CONCILIO DI COSTANTINOPOLI II

A cura di Giuseppe Monno

Il Concilio di Costantinopoli II è il quinto Concilio ecumenico della Chiesa cattolica. Fu celebrato nel 553 a Costantinopoli sotto l’imperatore Giustiniano I, con lo scopo di custodire l’unità della Chiesa e chiarire ulteriormente la dottrina su Gesù Cristo.

Il Concilio fu convocato per risolvere le difficoltà sorte dopo il Concilio di Calcedonia (451). In particolare, molti cristiani dell’Oriente temevano che le definizioni di Calcedonia potessero essere interpretate come una separazione eccessiva tra la divinità e l’umanità di Cristo. Si avvertiva quindi la necessità di ribadire con maggiore precisione che Gesù Cristo è uno solo: una sola Persona divina, il Figlio eterno di Dio, che possiede due nature complete, quella divina e quella umana, realmente unite senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione.

Il nodo principale della controversia riguardava i cosiddetti “Tre Capitoli”. Con questa espressione si indicavano tre gruppi di scritti e autori antichi sospettati di favorire interpretazioni cristologiche problematiche: gli scritti di Teodoro di Mopsuestia, alcune opere di Teodoreto di Cirro e una lettera di Iba di Edessa. L’imperatore desiderava la loro condanna per rassicurare i cristiani orientali e mostrare che la Chiesa rifiutava ogni forma di divisione in Cristo.

Tuttavia, la questione provocò tensioni, soprattutto in Occidente. Alcuni vescovi temevano che condannare quei testi potesse sembrare una messa in discussione dell’autorità del Concilio di Calcedonia, già riconosciuto come pienamente ortodosso. Il Concilio di Costantinopoli II, dunque, dovette operare con grande equilibrio: condannò gli errori contenuti nei Tre Capitoli, ma ribadì con forza che Calcedonia rimaneva valido, fedele alla Tradizione e perfettamente conforme alla fede della Chiesa.

Tra le decisioni più importanti vi furono i cosiddetti “14 anatemi”, cioè formulazioni dottrinali che chiarivano la verità della fede e respingevano esplicitamente gli errori. In essi si riaffermava che Cristo non è diviso in due persone, si respingeva l’idea che il Verbo di Dio abbia semplicemente abitato in un uomo distinto, si confermava l’unione reale delle due nature nell’unica Persona del Figlio e si ribadiva che Maria è veramente Madre di Dio (Theotokos). Venivano inoltre condannate le dottrine attribuite a Teodoro di Mopsuestia e a chi le difendeva.

Il Concilio non cambiò la fede della Chiesa, ma la chiarì e la difese. Confermò l’autorità dei primi quattro concili ecumenici, valorizzò l’insegnamento di Papa Leone I (san Leone Magno) e difese la teologia di Cirillo di Alessandria, che aveva insistito con forza sull’unità della Persona di Cristo.

Gli effetti del Concilio furono significativi: chiarì definitivamente alcune ambiguità cristologiche, rafforzò l’interpretazione autentica di Calcedonia e, pur causando tensioni temporanee con alcune Chiese occidentali, contribuì nel tempo a favorire un maggiore dialogo con parte del mondo orientale.

Ancora oggi il Concilio di Costantinopoli II è fondamentale per la fede cattolica, perché aiuta a comprendere più profondamente chi è Gesù Cristo: vero Dio e vero uomo, un’unica Persona divina che ha assunto la nostra natura per salvarci. Questa verità è al cuore dell’Incarnazione e dell’intera vita cristiana.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora