GIUSTIFICAZIONE PER LA FEDE E PER LE OPERE

La parola di Dio insegna, ad un tempo, l’importanza della fede e l’importanza delle opere (Giacomo 2,22.24.25). Di Abramo, ad esempio, dice che ebbe fede (Romani 4,3; Ebrei 11,8-10.17) e che la fede cooperava con le opere di lui (Giacomo 2,20-24) e per le opere fu giustificato (Romani 4,1-2; Giacomo 2,21). La fede è necessaria per la salvezza (Ebrei 11,6), ma se priva di opere è morta (Giacomo 2,17.26). Il giudizio divino sarà non soltanto sulla fede, ma soprattutto sulle opere (Matteo 25,31-46).

DOMANDE E RISPOSTE – RIGUARDO MARCO 15,34

Marco 15,34: Alle tre, Gesù gridò a gran voce: « Eloì, Eloì, lemà sabactàni? », che significa: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ».

Se Gesù è uno della Trinità, perché in quel momento si sente abbandonato da Dio, col quale egli è uno solo?

Le parole dette da Gesù sulla croce non significano che egli si sentisse abbandonato dal Padre col quale è un solo Dio (Giovanni 10,30). Quelle parole sono riprese dal Salmo 22, nel quale sono profetate le sofferenze di Cristo, ma anche il suo trionfo. Con quel Salmo Gesù esprime, ad un tempo, la sofferenza delle sue umiliazioni e della morte sulla croce, e il convincimento della sua risurrezione e del suo trionfo.

DOMANDE E RISPOSTE – SE GESÙ CONOSCA QUEL GIORNO

Marco 13,32: Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

Se Gesù è uno della Trinità, perché dice di ignorare quel giorno?

Se in quell’occasione Gesù disse ai suoi discepoli di ignorare quel giorno, in un altra occasione disse loro di non avere la missione di rivelarlo poiché quel giorno è riservato all’autorità del Padre (Atti 1,7). Ma Gesù è un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30). Egli conosce tutte le cose (Giovanni 21,17), poiché in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Colossesi 2,3), e perciò non può ignorare quel giorno. Così, quando ha detto di ignorarlo, ha voluto intendere che non era ancora giunto il tempo di rivelarlo. E questo i suoi discepoli lo compresero molto bene, altrimenti non gli avrebbero chiesto per la seconda volta quella rivelazione (Atti 1,6), né Pietro avrebbe affermato che in lui c’è la conoscenza di tutte le cose (Giovanni 21,17). Dio ha riservato alla sua autorità quel giorno, non rivelandolo agli uomini, perché vuole che noi vegliamo, che ci facciamo trovare sempre pronti (Marco 12,33-36).

DOMANDE E RISPOSTE – RIGUARDO EBREI 10,7

Ebrei 10,7: Allora ho detto: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà.

Matteo 26,42: E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: « Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà ».

Se Gesù è uno della Trinità, perché dice di venire a fare la volontà di Dio?

Giunta la pienezza del tempo, il Figlio di Dio ha unito a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, facendosi uomo (Giovanni 1,14), simile in tutto a noi fuorché nel peccato (Ebrei 4,15). Perciò Gesù, il Figlio di Dio incarnato, è vero Dio e vero uomo. Le due nature, divina e umana, sussistono nell’unica persona divina del Figlio (Lógos), senza confusione né mutamento né separazione, ma consevano entrambe la loro integrità. In Gesù, come vi sono due nature, così vi sono due volontà naturali, la divina (comune a tutte tre le persone della Trinità) e l’umana, indivisibili, immutabili, non confuse. La volontà umana è sottoposta, senza opposizione o riluttanza, a quella divina e onnipotente, secondo le parole usante dal Concilio di Costantinopoli III. E poiché L’affermazione messa sulla bocca di Gesù (Ebrei 10,7) riguarda la sua natura umana, si comprende che secondo la volontà umana Gesù dice di venire a fare la volontà di Dio. Ugualmente, quando nel Getsemani prega il Padre dicendo: « Sia fatta la tua volontà » (Matteo 26,42), è secondo la sua volontà umana che Gesù vuole adempiere la volontà divina.

ALCUNE INFORMAZIONI CORRETTE SULLA DOTTRINA DELLA TRINITÀ

Falso: Trinità significa che Padre e Figlio e Spirito Santo sono tre dèi.

Vero: Trinità significa che Padre e Figlio e Spirito Santo sono tre persone divine distinte tra loro, ma che hanno in comune la stessa e indivisibile sostanza divina, perciò sono un solo Dio.

Falso: Nella Trinità il Padre è superiore al Figlio e allo Spirito Santo.

Vero: Nella Trinità non esiste superiorità di una persona divina rispetto alle altre due, poiché ognuna delle tre persone divine è grande quanto grande è tutta la Trinità.

Falso: Il Padre è ab-aeterno, mentre il Figlio, essendo generato dal Padre, ha un inizio temporale.

Vero: Nella Trinità tutte tre le persone divine sono ab-aeterno. Il Figlio è generato dal Padre dall’eternità, non ha un inizio temporale, poiché il tempo stesso è stato creato per mezzo di lui, ed egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

Falso: Lo Spirito Santo è una forza impersonale.

Vero: Lo Spirito Santo ha volontà e ha intelligenza, ed è una persona divina, non una forza impersonale.

Falso: Lo Spirito Santo procede solo dal Padre.

Vero: Lo Spirito Santo procede, ad un tempo, dal Padre e dal Figlio come da un solo principio.

Falso: Trinità significa che Padre e Figlio e Spirito Santo sono modi di manifestarsi dell’unica persona divina.

Vero: Trinità significa che Padre e Figlio e Spirito Santo sono tre persone divine distinte tra loro, ma della medesima e indivisibile sostanza divina, e perciò un solo Dio.

Falso: La dottrina della Trinità fu inventata nel IV secolo durante i Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381).

Vero: La dottrina della Trinità è stata definita soprattutto nel IV secolo, durante i Concili di Nicea e di Costantinopoli, ma tuttavia trova nella Bibbia il suo fondamento.

DOMANDE E RISPOSTE – IL PADRE È PIÙ GRANDE DI ME

Giovanni 14,28: Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

Se nella Trinità le persone divine sono uguali, perché Gesù dice che il Padre gli è superiore?

Gesù fa quell’affermazione in riferimento alla sua natura umana. Giunta la pienezza dei tempi, la seconda persona divina della Trinità, il Figlio (Logos), unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, si fece uomo (Giovanni 1,14; Galati 4,4). È con la natura umana che Gesù, il Figlio di Dio, torna al Padre. In quanto persona divina, Gesù si trovava già col Padre – essendo con lui un solo Dio (Giovanni 10,30), non circoscritto (1Re 8,27; Salmi 139,5-12; Proverbi 15,3; Geremia 23,24; Marco 10,27) – e perciò al Padre doveva andare con la natura umana, e solo in riferimento a questa Gesù gli è inferiore. In quanto Dio Gesù è uguale al Padre (Filippesi 2,5-6).

DOMANDE E RISPOSTE – LA CHIESA CATTOLICA

La Chiesa cattolica fu fondata nel IV secolo, dall’imperatore romano Costantino?

No. La Chiesa cattolica fu fondata dal Signore, Gesù, nel I secolo. L’appellativo « cattolica » (cioè « universale ») compare per la prima volta nella lettera che Ignazio, vescovo di Antiochia, scrisse per l’amico Policarpo, vescovo di Smirne e discepolo dell’apostolo Giovanni: « Dove c’è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica » (Smirnesi VIII, 2). La Chiesa è cattolica perché chiamata da Cristo alla diffusione universale del Vangelo. La Chiesa Cattolica non fu fondata dall’imperatore romano Costantino. Egli nel 313 ha solo decretato, insieme a Licinio, religio licita il cristianesimo, permettendo nel romano impero la libertà di culto a tutti i cristiani. Dopo l’Editto di Milano del 313, col quale Costantino e Licinio decretarono la libertà di culto ai cristiani, con l’Editto di Tessalonica del 380, Teodosio, Graziano e Valentiniano II (che all’epoca aveva solo nove anni) decretarono il cristianesimo – secondo i canoni del Primo Concilio di Nicea – religione di stato, sopprimendo in tutto il romano impero l’arianesimo e i culti pagani. Perciò i cristiani furono liberi di predicare pubblicamente il Vangelo, e di farsi i loro edifici per il culto. Purtroppo già nei primi secoli vi furono delle separazioni in seno alla Chiesa, ma con i grandi scismi di Oriente (XI secolo) e di Occidente (XVI secolo) l’appellativo « cattolica » assunse un significato confessionale, e indica la parte della Chiesa in comunione col vescovo di Roma, il successore dell’apostolo Pietro, il quale riunì nella sua persona la dignità di capo della Chiesa e quella di vescovo di Roma. Ci sono tuttavia cristiani di altre confessioni che attribuiscono a se stessi il termine cattolici o veterocattolici, e perciò i cristiani in comunione col successore di Pietro, il vescovo di Roma, sono chiamati cattolici romani.

YAHVEH DIO È IL SIGNORE GESÙ

Efesini 4,7-8: Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: « Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini ».

Nella sua lettera indirizzata alla Chiesa di Efeso, Paolo applica a Gesù le parole che Davide nel suo Salmo riferisce a YaHVeH Dio:

Salmi 68,18: Tu sei salito in alto, portando prigionieri, hai ricevuto doni dagli uomini, anche dai ribelli, per far qui la tua dimora, o YaHVeH, Dio.

YaHVeH Dio è il Signore Gesù. Egli – dice Paolo – ascese al cielo per riempire tutte le cose (v 10), e ha portato con sé prigionieri e distribuito doni agli uomini (v 8), stabilendo egli stesso alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo, cioè la Chiesa (vv 11-12). I prigionieri sono i credenti di tutte le epoche, coloro che hanno consegnato se stessi a Cristo. L’apostolo stesso parla di sé come di un « prigioniero nel Signore » (v 1), colui che tutto fa per il Signore (Colossesi 3,23-24).

YAHVEH DIO, VALUTATO CON TRENTA SICLI D’ARGENTO, È IL SIGNORE GESÙ

Zaccaria 11,12-13: Poi dissi loro: « Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare ». Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: « Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato! ». Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore.

Nel Vangelo leggiamo:

Matteo 26,14-16: Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: « Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni? ». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Matteo 26,47-50: Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: « Quello che bacerò, è lui; arrestatelo! ». E subito si avvicinò a Gesù e disse: « Salve, Rabbì! ». E lo baciò. E Gesù gli disse: « Amico, per questo sei qui! ». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

Matteo 27,1-10: Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: « Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente ». Ma quelli dissero: « Che ci riguarda? Veditela tu! ». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: « Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue ». E tenuto consiglio, comprarono con esso il campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato campo di sangue fino al giorno d’oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

Matteo ci mostra chiaramente che la profezia di Zaccaria si è adempiuta nella persona del Messia. YaHVeH Dio è Gesù. Egli stesso è stato valutato con trenta monete come aveva predetto per bocca del profeta.

DIO È FAMIGLIA

Dio in sé stesso è famiglia. Infatti il Padre è tale in relazione al suo unico Figlio, che a sua volta è Figlio in relazione al suo Padre che dall’eternità l’ha generato. E i due si donano l’un l’altro con un perfetto ed eterno amore: ed ecco lo Spirito Santo, la persona-amore che procede dal Padre e dal Figlio. Egli è colui che riversa nei nostri cuori l’amore di Dio (Romani 5,5) e ci fa dire: Abbà, Padre! (Romani 8,15; Galati 4,6)

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