MASTURBAZIONE

A cura di Giuseppe Monno

La questione della masturbazione non può essere affrontata in modo superficiale o meramente moralistico. Essa tocca il cuore dell’antropologia cristiana: la visione dell’uomo come unità di corpo e anima, creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Genesi 1,27), chiamato all’amore e alla comunione. La sessualità, in questa prospettiva, non è un semplice impulso biologico, ma una dimensione costitutiva della persona, orientata al dono di sé.

Parlare di masturbazione significa quindi interrogarsi sul significato autentico della sessualità, sulla sua finalità e sul cammino di maturazione affettiva e spirituale della persona.
La Sacra Scrittura non tratta esplicitamente la masturbazione in termini diretti e sistematici; tuttavia offre principi chiari riguardo alla purezza del cuore e al senso della sessualità.

Nel libro della Genesi, Dio crea l’uomo e la donna e li benedice dicendo: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Genesi 1,28). La sessualità è posta fin dall’inizio in relazione alla comunione tra uomo e donna e alla fecondità. L’unione sponsale è descritta come una realtà in cui «i due saranno una sola carne» (Genesi 2,24), espressione che indica un dono reciproco totale.
La masturbazione, essendo un atto chiuso in sé stesso, separato dalla relazione sponsale e dalla fecondità, si pone oggettivamente al di fuori di questa dinamica di dono.

Un episodio biblico spesso richiamato nella tradizione è quello di Onan (cfr. Genesi 38,8-10). Onan, chiamato a dare discendenza al fratello defunto secondo la legge del levirato, «quando si univa alla moglie del fratello disperdeva il seme per terra, per non dare una discendenza al fratello». Il testo afferma che ciò che faceva era male agli occhi del Signore.

Da questo episodio deriva il termine “onanismo”, storicamente utilizzato per indicare la masturbazione. Tuttavia, è importante precisare che il peccato di Onan, nel contesto biblico, non riguarda direttamente la masturbazione in senso stretto, bensì il rifiuto deliberato di adempiere al dovere di dare discendenza al fratello, unito a un uso dell’atto coniugale separato dalla sua finalità procreativa e segnato da egoismo e inganno.

La tradizione morale cristiana ha visto in questo episodio un principio più ampio: la condanna di un uso della sessualità volutamente chiuso alla vita e alla responsabilità relazionale. In questo senso, pur non essendo una trattazione esplicita della masturbazione, il brano di Onan è stato interpretato come conferma della visione biblica secondo cui la sessualità non può essere ridotta a semplice soddisfazione individuale, ma è ordinata al dono e alla fecondità.

Nel Discorso della Montagna, Gesù afferma: «Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore» (Matteo 5,28). Qui Cristo interiorizza la legge morale, spostando l’attenzione dall’atto esteriore al cuore dell’uomo. La masturbazione, spesso accompagnata da fantasie o immagini che riducono l’altro a oggetto di piacere, contrasta con l’invito evangelico alla purezza del cuore.
San Paolo, nelle sue lettere, richiama con forza alla santità del corpo: «Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore» (1Corinzi 6,13), e ancora: «Glorificate dunque Dio nel vostro corpo» (1Corinzi 6,20). Il corpo è tempio dello Spirito Santo; l’uso disordinato della sessualità contraddice questa dignità.

I Padri della Chiesa, pur non trattando sempre il tema con la terminologia moderna, hanno condannato ogni uso della sessualità separato dall’amore coniugale e dalla procreazione.
Sant’Agostino sottolinea che la concupiscenza, conseguenza del peccato originale, tende a disordinare l’energia sessuale. Per lui, la sessualità trova il suo ordine nella carità e nel matrimonio (cfr. De nuptiis et concupiscentia, I, 23; De bono coniugali, 24; De Civitate Dei, XIV, 16 e 28). Ogni atto che si chiude nel piacere individuale senza apertura alla comunione è espressione di una volontà ripiegata su sé stessa.
Anche San Giovanni Crisostomo nelle sue omelie ammonisce contro gli atti impuri compiuti nella solitudine, interpretandoli come segno di schiavitù interiore rispetto alle passioni.
La tradizione patristica, in generale, interpreta tali comportamenti come contrari alla virtù della castità, intesa non come repressione, ma come integrazione armonica della sessualità nella persona.

L’insegnamento ufficiale della Chiesa è chiaro e coerente. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2352) definisce la masturbazione come «l’eccitazione volontaria degli organi genitali al fine di trarne un piacere venereo», e afferma che «sia il Magistero della Chiesa, nella linea di una tradizione costante, sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato». La motivazione risiede nel fatto che l’atto sessuale, secondo la visione cristiana, deve rimanere all’interno del contesto del dono reciproco tra gli sposi.
Tuttavia, lo stesso Catechismo invita a considerare i fattori che possono attenuare la colpevolezza soggettiva: immaturità affettiva, forza delle abitudini, condizioni di ansia o altri fattori psichici e sociali. La valutazione morale, quindi, distingue tra la gravità oggettiva dell’atto e la responsabilità personale.

Dal punto di vista antropologico, la masturbazione rappresenta un uso individualistico della sessualità. L’atto sessuale, secondo la visione cristiana, possiede due significati inseparabili: unitivo e procreativo. Separare volontariamente il piacere dalla dimensione relazionale e generativa impoverisce il significato dell’amore umano.
Spiritualmente, la masturbazione può generare un circolo vizioso di egoismo, senso di colpa e isolamento. La virtù della castità, invece, libera la persona, orientandola verso una capacità più grande di amare.

La Chiesa non si limita a indicare una norma morale; essa accompagna con misericordia. La lotta contro la masturbazione, soprattutto per i giovani, può essere impegnativa. È importante ricordare che la grazia di Dio sostiene ogni sforzo sincero.
Mezzi concreti di crescita spirituale includono la preghiera quotidiana e la vita sacramentale, in particolare la Confessione e l’Eucaristia; la custodia dei sensi e la vigilanza sulle occasioni prossime di peccato; l’impegno in attività sane e relazioni autentiche.
La virtù della castità non si conquista in un giorno, ma è frutto di un cammino. Ogni caduta, se accompagnata dal pentimento, può diventare occasione di umiltà e di maggiore fiducia nella misericordia divina.

La visione cattolica della masturbazione non nasce da un rifiuto del corpo o del piacere, ma da una concezione alta e luminosa della sessualità umana. Il corpo è chiamato a esprimere l’amore, non a chiudersi nell’autosoddisfazione.
In un contesto culturale che tende a banalizzare ogni espressione sessuale, la Chiesa continua a proporre un ideale esigente ma liberante: la sessualità come linguaggio del dono totale di sé. Solo in questa prospettiva l’uomo e la donna possono realizzare pienamente la loro vocazione all’amore e alla santità.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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