LA CORREDENTRICE

MARIA CORREDENTRICE
di Giuseppe Monno

2 Corinzi 6,1
“E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.”

La figura della Santa Vergine Maria occupa un posto unico e irripetibile nel mistero della salvezza. Tra i molteplici titoli che la Chiesa e la pietà dei fedeli le hanno attribuito nei secoli, quello di Corredentrice emerge come espressione di un profondo riconoscimento del suo ruolo singolare nell’opera redentrice di Cristo. Non si tratta di porre Maria sullo stesso piano del Redentore, ma di riconoscere la sua partecipazione reale, materna e subordinata al mistero della Redenzione.

RADICI BIBLICHE

Le basi di questo titolo affondano nella Sacra Scrittura. Nel protovangelo (Genesi 3,15), Dio annuncia che la Donna e la sua discendenza schiacceranno la testa del serpente: già qui si intravede la cooperazione della Madre del Redentore nell’opera salvifica.

Nel Nuovo Testamento, Maria è presentata come la “nuova Eva”. Al “sì” disobbediente di Eva corrisponde il “sì” obbediente di Maria: “Ecce ancilla Domini: fiat mihi secundum verbum tuum” (Luca 1,38). In quel momento, con la sua adesione libera e piena al disegno divino, Maria diviene lo strumento mediante il quale il Verbo si incarna e, così, ha inizio il processo stesso della Redenzione.

Ai piedi della Croce (Giovanni 19,25-27), Maria partecipa in modo unico alla Passione del Figlio: il suo dolore non è solo umano, ma spirituale e redentivo. Ella offre il Figlio al Padre, unendosi al sacrificio di Cristo in un atto di perfetta comunione d’amore. È qui che la tradizione cristiana riconosce in lei la Donna associata al Redentore.

SVILUPPO STORICO E DOTTRINALE

Fin dai primi secoli, i Padri della Chiesa hanno intuito questa dimensione cooperativa di Maria.

Sant’Ireneo di Lione scrive: “Eva, disobbedendo, divenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, mentre Maria, obbedendo, divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano.” (Adversus haereses, III, 22, 4)

Sant’Efrem il Siro afferma: “Per mezzo di Eva fu chiusa la porta del paradiso; per mezzo di Maria essa si riaprì.” (Hymni de Nativitate, 11,6)

San Giustino Martire (Dialogus cum Tryphone Judaeo, cap. 100) e Tertulliano (De carne Christi, 17) sottolineano il parallelismo Eva–Maria.

Nel Medioevo, la teologia mariana si approfondisce ulteriormente. San Bernardo di Chiaravalle (Sermo in Nativitate Beatae Mariae Virginis), san Bonaventura (Sermo II de Annuntiatione BMV; Speculum BMV, cap. VIII; Collationes de donis Spiritus Sancti, VI, 15) e Duns Scoto (Ordinatio III, dist. 3, q. 1; Reportata Parisiensia III, d. 3, q. 1) contemplano in Maria la “cooperante” del Figlio nella Redenzione.

Il titolo di Corredentrice appare più chiaramente a partire dal XV secolo, diffondendosi nella predicazione e nella pietà popolare. I Papi moderni, pur non avendolo mai definito dogmaticamente, ne hanno riconosciuto il valore teologico in forma prudente e rispettosa:

Leone XIII: “La Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, è per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano.” (Supremi apostolatus, n. 3)

San Pio X: “Maria divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue.” (Ad diem illum laetissimum, n. 14)

Benedetto XV: Maria, “in comunione con il Figlio sofferente e agonizzante, sopportò il dolore e quasi la morte; abdicò ai diritti di madre sul Figlio per ottenere la salvezza degli uomini; e, per quanto dipendeva da Lei, immolò il suo Figlio per placare la giustizia divina. Così si può giustamente affermare che con Cristo Ella ha redento il genere umano.” (Lettera apostolica Inter Sodalicia)

Pio XI: “Maria prese parte all’opera della Redenzione con Gesù Cristo.” (Discorso ai pellegrini di Vicenza, 30 novembre 1933)

Pio XII: “Dio ha voluto associare indissolubilmente la Beatissima Vergine Maria a Cristo nel compimento dell’opera dell’umana Redenzione.” (Enciclica Mystici Corporis Christi)

Anche San Giovanni Paolo II, pur non definendo dogmaticamente il titolo di “Corredentrice”, ne approvò l’uso teologico per esprimere la partecipazione materna di Maria all’opera redentrice di Cristo, sempre in modo subordinato e dipendente da Lui:

Maria è “Corredentrice dell’umanità”, poiché “la sua partecipazione al sacrificio redentore di Cristo è stata unica e irripetibile.” (8 settembre 1982, Altotting)

“Maria fu spiritualmente presente con il Figlio suo sul Golgota, associata come Madre alla sua opera di redenzione.” (31 gennaio 1985, discorso ai malati)

“Maria, unita al Figlio, cooperò in modo del tutto singolare all’opera della Redenzione.” (6 febbraio 1985, udienza generale)

La chiama “Corredentrice” e “Madre di tutti noi sotto la Croce.” (15 settembre 1985, festa dell’Addolorata)

SITUAZIONE ATTUALE

Negli anni ’90, un gruppo di teologi e fedeli chiese a Giovanni Paolo II di definire un nuovo dogma su Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Il Papa, pur valorizzando questi titoli nel senso approvato dal Concilio Vaticano II, non accolse la richiesta.

Benedetto XVI afferma che “Maria, totalmente unita al Figlio, si è affidata alla volontà di Dio, partecipando in modo singolare alla sua opera salvifica, ma sempre come creatura redenta” (Udienza generale, 12 settembre 2012).

Papa Francesco ribadisce che “Maria è Madre, non dea, non Corredentrice; solo Cristo è l’unico Redentore” (Udienza generale, 24 marzo 2021). Ciò non nega la sua mediazione intercessoria, ma chiarisce che non si deve interpretare Maria in senso paritario con Cristo.

Il 4 novembre 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato la Nota dottrinale Mater Populi Fidelis (approvata il 7 ottobre 2025 da Papa Leone XIV), che ribadisce come Maria sia “Madre del popolo fedele”, ma scarta l’uso del titolo “Corredentrice” perché “tale espressione rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e può generare confusione teologica”.

SIGNIFICATO TEOLOGICO

Il titolo di Corredentrice non implica alcuna uguaglianza con Cristo, ma una partecipazione subordinata e dipendente. Solo Cristo è il Redentore, poiché solo la sua morte e risurrezione possiedono valore infinito e universale. Tuttavia, Maria ha cooperato per grazia a quell’opera unica, offrendo la sua libertà, la sua fede e il suo dolore.

La corredenzione mariana si articola in tre momenti principali:

  1. Cooperazione all’Incarnazione, accogliendo il Verbo con il suo “fiat”.
  2. Cooperazione alla vita e missione di Cristo, sostenendo il Figlio nella sua opera salvifica.
  3. Cooperazione alla Passione e alla Croce, offrendo il Figlio e sé stessa al Padre per la salvezza dell’umanità.

ATTUALITÀ SPIRITUALE

Contemplare Maria come Corredentrice non è soltanto un esercizio teologico, ma una chiamata alla vita cristiana.
Maria mostra che la salvezza non è un dono passivamente ricevuto, ma una realtà che richiede la nostra collaborazione libera e amorosa.
Come lei, ogni credente è chiamato a partecipare, in modo personale e comunitario, all’opera redentrice di Cristo, unendo le proprie sofferenze, fatiche e preghiere al sacrificio del Figlio.

La Corredentrice invita a guardare questa verità come parte integrante di una mariologia cristocentrica: in Maria tutto conduce a Cristo, e in Cristo tutto trova il proprio compimento.

Maria Corredentrice è dunque l’icona vivente della cooperazione tra grazia e libertà, tra amore umano e amore divino.
Nella sua persona, l’umanità si apre senza riserve all’azione salvifica di Dio, e la Redenzione — che ha in Cristo la sua fonte — trova in Maria il suo grembo accogliente e materno.

PREGHIERA DI RIPARAZIONE ALLA BEATA VERGINE MARIA (CORREDENTRICE)

Dagli Acta Apostolicae Sedis, 1914, p. 108 s.

Vergine benedetta, Madre di Dio,
volgete benigna lo sguardo dal cielo, ove sedete regina,
su questo misero peccatore, vostro servo.

Esso, benché consapevole della sua indegnità,
a risarcimento delle offese a voi fatte da lingue empie e blasfeme,
dall’intimo del suo cuore vi benedice ed esalta
come la più pura, la più bella e la più santa di tutte le creature.

Benedice il vostro santo nome,
benedice le vostre sublimi prerogative
di vera Madre di Dio, sempre Vergine,
concepita senza macchia di peccato,
di Corredentrice del genere umano.

Benedice l’eterno Padre, che vi scelse in modo particolare per Figlia;
benedice il Verbo incarnato,
che, vestendosi dell’umana natura nel vostro purissimo seno,
vi fece sua Madre;
benedice il divino Spirito, che vi volle sua Sposa.

Benedice, esalta e ringrazia la Trinità augusta,
che vi prescelse e predilesse tanto
da innalzarvi su tutte le creature alla più sublime altezza.

O Vergine santa e misericordiosa,
impetrate il ravvedimento ai vostri offensori
e gradite questo piccolo ossequio dal vostro servo,
ottenendo anche a lui, dal vostro divin Figlio,
il perdono dei propri peccati.

Amen.

CONCESSIONE DI INDULGENZA

Il nostro Santissimo Signore Papa Pio X, nella consueta udienza concessa al Reverendo Assessore del Santo Uffizio, si è benignamente degnato di concedere che i fedeli cristiani, i quali, almeno col cuore contrito e devotamente, reciteranno la suddetta orazione, possano lucrare un’indulgenza di cento giorni, applicabile anche ai defunti, ogni volta che la reciteranno. Questo decreto rimane valido in perpetuo, senza necessità di ulteriori atti o pubblicazioni, nonostante qualunque disposizione contraria.

Nota: A seguito della riforma delle indulgenze promossa da Paolo VI con la costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina (1967), le concessioni espresse in termini di “giorni” o “anni” non sono più in vigore nella loro forma originaria. Pertanto, pur restando storicamente autentica, la suddetta indulgenza di cento giorni non è più applicabile secondo le modalità indicate nel decreto, e oggi le indulgenze sono regolate esclusivamente dalle norme e concessioni contenute nell’attuale Enchiridion Indulgentiarum.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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