GOLA

A cura di Giuseppe Monno

La gola, uno dei sette peccati capitali secondo la tradizione cristiana, rappresenta l’eccesso nel mangiare e nel bere, un distacco dalla misura e dalla temperanza che Dio ha voluto per l’uomo. Non si tratta soltanto di un peccato fisico, ma di un disordine dell’anima, in cui il desiderio dei piaceri sensoriali prende il sopravvento sulla ragione e sulla virtù.

La Sacra Scrittura ammonisce ripetutamente contro gli eccessi del cibo e del vino. Nel libro dei Proverbi si legge: «Non desiderare del cibo in eccesso, perché il cuore dell’uomo sazia anche con poco» (Proverbi 23,2-3).
San Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi, ricorda: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo? Glorificate Dio nel vostro corpo» (1Corinzi 6,19-20).
Queste parole sottolineano come il corpo sia strumento di santificazione e non luogo di indulgere nei piaceri smodati.

I Padri della Chiesa hanno più volte ammonito contro la gola. San Giovanni Cassiano, nel suo Collationes, definisce la gola come una passione che trascina l’anima in schiavitù, rendendo schiavi i sensi e dimentichi del Signore. San Basilio Magno, nella Regulae fusi, esorta i monaci a non permettere al cibo di dominare sulla volontà, perché chi eccede nel mangiare eccede anche nell’anima.

Secondo la teologia cattolica, la gola non è peccato solo quando si eccede nel quantitativo, ma anche quando il cibo diventa oggetto di idolatria interiore: si cerca il piacere più che la necessità, dimenticando la giusta proporzione che deve guidare la vita cristiana. San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae (II-II, q.148), distingue tra eccesso, difetto e giusta misura, affermando che «il peccato della gola consiste nell’eccesso che trascina a trascurare il bene dell’anima».

La Chiesa, nei documenti di spiritualità e catechesi, invita a riscoprire la temperanza come virtù cardinale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che «la temperanza modera l’attrazione dei piaceri e procura il dominio della volontà sulle inclinazioni» (CCC 1809). In questo senso, la lotta contro la gola diventa un cammino di santificazione quotidiano, che educa alla sobrietà e alla gratitudine verso Dio per i doni ricevuti.

Per combattere la gola, la tradizione cattolica suggerisce pratiche concrete:
Digiuno e astinenza, non come semplice rinuncia, ma come mezzo di purificazione dell’anima;
Preghiera prima e dopo i pasti, per trasformare l’atto del mangiare in un momento di lode a Dio;
Sobrietà e misura, scegliendo ciò che è necessario e sano, evitando il superfluo;
Carità e condivisione, offrendo ai bisognosi ciò che eccede alle nostre necessità.
In questo modo, la battaglia contro la gola non è repressione, ma liberazione: liberazione dall’egoismo, dai sensi schiavizzati, e apertura al dono di sé a Dio e al prossimo.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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