A cura di Giuseppe Monno

Lo spergiuro, ossia il violare il giuramento fatto invocando il nome di Dio o di santi testimoni come garanti della propria parola, rappresenta un peccato grave non solo dal punto di vista morale, ma anche spirituale, sociale e civile. La tradizione cattolica lo condanna con fermezza, riconoscendo in esso una profanazione della verità, un’offesa diretta alla santità di Dio e una minaccia all’ordine della comunità.
La Bibbia condanna lo spergiuro con parole chiare e ripetute. Nel Libro del Deuteronomio si legge: “Quando farai un voto al Signore tuo Dio, non tardare a compierlo, perché il Signore tuo Dio certamente ti richiederà conto e in te sarà peccato.” (Deuteronomio 23,21-23)
Analogamente, il Libro dei Proverbi indica tra le cose abominevoli al Signore “la lingua bugiarda e chi sparge falsità” (Proverbi 6,16-19), comprendendo in tale ammonizione lo spergiuro. Gesù stesso ribadisce nel Vangelo secondo Matteo: “Non giurate affatto… ma sia il vostro parlare: sì sì, no no” (Matteo 5,33-37), insegnando che ogni giuramento, se non mantenuto, diventa fonte di colpa.
La teologia cattolica considera lo spergiuro un peccato contro il Secondo Comandamento, contro la verità e contro la giustizia. San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae (II-II, q.92, a.4), spiega che il giuramento è un atto che chiama Dio a testimone della verità dichiarata dall’uomo. Violare tale giuramento non costituisce semplicemente menzogna, ma sacrilegio, perché si profana il nome di Dio invocato come garante. Inoltre, lo spergiuro è peccato contro la giustizia e contro la verità stessa, poiché compromette l’integrità della parola e l’ordine morale della società.
I Padri della Chiesa si sono più volte pronunciati contro lo spergiuro.
San Giovanni Crisostomo, nelle Homiliae in Matthaeum, ammonisce che chi giura invano o falsamente non solo calpesta la verità, ma si distacca dalla misericordia di Dio, poiché il giuramento richiama il Signore come testimone della parola umana e violarlo costituisce un’offesa grave alla santità divina.
Sant’Agostino, nel De Vera Religione, insegna che il giuramento è sacro in quanto pronunciato davanti a Dio come testimone della verità umana. Violarlo significa non solo infrangere la propria parola, ma anche aprire la porta a ogni forma di ingiustizia e corruzione morale, poiché la violazione del giuramento mina la fiducia reciproca e profana la santità divina.
La Chiesa cattolica ha sempre preso sul serio la gravità dello spergiuro. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2152-2154) afferma che il giuramento è un atto serio che deve onorare Dio; la sua violazione è peccato mortale se commessa con piena consapevolezza e deliberata volontà. I Concili, tra cui quello di Trento (1545-1563), hanno ribadito che ogni giuramento falso, vano o profano costituisce peccato grave e richiede penitenza. Il giuramento, infatti, essendo un atto che chiama Dio a testimone della parola data, non può essere pronunciato con leggerezza; la sua violazione è considerata moralmente condannabile e meritevole di riparazione spirituale.
Lo spergiuro non è solo un peccato personale, ma genera sfiducia e corrode il tessuto morale della società. Chi non mantiene la parola, invocando il nome di Dio come garante, mina le fondamenta della giustizia, compromette le relazioni sociali e perde credibilità davanti agli uomini e davanti a Dio. L’integrità della parola data è essenziale per la vita cristiana, e violarla equivale a tradire il vincolo tra cielo e terra.
In definitiva, lo spergiuro rappresenta una delle violazioni più gravi della verità e della giustizia cristiana. La Bibbia, i Padri della Chiesa, i teologi e il Magistero convergono nell’indicare come dovere fondamentale del cristiano custodire la parola data, rispettare i giuramenti e temere Dio in ogni promessa. La conversione, la confessione e la riparazione sono i mezzi che la Chiesa propone per riallineare la propria vita alla verità e alla santità divina.