BESTIALITÀ

A cura di Giuseppe Monno

La bestialità, intesa come rapporto sessuale tra uomo e animale, rappresenta una violazione grave dell’ordine naturale e morale voluto da Dio. Già nella Sacra Scrittura troviamo ammonimenti chiari contro questa pratica. Nel libro del Levitico, ad esempio, leggiamo:
«Non avrai con animali rapporti sessuali, contaminandoti con loro; l’uomo che fa questo dovrà essere punito a morte, e l’animale sarà sterminato» (Levitico 18,23; 20,15-16).

Questo precetto non è solo una legge cerimoniale riservata agli Israeliti, ma riflette una verità universale: la dignità dell’uomo e la santità del creato non possono essere violate da atti innaturali che degradano sia la persona sia gli animali. L’insegnamento biblico è ribadito anche nel Nuovo Testamento, dove San Paolo, parlando della corruzione morale, afferma:
«Perciò Dio li ha abbandonati a passioni degradanti; le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; allo stesso modo anche gli uomini, abbandonando l’uso naturale della donna, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti vergognosi» (Romani 1,26-27).

Da un punto di vista teologico, la bestialità è condannata perché travisa il fine ordinato della sessualità: l’atto sessuale è destinato all’unione dei coniugi e alla procreazione (cfr. CCC 2352-2355). La Chiesa, richiamando la sapienza dei Padri, sottolinea che la sessualità è dono di Dio e non può essere ridotta a mero appagamento dei sensi o a pratiche contrarie alla natura.
San Tommaso d’Aquino, nella Summa Theologiae (II-II, q.154, a.11), considera la bestialità un peccato contro natura, sottolineando che l’uomo che vi si abbandona commette un atto innaturale che viola la ragione e l’ordine morale stabilito da Dio.

La storia della disciplina ecclesiale testimonia inoltre la gravità attribuita a questo peccato. Nei canoni medievali, la bestialità era considerata un reato capitale, segnalando la sua incompatibilità con la vita comunitaria cristiana. Nel Codice di diritto canonico del 1917, i canoni che trattano dei peccati gravi confermano la condanna morale di atti sessuali contrari alla natura (cfr. CIC, can. 1396).
Dal punto di vista spirituale, la bestialità non riguarda solo il danno fisico o morale, ma anche la sfera spirituale: separa l’uomo dalla grazia di Dio, poiché offende l’ordine naturale da Lui stabilito. È quindi chiaro che la pratica va evitata e condannata, non solo per motivi igienici o sociali, ma come atto che contraddice la volontà divina, l’ordine naturale e la dignità dell’uomo.

La Chiesa invita tutti i fedeli a custodire la purezza della vita morale e sessuale, riconoscendo che ogni deviazione dall’ordine naturale costituisce un ostacolo alla santità personale. La consapevolezza biblica, teologica e storica mostra che la bestialità è sempre stata vista come una trasgressione grave, e la fede cattolica continua a proporre una vita conforme alla volontà di Dio, rispettosa della natura e della dignità di tutte le creature.

Come cristiani siamo chiamati a rifiutare ogni forma di bestialità, a proteggere la santità del corpo e dell’anima e a promuovere un rapporto giusto e rispettoso tra l’uomo, gli animali e Dio, seguendo l’insegnamento della Scrittura e della tradizione ecclesiale.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Una opinione su "BESTIALITÀ"

I commenti sono chiusi.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora