SPIRITISMO

A cura di Giuseppe Monno

Lo spiritismo si presenta come una pratica o dottrina che pretende di stabilire un contatto con le anime dei defunti o con entità spirituali attraverso medium, sedute, scrittura automatica, evocazioni o altre tecniche. Nel corso dei secoli esso ha assunto forme diverse, dalle necromanzie antiche fino alle correnti moderne sviluppatesi a partire dal XIX secolo.

Dal punto di vista della Chiesa cattolica, lo spiritismo non è soltanto una questione culturale o folkloristica, ma un tema profondamente teologico e pastorale, poiché tocca il mistero della morte, il destino eterno dell’uomo, la natura degli spiriti e il rapporto tra il mondo visibile e quello invisibile. La Chiesa, fondata da Gesù Cristo, ha sempre richiamato i fedeli alla prudenza e al rifiuto di tali pratiche, alla luce della Rivelazione divina e della Tradizione apostolica.

Le pratiche spiritiche sono antichissime. Nel mondo pagano greco-romano erano diffuse forme di evocazione dei morti; nel vicino Oriente antico esistevano riti necromantici condannati già nell’Antico Testamento.
Lo spiritismo moderno, invece, prende forma nel XIX secolo con movimenti organizzati, specialmente in ambiente anglosassone e francese, con la pretesa di fondare una vera e propria “dottrina” basata su comunicazioni medianiche. In molti casi esso si è presentato come una religione alternativa o come una scienza dell’aldilà, mescolando elementi cristiani, esoterici e filosofici.
Tuttavia, la Chiesa non giudica lo spiritismo solo per le sue origini storiche, ma soprattutto per la sua incompatibilità con la fede cristiana.

La Sacra Scrittura è estremamente chiara nel proibire ogni tentativo di evocare i morti o consultare gli spiriti.
Nel libro del Levitico si legge: “Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro” (Levitico 19,31).
Nel Deuteronomio: “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione, né chi consulta gli spiriti o gli indovini, né chi evoca i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Deuteronomio 18,10-12).
Un episodio emblematico è quello del re Saul che consulta la negromante di Endor (1Samuele 28). Saul, disobbedendo a Dio, si rivolge a una medium per evocare il profeta Samuele. Il testo biblico presenta questo gesto come segno di decadenza spirituale e di rottura con il Signore. Non è un atto neutro, ma un peccato grave.

Nel Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli narrano la conversione di coloro che praticavano arti magiche: “Molti di quelli che avevano esercitato arti magiche portarono i loro libri e li bruciarono davanti a tutti” (Atti 19,19).
La fede cristiana, centrata sulla risurrezione e sulla comunione dei santi, non lascia spazio a pratiche di evocazione, perché il rapporto con i defunti è affidato alla preghiera, non alla manipolazione.

I Padri della Chiesa hanno affrontato con decisione il problema delle pratiche magiche e spiritiche diffuse nel mondo pagano.
Sant’Agostino, nel De Civitate Dei (cfr. 10,11; 21,6), afferma che dietro molte manifestazioni spiritiche non vi sono le anime dei defunti, ma spiriti ingannatori. Egli mette in guardia contro la curiosità morbosa verso il mondo invisibile e sottolinea che Dio ha stabilito un ordine preciso nella comunicazione tra cielo e terra.
San Giovanni Crisostomo denuncia come superstizione e idolatria il ricorso a pratiche occulte, ricordando che il cristiano deve confidare unicamente nella Provvidenza Divina (cfr. Omelia 12 su Colossesi; Omelia 57 su Matteo 57).
Tertulliano considera le evocazioni dei morti come un’apertura all’azione dei demoni, i quali possono simulare fenomeni straordinari per ingannare gli uomini (cfr. De anima, 57).
L’unanimità patristica è evidente: ogni tentativo di piegare il mondo spirituale a scopi umani è contrario all’umiltà e alla fede.

La Chiesa insegna che, dopo la morte, l’anima è sottoposta al giudizio particolare e va incontro al Paradiso, al Purgatorio o all’Inferno. Questo insegnamento è stato solennemente definito nei Concili e ribadito costantemente dal Magistero.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene svelino l’avvenire” (CCC 2116).
E ancora: “Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. La Chiesa mette in guardia i fedeli contro di esso” (CCC 2117).
La Chiesa cattolica riconosce l’esistenza degli angeli buoni e dei demoni. Non esclude che possano verificarsi fenomeni straordinari, ma distingue nettamente tra iniziativa divina (rivelazioni private autentiche, sempre sottoposte al discernimento ecclesiale) e pratiche illecite promosse dall’uomo.

Lo spiritismo comporta diversi rischi:

Rischio dottrinale: introduce concezioni incompatibili con la fede, come la reincarnazione o l’autosalvezza.

Rischio morale: implica un atto di disobbedienza alla legge divina.

Rischio spirituale: può esporre a inganni diabolici o a squilibri interiori.

La curiosità verso l’aldilà, quando non è illuminata dalla fede, può diventare una forma di superbia spirituale: l’uomo pretende di accedere a realtà che Dio non ha voluto rivelare in quel modo.
La Chiesa non nega il legame con i defunti, ma lo colloca nella comunione dei santi. I fedeli possono pregare per le anime del Purgatorio e chiedere l’intercessione dei santi, ma sempre all’interno della liturgia e della fede ecclesiale.
La differenza è radicale: nello spiritismo l’uomo tenta di evocare; nella fede cristiana è Dio che prende l’iniziativa.
La celebrazione dell’Eucaristia, memoriale del sacrificio di Gesù Cristo, è il luogo autentico dell’incontro tra cielo e terra.

In ambito pastorale è necessario accompagnare con carità coloro che si sono avvicinati allo spiritismo, spesso mossi dal dolore per la perdita di una persona cara. La risposta della Chiesa non è la condanna della persona, ma l’invito alla conversione e alla fiducia nella misericordia divina.
La direzione spirituale, la confessione sacramentale e la preghiera sono strumenti fondamentali per ritrovare pace e libertà.

Lo spiritismo, pur presentandosi talvolta come innocua curiosità o ricerca consolatoria, è incompatibile con la fede cristiana. La Sacra Scrittura lo proibisce esplicitamente; i Padri della Chiesa lo condannano; il Magistero lo respinge con chiarezza.
Il cristiano è chiamato a vivere nell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio, nella speranza della risurrezione e nella certezza che in Gesù Cristo la morte è stata vinta.
Solo nella luce del Vangelo l’uomo trova la vera risposta al mistero dell’aldilà, senza ricorrere a pratiche che oscurano la fede e aprono la porta all’inganno.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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