UNA CUM E CELEBRAZIONE EUCARISTICA

A cura di Giuseppe Monno

Che cos’è l’una cum?

Nella Preghiera eucaristica della Messa si dice:
“in comunione con il nostro Papa N. e il nostro vescovo N.”
In latino: “una cum famulo tuo Papa nostro N. et episcopo nostro N.”

Significa che il sacerdote celebra “in comunione” (“una cum”) con il Papa e il vescovo diocesano.
Nella teologia cattolica, nominare il Papa nella Messa è segno visibile di comunione ecclesiale gerarchica, pur non essendo elemento costitutivo della validità del sacramento.

L’una cum con un Papa ipoteticamente eretico rende invalida la celebrazione eucaristica?

No, non la rende invalida.

Perché la celebrazione sia valida servono:

1. Materia valida (pane di frumento e vino d’uva)

2. Forma valida (parole della consacrazione)

3. Ministro validamente ordinato

4. Intenzione di fare ciò che fa la Chiesa

La validità non dipende dalla santità e ortodossia personale del sacerdote o del Papa.
Questo principio è stato chiarito contro il donatismo già da Sant’Agostino ed è stato recepito nella dottrina cattolica, ad esempio dal Concilio di Trento.

E se il Papa fosse “ipoteticamente” eretico?

Anche ammesso (per pura ipotesi teologica) che un Papa fosse in errore, la celebrazione eucaristica resta valida.

L’una cum è espressione di comunione gerarchica, non causa della consacrazione, che avviene invece per la potenza di Cristo, non per la santità o l’ortodossia del Papa.
Il principio è “ex opere operato”, non “ex opere operantis”. La grazia del sacramento deriva primariamente dall’azione di Cristo, non dalla dignità morale del ministro.

L’una cum è richiesta per la liceità e la piena comunione ecclesiale, ma non è elemento costitutivo della validità sacramentale.

Un esempio storico riguarda periodi di antipapi o scismi (come lo Scisma d’Occidente), durante i quali le Messe celebrate “una cum” con il Papa poi rivelatosi illegittimo non sono mai state dichiarate invalide.

La posizione dei teologi

Teologi come San Tommaso d’Aquino e San Roberto Bellarmino insegnano che l’indegnità o l’errore del ministro non distrugge la validità dei sacramenti.

Anche nell’ipotesi estrema di un Papa eretico, la Messa non diventa invalida, Cristo non smette di operare nei sacramenti.
Si tratterebbe di un problema ecclesiologico, non sacramentale.

San Tommaso e la “communicatio in sacris”

San Tommaso, dottore della Chiesa e uno dei principali riferimenti teologici del cattolicesimo, è spesso richiamato sulla questione dell’una cum, soprattutto sul principio che non è lecito comunicare “in sacris” con gli eretici.

Ma cosa dice davvero San Tommaso d’Aquino?

Nella Summa Theologiae (cfr. II-II, q. 39; q. 10), insegna che l’eresia rompe l’unità della fede, lo scisma rompe l’unità della comunione, e che è peccato partecipare “consapevolmente” ai riti di chi è separato dalla Chiesa.

Per San Tommaso, l’eretico è chi è separato dalla Chiesa visibile.

Tuttavia, egli non tratta il caso di un Papa ritenuto eretico da singoli fedeli, né autorizza giudizi individuali contro l’autorità papale. Le applicazioni a questo caso sono interpretazioni teologiche successive.

Un errore di ragionamento diffuso

Talvolta si applica questo schema:

Il Papa insegna errori → è eretico → non è vero Papa → chi lo nomina è in comunione con un eretico → quindi l’una cum è peccato.

Ma questo ragionamento presuppone come già dimostrato ciò che è invece oggetto di discussione teologica: che il Papa abbia perso l’ufficio.

Nella teologia cattolica classica (anche in San Roberto Bellarmino), un Papa che diventasse eretico potrebbe perdere l’ufficio, ma le modalità di tale perdita e il suo riconoscimento non sono definiti dogmaticamente e sono oggetto di diverse opinioni teologiche.

Finché la Chiesa universale riconosce un Papa come legittimo, egli è Papa nel foro esterno.
Quindi partecipare a una Messa “una cum” con lui non è, in sé, communicatio in sacris con un eretico esterno alla Chiesa, ma partecipazione alla liturgia della Chiesa visibile.

Sul giudizio del Papa

La tradizione afferma che la Sede Apostolica non è giudicata da nessuno (“prima sedes a nemine iudicatur”).
Tuttavia, la questione di un Papa che cada in eresia è oggetto di discussione tra i teologi e non è stata definita in modo definitivo dal Magistero.

Alcuni teologi sostengono che la perdita dell’ufficio avverrebbe ipso facto; altri ritengono necessario un qualche riconoscimento da parte della Chiesa. Non esiste una posizione dogmatica definitiva su questo punto.

Scomuniche e antipapi

Quando la storia menziona “Papi scomunicati da Papi successivi”, in genere non si tratta di Papi legittimi, ma di antipapi, cioè pretendenti eletti in modo invalido o in opposizione a un Papa riconosciuto.

Un Papa legittimo non è mai stato formalmente scomunicato in quanto Papa. Tuttavia, alcune vicende storiche (anche postume) sono oggetto di interpretazione tra gli storici.

Conclusione

Finché la Chiesa riconosce Papa N. come Papa, l’una cum con lui è formalmente atto di comunione con il Papa visibile.

La Messa è valida.

Non si tratta di “comunione con un eretico esterno” sulla base di giudizi privati.

Anche qualora sorgessero problemi sul piano ecclesiologico circa la persona del Papa, la validità sacramentale non dipende dallo stato canonico del Papa nominato, ma dalla potenza di Cristo che opera nei sacramenti.

Eventuali questioni riguarderebbero piuttosto la liceità e la comunione ecclesiale, non la validità della consacrazione.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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