IL BATTESIMO CRISTIANO

Il battesimo cristiano fu istituto da Gesù nelle acque del Giordano (Matteo 3,13-17), ma imposto ai credenti soltanto dopo la sua risurrezione (Matteo 28,19; Marco 16,15-16). Non va confuso con quello di Giovanni, il quale era un battesimo di penitenza e di conversione nell’attesa della venuta del Messia (Marco 1,4-8). Quello istituito da Gesù è un vero e proprio sacramento che tra i suoi effetti ha quello della remissione di tutti i peccati (Atti 2,38; 22,16; Tito 3,5; 1Pietro 3,21), poiché mentre l’acqua lava il corpo, la grazia data da questo sacramento lava l’anima.

FORMAZIONE DEL CANONE BIBLICO NELLA CHIESA CATTOLICA – I LIBRI DEUTEROCANONICI

I libri di Tobia, Giuditta, Sapienza, Maccabei (Primo e Secondo), Baruc e Siracide, fanno parte del canone biblico della Chiesa cattolica e sono spesso menzionati col termine « deuterocanonici » (che significa « secondo canone »), poiché approvati nel canone biblico successivamente rispetto ad altri libri. Furono i vescovi – dopo accurate analisi e sotto la guida dello « Spirito di Verità » (Giovanni 14,15-17) che assiste la Chiesa « tutti i giorni fino alla fine del mondo » (Matteo 28,20) – ad approvare la lista dei testi sacri da includere nel canone biblico. Fino alla venuta di Gesù Cristo gli ebrei possedevano due canoni della Sacra Scrittura, quello ebraico e quello alessandrino. Quest’ultimo fu tradotto in greco da settantadue ebrei della diaspora, i quali vivevano nella città ellenista di Alessandria, in Egitto. Questa loro traduzione dell’Antico Testamento è detta « Septuaginta » e contiene anche i sette libri sopracitati. Il canone biblico alessandrino fu accolto dagli ebrei fino alla seconda metà del primo secolo d.C. Nei loro insegnamenti Cristo e i suoi discepoli si rifacevano molto spesso alla Septuaginta, basti notare che nel Nuovo Testamento ci sono trecento citazioni prese da quei testi. Per qualche secolo gli ebrei avevano accolto la Septuaginta, ma se ne allontanarono verso la fine del I secolo, soprattutto a causa dei loro contrasti coi cristiani che utilizzavano anche quei testi per le loro dottrine. Così, verso la fine del II secolo, i rabbini fissarono ufficialmente il canone ebraico escludendo quello alessandrino. A differenza dei cattolici e degli ortodossi, i protestanti non accolgono come divinamente ispirati i libri sopracitati, anche perché non accettati dagli ebrei « ai quali furono affidati gli oracoli » (Romani 3,2). Ma bisogna dire che gli ebrei non accettano nemmeno i libri del Nuovo Testamento, e comunque Cristo stesso tolse loro le chiavi del regno per affidarle alla sua Chiesa, in particolare a Petro (Matteo 16,19) e ai suoi legittimi successori, i vescovi romani, ai quali è stato conferito il potere di sciogliere e di legare, quindi l’autorità di pronunciare giudizi in materia di dottrina e di prendere decisioni disciplinari. I protestanti si rifanno anche al fatto che alcuni Padri della Chiesa ebbero delle opinioni negative riguardo i sette libri sopracitati. Ma è vero pure che opinioni negative e dubbi vi furono anche riguardo sette lettere del Nuovo Testamento, e cioè la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse. Queste furono inserite nel canone biblico successivamente rispetto ad altri libri, e quindi anch’esse possono essere considerate deuterocanoniche. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265-339) affermava che tra i libri discussi v’erano la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni (Storia Ecclesiastica III, 25, 3-4). Il frammento di Muratori (secolo II-III) omette la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo e la Prima e la Seconda lettera di Pietro. Origene (185-253) menzionato da Eusebio, riteneva dubbia la Seconda lettera di Pietro e la Prima e la Seconda lettera di Giovanni (Storia Ecclesiastica VI, 25, 8.10). La Chiesa cattolica stabilì il canone biblico già nel IV secolo, col Decreto del vescovo di Roma – allora Damasio (era l’anno 382) – che include anche i sette libri deuterocanonici dell’Antico Testamento (Tobia, Giuditta, Sapienza, Baruc, Siracide e 1 e 2 Maccabei) e le sette lettere del Nuovo Testamento (Ebrei, Giacomo, 2 Pietro, 2 e 3 Giovanni, Giuda e Apocalisse). L’attuale canone biblico in uso nella Chiesa cattolica divenne ufficiale nel 1546, durante il Concilio di Trento (Diciannovesimo Concilio Ecumenico della Chiesa), con il decreto De canonicis Scripturis.

IL BATTESIMO AMMINISTRATO AI NEONATI

Siccome tutti gli uomini, al momento del proprio concepimento ereditano il peccato dei nostri progenitori (Salmi 51,5; Romani 5,15-19), Cristo ha voluto istituire un battesimo (Segno della fede nella Nuova Alleanza) che avesse tra i suoi effetti la remissione di tutti i peccati (Atti 2,38; 22,16). Per questo è chiamato anche « lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo » (Tito 3,5), poiché realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno può entrare nel regno di Dio (Giovanni 3,5). Mediante il sacramento del battesimo siamo rigenerati come figli di Dio, siamo incorporati nella Chiesa, e siamo resi partecipi della missione di Cristo. Le modalità sono quelle per immersione e per infusione. Non possedendo ancora una fede personale, il neonato viene battezzato per la fede della Chiesa. Quando Dio comandò la circoncisione (Segno della fede nell’Antica Alleanza) per i neonati, questi non possedevano la fede. Venivano quindi circoncisi per la fede dei loro genitori e di tutto il popolo eletto. Questi poi educavano i propri figli alla fede in Dio e all’osservanza della legge. Quindi, come nell’Antica Alleanza ogni neonato ebreo veniva circonciso per la fede del popolo ebraico, così nella Nuova Alleanza ogni neonato viene battezzato per la fede del popolo cristiano, cioè la Chiesa. L’apostolo Paolo chiama il battesimo cristiano « la vera circoncisione di Cristo » (Colossesi 2,11-12). Dopo aver ricevuto il sacramento del battesimo, il neonato verrà cresciuto ed educato alla fede in Gesù Cristo dai propri genitori, loro primi e principali educatori. La Chiesa (comunità dei credenti) si rende responsabile della fede dei neonati. È cosa buona e giusta che la Chiesa si preoccupi della salute spirituale dei neonati. Vi sono episodi nella Sacra Scrittura nei quali non è la fede del diretto interessato a guarirlo, ma quella di altre persone. Ad esempio, il servo ammalato fu guarito non per fede personale, ma per la fede del suo padrone: « E Gesù disse al centurione: “Va’ e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì » (Matteo 8,13). Anche il paralitico venne guarito non per fede personale, ma per la fede di chi lo portò a Cristo: « Vista la loro fede, disse al paralitico: figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati (…) alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua » (Marco 2,1-11). La suocera di Pietro fu guarita non per fede personale, ma per la fede dei discepoli di Gesù: « La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò » (Luca 4,38-39). Al carceriere che domandò che cosa doveva fare per essere salvato, Paolo e Sila risposero: « Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia » (Atti 16,31). Secondo tale affermazione, il carceriere credendo in Gesù Cristo avrebbe salvato non solo se stesso, ma pure la propria famiglia. Ora, se costoro sono stati guariti da Cristo non per fede personale, ma per la fede di altri, giustamente anche i neonati possono essere guariti dal lavacro del battesimo per la fede della Chiesa. Infatti, come una madre si prende cura della salute materiale del suo bambino, il quale non è ancora in grado di occuparsi di sé stesso, così la Chiesa si prende cura della sua salute spirituale. È dovere di noi cristiani battezzare i neonati. Nel vangelo secondo Luca leggiamo che, quando alcuni genitori « presentarono i bambini a Gesù perché li “toccasse” – in Luca la parola « aptestai » (toccare) ha spesso un valore terapeutico, ved Matteo 9,21; 14,36; Marco 6,56; Luca 5,13; 6,19; 8,44.47; 22,51 – i discepoli li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Luca 18,15-16). La parola « bambini » è utilizzata due volte, nel v 15 con l’uso del greco « brephe », che letteralmente indica i lattanti, mentre nel v 16 con l’uso del greco « paidìa » che indica generalmente i lattanti e i ragazzini. Ma come possiamo lasciare andare verso Cristo i lattanti che non hanno ancora sviluppato fede personale, se non accompagnandoli noi stessi per la nostra fede, per la fede della Chiesa? Negli Atti degli apostoli abbiamo un altro episodio che sostiene il battesimo dei neonati. Infatti leggiamo che, ai giudei che ascoltavano la predicazione di Pietro, egli disse loro: « Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro » (Atti 2,38-39). Per « figli » Luca utilizza qui la parola greca « teknois », che viene dalla parola greca « tekna » che troviamo in Atti 21,21 in riferimento i neonati con un età inferiore a quella per cui si poteva ricevere la circoncisione. Quel giorno – racconta Luca – furono battezzate tremila persone (Atti 2,41), e certamente tra questi v’erano i neonati, visto che, secondo quanto aveva detto Pietro, anche per loro è la promessa. Infatti quale promessa se gli fosse impedito il sacramento del battesimo? Luca racconta inoltre che intere famiglie sono state battezzare dagli apostoli (Atti 10,48; 16,15.33; 1Corinzi 1,16), e non possiamo negare che in qualcuna di quelle famiglie vi fossero dei neonati o dei bambini piccoli. Quando Gesù comandò: « Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato » (Marco 16,15-16), non si riferiva ai neonati, ma ai pagani che dovevano convertirsi. Perciò Marco 16,15-16 non costituisce affatto una obiezione contro il battesimo amministrato ai neonati. Concludo con queste parole della prima lettera ai Corinzi: « Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio per noi » (1Corinzi 10,1-6). Tra quelli c’erano anche i neonati.

IL LÓGOS ERA DIO – GIOVANNI 1,1

GIOVANNI 1,1

ELLINIKÀ (Testo Greco)
En archê ên ho Lógos, kai ho Lógos ên pros ton Theón, kai Theòs ên ho Lógos.

NV (Nova Vulgata)
In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum.

CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.

MARTINI (Traduzione Italiana della Vulgata)
Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio.

TILC (Traduzione Interconfessionale Lingua Corrente)
In principio, c’era colui che è ‘la Parola’. Egli era con Dio, Egli era Dio.

NR (Nuova Riveduta)
Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.

ND (Nuova Diodati)
Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.

TNM (Traduzione del Nuovo Mondo)
In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio.

NWT (New World Translation [versione inglese della TNM])
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was a god.

Differentemente dalla NV, CEI, MARTINI, TILC, NR, ND ed altri, gli autori della TNM traducono il secondo « Theòs » del versetto con « un dio » (« a god » nella versione inglese NWT), e molti geovisti si giustificano affermando che è giusto tradurre in questo modo poiché, a differenza del primo « ton Theón », davanti al secondo « Theòs » manca l’articolo. Questa loro giustificazione, tuttavia, non basta a sostenere la loro traduzione, poiché « Theòs » non ha sempre l’articolo ogni volta che è riferito al vero Dio. Ci basta leggere l’intero prologo di Giovanni nella versione greca per vedere i versetti che fanno riferimento al vero Dio e nei quali « Theòs » non ha l’articolo:

Giovanni 1,6: Egeneto anthropos apestalménos parà Theòu, onoma auto Ioannes.

Giovanni 1,12: osti de elabon auton, edoken autois exousian tekna Theòu genesthai, tois pisteuousin eis to onoma autou,

Giovanni 1,13: oi ouk ex aimaton oude ek thelematos sarkon oude ek thelematos andros all ek Theòu egennethesan.

Giovanni 1,18: Theòu oudeis eoraken popote· ⸂monogenes Theòs⸃ ho on eis ton kolpon tou Patron ekeinos exegesato.

Come vediamo, in questi riferimenti a Dio manca l’articolo davanti a « Theòs ». L’articolo davanti a « Theòs » non è necessario in riferimento a Dio. Parimenti « Theòs » può avere l’articolo anche quando si fa riferimento a qualcuno che non sia il vero Dio. Ad esempio in 2Corinzi 4,4 Satana viene detto « ho theòs tou aionos toutou », che significa « il dio di questo mondo ». In Giovanni 1,1 è il « Lógos » il soggetto, e perciò ha l’articolo. Se anche il secondo « Theòs » avesse l’articolo non si capirebbe più chi tra « Lógos » e « Theòs » è il soggetto. Quindi quella dell’articolo mancante non è una scusa sostenibile. Il Lógos è Dio, come ci dice Giovanni nella Scrittura sopracitata. L’evangelista fa uso dell’imperfetto del verbo « eimì » (essere), cioè « ên » (era), per dire che prima che vi fosse un principio (il greco ha « en archê », equivalente dell’ebraico « berē’sît » che troviamo in Genesi 1,1) il Lógos c’era già, poiché anteriore a qualsiasi inizio, essendo egli stesso la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16-17; Ebrei 1,2; 1Corinzi 8,6). Quindi, essendo anteriore a qualsiasi inizio, il Lógos è eterno. Il Lógos – scrive Giovanni – era presso Dio. Giovanni sa bene che il Lógos è una cosa sola con Dio Padre (Giovanni 10,30), ma tuttavia distingue il Lógos dal Padre. Sono due persone distinte, non la medesima. Il Figlio non è il Padre, pur essendo un solo Dio con lui. Così lo Spirito di Dio (o Spirito Santo) è detto, ad un tempo, « Spirito del Padre » (Matteo 10,20) e « Spirito del Figlio » (Galati 4,6), pur essendo distinto da entrambi (Giovanni 14,16; 15,26).

Vediamo alcune traduzioni in inglese:

New International Version
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

New Living Translation
In the beginning the Word already existed. The Word was with God, and the Word was God.

English Standard Version
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

Berean Study Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

Berean Literal Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

King James Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

New King James Version
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

New American Standard Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

NASB 1995
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

NASB 1977
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

Christian Standard Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

Holman Christian Standard Bible
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

American Standard Version
In the beginning was the Word, and the Word was with God, and the Word was God.

Tutte queste versioni in inglese traducono correttamente il greco « kai Theòs ên ho Lógos » con « and the Word was God » (e il Verbo era Dio), anziché erroneamente con « and the Word was a god » (e il Verbo era un dio ».

Vediamo adesso qualche traduzione in francese:

Louis Segond Bible
Au commencement était la Parole, et la Parole était avec Dieu, et la Parole était Dieu.

Martin Bible
Au commencement était la Parole, et la Parole était avec Dieu; et cette parole était Dieu :

Darby Bible
Au commencement etait la Parole; et la Parole etait aupres de Dieu; et la Parole etait Dieu.

Anche queste versioni in francese traducono correttamente il greco « kai Theòs ên ho Lógos » con « et la Parole etait Dieu » (e la Parola era Dio).

Qualche traduzione in spagnolo:

Reina-Valera Antigua
EN el principio era el Verbo, y el Verbo era con Dios, y el Verbo era Dios.

La Biblia de las Américas
En el principio existía el Verbo, y el Verbo estaba con Dios, y el Verbo era Dios.

Nueva Biblia Latinoamericana
En el principio ya existía el Verbo (la Palabra), y el Verbo estaba con Dios, y el Verbo era Dios.

Reina Valera Gómez
En el principio era el Verbo, y el Verbo era con Dios, y el Verbo era Dios.

Reina Valera 1909
EN el principio era el Verbo, y el Verbo era con Dios, y el Verbo era Dios.

Biblia Jubileo 2000
En el principio ya era la Palabra, y aquel que es la Palabra era con el Dios, y la Palabra era Dios.

Sagradas Escrituras 1569
En el principio ya era la Palabra, y aquel que es la Palabra era con el Dios, y la Palabra era Dios.

Anche queste versioni traducono correttamente il greco « Theòs » con « Dios » (Dio) in maiuscolo.

Alcune traduzioni in tedesco:

Lutherbibel 1912
Im Anfang war das Wort, und das Wort war bei Gott, und Gott war das Wort.

Textbibel 1899
Im Anfang war das Wort und das Wort war bei Gott. Und das Wort war Gott,

Modernisiert Text
Im Anfang war das Wort, und das Wort war bei Gott, und Gott war das Wort.

Anche queste versioni in tedesco traducono correttamente il secondo « Theòs » della frase col maiuscolo « Gott » (Dio).

Tutte queste traduzioni di Giovanni 1,1 dimostrano l’errore degli autori della TNM (e della versione inglese NWT) nel tradurre « Theòs » con « un dio » (o « a god »).

TITO 2,13

TITO 2,13

ELLINIKÀ (Testo Greco)
Prosdecomenoi ten makarian elpida kai epiphaneian tes doxes tou megalou Theou kai Soteros hemon Iesou Christou

NV (Nova Vulgata)
Exspectantes beatam spem et adventum gloriae magni Dei et salvatoris nostri Iesu Christi.

CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo.

MARTINI (Traduzione Italiana della Vulgata)
In espettazione di quella beata speranza, e di quella apparizione della gloria del grande Dio, e salvatore nostro Gesù Cristo.

TILC (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
Mentre aspettiamo che si manifesti la gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo. Egli è la nostra gioia e la nostra speranza.

NR (Nuova Riveduta)
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.

ND (Nuova Diodati)
Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.

BG (Bibbia della Gioia)
Intanto, noi aspettiamo ciò che costituisce la nostra beata speranza, vale a dire, l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore: Gesù Cristo.

TNM (Traduzione del Nuovo Mondo)
Mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del Salvatore nostro Cristo Gesù.

NWT (New World Translation [versione inglese della TNM])
While we wait for the happy hopem and glorious manifestation of the great God and of our Savior, Jesus Christ.

Pur di negare la divinità di Gesù Cristo, gli autori della TNM e della NWT (versioni italiana e inglese del libro utilizzato dai testimoni di Geova) alterano Tito 2,13 aggiungendo un secondo « del » nel versetto, cioè davanti a « Salvatore », affinché il lettore venga portato a distinguere « Dio » da « Cristo Gesù ». Così nella versione inglese, è stato aggiunto « and of our » (e del nostro) davanti a « Savior » (Salvatore). Ma nel testo greco troviamo solamente davanti a « megalou Theòu » (grande Dio) l’articolo « tou » (del), e non pure davanti a « Soteros » (Salvatore). Quindi nella sua lettera pastorale, Paolo afferma in maniera inequivocabile che Gesù Cristo è « il nostro grande Dio e Salvatore », mentre gli autori della TNM e della versione inglese NWT, cercano di negare la sua divinità alterando il testo sacro. La medesima alterazione è stata introdotta in 2Pietro 1,1. Anche lì manca l’articolo « tou » davanti a « Soteros », e tuttavia nella TNM compare magicamente un secondo « del », davanti a « Salvatore ». Nelle versioni in inglese della New International Version, la New Living Translation, la English Standard Version, la Berean Study Bible, la Berean Literal Bible, la King James Bible, la New King James Version, la New American Standard Bible, la NASB 1977 e 1995, la Amplified Bible, la Christian Standard Bible, la Holman Christian Standard Bible ecc, abbiamo la traduzione « of our great God and Savior Jesus Christ » (del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo), nella quale abbiamo « of our » (del nostro) solamente davanti a « great God » (grande Dio), e non pure davanti a « Savior » (Salvatore). Tutte queste traduzioni dimostrano l’inaffidabilità della TNM. Quando la Scrittura distingue Gesù da Dio, è perché sta distinguendo la persona del Figlio da quella del Padre, e non perché stia negando la divinità di Gesù, esplicitata in molte altre scritture (ved per esempio Giovanni 20,28; Atti 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1). Infatti ogni volta che la Scrittura distingue Gesù dal Padre, mentre quest’ultimo viene chiamato « Dio », Gesù viene chiamato « il Signore » (ved per esempio 1Corinzi 8,6; Romani 10,9). Ma Dio stesso è « il Signore » (Genesi 9,26; 13,4; 14,22) e « l’unico Signore » (Deuteronomio 6,4; Marco 12,29), e chiamando Gesù « il Signore » (Filippesi 2,11; 1Corinzi 12,3) e « l’unico Signore » (1Corinzi 8,6; Giuda 1,4) e « il Signore di tutti » (Atti 10,36; Romani 10,12), la Scrittura ci dice chiaramente che egli è Dio. Attenzione non si tratta di un secondo Dio, poiché Gesù è col Padre un solo Dio (Giovanni 10,30), perché partecipa pienamente della medesima e indivisibile natura e sostanza divina del Padre (Giovanni 16,15).

COLOSSESI 1,16-17

COLOSSESI 1,16-17

Ελληνικά (Testo Greco)
ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ ⸀πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς ⸀καὶ ἐπὶ τῆς γῆς, τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἀρχαὶ εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι’ αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται· καὶ αὐτός ἐστιν πρὸ πάντων καὶ τὰ πάντα ἐν αὐτῷ συνέστηκεν

NV (Nova Vulgata)
Qui est imago Dei invisibilis, primogenitus omnis creaturae, quia in ipso condita sunt universa in caelis et in terra, visibilia et invisibilia, sive throni sive dominationes sive principatus sive potestates. Omnia per ipsum et in ipsum creata sunt, et ipse est ante omnia, et omnia in ipso constant.

CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.

TILC (Traduzione Interconfessionale Lingua Corrente)
Tutte le cose create, in cielo e sulla terra, sono state fatte per mezzo di lui, sia le cose visibili sia quelle invisibili: i poteri, le forze, le autorità, le potenze. Tutto fu creato per mezzo di lui e per lui. Cristo è prima di tutte le cose e tiene insieme tutto l’universo.

NR (Nuova Riveduta)
Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

ND (Nuova Diodati)
Poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.

TNM (Traduzione del Nuovo Mondo)
infatti tramite lui sono state create tutte le altre cose nei cieli e sulla terra, visibili e invisibili, che siano troni, signorie, governi o autorità. Tutte le altre cose sono state create tramite lui e per lui. Lui è prima di ogni altra cosa, e tramite lui tutte le altre cose sono state portate all’esistenza.

Negando l’eternità – quindi la divinità – del Figlio di Dio per farlo apparire come prima creatura fatta dal Padre e mezzo per la creazione di tutte le « altre » cose, gli autori della TNM differentemente dai traduttori della NV, CEI, TILC, NR, ND ed altri, hanno aggiunto « altre » per ben quattro volte nel testo di Colossesi 1,16-17. Questa aggiunta è illecita, e infatti il testo greco non ha qui « ἄλλος » (altre). Inoltre, per mezzo di Isaia, Dio dice queste parole: « Io sono il Signore, che ha fatto tutte le cose; io solo ho spiegato i cieli, ho disteso la terra, senza che vi fosse nessuno con me » (Isaia 44,24). Quindi come può una creatura aver assistito Dio durante la creazione di tutte le altre cose, se Dio stesso per bocca di Isaia afferma che nessuno era con lui quando ha fatto tutte le cose? Il Figlio di Dio è Dio, ma non un secondo Dio. Il Figlio è un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30), e lo Spirito Santo è, ad un tempo, lo Spirito del Padre (Matteo 10,20) e lo Spirito del Figlio (Galati 4,6). E perciò assieme al Padre e allo Spirito, il Figlio (il Logos) è il Creatore di tutte le cose. Tutte, non di alcune si e di altre no. Il Figlio di Dio è anteriore a tutte le cose (Colossesi 1,17) ed è la causa prima di tutte le cose (Giovanni 1,3; Colossesi 1,16; Ebrei 1,2).

IL RISORTO È VERAMENTE PRESENTE SOTTO LE SPECIE CONSACRATE DEL PANE E DEL VINO

Il Nuovo Testamento ci fa sapere che i primi a riconoscere il Risorto nel gesto dello spezzare il pane furono due uomini di Emmaus (Luca 24,30-31). Quando Gesù dopo la sua risurrezione si presentò a questi uomini, mentre si trovavano in cammino per Emmaus, egli camminò e conversò con loro, ma questi erano incapaci di riconoscerlo. Lungo il tragitto Gesù spiegava loro tutte le Scritture che si riferivano a lui, e poiché si faceva sera, arrivati al villaggio insistettero perché Gesù rimanesse con loro. Egli allora entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, Gesù prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Dopo aver ricevuto quel pane – nel quale il Risorto è veramente e sacramentalmente presente tutto e in tutte le singole parti, con la sostanza del suo corpo e sangue, anima e divinità (ugualmente nel vino benedetto) – non lo videro più. Allora andavano testimoniando come avessero riconosciuto la presenza del Risorto nello spezzare il pane (v 35). Questo episodio mi fa decisamente pensare a tutti i credenti che riconoscono la reale presenza del Signore sotto le apparenze del pane e del vino. Presenza autentica – non simbolica – che la Chiesa in ogni tempo ha testimoniato e ancora testimonia.

EGÒ EIMÌ

GIOVANNI 8,58

ELLINIKÀ (Testo Greco)
Eipen ⸀autois Iesous· Amèn amèn lego ymin, prìn Abraàm genesthai egò eimì.

NV (Nova Vulgata)
Dixit eis Iesus: “Amen, amen dico vobis: Antequam Abraham fieret, ego sum”.

MARTINI (Traduzione Italiana della Vulgata)
Disse loro Gesù: in verità, in verità vi dico: Prima che fosse fatto Abramo, io sono.

CEI (Conferenza Episcopale Italiana)
Rispose loro Gesù: « In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono ».

TILC (Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente)
Gesù disse: Io ve lo dichiaro solennemente: prima che Abramo nascesse, IO SONO.

NR (Nuova Riveduta)
Gesù disse loro: « In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono ».

ND (Nuova Diodati)
Gesù disse loro: « In verità, in verità io vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono ».

BG (Bibbia della Gioia)
Per la verità prima che Abramo nascesse, IO SONO.

TNM (Traduzione del Nuovo Mondo)
Gesù disse loro: « Verissimamente vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero ».

NWT (New World Translation [versione inglese della TNM])
Jesus said to them: “Most truly I say to you, before Abraham came into existence, I have been.”

Mentre la NV, CEI, MARTINI, TILC, NR, ND, BG e altri, traducono correttamente il testo greco in Giovanni 8,58, la TNM traduce erroneamente il greco « egò eimì » (che significa « io sono ») con « io ero » (nella loro versione inglese, la NWT, hanno « I have been » che significa « sono stato »). Ma per « io ero » il greco ha « egò ên ». In tutti gli altri versetti in cui Giovanni riporta « egò eimì », la TNM traduce correttamente con « io sono ». Ecco alcuni esempi:

Giovanni 6,48 TNM
Gesù disse loro: Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 6,51 TNM
Io sono (egò eimì) il pane vivo che è sceso dal cielo;

Giovanni 8,12 TNM
Perciò Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: Io sono (egò eimì) la luce del mondo.

Giovanni 8,41 TNM
I giudei mormoravano perciò contro di lui perché aveva detto: Io sono (egò eimì) il pane che è sceso dal cielo;

Giovanni 8,48 TNM
Io sono (egò eimì) il pane della vita.

Giovanni 10,7 TNM
Perciò Gesù disse di nuovo: Verissimamente vi dico: Io sono (egò eimì) la porta delle pecore.

Giovanni 10,9 TNM
Io sono (egò eimì) la porta;

Giovanni 14,6 TNM
Gesù gli disse: Io sono (egò eimì) la via e la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Parimenti nella versione inglese NWT:

John 6,48 NWT
“I am” (egò eimì) the bread of life.

John 6,51 NWT
“I am” (egò eimì) the living bread that came down from heaven.

John 8,12 NWT
Then Jesus spoke again to them, saying: “I am” (egò eimì) the light of the world.

John 8,51 NWT
Then the Jews began to murmur about him because he had said: “I am” (egò eimì) the bread that came down from heaven.

John 10,7 NWT
So Jesus said again: Most truly I say to you, “I am” (egò eimì) the door for the sheep.

John 10,9 NWT
“I am” (egò eimì) the door.

John 14,6 NWT
Jesus said to him: “I am” (egò eimì) the way and the truthg and the life. No one comes to the Father except through me.

Come mai la TNM e la versione inglese NWT traducono correttamente « egò eimì » con « io sono » e « I am » in queste scritture sopracitate e in altre, mentre in Giovanni 8,58 traducono in modo errato? Gli autori della TNM hanno voluto nascondere il fatto che Gesù afferma di essere l’ IO-SONO. Con quelle sue parole, infatti, Gesù richiama le parole che il Signore disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse: « Dirai agli Israeliti: Io Sono mi ha mandato a voi » (Esodo 3,14). Questo i giudei lo avevano inteso molto bene, e perciò volevano lapidarlo (Giovanni 8,59). Gesù con quelle parole afferma di essere egli stesso YaHVeH, il Signore!

Vediamo qualche traduzione in inglese differente dalla NWT:

New International Version
« Very truly I tell you », Jesus answered, « before Abraham was born, I am! ».

New Living Translation
Jesus answered: « I tell you the truth, before Abraham was even born, I Am! ».

English Standard Version
Jesus said to them, « Truly, truly, I say to you, before Abraham was, I am ».

Berean Study Bible
« Truly, truly, I tell you », Jesus declared, « before Abraham was born, I am! ».

Berean Literal Bible
Jesus said to them, « Truly, truly, I say to you, before Abraham was, I am ».

King James Bible
Jesus said unto them, Verily, verily, I say unto you, Before Abraham was, I am.

New King James Version
Jesus said to them, « Most assuredly, I say to you, before Abraham was, I AM ».

New American Standard Bible
Jesus said to them, « Truly, truly I say to you, before Abraham was born, I am ».

NASB 1995
Jesus said to them, « Truly, truly, I say to you, before Abraham was born, I am ».

NASB 1977
Jesus said to them, « Truly, truly, I say to you, before Abraham was born, I am ».

Amplified Bible
Jesus replied, « I assure you and most solemnly say to you, before Abraham was born, I Am ».

Christian Standard Bible
Jesus said to them, « Truly I tell you, before Abraham was, I am ».

Holman Christian Standard Bible
Jesus said to them, « I assure you: Before Abraham was, I am ».

American Standard Version
Jesus said unto them, Verily, verily, I say unto you, Before Abraham was born, I am.

Douay-Rheims Bible
Jesus said to them: Amen, amen I say to you, before Abraham was made, I am.

Contemporary English Version
Jesus answered, « I tell you for certain that even before Abraham was, I was, and I am ».

Tutte queste versioni in inglese traducono correttamente « egò eimì » con « I Am » (Io Sono) anziché « I was » (Io ero) o « I have been » (Sono stato) come nella scorretta traduzione geovista.

Vediamo qualche traduzione in francese:

Louis Segond Bible
Jésus leur dit: « En vérité, en vérité, je vous le dis, avant qu’Abraham fût, Je suis ».

Martin Bible
[Et] Jésus leur dit: « En vérité, en vérité je vous dis, avant qu’Abraham fût, Je suis ».

Darby Bible
Jesus leur dit: « En verite, en verite, je vous dis: Avant qu’Abraham fut, Je suis ».

Anche le versioni in francese traducono correttamente « egò eimì » con « Je Suis » (Io Sono) anziché « J’étais » (Io ero).

Vediamo pure qualche traduzione in spagnolo:

LBLA
Jesús les dijo: « En verdad, en verdad os digo: antes que Abraham naciera, Yo soy».

JBS
Les dijo Jesús: « De cierto, de cierto os digo: Antes que Abraham fuera, Yo soy ».

NBLA
Jesús les dijo: « En verdad les digo, que antes que Abraham naciera, Yo soy ».

Anche le versioni in spagnolo traducono correttamente « egò eimì » con « Yo Soy » (Io Sono) anziché « Yo era » (Io ero).

Anche la traduzione tedesca ha:

Lutherbibel 1984
Jesus sprach zu ihnen: « Wahrlich, wahrlich, ich sage euch: Ehe Abraham wurde, Bin ich ».

La versione tedesca traduce correttamente « egò eimì » con « Bin Ich » (Io Sono) anziché « War ich es » (Io ero).

Tutte queste versioni di Giovanni 8,58 dimostrano l’errore della TNM.

Concludo con queste forti parole di Gesù: « Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati » (Giovanni 8,24).

IL SERPENTE ANTICO

I Padri della Chiesa identificano con Satana il serpente che tentò i nostri progenitori (Genesi 3). E infatti, nel libro della Rivelazione, Satana è chiamato « l’antico serpente » (Apocalisse 12,9; 20,2). Dietro la figura di questo rettile si intravedono i riti cultuali dei cananei. Costoro idolatravano il serpente come principio di fecondità, e il suo culto era legato a quello di Baal. Perciò nel suo racconto l’autore genesiano ha fatto uso dell’immagine del serpente come figura simbolica del male, inculcando nel popolo eletto l’odio verso gli idoli del paganesimo.

IL FRUTTO DELLA TENTAZIONE

Riguardo al frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (o frutto proibito, o frutto della tentazione) è probabile che l’autore sacro avesse in mente un fico, non una mela come siamo abituati a vedere raffigurata nell’arte cristiana. L’autore sacro, infatti, racconta che, immediatamente dopo aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, all’uomo e alla donna « si aprirono gli occhi e si accorsero di essere nudi; intrecciarono [perciò] foglie di fico e se ne fecero cinture » (Genesi 3,6-7). L’immediatezza di questa loro azione fa supporre che il fico si trovasse nelle vicinanze e che fosse proprio l’albero della conoscenza del bene e del male. Ma perché la tradizione cristiana ha sempre identificato la mela con il frutto della tentazione? L’identificazione della mela con il frutto della tentazione si deve alla Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia, nella quale troviamo i termini « bonum » che significa « bene », e « malum » che significa « male », riferiti entrambi all’albero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2,17). Il latino « malum » significa anche « mela ». Così, per il significato del termine « malum » e per il suo aspetto desiderabile agli occhi, la mela divenne – nella tradizione – immagine del frutto della tentazione. Nel racconto biblico « l’albero della conoscenza del bene e del male evoca simbolicamente il limite invalicabile che l’uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L’uomo infatti dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l’uso della libertà » (Catechismo 396). Creatura fatta ad immagine di Dio (Genesi 1,26-27) e costituito nella sua amicizia, l’uomo non può che viverla come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all’uomo di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male: « Perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti » (Genesi 2,17).

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