DIO NON È CORPOREO

DIO NON È CORPOREO
di Giuseppe Monno

La Sacra Scrittura attribuisce a Dio espressioni che sembrano implicare l’occupazione di spazio e il possesso di parti corporee: il “volto” (2 Samuele 21,1), gli “occhi” (Genesi 6,8), la “bocca” (Matteo 4,4), il “braccio” (Giobbe 40,9), la “mano” (Deuteronomio 7,19), i “piedi” (Matteo 5,35), la “destra” (Marco 16,19), la “posizione” (Isaia 6,1), i “passi” (Genesi 3,8); inoltre, si parla di distanza o prossimità (Ebrei 11,6; Geremia 17,13) e di un dialogo “faccia a faccia” (Esodo 33,11).

Tuttavia, tali espressioni non implicano che Dio sia corporeo né che occupi realmente uno spazio. Esse vanno comprese come antropomorfismi, ossia forme di linguaggio analogico e simbolico mediante le quali gli autori biblici esprimono la realtà divina in termini accessibili all’esperienza umana.

Attraverso queste immagini, la Scrittura non intende descrivere la natura di Dio, ma rendere intelligibili le sue azioni, la sua presenza e la sua relazione con l’uomo. In tal modo, ciò che è in sé trascendente e immateriale viene comunicato mediante analogie tratte dal mondo sensibile.

L’uomo, inoltre, è creato “a immagine di Dio” (Genesi 1,26-27) in quanto essere dotato di intelletto, volontà e libertà. È in queste facoltà immateriali che si riflette, per analogia, la sua somiglianza con Dio, e non nel corpo. In particolare, proprio nella vita spirituale dell’uomo — nel conoscere e nell’amare — si può intravedere, in modo analogico, un riflesso della stessa vita trinitaria.

Per quanto riguarda Mosè, del quale si dice che parlava con Dio “faccia a faccia” (Esodo 33,11), tale espressione va intesa in senso figurato: essa indica una relazione particolarmente immediata e privilegiata, non una visione diretta dell’essenza divina. Infatti, come afferma Esodo 33,20, nessun uomo può vedere Dio e restare in vita. Allo stesso modo, il prologo del Vangelo di Giovanni (v.18) insegna che Dio non è stato visto da nessuno, se non in quanto è stato rivelato dal Figlio unigenito.

La visione immediata di Dio è promessa solo nella vita futura, nel regno dei cieli.

Infine, quando si afferma che il Figlio “siede alla destra del Padre”, tale espressione non va intesa in senso spaziale o corporeo, ma in senso simbolico: essa indica la piena partecipazione del Figlio alla signoria e all’autorità regale divina, in compimento della visione profetica di Daniele (cfr. Daniele 7,13-14).

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora