
LA DOMENICA DELLE PALME
di Giuseppe Monno
Nella Domenica delle Palme la Chiesa fa memoria dell’ingresso messianico di Gesù Cristo in Gerusalemme, come narrato nei Vangeli (cfr. Giovanni 12,12-15). Gesù entra cavalcando un asinello, compiendo la profezia di Zaccaria (cfr. Zaccaria 9,9), che presenta il Messia come re mite e pacifico.
La folla lo accoglie con entusiasmo, acclamando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!». Il gesto di stendere rami di palma e mantelli lungo il suo cammino era un segno di onore e riconoscimento regale: Gesù viene riconosciuto come il Re atteso, anche se la sua regalità si manifesterà pienamente nella via della croce.
La tradizione della Chiesa conserva questo gesto facendo portare ai fedeli rami di palma o di ulivo. Le palme richiamano il trionfo e la vittoria, mentre l’ulivo, segno di pace, rimanda anche al luogo della preghiera di Gesù, il Getsemani, sul Monte degli Ulivi, dove egli visse l’agonia prima della Passione. L’Ultima Cena, invece, si svolse nel Cenacolo.
Il significato delle palme si illumina pienamente alla luce dell’Apocalisse di Giovanni, dove si legge: «Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, con vesti bianche e palme nelle loro mani» (cfr. Apocalisse 7,9). Qui le palme diventano segno della vittoria definitiva dei salvati, che partecipano alla gloria di Cristo.
Così, ciò che nella Domenica delle Palme appare come un riconoscimento ancora incompleto, trova il suo compimento nella visione dell’Apocalisse: Cristo è l’Agnello vittorioso, e i fedeli, con le palme in mano, celebrano la sua salvezza eterna.
La Domenica delle Palme apre la Settimana Santa e invita ogni credente a seguire Cristo non solo nell’entusiasmo dell’ingresso a Gerusalemme, ma anche nel cammino della Passione, fino alla gioia della Risurrezione.