LA RIVELAZIONE DELLA SOPRAVVIVENZA DELL’ANIMA OLTRE LA MORTE DEL CORPO FU PROGRESSIVA

Ecclesiaste 3,19-20
Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere.

Ecclesiaste 9,5-6
I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c’è più salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. Il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade sotto il sole.

Le scritture sopracitate si devono al fatto che Qoèlet ignora l’esistenza di un anima che sopravvive oltre la morte del corpo. Infatti la rivelazione della sopravvivenza dell’anima oltre la morte del corpo è stata progressiva. Inizialmente si credeva che la sorte degli uomini – sia buoni che malvagi – e delle bestie fosse la medesima. Sia gli uni che gli altri ricevono da Dio un soffio vitale (nel Qoèlet il soffio vitale non è inteso come anima immortale – ved Bibbia di Gerusalemme: Commento al Qoèlet 3,21) e vivono. Sia gli uni che gli altri muoiono e tornano alla polvere. Successivamente si arrivò a credere alla sopravvivenza dell’anima dell’uomo dopo la morte del corpo, e alla retribuzione per i giusti e per i malvagi (Luca 16,22-23). Interessanti sono soprattutto Matteo 17,3 e 2Corinzi 5,6-10 ed Filippesi 1,23-24 e 1Pietro 3,18-20 e Apocalisse 6,9-10, nei quali troviamo dei chiari riferimenti alla vita oltre la morte del corpo, quindi all’immortalità dell’anima dell’uomo. Va detto poi che nella Bibbia « anima » e « spirito » sono utilizzati spesso come sinonimi (ved ad esempio: Sapienza 16,14; Isaia 26,9; Baruc 3,1; Luca 1,46-47 ecc). Mentre lo « spirito » di cui parla Paolo nella sua lettera (1Tessalonicesi 5,23), distinguendolo dall’anima, va riferito non allo spirito umano che è l’anima stessa, ma alla grazia, capace di elevare l’anima alla comunione con Dio, fine sovrannaturale al quale l’uomo è ordinato fin dalla sua creazione.

LA SANTA VERGINE MARIA NON HA MAI CONOSCIUTO IL PECCATO

La madre del Signore è stata redenta in modo preventivo e perciò preservata dall’esperienza del peccato, non solo originale ma anche personale, poiché la pienezza della grazia l’ha trattenuta dal precipitarvi. Per questo l’angelo, entrando da lei, la saluta chiamandola « piena di grazia » (dal latino « gratia plena », traduzione di Girolamo sul greco « kecharitoméne » [Luca 1,28]). La salvezza di Maria è singolare, poiché in lei il Figlio ha operato e compiuto la redenzione in anticipo. Per questo motivo Maria, pur non avendo mai conosciuto il peccato, chiama Dio « mio Salvatore » (Luca 1,47). È proprio in vista dei meriti di Cristo che Maria è stata redenta in anticipo, fin dal primo istante del suo concepimento. La pienezza della grazia in Maria – che è un dono dell’Onnipotente – non è compatibile col peccato. Il greco « kecharitoméne » è il participio perfetto passivo vocativo femminile singolare del verbo « charitoo » che vuol dire « colmare di grazia ». Il prefisso « ke » indica il verbo al tempo perfetto, mentre il suffisso « méne » indica il verbo in forma di participio passivo. Perciò il senso di « kecharitoméne » tradotto con « gratia plena » da Girolamo, è « tu che fosti colmata dalla grazia e che continui ad esserne colmata ». Nel protovangelo leggiamo queste parole che Dio rivolge al serpente: « Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3,15). Cristo, stirpe di Maria, ha schiacciato la testa dell’antico serpente mediante il suo trionfo sulla morte. Inimicizia tra la donna e il serpente significa che questa donna, cioè Maria, non è stata amica del peccato neppure una volta. Perciò Maria, la madre del nostro Signore e Redentore, come fu concepita senza peccato, è pure vissuta senza mai peccare.

LA SACRA SCRITTURA INSEGNA L’ESISTENZA E LA SOPRAVVIVENZA DELL’ANIMA OLTRE LA MORTE DEL CORPO

Matteo 10,28
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.

Gesù fa una chiarissima distinzione tra anima e corpo, e utilizza la Geenna come figura simbolica della condizione dei dannati a motivo del fuoco che continuamente consumava i rifiuti (Matteo 18,8; Giuda 7; Apocalisse 21,8).

1Pietro 3,18-20
Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò a predicare anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua.

Cristo predicò agli spiriti di quegli uomini che furono castigati al tempo di Noè. Pietro fa un chiaro riferimento alla vita oltre la morte del corpo. Quindi c’è un corpo mortale e un anima immortale. Insieme costituiscono la persona.

2Corinzi 5,6-10
Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione. Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.

Paolo fa un chiaro riferimento alla vita oltre la morte del corpo. Egli preferisce lasciare il suo corpo mortale per stare con Cristo. Riferimento all’anima immortale che sopravvive oltre la morte del corpo mortale.

Filippesi 1,23-24
Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne.

Paolo era combattuto tra il desiderio di essere sciolto dal corpo per stare con Cristo, e il dovere di rimanere nel corpo per predicare il vangelo, il che era più conveniente per quelli al quale il vangelo era da lui predicato. Questa scrittura è un chiaro riferimento alla vita dopo la morte del corpo. Paolo fa infatti riferimento alla sua anima immortale, sciolta dalla sua carne mortale. Contrariamente, Paolo avrebbe detto qualcosa di insensato.

Apocalisse 6,9-10
Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: « Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra? ».

Giovanni di Patmos fa un chiaro riferimento alla vita oltre la morte del corpo, quindi all’immortalità dell’anima dell’uomo. Nel suo scritto vediamo infatti le anime di quanti hanno subìto il martirio, chiedere a Dio di far giustizia del loro sangue sopra gli abitanti della terra.

I CATTOLICI NON COMMETTONO UN ATTO DI IDOLATRIA QUANDO SI PROSTRANO DAVANTI ALLA CROCE O LA BACIANO

I cattolici e gli ortodossi commettono un atto di idolatria nel prostrarsi davanti al crocifisso e a baciarlo?

Assolutamente no. I cattolici – come pure gli ortodossi – si prostano davanti al crocifisso non per questo stesso, ma in segno di rispetto verso ciò che rappresenta: Gesù Cristo e il suo sacrificio salvifico. Parimenti, il bacio lo diamo al crocifisso non per questo stesso, ma per l’affetto che proviamo verso Gesù Cristo, che il crocifisso vuole rappresentare. Nella Bibbia ci sono molti riferimenti di prostrazione e di bacio, e nei quali non vi era alcuna accusa di idolatria. Vediamo qualche esempio: « Giacobbe passò davanti a loro e si prostrò terra, mentre andava avvicinandosi al fratello » (Genesi 33,3). « Esaù corse incontro a Giacobbe, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero » (Genesi 33,4). « Poi si fecero avanti anche Lia e i suoi figli e si prostrarono, e infine si fecero avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono » (Genesi 33,7). « Mosè andò incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò » (Esodo 18,7). « Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: “O re, mio signore”; Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò » (1Samuele 24,9). « Appena Abigail vide Davide, smontò in fretta dall’asino, cadde con la faccia davanti a Davide e si prostrò a terra » (1Samuele 25,23). « Fu annunziato al re: “Ecco c’è il profeta Natan”. Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra » (1Re 1,23). In queste scritture non compare mai alcun atto di idolatria, ma semplicemente affetto o alto rispetto verso qualcun’altro. Al contrario, in Rivelazione, Giovanni dopo essersi prostrato viene rimproverato dall’angelo, ma solo perché costui, credendo di vedere in quell’angelo la maestà del Signore, gli si prostrò dinanzi in atteggiamento di adorazione, come chiaramente specifica la Scrittura (Apocalisse 19,10; 22,8-9). Anche Cornelio si prostrò dinanzi a Pietro in atteggiamento di adorazione – la Scrittura lo dice chiaramente – e perciò fu rimproverato (Atti 10,25-26). Quindi prostrarsi in atto di adorazione verso la creatura, o verso una sua raffigurazione, è un grave peccato di idolatria, ma non così se ci si prostra in segno di affetto e di devozione. Talvolta baciamo in segno di affetto e di devozione le foto dei nostri cari, vivi o defunti: figli, genitori, fratelli, nonni, amici. Certamente non rechiamo offesa al Signore né rendiamo i nostri cari o quelle foto oggetto di idolatria. La stessa cosa va detta quando baciamo la croce o immagini che rappresentano Gesù, Maria, gli angeli e i Santi. Le baciamo per l’affetto e la devozione che nutriamo verso ciò che rappresentano.

GESÙ UNICO FIGLIO DI MARIA

Nella Bibbia quando si vuole specificare che uno è figlio di una certa persona, costui è sempre associato al nome di suo padre. Così Giacomo di Zebedèo (Matteo 4,21), Giacomo di Alfeo (Marco 3,18), Levi di Alfeo (Marco 2,14) ecc. Parimenti, quando si vuole specificare che una donna è madre di una certa persona, viene spesso associata al nome di tale persona. Così Maria di Clèopa è detta madre di Giacomo il minore e di Ioses (Marco 15,40), Salomè è detta madre dei figli di Zebedèo (Matteo 27,56) ecc. La Beata Vergine Maria è detta madre di Gesù (Matteo 1,18) ma mai di altri. Gesù è l’unico figlio di Maria.

LA VERGINITÀ DI MARIA DURANTE IL PARTO

Maria come ha concepito da vergine, ha partorito anche da vergine. Infatti, entrando nel mondo, il Redentore non avrebbe mai permesso che sua madre perdesse la verginità che un miracolo del Signore le aveva conservato, e diventasse anche impura per un tempo (tale impurità però non macchiava l’anima, non essendo un peccato, ma aveva solo carattere rituale). Infatti, per la legge ebraica, la donna che partoriva un maschio rimaneva impura per sette giorni a causa del sangue (Levitico 12,2). Quattordici giorni se invece partoriva una femmina (Levitico 12,5). Inoltre doveva aspettare altri trentatré giorni per la purificazione (sessanta giorni se anziché aver partorito un maschio, avesse partorito una femmina). Ora, il solo pensare che a causa del nostro grande Dio e Salvatore Gesu Cristo, Maria perdesse la verginità conservata durante il concepimento, e diventasse impura per un tempo, è per un cattolico qualcosa di inconcepibile. Secondo i Padri, il Signore Gesù è entrato nel mondo attraverso il grembo di Maria come una stella col suo raggio passa attraverso il vetro. Non lo rompe, ma lo illumina. Così il Signore Gesù, nascendo da Maria, non ha danneggiato la sua verginità, ma ha avvolto sua madre nella luce della gioia. Già Isaia, profetizzando di Maria, dice che ella come avrebbe concepito da vergine, avrebbe anche partorito da vergine (Isaia 7,14). Perciò il parto di Maria fu pure indolore. Il parto indolore non è una verità di fede, ma piuttosto una conseguenza logica della verginità durante il parto. I protestanti dicono:

Se Maria non perse la verginità durante il parto, e quindi non fu impura per quaranta giorni, perché offrì un sacrificio di purificazione, secondo la legge ebraica? Luca 2,22-24

A costoro si deve dire che anche Gesù, il Figlio di Dio, pur non avendo bisogno della circoncisione, come uomo volle riceverla. Così Maria, pur non avendo bisogno della purificazione dopo il parto, volle ugualmente attenersi a questo precetto. Nei suoi scritti Tommaso D’Aquino afferma: « Era giusto che la madre si conformasse all’umiltà del Figlio, il quale, benché non fosse soggetto alla legge, volle subire la circoncisione e gli altri oneri della legge, per darci l’esempio d’umiltà e d’obbedienza, per approvare la legge, e togliere ai Giudei ogni occasione di infamarlo. Dice infatti la Scrittura: “Dio dà grazia agli umili” (Giacomo 4,6; 1Pietro 5,5). Per gli stessi motivi del Figlio, Maria ha osservato i precetti della legge, benché non vi fosse soggetta » (Somma Teologica III, q 37, a 4 c).

L’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA CATTOLICA RIGUARDO IL BATTESIMO CONFERITO AI NEONATI

Cosa insegna la Chiesa Cattolica riguardo il Sacramento del Battesimo amministrato ai neonati?

Catechismo Tridentino 177:

La conoscenza di tutte queste verità è senza dubbio utilissima ai fedeli. Ma nessun insegnamento è più necessario di questo: che la legge del Battesimo è prescritta dal Signore per tutti gli uomini. I quali, se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, sono procreati dai loro genitori, siano questi fedeli o no, per la miseria e la morte eterna. Molto spesso i Pastori dovranno commentare la sentenza evangelica: Chi non rinascerà per acqua e Spirito santo, non può entrare nel regno di Dio (Giovanni 3,5). L’universale e autorevole sentenza dei Padri dimostra che questa legge va applicata non solo agli adulti, ma anche ai fanciulli, e che la Chiesa ha ricevuto simile interpretazione dalla tradizione apostolica. Come si potrebbe credere del resto che nostro Signor Gesù Cristo abbia voluto negare il sacramento e la grazia del Battesimo a quei bambini, di cui disse un giorno: Lasciate i fanciulli, e non impedite loro di venire a me; che di tali è il regno dei cieli? (Mt 19,14); e che abbracciava, benediva, accarezzava? (Mc 10,16). Inoltre, quando leggiamo che Paolo battezzo un’intera famiglia, apparisce chiaro che anche i fanciulli di quella furono bagnati al fonte della salvezza (1Corinzi 1,16; Atti 16,33). Inoltre la circoncisione, simbolo del Battesimo, raccomanda fortemente tale consuetudine. E noto infatti che i fanciulli solevano essere circoncisi nell’ottavo giorno dalla nascita. Nessun dubbio che se la materiale circoncisione, con l’eliminazione di un elemento corporeo, giovava ai bambini, ai medesimi dovrà recare giovamento il Battesimo, che è la circoncisione di Gesù Cristo, non operata da mano di uomo (Colossesi 2,11). Finalmente, se è vero, come proclama l’Apostolo, che la morte ha esteso il suo regno a causa della colpa di un solo individuo, a più forte ragione coloro che ricevono l’abbondanza della grazia, dei doni e della giustizia, devono regnare nella vita, per opera di un solo, Gesù Cristo (Romani 5,17). Orbene: poiché a causa del peccato di Adamo i bambini contraggono la colpa originale, a più forte ragione, per i meriti di nostro Signor Gesù Cristo, potranno essi conseguire la grazia e la giustizia, per regnare nella vita; cosa però impossibile senza il Battesimo. Perciò i Pastori insegneranno che i bambini devono assolutamente essere battezzati. Poi, adagio adagio, la puerizia dovrà essere educata alla vera pietà, inculcandole i precetti della religione cristiana. Poiché disse il Savio: Quando l’adolescente abbia preso la sua via, non se ne allontanerà più, neppure da vecchio (Proverbi 22,6). E non è lecito porre in dubbio che i bambini battezzati ricevano realmente i sacramenti della fede. Se ancora non credono con adesione positiva del loro intelletto, si fanno forti però della fede dei genitori, se questi sono credenti; se non lo sono, supplisce, per usare le parole di Sant’Agostino, la fede della Chiesa, ossia della società universale dei santi (Lett. a Bonifacio XCVIII, 5). In verità possiamo dire che essi sono offerti al Battesimo da tutti coloro che bramano di offrirli, e per la carità dei quali entrano a far parte della comunione dello Spirito Santo. Occorre esortare costantemente i fedeli perché portino i loro figli, non appena possono farlo senza pericolo, alla chiesa e li facciano battezzare con la solenne cerimonia. Si pensi che ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo. Quanto grave dunque è la colpa di coloro che li lasciano privi di questa grazia più del necessario, mentre la debolezza dell’età li espone a innumerevoli pericoli di morte.

Catechismo Maggiore 561-563:

Si deve avere somma premura per far battezzare i bambini, perché essi per la loro tenera età sono esposti a molti pericoli di morire, e non possono salvarsi senza il Battesimo. Peccano gravemente i genitori che per la loro negligenza lasciano morire i loro figli senza Battesimo, perché privano i loro figli della vita eterna; e peccano pure gravemente col differirne a lungo il Battesimo, perché li espongono al pericolo di morire, senza averlo ricevuto.

Catechismo della Chiesa Cattolica 1250-1252:

Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio, alla quale tutti gli uomini sono chiamati. La pura gratuità della grazia della salvezza si manifesta in modo tutto particolare nel Battesimo dei bambini. La Chiesa e i genitori priverebbero quindi il bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferissero il Battesimo poco dopo la nascita. I genitori cristiani riconosceranno che questa pratica corrisponde pure al loro ruolo di alimentare la vita che Dio ha loro affidato. L’usanza di battezzare i bambini è una tradizione della Chiesa da tempo immemorabile. Essa è esplicitamente attestata fin dal secondo secolo. È tuttavia probabile che, fin dagli inizi della predicazione apostolica, quando « famiglie » intere hanno ricevuto il Battesimo, siano stati battezzati anche i bambini.

IL BATTESIMO CRISTIANO VA AMMINISTRATO ANCHE AI NEONATI

Dopo il rimprovero subìto da Gesù: « Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite! » (Marco 10,13-14), gli apostoli non avrebbero mai rifiutato ai neonati il dono del battesimo cristiano. Non dimentichiamo che gli ebrei sono il popolo dei circoncisi, e sono circoncisi proprio per appartenere al popolo di Dio. I bambini ebrei ricevono la circoncisione già otto giorni dopo la loro nascita, per la fede dei loro genitori, e così diventano membri del popolo eletto. Il battesimo cristiano è la vera circoncisione di Cristo (Colossesi 2,11-12), e gli ebrei convertiti al cristianesimo non avevano certo problemi a far battezzare i propri figli piccoli, affinché diventassero membri del corpo di Cristo, cioè la Chiesa. Problemi a far battezzare i propri figli piccoli non ne avevano nemmeno i cristiani provenienti dai gentili. Parimenti, gli apostoli non avrebbero mai rifiutato a quei bambini il grandioso sacramento della rinascita (Giovanni 3,5). Se anche i bambini furono sotto la nuvola e attraversarono le acque, venendo battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare (1Corinzi 10,1-3) – prefigurazione del battesimo di Cristo che oggi salva noi – nessuno neghi ai propri figli piccoli il sacramento della rinascita col quale gli sono aperte le porte del regno dei cieli. Nel suo discorso, Pietro dice ai giudei che la promessa è pure per i figli (Atti 2,39). La promessa è quella di entrare nel riposo del Signore (Ebrei 3,7-4,11), cioè nel regno di Dio (Giovanni 14,2-3; Matteo 5,3-12) nel quale non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno (Apocalisse 21,4). Ma per poter entrare nel regno di Dio è necessario ricevere prima il dono del battesimo (Giovanni 3,5). Per « figli » Luca utilizza il greco « teknois », da « tekna » che troviamo in Atti 21,21 in riferimento ai bambini con un’età inferiore a quella degli otto giorni. Quindi in quel racconto la possibilità di battezzare i neonati è implicita. In una sua lettera, l’apostolo Paolo scrive: « Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana » (1Corinzi 1,16). Per « famiglia » Paolo fa uso del greco « oikos » che indica l’intero clan familiare, compreso gli schiavi e i loro bambini. Paolo quindi ha battezzato anche quest’ultimi.

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DELLA SAPIENZA

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro della Sapienza. Costoro affermano quattro motivi per cui lo ritengono tra gli apocrifi:

› Pieno di contraddizioni, di falsi insegnamenti e di errori.
› Gesù e gli apostoli non vi fecero mai riferimento.
› Mai riconosciuto dagli ebrei, mai dai cristiani dei primi secoli.
› Lo Spirito Santo non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che si tratti di parola di Dio, anzi, ci fa sentire in maniera inequivocabile di doverne rifiutare il contenuto.

I protestanti sembrano ignorare la Storia del Canone Biblico, quindi dei libri deuterocanonici (che loro chiamano ingiustamente « apocrifi ») dei quali fa parte il libro della Sapienza. Rispondiamo punto per punto alle loro obiezioni:

1) Contraddizioni si trovano anche nei libri accettati come divinamente ispirati anche dai protestanti. Alcuni esempi: 2Cronache 17,6 contraddice 1Re 22,43-44. Luca 9,28 contraddice Matteo 17,1. Luca 23,39-41 contraddice Marco 15,32. Genesi 2,4-24 contraddice Genesi 1,1-31; 2,1-4. Genesi 7,2-3 contraddice Genesi 6,19. Atti 1,18 contraddice Matteo 27,5. Luca 3,15-22 contraddice Matteo 3,13-17 e 12,3-12. Perciò quella delle contraddizioni nei libri deuterocanonici non è una scusa sufficiente per affermare che questi non siano divinamente ispirati. Altrimenti dovremmo ritenere non divinamente ispirati anche i vangeli. I deuterocanonici sono ispirati da Dio, e perciò i vescovi hanno scelto di aggiungerli nel Canone Biblico.

2) Gli scrittori neotestamentari si sono rifatti anche ai deuterocanonici. Poiché questo scritto riguarda la canonicità del libro della Sapienza, mostrerò alcuni esempi di citazioni neotestamentarie prese in prestito da questo testo deuterocanonico:

La descrizione dell’armatura della fede fatta da Efesini e da primo Tessalonicesi è presa in prestito dalla Sapienza. Vediamo:

Efesini 6,13-17: Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

1Tessalonicesi 5,8: Noi invece, che siamo del giorno, dobbiamo essere sobrii, rivestiti con la corazza della fede e della carità e avendo come elmo la speranza della salvezza.

Sapienza 5,17-20: Egli prenderà per armatura il suo zelo e armerà il creato per castigare i nemici; indosserà la giustizia come corazza
e si metterà come elmo un giudizio infallibile; prenderà come scudo una santità inespugnabile; affilerà la sua collera inesorabile come spada e il mondo combatterà con lui contro gli insensati.

Il decreto di Erode di uccidere i bambini innocenti fu profetizzato nel libro della Sapienza. Vediamo:

Matteo 2,16: Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

Sapienza 11,7: In punizione di un decreto infanticida, tu desti loro inaspettatamente acqua abbondante.

Romani 9,21: « Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? », si rifà alla Sapienza 15,7: « Un vasaio, impastando con fatica la terra molle, plasma per il nostro uso ogni sorta di vasi. Ma con il medesimo fango modella e i vasi che servono per usi decenti e quelli per usi contrari, tutti allo stesso modo; quale debba essere l’uso di ognuno di essi lo stabilisce il vasaio ».

Matteo 27,43: « Ha confidato in Dio, lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio! », e Giacomo 5,6: « Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non può opporre resistenza », sono prese in prestito dalla Sapienza 2,18: « Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari ».

Inoltre Sapienza 2,10-20 profetizza l’ipocrisia dei farisei e le sofferenze di Cristo: « Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio. La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile. Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta. Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore. È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo, perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade. Moneta falsa siam da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezze. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre. Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine. Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà ».

Giovanni 1,3: « Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 9,1: « Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola ».

Atti 17,29: « Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 13,10: « Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo, oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica ».

Apocalisse 1,18: « Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 16,13: « Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire ».

La lettera ai Romani si rifà anche al libro della Sapienza. Vediamo:

Romani 1,18-25: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Sapienza 13,1-10: Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è,
non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere. Ma o il fuoco o il vento o l’aria sottile o la volta stellata o l’acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò
quanto è più potente colui che li ha formati.  Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si conosce l’autore. Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s’ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall’apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle. Neppure costoro però sono scusabili, perché se tanto poterono sapere da scrutare l’universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone? Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte
e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo,
oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica.

1Corinzi 2,16: « Chi ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? », è una citazione presa in prestito della Sapienza 9,13: « Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? ».

1Corinzi 10,1: « Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare », sono una citazione presa in prestito della Sapienza 19,7: « Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta apparire dove prima c’era acqua, una strada libera aprirsi nel Mar Rosso ».

Romani 1,25: « Hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore », è una citazione presa in prestito dalla Sapienza 12,24: « Essi s’erano allontanati troppo sulla via dell’errore, ritenendo dèi i più abietti e i più ripugnanti animali » (Sapienza 12,24).

3) Non è esatto dire che gli ebrei e i cristiani non abbiano mai accolto quei testi. Fino alla venuta di Gesù Cristo gli ebrei possedevano due Canoni della Sacra Scrittura, quello ebraico e quello alessandrino. Quest’ultimo fu scritto in greco dagli ebrei della diaspora. Questa loro traduzione dell’Antico Testamento è detta « Septuaginta » (riferimento ai settanta anziani Israeliti che accompagnavano Mosè – Esodo 24,9) e contiene anche i sette libri deuterocanonici: Tobia, Giuditta, Sapienza, Maccabei (Primo e Secondo), Baruc e Siracide. Il Canone Biblico alessandrino fu accolto dagli ebrei fino alla seconda metà del I secolo d.C. Nei loro insegnamenti Cristo e i suoi discepoli si rifacevano anche alla Septuaginta, basti notare che nel Nuovo Testamento ci sono trecento citazioni prese da quei testi. Per qualche secolo gli ebrei avevano accolto la Septuaginta, ma se ne allontanarono verso la fine del I secolo, soprattutto a causa dei loro contrasti coi cristiani che utilizzavano anche quei testi per le loro dottrine. Così, verso la fine del II secolo, i rabbini fissarono ufficialmente il canone ebraico escludendo quello alessandrino. Gli scrittori neotestamentari si rifacevano anche ai libri deuterocanonici, come si è già dimostrato nel secondo punto con alcuni esempi riguardanti il libro della Sapienza. E se dubbi furono mostrati da alcuni Padri riguardo i deuterocanonici, dubbi furono mostrati anche verso alcune lettere neotestamentarie. Infatti prima del IV secolo non furono riconosciute come canoniche neppure la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse. Lo scrittore cristiano Eusebio di Cesarea (265-339) affermava che tra i libri discussi v’erano la lettera di Giacomo, la Seconda lettera di Pietro, la Seconda e la Terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’Apocalisse di Giovanni (Storia Ecclesiastica III, 25, 3-4). Il frammento di Muratori (secolo II-III) omette la lettera agli Ebrei, la lettera di Giacomo e la Prima e la Seconda lettera di Pietro. Origene (185-253) menzionato da Eusebio, riteneva dubbia la Seconda lettera di Pietro e la Prima e la Seconda lettera di Giovanni (Storia Ecclesiastica VI, 25, 8.10). Nel 382 fu il Vescovo di Roma, allora Damaso (366-384), a stabilire il Canone Biblico e a includere Tobia, Giuditta, Sapienza, Baruc, Siracide, Maccabei 1 e 2, Ebrei, Giacomo, Pietro 2, Giovanni 2 e 3, Giuda e Apocalisse. L’attuale Canone Biblico in uso nella Chiesa cattolica divenne ufficiale nel 1546, durante il Concilio di Trento (Diciannovesimo Concilio Ecumenico della Chiesa), con il decreto De Canonicis Scripturis. È stata la Chiesa cattolica a stabilire quali libri dovevano far parte del Canone Biblico, non i protestanti, nati quindici secoli dopo, sotto Lutero, il quale tentò addirittura di far passare per apocrifa la lettera di Giacomo che chiamava “epistola di paglia” (vedi Martin Lutero, Prefazione al Nuovo Testamento, anno 1522 e anno 1546). La lettera di Giacomo condanna l’eresia protestante del Sola Fide (Giacomo 2,14-26) e perciò fu ritenuta pericolosa dall’ex monaco agostiniano.

4) Il quarto punto è così ridicolo che non vale la pena neppure rispondere. Solo mi chiedo quale sicurezza abbiano i protestanti quando affermano di sentire in maniera inequivocabile d’essere guidati dallo Spirito Santo, se poi definiscono apocrifi dei libri contenenti la parola di Dio, rifiutano alcune verità cristiane, e sono divise in oltre cinquantamila diverse denominazioni, ognuna con delle dottrine che entrano in contrasto con quelle delle altre denominazioni, ma tutte che si dicono inequivocabilmente guidate dallo Spirito Santo. Sono convinto che la maggior parte dei protestanti neppure li ha letti i libri deuterocanonici. Semplicemente si rifanno al sentito dire. Altro che Spirito Santo!

LE CONTESTAZIONI DEI PROTESTANTI RIGUARDO L’ISPIRAZIONE DIVINA DEL LIBRO DEL SIRACIDE

IL LIBRO DEL SIRACIDE

Nel Canone Biblico della Chiesa cattolica, il Siracide è l’ultimo dei testi sacri di genere sapienzale. Questo testo sacro fa parte dei deuterocanonici, cioè quei libri che furono aggiunti al Canone Biblico successivamente rispetto agli altri. L’autore è un certo Gesù Ben Sira, e suo nipote, vissuto nel II secolo a.C, si è impegnato a tradurre il testo in lingua greca (Siracide 1,1). Poiché il testo era molto usato dalla comunità cristiana ecclesiale, nella traduzione in latino gli fu dato il nome di Ecclesiastico. Il soggetto di questo libro suddiviso in tre grandi sezioni, è la Sapienza divina. Questa dev’essere utilizzata anche per osservare i comandamenti, senza far violenza alla libertà umana. L’uomo infatti è libero nelle sue scelte. Solo possedendo la Sapienza potrà scegliere sempre il bene. È un gran testo d’ispirazione divina. Fu universalmente accettato dagli ebrei fino al I secolo d.C. Lo abbandonarono assieme ad altri testi sacri soprattutto poiché questi erano utilizzati dagli avversari cristiani per le loro dottrine.

I MIRACOLI DI ELISEO

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato il libro del Siracide non solo perché ripudiato dagli ebrei (i quali hanno contestato anche i vangeli e le lettere del Nuovo Testamento, però i protestanti qui tacciono), ma soprattutto perché insegna che Eliseo compì opere meravigliose dopo la sua morte. Ciò sostiene la dottrina cattolica e ortodossa dell’intercessione dei Santi del cielo, e dei miracoli che Dio compie per loro intercessione. Dio è l’autore di ogni grazia e di ogni miracolo, mentre il Santo è un intercessore. Ma vediamo il versetto incriminato:

Siracide 48,14: Nella sua vita [Eliseo] compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

I protestanti rifiutano come divinamente ispirato questo testo a causa del versetto sopracitato. I protestanti dimenticano oppure ignorano che c’è un altro testo sacro, presente anche nelle loro Bibbie, che conferma ciò che leggiamo in Siracide 48,14. Il testo in questione è 2Re 13,21: « Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi ». Perciò i protestanti sono nell’errore nel voler togliere autorità al libro del Siracide. Gli scrittori ecclesiastici del primo secolo, si rifacevano anche al Siracide. Vediamo alcuni esempi:

Matteo si rifà al Siracide:

Matteo 7,16-20: Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Siracide 27,6: Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela il sentimento dell’uomo.

Ebrei 11,5: « Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio », sono una citazione presa in prestito dal Siracide 44,16: « Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni ».

2Re 2,11: « Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo », si trova pure nel Siracide 48,9: « Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco ».

Ebrei 12,12: « Mani cadenti e ginocchia infiacchite », è una citazione presa in prestito dal Siracide 25,23: « Mani cadenti e ginocchia infiacchite, tale colei che non rende felice il proprio marito ».

Giacomo 1,19: « Sia ognuno pronto ad ascoltare, lento nel parlare, lento all’ira », è una citazione presa in prestito dal Siracide 5,11: « Sii pronto nell’ascoltare, lento nel proferire una risposta ».

La prima lettera di Pietro si rifà anche al Siracide. Vediamo:

1Pietro 1,6-7: Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.

Siracide 2,5: Perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.

Luca 1,52: « Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili », è una citazione presa in prestito dal Siracide 10,14: « Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, al loro posto ha fatto sedere gli umili ».

Atti 10,34: « Dio non fa preferenze di persone », è una citazione presa in prestito dal Siracide 35,12-14: « Perché il Signore è giudice e non v’è presso di lui preferenza di persone » (Siracide 35,12).

1Timoteo 2,14: « Non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione », è una citazione presa in prestito dal Siracide 25,24: « Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo ».

Matteo 1,21: « Ella [Maria] darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati », è una citazione presa in prestito dal Siracide 46,1: « Egli [Giosuè], secondo il significato del suo nome, fu grande per la salvezza degli eletti di Dio ». – Gesù è Giosuè sono due traduzioni del medesimo nome ebraico Yehoshu’a.

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