LUSSURIA

A cura di Giuseppe Monno

La lussuria, nella tradizione cattolica, non è semplicemente un disordine morale tra i tanti, ma rappresenta una profonda ferita inflitta alla dignità della persona umana. Essa corrompe l’amore, svuota il corpo del suo significato sponsale e riduce la sessualità, dono sacro di Dio, a strumento di piacere egoistico.
In un’epoca che esalta il desiderio senza limiti e legittima ogni forma di espressione individuale, la Chiesa continua a proclamare con chiarezza che la lussuria è un peccato grave, poiché distorce il progetto divino sull’uomo e sulla donna, creati per amare nella verità.

La Sacra Scrittura è inequivocabile nel condannare la lussuria. Gesù stesso, nel Vangelo, insegna: «Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Matteo 5,28).
Qui il Signore non si limita a giudicare l’atto esteriore, ma penetra nella radice del peccato: il cuore. La lussuria nasce dallo sguardo disordinato, dalla volontà che si piega al desiderio anziché elevarsi alla verità.

San Paolo ammonisce con fermezza: «Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo» (1Corinzi 6,18).
Il corpo, infatti, è tempio dello Spirito Santo e non può essere profanato senza conseguenze spirituali profonde.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la lussuria come «un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo» (CCC 2351).
Il piacere sessuale, in sé, non è cattivo: è stato creato da Dio. Tuttavia, quando è separato dall’amore autentico, dal matrimonio e dall’apertura alla vita, diventa un disordine morale.

San Giovanni Paolo II, nella sua “Teologia del Corpo”, ha sottolineato che il corpo umano possiede un significato sponsale: esso è fatto per esprimere il dono totale di sé. La lussuria, invece, trasforma l’altro in oggetto, negando la sua dignità personale.

I Padri della Chiesa hanno combattuto con vigore la lussuria, riconoscendola come una delle passioni più insidiose.
Sant’Agostino descrive la concupiscenza come una forza disordinata che, dopo il peccato originale, inclina l’uomo al male: «La concupiscenza è una legge del peccato che combatte contro la legge della mente»
(cfr. De nuptiis et concupiscentia, I, 23; Confessioni, VIII)

San Giovanni Crisostomo afferma: «Chi si abbandona ai piaceri della carne rende la propria anima schiava»
(cfr. Omelie sulla Prima Lettera ai Corinzi)

E San Gregorio Magno annovera la lussuria tra i vizi capitali e insegna che da essa derivano gravi disordini spirituali, come la cecità della mente, l’incostanza e l’attaccamento ai beni terreni (cfr. Moralia in Iob, XXXI, 45).

La lussuria non è solo una debolezza morale: è una distorsione dell’amore.
San Tommaso tratta la lussuria nella Summa Theologiae, in particolare nella II-II, questioni 153-154, dove la definisce come un disordine nell’uso del piacere venereo:
«La lussuria consiste nel disordine del piacere venereo, quando esso non è conforme alla retta ragione» (cfr. Summa Theologiae, II-II, q.153, a.1)
Inoltre, egli afferma che:
«Quanto più un uomo si abbandona ai piaceri venerei, tanto più si allontana dalla ragione»
(cfr. Summa Theologiae, II-II, q.153, a.5)

La virtù opposta alla lussuria è la castità, che non è repressione, ma integrazione armoniosa della sessualità nella persona. La castità libera, purifica e orienta l’amore verso il bene autentico.

La lussuria produce effetti devastanti nella vita interiore: oscura la mente, impedendo di riconoscere il bene, indebolisce la volontà, raffredda l’amore verso Dio e favorisce l’egoismo e l’uso dell’altro.
Essa crea una falsa felicità, che lascia l’anima vuota e inquieta. Solo la purezza del cuore permette di vedere Dio, come insegna il Vangelo: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Matteo 5,8).

La Chiesa non si limita a condannare il peccato, ma indica una via di liberazione.
Per vincere la lussuria sono necessari la preghiera costante, la frequenza ai sacramenti (soprattutto Confessione ed Eucaristia), la custodia degli occhi e dei pensieri, la mortificazione e la disciplina interiore, e l’amicizia con Cristo.
La grazia di Dio rende possibile ciò che umanamente appare difficile. Nessun peccato è più forte della misericordia divina.

La lussuria è una delle grandi sfide del nostro tempo, ma anche un’occasione per riscoprire la bellezza della purezza cristiana.
La Chiesa non propone una morale negativa, ma una visione alta e luminosa dell’amore umano, chiamato a riflettere l’amore stesso di Dio. Solo nell’ordine della verità e nella fedeltà al progetto divino l’uomo può trovare la vera gioia. La purezza non è privazione, ma libertà. Non è negazione dell’amore, ma il suo compimento.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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