L’EMMANUELE NATO DALLA VERGINE

Matteo 1,22-23: Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi.

Matteo applica a Gesù la profezia di Isaia riguardante l’Emmanuele (Isaia 7,14). Nel riportare la profezia Matteo si rifà alla Septuaginta, la versione greca dell’Antico Testamento – composta dagli ebrei della diaspora e utilizzata dai cristiani già nel I secolo – che traduce con í parthénos (che significa « la vergine, la fanciulla, la giovane ») l’ebraico ha-almâ (che significa « la giovane, la fanciulla »). Il termine ‘almâ pur non implicando necessariamente la verginità nemmeno la esclude. Ad esempio prima di andare in sposa a Isacco, Rebecca è chiamata ‘almâ (Genesi 24,43) e anche betûlâ che significa vergine (Genesi 24,16). L’ebraico ‘almâ è quindi riferito a una giovane donna che ha raggiunto la pubertà, a prescindere se questa sia vergine o no. La scelta della Septuaginta di tradurre ‘almâ con parthénos al posto di neànis (con quest’ultimo termine di solito il greco traduce ‘almâ – Esodo 2,8; Deuteronomio 22,21) ci fa capire che per gli ebrei la profezia riguardante l’Emmanuele doveva significare qualcosa di più di un concepimento naturale da parte di una giovane. Matteo infatti ci fa sapere in modo inequivocabile che Gesù, al quale viene applicata la profezia, è il frutto di un autentico concepimento verginale, opera dello Spirito Santo (Matteo 1,18-25). Egli è l’Emmanuele (Matteo 1,23) – dall’ebraico « Immanu’el » che alla lettera è « con-noi-Dio », da « Immanu » (con-noi) ed « El » (Dio) – nel senso proprio della parola. Non è solo un segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo: Gesù è veramente Dio-con-noi (Luca 8,37-39; Giovanni 8,58; 16,15; 20,28; Atti 20,28; Romani 8,9; Galati 4,6; Tito 2,13; 2Pietro 1,1; Apocalisse 1,17-18; 22,6.16).

IL PANE DELLA VITA

Dalle informazioni dei vangeli sappiamo che Gesù nacque in Giudea, a Betlemme (Matteo 2,1; Luca 2,4-7) – dall’ebraico « Beit-lehem » che significa « Casa del pane ». Luca racconta che Maria, dopo aver dato alla luce il suo figlio primogenito, Gesù, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’alloggio. Nella sua narrazione Luca ci sta dicendo una cosa molto importante riguardo il neonato. Egli fa un richiamo al libro della Sapienza attribuita al re Salomone: « Fui allevato in fasce e circondato di cure; nessun re iniziò in modo diverso l’esistenza » (Sapienza 7,4-5). Luca ci sta mostrando di credere che il neonato è veramente un re, e per questo usa l’espressione « lo avvolse in fasce », proprio come fa l’autore della Sapienza in riferimento al re Salomone. La mangiatoia in cui Maria depose il neonato, era una cesta nella quale i pastori tenevano fieno per buoi e asini (Luca 13,15). Luca menziona tre volte la mangiatoia in questo suo racconto (Luca 2,7.12.16), perché questa era un segno (v 12). Non è un caso se Gesù, il pane della vita disceso dal cielo (Giovanni 6,35.48.51) sia nato a Betlemme, nella Casa del pane, e fosse stato posto in una mangiatoia, egli che è vero cibo per la vita eterna (Giovanni 6,51.54.55). Possa Cristo nascere ogni giorno nel cuore degli uomini.

I TRE ARCANGELI

Nella Bibbia il termine arcangelo – dal greco archànghelos che significa « angelo capo » o « capo degli angeli » – è attribuito solo a Michele (Giuda 1,9). Tuttavia la Chiesa cattolica riconosce, oltre a Michele, i nomi degli arcangeli Gabriele e Raffaele. E così la Chiesa ortodossa. La Bibbia non attribuisce a Gabriele e a Raffaele il termine arcangelo, ma solo quello di angelo – dal greco ànghelos (equivalente dell’ebraico malak) – che significa « messaggero » (Matteo 11,10; 2Samuele 11,18). Questo perché l’ufficio di messaggero può essere applicato anche agli spiriti superiori come gli arcangeli. Nel libro della Rivelazione leggiamo di « sette angeli che stanno in piedi davanti a Dio e ai quali furono date sette trombe » (Apocalisse 8,2). In oriente gli assistenti al trono erano sette (Ester 1,10). Questi sette angeli non possono che essere spiriti superiori, cioè arcangeli. Oltre a Michele, Gabriele e Raffaele sono gli unici angeli ai quali la Scrittura dà un nome. Un nome attribuito a un angelo indica un incarico di grande importanza: Michele – dall’ebraico « Mikha’el » – significa « Chi [è] come Dio [?] », poiché nessuno è come Dio (1Samuele 2,2; Giobbe 40,9; Isaia 42,8; Salmi 35,10; 145,3; Michea 7,18). Michele è quindi incaricato della difesa del dominio dell’Onnipotente (Daniele 12,1). Michele si contrappose a Satana – il quale si volse contro Dio – e lo scacciò dal cielo (Apocalisse 12,7-9; Luca 10,18). Andò in aiuto dell’angelo del Signore quando fu ostacolato per ventun giorni dal principe del regno di Persia (Daniele 10,12-14). E quando dal cielo verrà il Signore nella sua gloria, l’arcangelo Michele verrà con lui e con tutto l’esercito celeste (1Tessalonicesi 4,16-17; Matteo 24,30-31; 25,31-32). Gabriele – dall’ebraico « Gavri’el » – significa « Dio è Forte » o « Forza di Dio ». Gabriele fu mandato a Daniele per istruirlo e fargli comprendere la visione ricevuta da Dio (Daniele 8,1-26; 9,20-27). Fu mandato al sacerdote Zaccaria per annunciargli che sua moglie Elisabetta, nonostante l’avanzata età di ambedue, avrebbe concepito e partorito il precursore del Messia (Luca 1,5-20). Fu mandato dalla Vergine Maria per annunciargli che ella avrebbe concepito e partorito il Messia, il Figlio di Dio e il Salvatore del suo popolo, senza l’intervento di un uomo ma per opera dello Spirito Santo (Luca 1,26-38). Probabilmente l’angelo che apparve in sogno a Giuseppe fu sempre Gabriele (Matteo 1,20-21). Raffaele – dall’ebraico « Rapha’el » – significa « Dio guarisce » o « Medico di Dio ». Raffaele fu mandato al giovane Tobia per accompagnarlo e custodirlo nel suo viaggio (Tobia 4,1.2.20.21; 5,1-22), e per fargli prendere in sposa la giovane Sara (Tobia 6,12.19; 7,9.10.13; 10,10) e liberarla dal demonio Asmodeo (Tobia 3,8.17; 8,1-3), e per guarire suo padre Tobi dalla cecità (Tobia 3,17; 11,1-14). Di Gabriele e di Raffaele la Scrittura dice che sono due dei sette angeli che stanno sempre alla presenza di Dio (Tobia 12,15; Luca 1,19), e quindi sono spiriti superiori, arcangeli. Anche Michele dev’essere uno degli spiriti superiori che stanno sempre alla presenza di Dio, essendo non soltanto un arcangelo, ma addirittura preposto a tutte le schiere angeliche (Apocalisse 12,7; Giosuè 5,13-16). Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, sono venerati da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Nella liturgia cattolica si celebra il 29 settembre la solennità dei tre Santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Nella liturgia ortodossa si celebra l’8 novembre. Agli arcangeli sono dedicati luoghi di culto come Chiese e Santuari. Nell’arte cristiana l’arcangelo Michele è quasi sempre rappresentato come un giovane con ali d’aquila e con indosso un elmo e una corazza, e una spada (qualche volta sostituita da una lancia o da una croce) nella mano, che sono richiami alla parola di Dio (1Tessalonicesi 5,8; Ebrei 4,12; Apocalisse 1,16), e nell’altra mano una bilancia (secondo alcune interpretazioni indica la pesatura delle anime, quindi è un richiamo al giudizio divino). Spesso nell’atto di scacciare il demonio (a volte sotto forma di un drago). L’arcangelo Gabriele è rappresentato sempre come un giovane con ali d’aquila e con un rametto di giglio bianco nella mano, simbolo di purezza, di castità e di bonta. Lo vediamo spesso con la Vergine Maria nell’atto di annunciargli il concepimento del Messia Figlio di Dio. L’arcangelo Raffaele è sempre rappresentato come un bellissimo giovane con ali d’aquila, spesso assieme al giovane Tobia mentre sono in viaggio. In alcuni dipinti i tre Santi arcangeli sono rappresentati insieme.

L’ARCANGELO RAFFAELE

Raffaele – dall’ebraico « Rapha’el » che significa « Dio guarisce » o « Medico di Dio » – è menzionato nel libro di Tobia (3,17; 5,4; 6,11.14.19; 7,9; 8,2-3; 9,1.5; 11,1.4.7; 12,6.15). Il suo nome, come quello di Michele e di Gabriele, indica un incarico di grande importanza: fu mandato al giovane Tobia per accompagnarlo e custodirlo nel suo viaggio (4,1.2.20.21; 5,1-22), e per darle in sposa la giovane Sara (6,12.19; 7,9.10.13; 10,10) e liberarla dal demonio Asmodeo (3,8.17; 8,1-3), e per guarire suo padre Tobi dalla cecità (3,17; 11,1-14). Raffaele è un angelo superiore, uno dei pochi menzionati per nome, sempre alla presenza di Dio (12,15), e al quale sono affidati incarichi importanti. Quindi, anche se la Scrittura lo menziona semplicemente come un angelo, implicitamente ci fa sapere che Raffaele è un arcangelo come Michele e Gabriele (clicca qui). Il termine angelo – dal greco ànghelos (equivalente dell’ebraico malak) – significa messaggero (Matteo 11,10; 2Samuele 11,18) e può essere applicato anche a spiriti superiori come gli arcangeli, poiché questi possono compierne le funzioni. L’arcangelo Raffaele è venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Nella liturgia cattolica si celebra la solennità di San Raffaele arcangelo il 29 settembre, assieme agli altri due Santi arcangeli Michele e Gabriele, mentre la liturgia ortodossa celebra l’8 novembre. Nell’arte cristiana Raffaele è sempre rappresentato come un bellissimo giovane con ali d’aquila, a volte accanto agli altri due arcangeli Michele e Gabriele, e altre volte assieme al giovane Tobia mentre sono in viaggio.

L’ARCANGELO GABRIELE

Gabriele – dall’ebraico « Gabhri’el » che significa « Dio è Forte » – è menzionato quattro volte nella Bibbia: fu mandato a Daniele per istruirlo e fargli comprendere la visione ricevuta da Dio (Daniele 8,1-26; 9,20-27). Fu mandato al sacerdote Zaccaria per annunciargli che sua moglie Elisabetta, nonostante l’avanzata età, avrebbe concepito e partorito il precursore del Messia (Luca 1,5-20). Fu mandato dalla Vergine Maria per annunciargli che ella avrebbe concepito e partorito il Messia, il Figlio di Dio e il Salvatore del suo popolo, senza l’intervento di un uomo ma per opera dello Spirito Santo (Luca 1,26-38). Probabilmente l’angelo che apparve in sogno a Giuseppe fu sempre Gabriele (Matteo 1,20-21). La Chiesa cattolica e quella ortodossa considerano Gabriele non un comune angelo, ma piuttosto un angelo superiore, cioè un arcangelo. Nella Bibbia il termine arcangelo è attribuito solo a Michele (Giuda 9). Tuttavia, in maniera implicita, questo ufficio è attribuito anche a Gabriele e a Raffaele. Infatti, oltre a Michele, questi due angeli sono gli unici ai quali la Scrittura dà un nome. E sempre la Scrittura ci fa sapere che a Michele, a Gabriele e a Raffaele, sono stati affidati incarichi di grande importanza. Di Gabriele e di Raffaele la Scrittura dice che sono due dei sette angeli che stanno sempre alla presenza di Dio (Apocalisse 8,2; Tobia 12,15; Luca 1,19). La stessa cosa vale anche per Michele, essendo preposto a tutti gli angeli del Signore (Apocalisse 12,7; Giosuè 5,13-16; Daniele 12,1). In oriente gli assistenti al trono erano sette (Ester 1,10). Questi sette angeli che stanno sempre al cospetto di Dio e al quale vengono affidati incarichi di particolare importanza, non possono che essere angeli superiori rispetto agli altri, e cioè arcangeli. L’arcangelo Gabriele è venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Nella liturgia cattolica si celebra la solennità di San Gabriele arcangelo il 29 settembre, assieme agli altri due Santi arcangeli Michele e Raffaele. Nella liturgia ortodossa si celebrano l’8 novembre i tre Santi arcangeli. Nell’arte cristiana Gabriele è rappresentato sempre come un giovane con ali d’aquila e con un rametto di giglio bianco nella mano, simbolo di purezza, di castità e di bonta. In alcuni dipinti lo vediamo accanto a Michele e Raffaele, mentre in altri lo vediamo con la Vergine Maria nell’atto di annunciargli il concepimento del Messia Figlio di Dio.

GRAVISSIMI ERRORI DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA DI GESÙ CRISTO DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI

La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (conosciuti anche come mormoni) fu fondata nel XIX secolo da Joseph Smith (1805-1844) che diceva di aver ricevuto per rivelazione il libro di Mormon, e perciò era considerato un profeta dai suoi seguaci. Di seguito saranno menzionati alcuni gravissimi errori della dottrina della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni:

1) Dio e suo Figlio – ma non lo Spirito Santo – hanno un corpo: «Il Padre ha un corpo di carne ed ossa, altrettanto tangibile come quello dell’uomo, il Figlio pure, ma lo Spirito Santo non ha un corpo di carne ed ossa ma è un personaggio di spirito. Se non fosse così, lo Spirito Santo non potrebb dimorare in noi» (Dottrina e alleanza 130,22).

2) Lo spirito non è altro che una materia più sottile: «Non c’è nulla che sia materia immateriale. Ogni spirito è materia, ma è più fine o pura, e può essere percepito soltanto mediante occhi più puri; Noi non possiamo vederla; ma quando il nostro corpo sarà purificato vedremo che tutto è materia» (Dottrine e alleanze 131,7-8).

3) Vi fu un tempo in cui il Padre viveva sulla terra come un uomo, e passò attraverso la morte, ed è quindi un uomo innalzato: «Vi fu un tempo – secondo le dichiarazioni del profeta Joseph Smith – nel quale il nostro Padre celeste passò attraverso una vita e una morte, ed è quindi un uomo esaltato» (Dottrine di salvezza, vol 1, pag 19). «Il Figlio fa quello che ha visto fare al Padre; quindi il Padre, un giorno, ha deposto la sua vita per riprenderla poi; così Egli ha un corpo proprio» (Insegnamenti del profeta Joseph Smith, pag 247). «Forse Dio sa qualcosa delle cose temporali perché deve aver avuto un corpo ed essere stato su una terra. Se non fosse così non saprebbe come giudicare gli uomini con giustizia, secondo le tentazioni e i peccati con cui essi devono lottare» (Discorsi di Brigham Young, pag 23).

4) Dio non è onnipresente, ma è circoscritto a un luogo: «Ma questo non significa che singolarmente le persone della divinità possono essere fisicamente presenti in più luoghi contemporaneamente. I sensi di ciascuna persona della Trinità hanno un potere infinito; la sua intelligenza non ha limiti; il suo potere di trasferirsi da un posto all’altro è infinito. Nondimeno la sua persona non può trovarsi in più di un luogo nello stesso tempo (…) Ne deriva che Dio non può occupare nello stesso tempo più di quello spazio consentito alle sue proporzioni» (Articoli di fede, pag 48-49). «Alcuni vorrebbero credessimo che Dio è onnipresente. Non è così. Egli non è onnipresente più di quanto il Padre e il Figlio non siano una sola persona» (Discorsi di Brigham Young, pag 22).

5) Gesù approvava e praticava la poligamia: «Gesù Cristo si era sposato a Cana in Galilea, e Maria, Marta, e le altre erano sue mogli, e aveva generato figli» (Journal of discourses, vol 2, pag 210).

6) Gesù è il frutto di un autentico atto sessuale tra Dio Padre – che ancora una volta è ridotto a un uomo da questa perversa dottrina – e la vergine Maria: «Cristo fu generato da Dio. Egli non nacque senza l’aiuto dell’uomo, e quell’uomo era Dio» (Dottrine di salvezza, vol 1, pag 25).

7) Dio Padre fu il primo marito di Maria, che in seguito fu data in sposa a Giuseppe: «Il corpo mortale di Gesù necessitò di una madre nonché di un padre. Perciò il padre e la madre di Gesù secondo la carne dovevano essere uniti come marito e moglie; perciò la vergine Maria doveva essere stata, per un periodo, la moglie legittima di Dio Padre: adoperiamo il termine moglie legittima perché sarebbe blasfemo al massimo dire che egli la ricoperse della sua ombra o che generò il Salvatore in modo illegittimo. Poiché Dio fu il suo primo marito, può darsi che Egli l’abbia data a Giuseppe come moglie mentre era in questo stato mortale, e che era sua intenzione, dopo la risurrezione, di riprenderla come una delle sue mogli, per generare spiriti immortali nell’eternità» (The Seer, pag 158).

Rispondiamo quindi a questi gravissimi errori della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni:

1) La Scrittura insegna che Dio è spirito (Giovanni 4,24), e cioè incorporeo e invisibile (Colossesi 1,15; 1Timoteo 1,17). Quando gli scrittori sacri attribuiscono a Dio parti corporee e positure (Genesi 6,8; 2Samuele 21,1; Giobbe 40,9; Isaia 6,1 Matteo 4,4; 5,35; Marco 16,19), fanno uso di antropomorfismo, un linguaggio metaforico con il quale vengono attribuite a Dio delle somiglianze con il corpo umano a motivo delle loro operazioni che si prestano a certe analogie. Quindi l’occhio attribuito a Dio (Salmi 34,15) indica la sua capacità di vedere in maniera intelligibile. Oppure lo stare seduto sul trono (1Re 22,19) indica la sua sovranità. Così il parlare faccia a faccia (Esodo 30,11) indica una stretta relazione con lui. L’uomo poi è a immagine di Dio (Genesi 1,26-27) non a motivo del corpo, ma a motivo della sua anima spirituale dotata d’intelletto e volontà, e per la quale l’uomo può somigliare a Dio per analogia con la sua stessa vita trinitaria. Ma l’anima e l’intelletto e la volontà sono realtà incorporee. Quindi Dio Padre non ha un corpo, mentre il Figlio ha un corpo in riferimento alla natura umana alla quale si è unito sostanzialmente (Giovanni 1,14).

2) Lo spirito non è una materia più sottile, ma è immateriale, incorporeo. Dio è spirito (Giovanni 4,24), non è materia, neppure materia sottile come affermano i mormoni. Il profeta Isaia, condannando le raffigurazioni della divinità, degli idoli, dice: «A chi potreste paragonare Dio e quale immagine mettergli a confronto?» (Isaia 40,18). La domanda di Isaia è retorica. Egli sa molto bene che Dio non può essere raffigurato, poiché non ha immagine ma è incorporeo. Le parole di Isaia non avrebbero senso se qualcuno potesse rispondere: «Possiamo paragonare Dio a un uomo, poiché corporalmente somiglia a un uomo».

3) Dio è eterno (Isaia 43,12-13; Salmi 90,2; 102,27) e perciò non c’è mai stato un istante in cui non sia stato Dio. Conosce perfettamente tutte le cose (1Samuele 2,3; Isaia 46,10; Salmi 138,1-4; 139,12) e per questo giudica secondo giustizia (Salmi 9,8; 96,10.13).

4) Dio è onnipresente (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27). Si dice che è nei cieli (Matteo 6,9) non perché circoscritto a un luogo, ma nel senso che egli è trascendente, cioè al di sopra di tutte le cose.

5) Gesù non ha mai praticato né approvato la poligamia, ma l’ha condannata pubblicamente (Matteo 19,5.9). La Sacra Scrittura non ci dice che Gesù fu sposato e che generò figli secondo la carne. Gesù fu celibe e casto (Matteo 19,12). La menzogna dell’amore carnale tra Gesù e la Maddalena è vecchia di molti secoli, e risale allo gnostico vangelo secondo Filippo. Ma noi cristiani abbiamo la Rivelazione divina scritta e trasmessa, e non ci lasciamo sviare da certe favolette. Se poi vogliamo parlare di sposalizio mistico (o matrimonio spirituale), parliamo di quello tra Gesù e la Chiesa: questa è la sua vera Sposa (2Corinzi 11,2; Efesini 5,22-33; Apocalisse 19,7-9; 21,1-2).

6) Dio non è un uomo (Numeri 23,19) e non ha avuto – né aveva bisogno di – alcun atto sessuale con Maria. Il concepimento di Gesù è opera dello Spirito Santo (Matteo 1,18; Luca 1,34-35), cioè opera della potenza divina a cui tutto è possibile (Matteo 19,26; Luca 1,37), non opera dell’intervento di un uomo mediante un atto sessuale (Matteo 1,19-20). Quella del concepimento di un figlio mediante un atto sessuale tra un dio corporeo e una donna, non è che mitologia degli antichi popoli pagani, ben lontana dalla verità cristiana.

7) I vangeli smentiscono l’affermazione del The Seer a pagina 158, in cui si legge che Dio fu, secondo la carne, il primo marito della vergine Maria. Quando l’angelo Gabriele fu mandato da Maria per annunciargli che da lei sarebbe nato – secondo la carne – il Messia promesso, Maria gli chiese: «Come è possibile questo? Non conosco uomo» (Luca 1,34). Il verbo « conoscere » nella Bibbia ha spesso il significato dell’atto sessuale tra marito e moglie (Genesi 4,1.17.25; Matteo 1,25). Gabriele spiega a Maria che il concepimento di Gesù non sarà opera dell’intervento di un uomo mediante un atto sessuale, ma sarà opera della potenza divina: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio» (Luca 1,35-37). Nel vangelo secondo Matteo leggiamo queste parole dell’angelo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Matteo 1,20-21). Poi l’autore sacro aggiunge: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Matteo 1,22-24). Quando sarebbe avvenuto questo matrimonio secondo la carne tra un Dio corporeo e Maria? È evidente, da quanto afferma la Scrittura, che le affermazioni del The Seer sono una gran sciocchezza, come quella secondo cui in cielo Dio e gli uomini si uniscono alle loro mogli e generano spiriti immortali. Infatti Gesù dice che non prenderemo moglie né marito (Matteo 22,30).

LA SAPIENZA GENERATA DALL’ETERNITÀ

Proverbi 8,22: Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. – CEI

La Sapienza è stata generata da Dio dall’eternità, oppure è stata creata all’inizio della creazione, prima di tutte le altre cose?

Il verbo ebraico qânânî (da « qânâ ») che troviamo nel v 22 di Proverbi 8, va tradotto con « mi ha posseduta, mi ha acquistata » (Isaia 1,3; Genesi 4,1; Proverbi 4,5.7; Geremia 32,9). Per « creare » l’ebraico ha bārā’ (Genesi 1,1.21.27; 2,3-4). Per « fare » ha asah (Genesi 1,7.16.25.26.31; 2,2.3.4; 3,1). La CEI ha « mi ha creato » perché si rifà alla Septuaginta – versione greca dell’Antico Testamento – che traduce l’ebraico qânânî col greco ektisen. Ma questa Sapienza personificata è generata – non creata – dall’eternità. La Sapienza è:

v 22: Posseduta da Dio prima di ogni sua opera.
v 23: Dall’eternità.
vv 24-29: Generata prima della creazione.
v 30: Architetto della creazione.

Perciò la corretta traduzione di Proverbi 8,22 – se si traduce dall’originale versione ebraica, e non dalla versione greca – è la seguente: Il Signore mi ha posseduta all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora.

Il Nuovo Testamento ci fa sapere chi è questa Sapienza personificata: « In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste » (Giovanni 1,1-3). Il greco Logos significa « Verbo, Pensiero, Parola, ecc ». Questo Logos esiste da sempre, prima di qualsiasi inizio, dall’eternità. Infatti Giovanni fa uso dell’imperfetto del verbo eimì (essere), e cioè ên (era), per dire che prima che vi fosse il-principio (il greco ha « en archê », equivalente dell’ebraico « berē’sît » che troviamo in Genesi 1,1) c’era già il Logos, poiché anteriore all’inizio di qualsiasi creazione, essendo egli stesso la causa prima di tutte le cose: Per mezzo del suo Logos Dio ha fatto tutte le cose. « E il Logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria, come di unigenito dal Padre » (Giovanni 1,14). Giovanni ci dice che il Logos è l’unigenito dal Padre. Per unigenito il greco ha monoghenes, e significa « unico-nato, unico-generato ». Quindi dall’eternità il Logos è generato da Dio. Il termine stesso di « Logos » indica una generazione per via d’intelletto da parte di Colui dal quale il Logos procede. Giovanni ci dice che il Logos di Dio – per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose – si è incarnato, prendendo la natura umana. Questo Logos incarnato è Gesù, il Figlio unigenito di Dio: « Ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo Potenza di Dio e Sapienza di Dio » (1Corinzi 1,24). Gesù, il Figlio di Dio, è il suo Logos e la sua Sapienza che era prima di tutte le cose e per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose: « Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui » (Colossesi 1,16-17).

L’ARCANGELO MICHELE

Michele è un angelo del Signore, al comando degli altri angeli (Apocalisse 12,7; Giosuè 5,13-15) e perciò nella Bibbia egli solo è chiamato arcangelo (Giuda 1,9) che significa « angelo capo », « capo degli angeli », « principe degli angeli ». Se il termine arcangelo è riferito all’ufficio di Michele, il suo nome è riferito invece ad’un suo particolare incarico. Michele – dall’ebraico Mikha’el – significa « Chi [è] come Dio[?] », poiché nessuno è come Dio (1Samuele 2,2; Giobbe 40,9; Isaia 42,8; Salmi 35,10; 145,3; Michea 7,18). L’arcangelo è quindi incaricato della difesa del dominio dell’Onnipotente (Daniele 12,1). Quando Satana si volse contro Dio, subito Michele si contrappose a lui e lo scacciò dal cielo (Apocalisse 12,7-9; Luca 10,18). Quando l’angelo del Signore fu ostacolato per ventun giorni dal principe del regno di Persia – ritardando la visione destinata al profeta (Daniele 10,2) – fu Michele ad intervenire in suo aiuto (Daniele 10,12-14). E quando dal cielo verrà il Signore Gesù nella sua gloria, l’arcangelo Michele verrà con lui e con tutto l’esercito celeste (1Tessalonicesi 4,16-17; Matteo 24,30-31; 25,31-32). L’arcangelo Michele è venerato da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Nella liturgia cattolica si celebra la solennità di San Michele arcangelo (assieme agli altri due Santi arcangeli Gabriele e Raffaele) il 29 settembre, mentre nella liturgia ortodossa si celebra l’8 novembre. A San Michele arcangelo sono attribuite apparizioni extrabibliche, e gli sono dedicati luoghi di culto, Chiese e Santuari. Nell’arte cristiana Michele è sempre rappresentato come un giovane con ali d’aquila e con indosso un elmo e una corazza, e una spada (qualche volta sostituita da una lancia o da una croce) nella mano, che sono dei richiami alla parola di Dio (1Tessalonicesi 5,8; Ebrei 4,12; Apocalisse 1,16), e nell’altra mano una bilancia (secondo alcune interpretazioni indica la pesatura delle anime, quindi è un richiamo al giudizio divino). Spesso nell’atto di scacciare il demonio (a volte sotto forma di un drago). Alcuni dipinti lo rappresentano accanto agli arcangeli Gabriele e Raffaele.

GLI ERRORI DELLA DOTTRINA GEOVISTA – GESÙ È L’ARCANGELO MICHELE

Michele è un angelo al comando degli altri angeli (Apocalisse 12,7), e per questo nella Scrittura è l’unico chiamato « arcangelo » (Giuda 1,9), che significa « angelo capo » o « capo degli angeli ». Ma Gesù non è un angelo, questo lo vediamo, tra le altre cose, nella lettera agli Ebrei: « Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? » (Ebrei 1,5). Gesù è il primogenito (Ebrei 1,6), poiché nessuno prima di lui fu generato da Dio Padre, ed è l’unigenito (Giovanni 1,14.18; 3,18; 1Giovanni 4,9) perché nessuno dopo di lui fu generato da Dio Padre, riprendendo le parole di Ambrogio di Milano (La fede I, 14, 89). L’autore della lettera agli Ebrei non solo esclude che Gesù sia un angelo, ma dice addirittura che gli angeli lo adorano: « E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio » (Ebrei 1,6). Perciò Gesù e l’arcangelo Michele non sono la stessa persona. Giuda nella sua lettera scrive: « L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! » (Giuda 1,9). Ma il Signore è Gesù (Giovanni 20,28; Romani 10,9; 1Corinzi 8,6; 12,3; Efesini 4,5; 6,9; Filippesi 2,11), e perciò quest’ultimo non può essere l’arcangelo Michele.

LA DOTTRINA CRISTIANA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

La Trinità è la dottrina cristiana secondo la quale vi è un solo Dio in tre persone uguali nella natura e sostanza, ma distinte per le loro relazioni d’origine. Gesù ha rivelato che Dio è Padre e Figlio (Logos) e Spirito Santo, e la Chiesa nei secoli ha formulato questa dottrina soprattutto mediante i Concili, ricorrendo all’uso di nozioni di origine filosofica come « ipostasi » o « persona » per indicare il Padre e il Figlio e lo Spirito nella loro reciproca distinzione, e « sostanza » per indicare l’unità di Dio. Di seguito vedremo alcune scritture che provano la veridicità della dottrina trinitaria:

› DIO È UNO SOLO

Deuteronomio 32,39
Ora vedete che io solo sono Dio e che non vi è altro dio accanto a me.

Romani 3,30
Poiché non c’è che un solo Dio.

Giacomo 2,19
Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!

› DIO È IL PADRE

Giovanni 1,18
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Giovanni 5,18
Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Giovanni 6,27
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo.

Romani 15,6
Perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.

› DIO È IL FIGLIO

Luca 8,37-39
Gesù, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: « Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto ». L’uomo se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù gli aveva fatto.

Giovanni 16,15
Tutto quello che il Padre possiede è mio.

Giovanni 20,28
Rispose Tommaso: Signore mio e Dio mio!

Atti 20,28
Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.

Romani 9,5
Da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli. Amen.

Colossesi 2,9
È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.

Tito 2,13
Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo.

2Pietro 1,1
Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo.

› DIO È LO SPIRITO SANTO

Atti 5,3-4
Ma Pietro gli disse: Anania, perché mai Satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? (…) Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio.

1Corinzi 3,16
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?

› Il FIGLIO È COL PADRE UN SOLO DIO

Filippesi 2,6
[Cristo] pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente.

Giovanni 10,30
Io e il Padre siamo Uno.

Giovanni 14,11
Credetemi, io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.

› IL FIGLIO DI DIO HA UNITO A SÉ STESSO IPOSTATICAMENTE LA NATURA UMANA

Il Figlio – giunta la pienezza del tempo – si è incarnato (Giovanni 1,14; Galati 4,4), perciò ha due nature, divina e umana, integre, indivisibili, non confuse. Secondo la natura umana – e soltanto in riferimento a questa – Gesù è sottoposto a Dio (Giovanni 14,28; Atti 3,13; 1Corinzi 11,3). Così in lui la volontà umana a quella sua divina e onnipotente (Ebrei 10,7.9; Luca 22,42; Giovanni 14,31).

› LO SPIRITO SANTO È, AD UN TEMPO, LO SPIRITO DEL PADRE E LO SPIRITO DEL FIGLIO

Matteo 10,20
Non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

Galati 4,6
E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!

› LO SPIRITO SANTO È UNA PERSONA DIVINA

Desidera
Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio (Romani 8,27).

Crea
Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita (Giobbe 33,4).

Ama
Vi esorto perciò, fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l’amore dello Spirito, a lottare con me nelle preghiere che rivolgete per me a Dio (Romani 15,30).

Consola
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre (Giovanni 14,16).

Si rattrista
Non rattristate lo Spirito Santo di Dio con il quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione (Efesini 4,30). – Isaia 63,10

Rivela
Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore (Luca 2,26).

Vieta
Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro di predicare la parola nella provincia di Asia (Atti 16,6).

Insegna la verità
Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi (Giovanni 14,17). – v 26; 15,26

Conosce tutte le cose
Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio (1Corinzi 2,9-11).

Intercede per la Chiesa
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio (Romani 8,26-27).

Testimonia Cristo
Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza (Giovanni 15,26).

Può essere tentato
Allora Pietro le disse: Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te (Atti 5,9).

Può essere mentito
Ma Pietro gli disse: « Anania, perché mai Satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? » (Atti 5,3).

Può essere bestemmiato
Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Matteo 12,31-32).

Ed è Paraclito (Giovanni 14,16) come Gesù Cristo (1Giovanni 2,1).

› IL FIGLIO NON È IL PADRE

Giovanni 17,18
Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo.

2Corinzi 1,3
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione.

› LO SPIRITO SANTO NON È IL PADRE NÉ IL FIGLIO

Salmi 104,30
Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra.

Giovanni 14,16-17
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Perciò la dottrina della Trinità non è invenzione del IV secolo, ma trova nella Bibbia il suo fondamento. Nel 325 e nel 381 i Concili di Nicea e di Costantinopoli furono necessari soprattutto contro l’errore degli ariani e contro quello dei macedoniani (detti anche pneumatomachi), i quali negavano la divinità di Gesù e dello Spirito Santo. Perciò la Chiesa mediante i Concili definì la divinità di Gesù e dello Spirito Santo. Invece il termine Trinità fu coniato nel II secolo da Tertulliano (De pudicitia XXI, 16) col quale esprime, ad un tempo, l’unità di Dio e la distinzione fra le tre persone divine (Adversus Praxean II, 4; VIII, 6-7; IX, 1; XII, 7; XXV, 1). Entrato a far parte del linguaggio teologico, il termine Trinità è divenuto a tutti gli effetti il nome della fondamentale dottrina della Chiesa cristiana.

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