che un sacerdote celebra l’eucaristia, e tutta la Chiesa partecipa non ha un altro sacrificio, ma al medesimo avvenuto sul Golgota. Il sacrificio viene offerto da tutta la Chiesa: gli angeli, i beati, noi ancora viatori sulla terra, ma soprattutto dai sacerdoti che agiscono come “Alter Christus” (un altro Cristo), in “Persona Christi Capitis” (nella persona di Cristo capo), e come strumento di Cristo.

Secondo la dottrina ortodossa della trasmutazione, quando durante la celebrazione eucaristica un sacerdote recita l’epiclesi, l’invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino, tutta la sostanza del pane e del vino si converte nella sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo. Del pane e del vino rimangono solo le apparenze, ma non la sostanza. Avviene esattamente ciò che avviene per la dottrina della transustanziazione, eccetto per il fatto che quest’ultima afferma che Cristo si fa presente con la sostanza del suo corpo e sangue mediante la ripetizione delle parole dette da Gesù Cristo durante l’ultima cena: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, mentre la dottrina della trasmutazione afferma che Cristo si fa presente con la sostanza del suo corpo e sangue mediante l’epiclesi, la preghiera di invocazione dello Spirito Santo sul pane e sul vino.

Secondo la dottrina luterana della consustanziazione, al momento dell’ingestione sacramentale la sostanza del corpo e sangue di Gesù Cristo coesiste con la sostanza del pane e del vino consacrati dal pastore, essendo una cosa sola, come il ferro e il fuoco nel metallo arroventato, secondo un esempio di Lutero. Secondo l’ex monaco agostiniano il corpo di Gesù Cristo si trova col pane, nel pane e sotto il pane. Il termine consustanziazione fu introdotto in seguito da Melantone. Cristo, tuttavia, spezzando il pane durante l’ultima cena e distribuendo il calice, mentre istituiva questo grandioso sacramento: “Fate questo in memoria di me”, non disse: “Insieme a questo pane e questo calice ci sono il mio corpo e il mio sangue”, ma disse: “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue dell’alleanza”, intendendo così che ciò che nell’apparenza è pane e vino, nella sostanza è il suo corpo e sangue.

IL SACRIFICIO OFFERTO DA TUTTA LA CHIESA

di Giuseppe Monno

Il Sacrificio della Santa Messa viene offerto da tutta la Chiesa: dagli Angeli e da tutti i Beati del cielo, dai Credenti ancora viatori sulla terra, ma soprattutto dai Sacerdoti che offrono questo Sacrificio in Persona Christi Capitis (nella Persona di Cristo Capo). Questo Sacrificio è quello che Cristo ha compiuto sulla croce, ed è unico, perfetto, dal valore infinito, con effetti attivi e retroattivi, e viene ripetuto sull’altare, ogni volta che un Sacerdote celebra l’Eucaristia, ma non come se fosse un altro sacrificio, poiché tutta la Chiesa partecipa all’unico sacrificio avvenuto duemila anni fa sul Golgota. Il Sacrificio di Cristo è stato offerto una volta per tutte, ed è il medesimo a ripetersi ogni volta che viene celebrata l’Eucaristia, e non un altro.

SACERDOTI MEDIATORI DELLA NUOVA ALLEANZA

di Giuseppe Monno

Cristo è mediatore tra Dio e gli uomini (1Timoteo 2,5) perché ha offerto se stesso in sacrificio una volta per tutte (Ebrei 7,25-8,6). I sacerdoti sono mediatori tra Dio e gli uomini perché continuatori del sacrificio di Cristo, perpetuando sull’altare il medesimo: “Fate questo in memoria di me” (Luca 22,19). Durante la celebrazione eucaristica tutta la Chiesa partecipa all’unico sacrificio avvenuto duemila anni fa sul Golgota, non un altro. Sulla croce avvenne in modo cruento, mentre sull’altare avviene in modo non cruento. I sacerdoti sono anche continuatori della redenzione di Cristo: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Giovanni 20,23). La mediazione dei sacerdoti è sottoposta a quella di Cristo.

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