
A cura di Giuseppe Monno
Due nature, una sola Persona e un unico io personale
Giunta la pienezza del tempo, la Seconda Persona della Trinità, il Figlio, ha unito ipostaticamente a sé una carne animata da un’anima razionale e si è fatto uomo (Giovanni 1,1.14; Galati 4,4; Filippesi 2,7; 1Timoteo 3,16; Ebrei 10,5-7), rimanendo pienamente Dio (Giovanni 10,30; 16,15; 20,28; Atti 20,28; Colossesi 2,9; Tito 2,13; 2Pietro 1,1).
Secondo quanto affermato dai Padri nel Concilio di Calcedonia (451), in Cristo, il Verbo incarnato, coesistono due nature, divina e umana, senza confusione, divisione o mutamento. Entrambe le nature conservano la loro integrità nell’unità della Persona divina del Figlio. In Cristo ci sono dunque due nature, ma una sola Persona e un unico io personale. Cristo appartiene alla Trinità, e la sua umanità non ha altro soggetto che la Persona del Figlio, come ribadito dai Padri nel Concilio di Efeso (431).
Due volontà naturali
In Cristo come vi sono due nature, divina e umana, vi sono due volontà naturali, senza confusione, mutamento o divisione: quella divina, comune alle Persone della Trinità, e quella umana. La volontà umana di Cristo è però sempre obbediente, senza opposizione o riluttanza, alla sua volontà divina e onnipotente, come affermato dai Padri nel Concilio di Costantinopoli III (681).
Pertanto, le parole di Gesù: “Padre, non come voglio io, ma come vuoi tu” (Matteo 26,39) e “Sia fatta la tua volontà” (Matteo 26,42) vanno attribuite alla sua volontà umana, sottomessa alla volontà divina. Analogamente, in Ebrei 10,7: “Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà.’”
Due operazioni naturali
Nel Concilio di Costantinopoli III (681), i Padri hanno affermato che in Cristo, insieme a due nature e due volontà naturali, vi sono anche due operazioni naturali, senza confusione, mutamento o divisione. Le operazioni divine appartengono alla Persona del Figlio, mentre le operazioni umane appartengono alla natura umana. Così, i miracoli derivano dalla natura divina, le sofferenze dalla natura umana, pur essendo entrambe le operazioni del medesimo e indivisibile Cristo.
La conoscenza di Cristo
Secondo i teologi, tra cui Benedetto XVI, in Cristo vi sono tre tipi di conoscenza: acquisita, infusa e beata.
Conoscenza acquisita: limitata, come quella di ogni uomo che deve apprendere qualcosa attraverso l’esperienza (Matteo 15,34; Marco 8,27; Luca 2,52; Giovanni 11,34).
Conoscenza infusa: donata direttamente da Dio all’intelletto umano; Cristo, pieno di Spirito Santo con tutti i suoi doni (Isaia 11,1-3), conosce anche i pensieri più segreti di ogni cuore (Marco 2,8; Giovanni 2,25; 6,61).
Conoscenza beata: l’unione della conoscenza umana con quella divina del Figlio, per cui anche come uomo Cristo conosce perfettamente ogni cosa (Giovanni 21,17).
Fin dal primo istante dell’incarnazione, Cristo possiede dunque la conoscenza completa e perfetta di tutte le cose.
L’anima di Cristo e la grazia abituale
Poiché in Cristo la divinità e l’umanità mantengono ciascuna la propria integrità, l’anima razionale non è sostituita dalla Persona del Figlio, ma vi è unita ipostaticamente. L’anima di Cristo è quindi perfezionata mediante la grazia abituale, che la eleva e la rende capace di vivere in comunione con Dio, come accade per ogni uomo. Anche Cristo cresceva nella grazia (Luca 2,52).
Immediata visione di Dio
Essendo un solo Dio col Padre (Giovanni 10,30) e con lo Spirito Santo (Romani 8,9; Atti 16,6-7; Galati 4,6), in Cristo non vi è la virtù della fede, ma l’intima e immediata visione di Dio. Fin dal primo istante dell’incarnazione, egli conosceva di essere il Figlio di Dio fatto uomo.
Tutto di Cristo si attribuisce alla Persona del Figlio
Poiché l’umanità di Cristo è unita ipostaticamente alla Persona del Figlio, tutto ciò che appartiene alla sua natura umana va attribuito a lui. Perciò si può affermare che Dio ha sofferto la passione ed è morto sulla croce, per poi risorgere il terzo giorno. Non perché la divinità possa morire, ma perché il Santo Corpo ha patito sofferenze e morte ed è risorto.
Il culto delle due nature di Cristo
Cristo, vero Dio e vero uomo, va adorato in entrambe le nature, divina e umana, con lo stesso culto, poiché la natura umana è divenuta propria della Persona del Figlio. Come affermato dai Padri nel Concilio di Costantinopoli II (553), il Figlio di Dio va adorato insieme alla sua carne.