I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro della Sapienza. Costoro affermano quattro motivi per cui lo ritengono tra gli apocrifi:
› Pieno di contraddizioni, di falsi insegnamenti e di errori.
› Gesù e gli apostoli non vi fecero mai riferimento.
› Mai riconosciuto dagli ebrei, mai dai cristiani dei primi secoli.
› Lo Spirito Santo non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che si tratti di parola di Dio, anzi, ci fa sentire in maniera inequivocabile di doverne rifiutare il contenuto.
I protestanti sembrano ignorare la Storia del Canone Biblico, quindi dei libri deuterocanonici (che loro chiamano ingiustamente « apocrifi ») dei quali fa parte il libro della Sapienza. Rispondiamo punto per punto alle loro obiezioni:
1) Contraddizioni si trovano anche nei libri accettati come divinamente ispirati anche dai protestanti. Alcuni esempi: 2Cronache 17,6 contraddice 1Re 22,43-44. Luca 9,28 contraddice Matteo 17,1. Luca 23,39-41 contraddice Marco 15,32. Genesi 2,4-24 contraddice Genesi 1,1-31; 2,1-4. Genesi 7,2-3 contraddice Genesi 6,19. Atti 1,18 contraddice Matteo 27,5. Luca 3,15-22 contraddice Matteo 3,13-17 e 12,3-12. Perciò quella delle contraddizioni nei libri deuterocanonici non è una scusa sufficiente per affermare che questi non siano divinamente ispirati. Altrimenti dovremmo ritenere non divinamente ispirati anche i vangeli. I deuterocanonici sono ispirati da Dio, e perciò i vescovi hanno scelto di aggiungerli nel Canone Biblico.
2) Gli scrittori neotestamentari si sono rifatti anche ai deuterocanonici. Poiché questo scritto riguarda la canonicità del libro della Sapienza, mostrerò alcuni esempi di citazioni neotestamentarie prese in prestito da questo testo deuterocanonico:
La descrizione dell’armatura della fede fatta da Efesini e da primo Tessalonicesi è presa in prestito dalla Sapienza. Vediamo:
Efesini 6,13-17: Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.
1Tessalonicesi 5,8: Noi invece, che siamo del giorno, dobbiamo essere sobrii, rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza.
Sapienza 5,17-20: Egli prenderà per armatura il suo zelo e armerà il creato per castigare i nemici; indosserà la giustizia come corazza
e si metterà come elmo un giudizio infallibile; prenderà come scudo una santità inespugnabile; affilerà la sua collera inesorabile come spada e il mondo combatterà con lui contro gli insensati.
Il decreto di Erode di uccidere i bambini innocenti fu profetizzato nel libro della Sapienza. Vediamo:
Matteo 2,16: Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.
Sapienza 11,7: In punizione di un decreto infanticida, tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante.
Romani 9,21: « Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? », si rifà alla Sapienza 15,7: « Un vasaio, impastando con fatica la terra molle, plasma per il nostro uso ogni sorta di vasi. Ma con il medesimo fango modella e i vasi che servono per usi decenti e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo; quale debba essere l’uso di ognuno di essi lo stabilisce il vasaio ».
Matteo 27,43: « Ha confidato in Dio, lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio! », e Giacomo 5,6: « Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza », sono prese in prestito dalla Sapienza 2,18: « Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari ».
Inoltre Sapienza 2,10-20 profetizza l’ipocrisia dei farisei e le sofferenze di Cristo: « Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio. La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile. Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Moneta falsa siam da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezze. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà ».
Giovanni 1,3: « Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 9,1: « Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola ».
Atti 17,29: « Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 13,10: « Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo, oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica ».
Apocalisse 1,18: « Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 16,13: « Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire ».
La lettera ai Romani si rifà anche al libro della Sapienza. Vediamo:
Romani 1,18-25: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
Sapienza 13,1-10: Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è,
non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere. Ma o il fuoco o il vento o l’aria sottile o la volta stellata o l’acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò
quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si conosce l’autore. Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s’ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall’apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle. Neppure costoro però sono scusabili, perché se tanto poterono sapere da scrutare l’universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone? Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte
e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo,
oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica.
1Corinzi 2,16: « Chi ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? », è una citazione presa in prestito della Sapienza 9,13: « Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? ».
1Corinzi 10,1: « Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare », sono una citazione presa in prestito della Sapienza 19,7: « Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta apparire dove prima c’era acqua, una strada libera aprirsi nel Mar Rosso ».
Romani 1,25: « Hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 12,24: « Essi s’erano allontanati troppo sulla via dell’errore, ritenendo dèi i più abietti e i più ripugnanti animali » (Sapienza 12,24).
3) Non è esatto dire che gli ebrei e i cristiani non abbiano mai accolto quei testi. Fino alla venuta di Gesù Cristo gli ebrei possedevano due Canoni della Sacra Scrittura, quello ebraico e quello alessandrino. Quest’ultimo fu scritto in greco dagli ebrei della diaspora. Questa loro traduzione dell’Antico Testamento è detta « Septuaginta » (riferimento ai settanta anziani Israeliti che accompagnavano Mosè – Esodo 24,9) e contiene anche i sette libri deuterocanonici: Tobia, Giuditta, Sapienza, Maccabei (Primo e Secondo), Baruc e Siracide. Il Canone Biblico alessandrino fu accolto dagli ebrei fino alla seconda metà del I secolo d.C. Nei loro insegnamenti Cristo e i suoi discepoli si rifacevano anche alla Septuaginta, basti notare che nel Nuovo Testamento ci sono trecento citazioni prese da quei testi. Per qualche secolo gli ebrei avevano accolto la Septuaginta, ma se ne allontanarono verso la fine del I secolo, soprattutto a causa dei loro contrasti coi cristiani che utilizzavano anche quei testi per le loro dottrine. Così, verso la fine del II secolo, i rabbini fissarono ufficialmente il canone ebraico escludendo quello alessandrino. Gli scrittori neotestamentari si rifacevano anche ai libri deuterocanonici, come si è già dimostrato nel secondo punto con alcuni esempi riguardanti il libro della Sapienza. E se dubbi furono mostrati da alcuni Padri riguardo i deuterocanonici, dubbi furono mostrati anche verso alcune lettere neotestamentarie. Infatti prima del IV secolo non furono riconosciute come canoniche neppure la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265-339) affermava che tra i libri discussi v’erano la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni (Storia Ecclesiastica III, 25, 3-4). Il frammento di Muratori (secolo II-III) omette la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo e la Prima e la Seconda lettera di Pietro. Origene (185-253) menzionato da Eusebio, riteneva dubbia la Seconda lettera di Pietro e la Prima e la Seconda lettera di Giovanni (Storia Ecclesiastica VI, 25, 8.10). Nel 382 fu il Vescovo di Roma, allora Damaso (366-384), a stabilire il Canone Biblico e a includere Tobia, Giuditta, Sapienza, Baruc, Siracide, Maccabei 1 e 2, Ebrei, Giacomo, Pietro 2, Giovanni 2 e 3, Giuda e Apocalisse. L’attuale Canone Biblico in uso nella Chiesa cattolica divenne ufficiale nel 1546, durante il Concilio di Trento (Diciannovesimo Concilio Ecumenico della Chiesa), con il decreto De Canonicis Scripturis. È stata la Chiesa cattolica a stabilire quali libri dovevano far parte del Canone Biblico, non i protestanti, nati quindici secoli dopo, sotto Lutero, il quale tentò addirittura di far passare per apocrifa la lettera di Giacomo che chiamava “epistola di paglia” (vedi Martin Lutero, Prefazione al Nuovo Testamento, anno 1522 e anno 1546). La lettera di Giacomo condanna l’eresia protestante del Sola Fide (Giacomo 2,14-26) e perciò fu ritenuta pericolosa dall’ex monaco agostiniano.
4) Il quarto punto è così ridicolo che non vale la pena neppure rispondere. Solo mi chiedo quale sicurezza abbiano i protestanti quando affermano di sentire in maniera inequivocabile d’essere guidati dallo Spirito Santo, se poi definiscono apocrifi dei libri contenenti la parola di Dio, rifiutano alcune verità cristiane, e sono divise in oltre cinquantamila diverse denominazioni, ognuna con delle dottrine che entrano in contrasto con quelle delle altre denominazioni, ma tutte che si dicono inequivocabilmente guidate dallo Spirito Santo. Sono convinto che la maggior parte dei protestanti neppure li ha letti i libri deuterocanonici. Semplicemente si rifanno al sentito dire. Altro che Spirito Santo!