“Il maledetto peccato contro natura fa schifo anche ai demoni” (Gesù Cristo a Caterina da Siena).
La Sacra Scrittura presenta gli atti omosessuali come gravi depravazioni: Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna, è abominio (Levitico 18,22). Nel primo racconto della creazione sta scritto: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò (Genesi 1,27). Nel secondo racconto della creazione si esplicita: Poi il Signore Dio disse: « Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (…) Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo (Genesi 2,18.21.22). E continua: Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne (Genesi 2,24). Quindi Dio ha creato l’uomo e la donna, e la donna l’ha fatta per l’uomo, e l’uomo con lei dovrà unirsi, con sua moglie. Non con un altro uomo, poiché è cosa abominevole agli occhi del Signore, è gravemente immorale. Immagine del grave disordine morale sono le antiche città di Sodoma e di Gomorra, distrutte da Dio per la loro malvagità e depravazione (Genesi 13,13; 19,4-5; Sapienza 19,13-17). Giuda infatti le menziona nella sua lettera ricordando la loro sorte: Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno (Giuda 7). Nel Levitico 11 abbiamo altri divieti, come ad esempio quello di prendere certi cibi. Riguardo quelle proibizioni, si trattava di alcuni sacrifici che Dio richiedeva al popolo eletto in nome dell’obbedienza. Prima di quelle proibizioni nessun cibo era considerato immondo (Genesi 9,3). Differentemente da altri divieti, infrangere quello sulle relazioni omosessuali meritava la condanna a morte: Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro (Levitico 20,30). Le relazioni sessuali contro natura furono uno dei motivi della distruzione delle città di Sodoma e di Gomorra. Un altro motivo fu la loro malvagità contro lo straniero (Sapienza 19,13-17). Giuda però, nella sua lettera, differentemente dall’autore del libro della Sapienza, mette in luce il peccato contro natura come rovina di quelle città, anziché la malvagità verso lo straniero. Egli menziona infatti i vizi contro natura. È proprio la punizione che ricevevano coloro che infrangevano il divieto delle relazioni sessuali contro natura a farci intendere quanto sia gravemente immorale questo peccato agli occhi del Signore, e quali conseguenze porta all’anima. La Nuova Alleanza nel sangue di Gesù Cristo (Matteo 26,27; Marco 14,23; Luca 22,20) ha liberato l’uomo dall’Antica Alleanza e dalle prescrizioni rituali, e perciò le proibizioni riguardo certi cibi sono state annullate (Marco 7,18-23; Atti 10,11-16). Al contrario, invece, le proibizioni sulle relazioni sessuali contro natura non sono state annullate, ma ribadite con forza. Infatti nella sua prima lettera ai Corinzi, Paolo afferma che i sodomiti non ereditano il regno dei cieli (1Corinzi 6,10). E nella lettera ai Romani afferma: Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento (Romani 1,26-27). Tommaso d’Aquino affermava che « nei peccati contro natura viene violato l’ordine naturale, e perciò viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura » (Somma Teologica II-II, q 154, a 12). Dio ama perfettamente e incondizionatamente tutti gli uomini, e gli omosessuali non fanno eccezione. Ma la sua Santità non può sopportare il peccato, e perciò l’ostinazione nella pratica dell’omosessualità rischia la separazione definitiva da Dio e la conseguente condanna del fuoco eterno.