
A cura di Giuseppe Monno
Secondo la dottrina dei Testimoni di Geova, Gesù Cristo e l’arcangelo Michele sono la stessa persona. Questa dottrina, tuttavia, non trova alcun fondamento nella Sacra Scrittura. Al contrario, l’intero insegnamento biblico distingue chiaramente tra Gesù, il Figlio di Dio, e Michele, un potente ma pur sempre creato principe angelico.
MICHELE È UNO TRA I CAPI ANGELICI
La Bibbia presenta Michele non come una figura unica.
Nel libro di Daniele si legge:
“Ma il principe del regno di Persia mi ha resistito ventuno giorni; però Michele, uno dei primi principi, è venuto in mio aiuto.” (Daniele 10,13)
L’espressione è molto significativa: Michele è definito “uno dei primi principi”. Egli appartiene dunque a un gruppo di capi angelici.
Cristo, invece, non è mai presentato come uno tra molti, ma come il Figlio unigenito di Dio e Signore universale.
MICHELE NON È IL SIGNORE MA UN ARCANGELO
Michele non esercita autorità, ma si rimette al giudizio del Signore. Nella lettera di Giuda leggiamo:
“L’arcangelo Michele, quando disputava col diavolo riguardo al corpo di Mosè, non osò pronunciare contro di lui un giudizio offensivo, ma disse: Ti rimproveri il Signore!” (Giuda 9)
Questo atteggiamento è molto diverso da quello di Gesù nei Vangeli. Nel Vangelo secondo Marco leggiamo:
“Taci! Esci da lui!” (Marco 1,25)
Gli spiriti impuri obbediscono immediatamente al comando di Gesù. Egli non invoca un’autorità superiore: comanda con autorità propria.
CRISTO È SUPERIORE A TUTTI GLI ANGELI
La distinzione tra Cristo e gli angeli è proclamata con particolare forza nella Lettera agli Ebrei.
L’autore pone una domanda retorica decisiva:
“Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato?” (Ebrei 1,5)
La risposta implicita è evidente: a nessun angelo.
Il titolo di Figlio di Dio appartiene in senso pieno e unico solo a Gesù Cristo.
Subito dopo la Scrittura afferma:
“Lo adorino tutti gli angeli di Dio.” (Ebrei 1,6)
Se tutti gli angeli devono adorare il Figlio, allora il Figlio non può appartenere alla loro categoria.
Gli angeli sono adoratori; Cristo è colui che riceve l’adorazione.
IL FIGLIO È CHIAMATO DIO
La stessa Lettera applica al Figlio parole riservate a Dio:
“Il tuo trono, o Dio, dura nei secoli dei secoli.” (Ebrei 1,8)
Il Figlio è dunque proclamato Dio e Re eterno.
Nessun angelo riceve mai un simile titolo nella Scrittura.
CRISTO È IL CREATORE DEGLI ANGELI
Il Nuovo Testamento afferma con chiarezza che tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo.
Nel Vangelo secondo Giovanni leggiamo:
“Tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste.” (Giovanni 1,3)
E nella Lettera ai Colossesi:
“In lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili:
troni, dominazioni, principati e potenze.” (Colossesi 1,16)
Se tutti gli angeli sono stati creati per mezzo di Cristo, ne consegue che Cristo non può essere uno di loro.
Il Creatore non appartiene alla categoria delle creature.
IL FIGLIO SIEDE ALLA DESTRA DI DIO
Ancora nella Lettera agli Ebrei si legge:
“A quale degli angeli ha mai detto:
Siedi alla mia destra finché io non abbia posto i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi?”
(Ebrei 1,13)
Nessun angelo riceve una tale dignità.
Sedere alla destra di Dio significa partecipare alla sua sovranità universale, prerogativa che appartiene unicamente al Figlio.
IL MONDO FUTURO NON È AFFIDATO AGLI ANGELI
La Scrittura afferma inoltre:
“Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro.” (Ebrei 2,5)
Questo dominio appartiene invece a Cristo:
“Tutte le cose hai posto sotto i suoi piedi.” (Ebrei 2,8)
La signoria universale sul creato è attribuita al Figlio di Dio, non a un arcangelo.
CRISTO È L’UNICO SIGNORE
L’apostolo Paolo proclama:
“Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose.”
(1Corinzi 8,6)
Gesù è inoltre proclamato Figlio unigenito.
Nel Vangelo di Giovanni si legge:
“Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.” (Giovanni 1,18)
L’espressione “Figlio unigenito” indica una relazione unica e irripetibile con Dio Padre, che non può essere attribuita a nessuna creatura terrestre o angelica.
LA TESTIMONIANZA DEI PADRI DELLA CHIESA
I Padri della Chiesa hanno sempre custodito questa verità.
Sant’Ambrogio afferma:
“È detto primogenito perché nessuno prima di lui fu generato da Dio; è detto unigenito perché nessuno dopo di lui fu generato da Dio.”
La fede cristiana ha dunque sempre riconosciuto in Gesù Cristo non un angelo, ma il Signore degli angeli.
Alla luce di tutta la Scrittura, la conclusione è inevitabile:
– Gli angeli sono creature.
– Michele è un angelo, sebbene potente.
– Gesù Cristo è il Creatore di tutte le cose, adorato dagli angeli, Figlio unigenito del Padre e Signore universale.
Nel Libro dell’Apocalisse Michele appare come comandante di angeli, ma non come Signore universale.
“Michele e i suoi angeli combatterono contro il drago.” (Apocalisse 12,7)
Michele guida le milizie celesti, ma non è il Signore di tutti. Cristo invece è presentato come Signore assoluto di tutte le creature: le terrestri e le angeliche.
Nella Prima lettera di Pietro si legge:
“Gesù Cristo è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.” (1Pietro 3,22)
Gli angeli sono sottomessi a Cristo.
Se Cristo fosse l’arcangelo Michele, questa distinzione non avrebbe senso.
CON VOCE D’ARCANGELO
Un versetto che i Testimoni di Geova usano spesso per sostenere la loro dottrina è 1Tessalonicesi 4,16:
“Perché il Signore stesso, con un comando, con voce d’arcangelo e con tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risorgeranno per primi.”
I Testimoni di Geova ragionano così:
Gesù scende dal cielo.
Si sente una voce d’arcangelo.
Quindi Gesù è l’arcangelo.
Ma questa conclusione non deriva dal testo.
Il versetto non dice: “Gesù è l’arcangelo.”
Dice che la discesa del Signore avviene accompagnata da tre elementi:
– comando
– voce d’arcangelo
– tromba di Dio
Questi elementi sono segni apocalittici della venuta del Signore, non identità del Signore.
Se diciamo: “Il re arrivò con il suono delle trombe e con la voce dell’araldo”, nessuno conclude che il re è la tromba o l’araldo.
La tromba e l’araldo annunciano l’arrivo del re, non sono il re.
Allo stesso modo la voce dell’arcangelo annuncia la venuta di Cristo ma non è Cristo stesso.
Nella Bibbia gli arcangeli servono Dio, non sono identificati con Dio stesso o con suo Figlio.
Perciò Gesù Cristo non può essere l’arcangelo Michele.
Egli è il Verbum aeternum factum caro (Giovanni 1,1.14): vero Dio e vero uomo, Signore del cielo e della terra.