I CATTOLICI NON COMMETTONO UN ATTO DI IDOLATRIA QUANDO SI PROSTRANO DAVANTI ALLA CROCE O LA BACIANO

I cattolici e gli ortodossi commettono un atto di idolatria nel prostrarsi davanti al crocifisso e a baciarlo?

Assolutamente no. I cattolici – come pure gli ortodossi – si prostano davanti al crocifisso non per questo stesso, ma in segno di rispetto verso ciò che rappresenta: Gesù Cristo e il suo sacrificio salvifico. Parimenti, il bacio lo diamo al crocifisso non per questo stesso, ma per l’affetto che proviamo verso Gesù Cristo, che il crocifisso vuole rappresentare. Nella Bibbia ci sono molti riferimenti di prostrazione e di bacio, e nei quali non vi era alcuna accusa di idolatria. Vediamo qualche esempio: « Giacobbe passò davanti a loro e si prostrò terra, mentre andava avvicinandosi al fratello » (Genesi 33,3). « Esaù corse incontro a Giacobbe, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero » (Genesi 33,4). « Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono, e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono » (Genesi 33,7). « Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò » (Esodo 18,7). « Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore”; Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò » (1Samuele 24,9). « Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall’asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra » (1Samuele 25,23). « Fu annunziato al re: “Ecco c’è il profeta Natan”. Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra » (1Re 1,23). In queste scritture non compare mai alcun atto di idolatria, ma semplicemente affetto o alto rispetto verso qualcun’altro. Al contrario, in Rivelazione, Giovanni dopo essersi prostrato viene rimproverato dall’angelo, ma solo perché costui, credendo di vedere in quell’angelo la maestà del Signore, gli si prostrò dinanzi in atteggiamento di adorazione, come chiaramente specifica la Scrittura (Apocalisse 19,10; 22,8-9). Anche Cornelio si prostrò dinanzi a Pietro in atteggiamento di adorazione – la Scrittura lo dice chiaramente – e perciò fu rimproverato (Atti 10,25-26). Quindi prostrarsi in atto di adorazione verso la creatura, o verso una sua raffigurazione, è un grave peccato di idolatria, ma non così se ci si prostra in segno di affetto e di devozione. Talvolta baciamo in segno di affetto e di devozione le foto dei nostri cari, vivi o defunti: figli, genitori, fratelli, nonni, amici. Certamente non rechiamo offesa al Signore né rendiamo i nostri cari o quelle foto oggetto di idolatria. La stessa cosa va detta quando baciamo la croce o immagini che rappresentano Gesù, Maria, gli angeli e i Santi. Le baciamo per l’affetto e la devozione che nutriamo verso ciò che rappresentano.

GESÙ UNICO FIGLIO DI MARIA

Nella Bibbia quando si vuole specificare che uno è figlio di una certa persona, costui è sempre associato al nome di suo padre. Così Giacomo di Zebedèo (Matteo 4,21), Giacomo di Alfeo (Marco 3,18), Levi di Alfeo (Marco 2,14) ecc. Parimenti, quando si vuole specificare che una donna è madre di una certa persona, viene spesso associata al nome di tale persona. Così Maria di Clèopa è detta madre di Giacomo il minore e di Ioses (Marco 15,40), Salomè è detta madre dei figli di Zebedèo (Matteo 27,56) ecc. La Beata Vergine Maria è detta madre di Gesù (Matteo 1,18) ma mai di altri. Gesù è l’unico figlio di Maria.

LA VERGINITÀ DI MARIA DURANTE IL PARTO

Maria come ha concepito da vergine, ha partorito anche da vergine. Infatti, entrando nel mondo, il Redentore non avrebbe mai permesso che sua madre perdesse la verginità che un miracolo del Signore le aveva conservato, e diventasse anche impura per un tempo (tale impurità però non macchiava l’anima, non essendo un peccato, ma aveva solo carattere rituale). Infatti, per la legge ebraica, la donna che partoriva un maschio rimaneva impura per sette giorni a causa del sangue (Levitico 12,2). Quattordici giorni se invece partoriva una femmina (Levitico 12,5). Inoltre doveva aspettare altri trentatré giorni per la purificazione (sessanta giorni se anziché aver partorito un maschio, avesse partorito una femmina). Ora, il solo pensare che a causa del nostro grande Dio e Salvatore Gesu Cristo, Maria perdesse la verginità conservata durante il concepimento, e diventasse impura per un tempo, è per un cattolico qualcosa di inconcepibile. Secondo i Padri, il Signore Gesù è entrato nel mondo attraverso il grembo di Maria come una stella col suo raggio passa attraverso il vetro. Non lo rompe, ma lo illumina. Così il Signore Gesù, nascendo da Maria, non ha danneggiato la sua verginità, ma ha avvolto sua madre nella luce della gioia. Già Isaia, profetizzando di Maria, dice che ella come avrebbe concepito da vergine, avrebbe anche partorito da vergine (Isaia 7,14). Perciò il parto di Maria fu pure indolore. Il parto indolore non è una verità di fede, ma piuttosto una conseguenza logica della verginità durante il parto. I protestanti dicono:

Se Maria non perse la verginità durante il parto, e quindi non fu impura per quaranta giorni, perché offrì un sacrificio di purificazione, secondo la legge ebraica? Luca 2,22-24

A costoro si deve dire che anche Gesù, il Figlio di Dio, pur non avendo bisogno della circoncisione, come uomo volle riceverla. Così Maria, pur non avendo bisogno della purificazione dopo il parto, volle ugualmente attenersi a questo precetto. Nei suoi scritti Tommaso D’Aquino afferma: « Era giusto che la madre si conformasse all’umiltà del Figlio, il quale, benché non fosse soggetto alla legge, volle subire la circoncisione e gli altri oneri della legge, per darci l’esempio d’umiltà e d’obbedienza, per approvare la legge, e togliere ai Giudei ogni occasione di infamarlo. Dice infatti la Scrittura: “Dio dà grazia agli umili” (Giacomo 4,6; 1Pietro 5,5). Per gli stessi motivi del Figlio, Maria ha osservato i precetti della legge, benché non vi fosse soggetta » (Somma Teologica III, q 37, a 4 c).

L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA RIGUARDO IL BATTESIMO CONFERITO AI NEONATI

Cosa insegna la Chiesa Cattolica riguardo il Sacramento del Battesimo amministrato ai neonati?

Catechismo Tridentino 177:

La conoscenza di tutte queste verità è senza dubbio utilissima ai fedeli. Ma nessun insegnamento è più necessario di questo: che la legge del Battesimo è prescritta dal Signore per tutti gli uomini. I quali, se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, sono procreati dai loro genitori, siano questi fedeli o no, per la miseria e la morte eterna. Molto spesso i Pastori dovranno commentare la sentenza evangelica: Chi non rinascerà per acqua e Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio (Giovanni 3,5). L’universale e autorevole sentenza dei Padri dimostra che questa legge va applicata non solo agli adulti, ma anche ai fanciulli, e che la Chiesa ha ricevuto simile interpretazione dalla tradizione apostolica. Come si potrebbe credere del resto che nostro Signor Gesù Cristo abbia voluto negare il sacramento e la grazia del Battesimo a quei bambini, di cui disse un giorno: Lasciate i fanciulli, e non impedite loro di venire a me; che di tali è il regno dei cieli? (Mt 19,14); e che abbracciava, benediva, accarezzava? (Mc 10,16). Inoltre, quando leggiamo che Paolo battezzo un’intera famiglia, apparisce chiaro che anche i fanciulli di quella furono bagnati al fonte della salvezza (1Corinzi 1,16; Atti 16,33). Inoltre la circoncisione, simbolo del Battesimo, raccomanda fortemente tale consuetudine. E noto infatti che i fanciulli solevano essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla nascita. Nessun dubbio che se la materiale circoncisione, con l’eliminazione di un elemento corporeo, giovava ai bambini, ai medesimi dovrà recare giovamento il Battesimo, che è la circoncisione di Gesù Cristo, non operata da mano di uomo (Colossesi 2,11). Finalmente, se è vero, come proclama l’Apostolo, che la morte ha esteso il suo regno a causa della colpa di un solo individuo, a più forte ragione coloro che ricevono l’abbondanza della grazia, dei doni e della giustizia, devono regnare nella vita, per opera di un solo, Gesù Cristo (Romani 5,17). Orbene: poiché a causa del peccato di Adamo i bambini contraggono la colpa originale, a più forte ragione, per i meriti di nostro Signor Gesù Cristo, potranno essi conseguire la grazia e la giustizia, per regnare nella vita; cosa però impossibile senza il Battesimo. Perciò i Pastori insegneranno che i bambini devono assolutamente essere battezzati. Poi, adagio adagio, la puerizia dovrà essere educata alla vera pietà, inculcandole i precetti della religione cristiana. Poiché disse il Savio: Quando l’adolescente abbia preso la sua via, non se ne allontanerà più, neppure da vecchio (Proverbi 22,6). E non è lecito porre in dubbio che i bambini battezzati ricevano realmente i sacramenti della fede. Se ancora non credono con adesione positiva del loro intelletto, si fanno forti però della fede dei genitori, se questi sono credenti; se non lo sono, supplisce, per usare le parole di Sant’Agostino, la fede della Chiesa, ossia della società universale dei santi (Lett. a Bonifacio XCVIII, 5). In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, e per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito Santo. Occorre esortare costantemente i fedeli perché portino i loro figli, non appena possono farlo senza pericolo, alla chiesa e li facciano battezzare con la solenne cerimonia. Si pensi che ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo. Quanto grave dunque è la colpa di coloro che li lasciano privi di questa grazia più del necessario, mentre la debolezza dell’età li espone a innumerevoli pericoli di morte.

Catechismo Maggiore 561-563:

Si deve avere somma premura per far battezzare i bambini, perché essi per la loro tenera età sono esposti a molti pericoli di morire, e non possono salvarsi senza il Battesimo. Peccano gravemente i genitori che per la loro negligenza lasciano morire i loro figli senza Battesimo, perché privano i loro figli della vita eterna; e peccano pure gravemente col differirne a lungo il Battesimo, perché li espongono al pericolo di morire, senza averlo ricevuto.

Catechismo della Chiesa Cattolica 1250-1252:

Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio, alla quale tutti gli uomini sono chiamati. La pura gratuità della grazia della salvezza si manifesta in modo tutto particolare nel Battesimo dei bambini. La Chiesa e i genitori priverebbero quindi il bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferissero il Battesimo poco dopo la nascita. I genitori cristiani riconosceranno che questa pratica corrisponde pure al loro ruolo di alimentare la vita che Dio ha loro affidato. L’usanza di battezzare i bambini è una tradizione della Chiesa da tempo immemorabile. Essa è esplicitamente attestata fin dal secondo secolo. È tuttavia probabile che, fin dagli inizi della predicazione apostolica, quando « famiglie » intere hanno ricevuto il Battesimo, siano stati battezzati anche i bambini.

IL BATTESIMO CRISTIANO VA AMMINISTRATO ANCHE AI NEONATI

Dopo il rimprovero subìto da Gesù: « Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite! » (Marco 10,13-14), gli apostoli non avrebbero mai rifiutato ai neonati il dono del battesimo cristiano. Non dimentichiamo che gli ebrei sono il popolo dei circoncisi, e sono circoncisi proprio per appartenere al popolo di Dio. I bambini ebrei ricevono la circoncisione già otto giorni dopo la loro nascita, per la fede dei loro genitori, e così diventano membri del popolo eletto. Il battesimo cristiano è la vera circoncisione di Cristo (Colossesi 2,11-12), e gli ebrei convertiti al cristianesimo non avevano certo problemi a far battezzare i propri figli piccoli, affinché diventassero membri del corpo di Cristo, cioè la Chiesa. Problemi a far battezzare i propri figli piccoli non ne avevano nemmeno i cristiani provenienti dai gentili. Parimenti, gli apostoli non avrebbero mai rifiutato a quei bambini il grandioso sacramento della rinascita (Giovanni 3,5). Se anche i bambini furono sotto la nuvola e attraversarono le acque, venendo battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare (1Corinzi 10,1-3) – prefigurazione del battesimo di Cristo che oggi salva noi – nessuno neghi ai propri figli piccoli il sacramento della rinascita col quale gli sono aperte le porte del regno dei cieli. Nel suo discorso, Pietro dice ai giudei che la promessa è pure per i figli (Atti 2,39). La promessa è quella di entrare nel riposo del Signore (Ebrei 3,7-4,11), cioè nel regno di Dio (Giovanni 14,2-3; Matteo 5,3-12) nel quale non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno (Apocalisse 21,4). Ma per poter entrare nel regno di Dio è necessario ricevere prima il dono del battesimo (Giovanni 3,5). Per « figli » Luca utilizza il greco « teknois », da « tekna » che troviamo in Atti 21,21 in riferimento ai bambini con un’età inferiore a quella degli otto giorni. Quindi in quel racconto la possibilità di battezzare i neonati è implicita. In una sua lettera, l’apostolo Paolo scrive: « Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana » (1Corinzi 1,16). Per « famiglia » Paolo fa uso del greco « oikos » che indica l’intero clan familiare, compreso gli schiavi e i loro bambini. Paolo quindi ha battezzato anche quest’ultimi.

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DELLA SAPIENZA

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro della Sapienza. Costoro affermano quattro motivi per cui lo ritengono tra gli apocrifi:

› Pieno di contraddizioni, di falsi insegnamenti e di errori.
› Gesù e gli apostoli non vi fecero mai riferimento.
› Mai riconosciuto dagli ebrei, mai dai cristiani dei primi secoli.
› Lo Spirito Santo non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che si tratti di parola di Dio, anzi, ci fa sentire in maniera inequivocabile di doverne rifiutare il contenuto.

I protestanti sembrano ignorare la Storia del Canone Biblico, quindi dei libri deuterocanonici (che loro chiamano ingiustamente « apocrifi ») dei quali fa parte il libro della Sapienza. Rispondiamo punto per punto alle loro obiezioni:

1) Contraddizioni si trovano anche nei libri accettati come divinamente ispirati anche dai protestanti. Alcuni esempi: 2Cronache 17,6 contraddice 1Re 22,43-44. Luca 9,28 contraddice Matteo 17,1. Luca 23,39-41 contraddice Marco 15,32. Genesi 2,4-24 contraddice Genesi 1,1-31; 2,1-4. Genesi 7,2-3 contraddice Genesi 6,19. Atti 1,18 contraddice Matteo 27,5. Luca 3,15-22 contraddice Matteo 3,13-17 e 12,3-12. Perciò quella delle contraddizioni nei libri deuterocanonici non è una scusa sufficiente per affermare che questi non siano divinamente ispirati. Altrimenti dovremmo ritenere non divinamente ispirati anche i vangeli. I deuterocanonici sono ispirati da Dio, e perciò i vescovi hanno scelto di aggiungerli nel Canone Biblico.

2) Gli scrittori neotestamentari si sono rifatti anche ai deuterocanonici. Poiché questo scritto riguarda la canonicità del libro della Sapienza, mostrerò alcuni esempi di citazioni neotestamentarie prese in prestito da questo testo deuterocanonico:

La descrizione dell’armatura della fede fatta da Efesini e da primo Tessalonicesi è presa in prestito dalla Sapienza. Vediamo:

Efesini 6,13-17: Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

1Tessalonicesi 5,8: Noi invece, che siamo del giorno, dobbiamo essere sobrii, rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza.

Sapienza 5,17-20: Egli prenderà per armatura il suo zelo e armerà il creato per castigare i nemici; indosserà la giustizia come corazza
e si metterà come elmo un giudizio infallibile; prenderà come scudo una santità inespugnabile; affilerà la sua collera inesorabile come spada e il mondo combatterà con lui contro gli insensati.

Il decreto di Erode di uccidere i bambini innocenti fu profetizzato nel libro della Sapienza. Vediamo:

Matteo 2,16: Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

Sapienza 11,7: In punizione di un decreto infanticida, tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante.

Romani 9,21: « Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? », si rifà alla Sapienza 15,7: « Un vasaio, impastando con fatica la terra molle, plasma per il nostro uso ogni sorta di vasi. Ma con il medesimo fango modella e i vasi che servono per usi decenti e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo; quale debba essere l’uso di ognuno di essi lo stabilisce il vasaio ».

Matteo 27,43: « Ha confidato in Dio, lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio! », e Giacomo 5,6: « Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza », sono prese in prestito dalla Sapienza 2,18: « Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari ».

Inoltre Sapienza 2,10-20 profetizza l’ipocrisia dei farisei e le sofferenze di Cristo: « Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio. La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile. Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Moneta falsa siam da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezze. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà ».

Giovanni 1,3: « Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 9,1: « Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola ».

Atti 17,29: « Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 13,10: « Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo, oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica ».

Apocalisse 1,18: « Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 16,13: « Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire ».

La lettera ai Romani si rifà anche al libro della Sapienza. Vediamo:

Romani 1,18-25: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Sapienza 13,1-10: Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è,
non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere. Ma o il fuoco o il vento o l’aria sottile o la volta stellata o l’acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò
quanto è più potente colui che li ha formati.  Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si conosce l’autore. Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s’ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall’apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle. Neppure costoro però sono scusabili, perché se tanto poterono sapere da scrutare l’universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone? Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte
e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo,
oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica.

1Corinzi 2,16: « Chi ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? », è una citazione presa in prestito della Sapienza 9,13: « Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? ».

1Corinzi 10,1: « Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare », sono una citazione presa in prestito della Sapienza 19,7: « Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta apparire dove prima c’era acqua, una strada libera aprirsi nel Mar Rosso ».

Romani 1,25: « Hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 12,24: « Essi s’erano allontanati troppo sulla via dell’errore, ritenendo dèi i più abietti e i più ripugnanti animali » (Sapienza 12,24).

3) Non è esatto dire che gli ebrei e i cristiani non abbiano mai accolto quei testi. Fino alla venuta di Gesù Cristo gli ebrei possedevano due Canoni della Sacra Scrittura, quello ebraico e quello alessandrino. Quest’ultimo fu scritto in greco dagli ebrei della diaspora. Questa loro traduzione dell’Antico Testamento è detta « Septuaginta » (riferimento ai settanta anziani Israeliti che accompagnavano Mosè – Esodo 24,9) e contiene anche i sette libri deuterocanonici: Tobia, Giuditta, Sapienza, Maccabei (Primo e Secondo), Baruc e Siracide. Il Canone Biblico alessandrino fu accolto dagli ebrei fino alla seconda metà del I secolo d.C. Nei loro insegnamenti Cristo e i suoi discepoli si rifacevano anche alla Septuaginta, basti notare che nel Nuovo Testamento ci sono trecento citazioni prese da quei testi. Per qualche secolo gli ebrei avevano accolto la Septuaginta, ma se ne allontanarono verso la fine del I secolo, soprattutto a causa dei loro contrasti coi cristiani che utilizzavano anche quei testi per le loro dottrine. Così, verso la fine del II secolo, i rabbini fissarono ufficialmente il canone ebraico escludendo quello alessandrino. Gli scrittori neotestamentari si rifacevano anche ai libri deuterocanonici, come si è già dimostrato nel secondo punto con alcuni esempi riguardanti il libro della Sapienza. E se dubbi furono mostrati da alcuni Padri riguardo i deuterocanonici, dubbi furono mostrati anche verso alcune lettere neotestamentarie. Infatti prima del IV secolo non furono riconosciute come canoniche neppure la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265-339) affermava che tra i libri discussi v’erano la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni (Storia Ecclesiastica III, 25, 3-4). Il frammento di Muratori (secolo II-III) omette la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo e la Prima e la Seconda lettera di Pietro. Origene (185-253) menzionato da Eusebio, riteneva dubbia la Seconda lettera di Pietro e la Prima e la Seconda lettera di Giovanni (Storia Ecclesiastica VI, 25, 8.10). Nel 382 fu il Vescovo di Roma, allora Damaso (366-384), a stabilire il Canone Biblico e a includere Tobia, Giuditta, Sapienza, Baruc, Siracide, Maccabei 1 e 2, Ebrei, Giacomo, Pietro 2, Giovanni 2 e 3, Giuda e Apocalisse. L’attuale Canone Biblico in uso nella Chiesa cattolica divenne ufficiale nel 1546, durante il Concilio di Trento (Diciannovesimo Concilio Ecumenico della Chiesa), con il decreto De Canonicis Scripturis. È stata la Chiesa cattolica a stabilire quali libri dovevano far parte del Canone Biblico, non i protestanti, nati quindici secoli dopo, sotto Lutero, il quale tentò addirittura di far passare per apocrifa la lettera di Giacomo che chiamava “epistola di paglia” (vedi Martin Lutero, Prefazione al Nuovo Testamento, anno 1522 e anno 1546). La lettera di Giacomo condanna l’eresia protestante del Sola Fide (Giacomo 2,14-26) e perciò fu ritenuta pericolosa dall’ex monaco agostiniano.

4) Il quarto punto è così ridicolo che non vale la pena neppure rispondere. Solo mi chiedo quale sicurezza abbiano i protestanti quando affermano di sentire in maniera inequivocabile d’essere guidati dallo Spirito Santo, se poi definiscono apocrifi dei libri contenenti la parola di Dio, rifiutano alcune verità cristiane, e sono divise in oltre cinquantamila diverse denominazioni, ognuna con delle dottrine che entrano in contrasto con quelle delle altre denominazioni, ma tutte che si dicono inequivocabilmente guidate dallo Spirito Santo. Sono convinto che la maggior parte dei protestanti neppure li ha letti i libri deuterocanonici. Semplicemente si rifanno al sentito dire. Altro che Spirito Santo!

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DEL SIRACIDE

IL LIBRO DEL SIRACIDE

Nel Canone Biblico della Chiesa cattolica, il Siracide è l’ultimo dei testi sacri di genere sapienzale. Questo testo sacro fa parte dei deuterocanonici, cioè quei libri che furono aggiunti al Canone Biblico successivamente rispetto agli altri. L’autore è un certo Gesù Ben Sira, e suo nipote, vissuto nel II secolo a.C, si è impegnato a tradurre il testo in lingua greca (Siracide 1,1). Poiché il testo era molto usato dalla comunità cristiana ecclesiale, nella traduzione in latino gli fu dato il nome di Ecclesiastico. Il soggetto di questo libro suddiviso in tre grandi sezioni, è la Sapienza divina. Questa dev’essere utilizzata anche per osservare i comandamenti, senza far violenza alla libertà umana. L’uomo infatti è libero nelle sue scelte. Solo possedendo la Sapienza potrà scegliere sempre il bene. È un gran testo d’ispirazione divina. Fu universalmente accettato dagli ebrei fino al I secolo d.C. Lo abbandonarono assieme ad altri testi sacri soprattutto poiché questi erano utilizzati dagli avversari cristiani per le loro dottrine.

I MIRACOLI DI ELISEO

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro del Siracide non solo perché ripudiato dagli ebrei (i quali hanno contestato anche i vangeli e le lettere del Nuovo Testamento, però i protestanti qui tacciono), ma soprattutto perché insegna che Eliseo compì opere meravigliose dopo la sua morte. Ciò sostiene la dottrina cattolica e ortodossa dell’intercessione dei Santi del cielo, e dei miracoli che Dio compie per loro intercessione. Dio è l’autore di ogni grazia e di ogni miracolo, mentre il Santo è un intercessore. Ma vediamo il versetto incriminato:

Siracide 48,14: Nella sua vita [Eliseo] compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato questo testo a causa del versetto sopracitato. I protestanti dimenticano oppure ignorano che c’è un altro testo sacro, presente anche nelle loro Bibbie, che conferma ciò che leggiamo in Siracide 48,14. Il testo in questione è 2Re 13,21: « Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi ». Perciò i protestanti sono nell’errore nel voler togliere autorità al libro del Siracide. Gli scrittori ecclesiastici del primo secolo, si rifacevano anche al Siracide. Vediamo alcuni esempi:

Matteo si rifà al Siracide:

Matteo 7,16-20: Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Siracide 27,6: Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela il sentimento dell’uomo.

Ebrei 11,5: « Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio », sono una citazione presa in prestito dal Siracide 44,16: « Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni ».

2Re 2,11: « Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo », si trova pure nel Siracide 48,9: « Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco ».

Ebrei 12,12: « Mani cadenti e ginocchia infiacchite », è una citazione presa in prestito dal Siracide 25,23: « Mani cadenti e ginocchia infiacchite, tale colei che non rende felice il proprio marito ».

Giacomo 1,19: « Sia ognuno pronto ad ascoltare, lento nel parlare, lento all’ira », è una citazione presa in prestito dal Siracide 5,11: « Sii pronto nell’ascoltare, lento nel proferire una risposta ».

La prima lettera di Pietro si rifà anche al Siracide. Vediamo:

1Pietro 1,6-7: Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.

Siracide 2,5: Perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

Luca 1,52: « Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili », è una citazione presa in prestito dal Siracide 10,14: « Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, al loro posto ha fatto sedere gli umili ».

Atti 10,34: « Dio non fa preferenze di persone », è una citazione presa in prestito dal Siracide 35,12-14: « Perché il Signore è giudice e non v’è presso di lui preferenza di persone » (Siracide 35,12).

1Timoteo 2,14: « Non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione », è una citazione presa in prestito dal Siracide 25,24: « Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo ».

Matteo 1,21: « Ella [Maria] darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati », è una citazione presa in prestito dal Siracide 46,1: « Egli [Giosuè], secondo il significato del suo nome, fu grande per la salvezza degli eletti di Dio ». – Gesù è Giosuè sono due traduzioni del medesimo nome ebraico Yehoshu’a.

LE ACCUSE DEI PROTESTANTI CONTRO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI GIUDITTA

LIBRO DI GIUDITTA

Il libro di Giuditta ci è stato conservato solo in greco e pubblicato verso la fine del secolo II a.C, in epoca maccabeica, ma in origine fu probabilmente scritto in ebraico, visto che i destinatari di questo racconto sono gli ebrei. Anche Giuditta come Tobia è una grande parabola e un messaggio di consolazione. È un racconto edificante e abilmente costruito. È la storia di una vittoria del popolo eletto contro i suoi nemici. Giuditta significa « la Giudea » e personifica il popolo fedele a Dio, mentre Oloferne rappresenta le forze del male. Nel racconto il popolo sembrava destinato allo sterminio, ma Dio realizza la sua salvezza e per farlo sceglie i deboli. Qui una donna.

L’USO IMPROPRIO DEL NOME DI NABUCODONOSOR

L’obiezione mossa contro il libro di Giuditta da parte dei protestanti, è quella dell’uso improprio del nome di Nabucodonosor (Giuditta 4,1-3). Ma il solo uso improprio del nome di Nabucodonosor non è un motivo sufficente per affermare che il libro di Giuditta non è divinamente ispirato. Infatti Giuditta, come si è già detto, è una grande parabola, e perciò alla donna che è immagine della Giudea, si oppone Oloferne, comandante supremo di Nabucodonosor, i quali simboleggiano il male. In ogni caso, nel vangelo secondo Marco che tutti riteniamo divinamente ispirato, leggiamo nel seguente racconto:

Marco 2,23-26
In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: « Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso? ». Ma egli rispose loro: « Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni? ».

Nel suo racconto Marco fa uso del nome di Abiatàr. Ma sappiamo bene che l’allora sommo sacerdote era Achimelec (1Samuele 21,1-7), non Abiatàr. Perciò i protestanti dovrebbero studiare seriamente prima di affermare che certi testi sacri, come quello di Giuditta, non sono divinamente ispirati. I primi scrittori cristiani si rifacevano, nei loro scritti, anche al libro di Giuditta. Qualche esempio:

Marco 9,48: « Dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue », si rifà a Giuditta 16,17: « Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo: il Signore Onnipotente li punirà nel giorno del giudizio, immettendo fuoco e vermi nelle loro carni, e piangeranno nel tormento per sempre ».

Matteo 9,36: « Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore », si rifà a Giuditta 11,9: « Tu li potrai condurre via come pecore senza pastore ».

Luca 1,42: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! », prende in prestito le parole di Giuditta 13,18: « Ozia a sua volta le disse: Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio Altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici ».

L’ACCUSA DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DELL’AGGIUNTA AL LIBRO DI ESTER

AGGIUNTA AL LIBRO DI ESTER

L’accusa mossa contro l’aggiunta al libro di Ester, da parte dei protestanti, è la seguente:

In questo libro è scritto riguardo a quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: « Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data » (Ester 5,1-3). Nell’aggiunta fatta a questo libro leggiamo a proposito del medesimo episodio: « Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d’oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l’accompagnava » (Ester 15,9-10 Edizioni Paoline 1971). Perciò i protestanti affermano che la descrizione fatta nell’aggiunta contrasta la prima descrizione, poiché nella prima descrizione è detto che Ester si guadagnò il favore del re, mentre nell’aggiunta è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne. Ma quello che i protestanti non capiscono è che ciò non basta a ritenere quell’aggiunta non divinamente ispirata. Se i vescovi hanno deciso di inserire quel testo nel libro di Ester, significa che quel testo è di divina ispirazione. All’obiezione dei protestanti riguardo l’aggiunta al libro di Ester, rispondiamo anzitutto facendo notare una certa incongruenza anche nel vangelo secondo Luca:

Luca 3,15-22
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: « Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile ». Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: « Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto ».

Nel racconto di Luca, Cristo viene battezzato da Giovanni il Battista dopo che quest’ultimo è stato arrestato. Nel vangelo secondo Luca c’è però un incongruenza. Infatti secondo il racconto di Matteo, Giovanni battezza Gesù Cristo nel Giordano prima di essere arrestato (Matteo 3,13-17; 12,3), non dopo, mentre stava in prigione, nella quale venne decapitato (Matteo 12,3-12). Stando all’obiezione mossa contro l’aggiunta al libro di Ester, per quella incongruenza nel vangelo secondo Luca dovremmo ritenere quest’ultimo non divinamente ispirato. Eppure siamo tutti concordi nel ritenere Luca ispirato da Dio. Perciò l’accusa mossa dai protestanti contro l’aggiunta nel libro di Ester non è sufficiente per affermare di non essere divinamente ispirata.

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DI TOBIA

LIBRO DI TOBIA

Il Libro di Tobia è stato scritto nel secolo II a.C. Si tratta di una grande parabola, nella quale il principale protagonista, che è Dio, emerge già dai nomi dei personaggi: Raffaele (Dio guarisce), Azaria (Iahvè aiuta), Tobia (Iahvè è buono), Anania (Iahvè è compassionevole), Raguele (Dio è amico), Gabaele (Dio solleva). Il messaggio che questo racconto vuol dare al lettore è un invito a riconoscere che la Provvidenza del Dio misericordioso non viene mai meno, e qui opera discretamente ed efficacemente per mezzo del suo inviato (Tobia 4,1.2.20.21; 5,1-22). Il Signore sa far nascere grande gioia anche da situazioni che erano infelici (Tobia 3,8.17; 8,1-3; 11,1-4). È un racconto edificante nel quale emerge un’alta concezione del matrimonio (Tobia 6,12.19; 7,9.10.13; 10,10), esprime con grande vitalità il senso della famiglia (Tobia 7,2; 9,6) e risalta la pratica dell’elemosina (Tobia 1,3.17) e i doveri verso i defunti (Tobia 1,17-19; 2,4.8).

AZARIA FIGLIO DI ANANIA

I protestanti ritengono non divinamente ispirato il libro di Tobia poiché, nel racconto, l’angelo mentì dicendo al giovane Tobia: « Sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli » (Tobia 5,13). Come si è detto, si tratta di una parabola, non di una gravissima menzogna come invece affermano i protestanti. L’angelo Raffaele rivelerà la sua vera identità a missione conclusa (Tobia 12,15). Quella bugia non toglie al testo sacro l’ispirazione divina come invece vorrebbero i protestanti. Nel Primo libro dei Re leggiamo il seguente racconto: Michea disse: Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo gli stava intorno, a destra e a sinistra. Il Signore ha domandato: « Chi ingannerà Acab perché muova contro Ramot di Gàlaad e vi perisca? ». Chi ha risposto in un modo e chi in un altro. Si è fatto avanti uno spirito che – postosi davanti al Signore – ha detto: « Lo ingannerò io ». Il Signore gli ha domandato: « Come? ». Ha risposto: « Andrò e diventerò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti ». Quegli ha detto: « Lo ingannerai senz’altro, ci riuscirai, và e fà così » (1Re 22,19-22). Dobbiamo forse ritenere non divinamente ispirato anche il Primo libro dei Re a causa del Signore che ha permesso a uno spirito di ingannare Acab? I protestanti purtroppo saltano subito a conclusioni negative quando si tratta dei libri deuterocanonici, e non si accorgono che i medesimi fatti o le medesime contraddizioni si possono trovare in altri testi sacri, da loro accolti come divinamente ispirati.

L’ANGELO HA INSEGNATO UNA SUPERSTIZIONE AL GIOVANE TOBIA

Un’altra accusa al libro di Tobia da parte dei protestanti, è quella secondo la quale Raffaele avrebbe insegnato a Tobia una superstizione. Nel sesto capitolo, leggiamo: « Gli disse allora l’angelo: “Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti”. Il giovane squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata » (Tobia 6,4-5). I protestanti si sono forse dimenticati che Gesù guariva alcuni ciechi applicando sui loro occhi saliva e fango? Questo possiamo vederlo in Marco 7,31-35 e in Giovanni 9,1-7. Certamente Gesù non ha insegnato ai suoi discepoli una superstizione. E la stessa cosa va detta di Raffaele. Leggendo il racconto di Isaia 38,21 vediamo che il profeta ordinò che si prendesse una quantità di fichi e se ne faccesse un impiastro e lo si applicasse sull’ulcera di Ezechia, per farlo guarire. Certamente anch’egli non stava insegnando una superstizione. Perciò non si può accusare Tobia di mancanza d’ispirazione divina a causa dell’episodio del pesce, come pure di quella bugia sulla sua identità poi rivelata. I primi scrittori cristiani si sono rifatti, nei loro scritti, anche a Tobia. Vediamo qualche esempio:

La regola d’oro: « Fa agli altri ciò che vuoi sia fatto a te » (Matteo 7,12), è presa in prestito dalla citazione inversa di Tobia: « Non fare a nessuno ciò che non vuoi sia fatto a te » (Tobia 4,15).

Riguardo i sette fratelli che presero in moglie la medesima donna, i vangeli sinottici, cioè Matteo 22,25 e Marco 12,20 e Luca 20,29 si rifanno al racconto di Tobia 3,8; 7,11.

Riguardo ai sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Apocalisse 1,4), Giovanni di Patmos si rifà a Tobia, nel quale Raffaele rivela si essere uno dei sette angeli che stanno alla presenza del Signore (Tobia 12,15).

Per la descrizione della nuova Gerusalemme, Giovanni di Patmos si rifà a Tobia. Confrontiamo i due testi sacri:

Apocalisse 21,18-21: Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

Tobia 13,17: Gerusalemme sarà ricostruita come città della sua residenza per sempre. Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza per vedere la tua gloria e dar lode al re del cielo. Le porte di Gerusalemme saranno ricostruite di zaffiro e di smeraldo e tutte le sue mura di pietre preziose. Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l’oro e i loro baluardi con oro finissimo. Le strade di Gerusalemme saranno lastricate con turchese e pietra di Ofir.

Le parole che troviamo in Matteo 5,4: « Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati », sono prese in prestito da Tobia 13,16: « Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua gioia per sempre ».

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