A cura di Giuseppe Monno

In uno degli episodi evangelici narrati da Marco, Gesù rimprovera i suoi discepoli dicendo: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo impedite» (Marco 10,13-14). La comunità cristiana primitiva deve aver letto questo brano in chiave battesimale, riconoscendo nel rimprovero di Gesù un implicito invito a permettere anche ai bambini di entrare nella comunione con lui mediante il Battesimo. Infatti, il verbo greco kôlýô, tradotto con “impedire”, era frequentemente impiegato in contesti battesimali (cfr. Matteo 3,14; Atti 8,36; 10,47; 11,17).
Anche i bambini, nella storia della salvezza, sono stati coinvolti nella liberazione e nel passaggio verso la vita nuova: essi furono sotto la nube e attraversarono il mare insieme agli adulti, partecipando così alla prefigurazione battesimale di Mosè (1 Corinzi 10,1-3), che anticipa il Battesimo di Cristo, oggi fonte di salvezza per tutti. San Paolo, inoltre, attesta di aver battezzato interi nuclei familiari (Atti 16,15.33; 1 Corinzi 1,16), usando il termine greco oikos, che include chiaramente anche i bambini.
La prassi del Battesimo dei bambini era quindi in uso nella Chiesa fin dall’età apostolica. Il primo a contestarla fu il cartaginese Tertulliano, alla fine del II secolo (De Baptismo, XVIII, Migne PL 2, 1117). Egli non negava la validità del sacramento, ma sosteneva che fosse preferibile posticiparlo all’età adulta, quando si possa vivere consapevolmente la fede. La sua posizione rimase però isolata.
La pratica del Battesimo dei bambini venne consolidata e testimoniata da diversi Padri della Chiesa antica. Origene, ad esempio, ricorda come il Battesimo dei piccoli fosse una tradizione ricevuta dagli Apostoli stessi (Omelia su Levitico 8,3, Migne PL 11, 1066; Commento su Romani 5,9, Migne PL 13, 1141). Per lui, il Battesimo dei bambini è legato alla purificazione dal peccato originale, al quale anche i neonati sono soggetti.
San Cipriano, nella Lettera 58, affronta esplicitamente la questione e afferma che non bisogna ritardare il Battesimo neppure fino all’ottavo giorno, ma si può amministrarlo subito dopo la nascita, perché attraverso il Battesimo il bambino riceve la grazia di Dio ed è liberato dal peccato (Lettera 58,2.6, Migne PL 4, 662-666).
Sant’Ireneo, nel suo Adversus haereses, parla della salvezza portata da Cristo a tutti gli uomini, inclusi i bambini e i neonati, i quali sono anch’essi destinatari della rigenerazione battesimale (Adversus haereses II,22,4, Migne PL 7, 984).
Successivamente anche San Gregorio Nazianzeno, nell’Oratio 40, afferma che il Battesimo non deve essere negato ai bambini, benché consigli di amministrarlo entro il primo o il terzo anno di vita per motivi pastorali; tuttavia riconosce chiaramente che anche i neonati possono e devono essere battezzati (Orationes 40,7, Migne PG 36, 258).
Sant’Agostino, infine, è uno dei massimi difensori del Battesimo dei bambini. Egli vede in questa pratica una tradizione costante e universale della Chiesa, legata direttamente alla dottrina del peccato originale. Nei suoi scritti — come le Lettere 98 e 199, il Discorso 74, il Sermone 2,94 e soprattutto l’opera De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvulorum — afferma che i bambini vengono battezzati proprio per essere liberati dal peccato originale e introdotti nella grazia di Cristo (Migne PL 33-35).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: «Inoltre la Chiesa afferma nel Catechismo che “la pratica del battesimo dei bambini è una tradizione immemorabile della Chiesa. Essa è attestata esplicitamente fin dal II secolo. È tuttavia possibile che, fin dall’inizio della predicazione apostolica, quando intere famiglie ricevevano il Battesimo, siano stati battezzati anche i bambini.» (CCC 1252)
Spesso alcuni confondono il Battesimo dei bambini con la prassi del catecumenato per gli adulti. Ma queste sono due realtà diverse e coesistenti fin dall’inizio. Il lungo catecumenato riguardava gli adulti, non i bambini. Quando una persona adulta si convertiva dal paganesimo, era normale un cammino lungo e serio di preparazione, talvolta di anni. Questo è attestato dalle fonti. Anche oggi esiste un catecumenato per adulti senza che ciò escluda il Battesimo dei neonati. Le fonti del II-III secolo attestano chiaramente il Battesimo dei bambini, perciò è evidente che la prassi non nasce nel V secolo.
La Didaché consiglia un periodo di istruzione e prova prima del sacramento (Didaché 7,1-4). San Cipriano parla nei suoi scritti di un lungo percorso di preparazione per i catecumeni adulti, con digiuni, istruzione morale e partecipazione graduale ai riti. Origene ne parla indirettamente, sottolineando l’importanza della formazione spirituale dei catecumeni adulti prima del Battesimo. Tertulliano indica chiaramente che gli adulti possono dover posticipare il Battesimo per preparazione morale e spirituale, a volte per anni. Il Rituale dei catecumeni (IV secolo, fonti orientali e occidentali) documenta fasi di preparazione che durano mesi o anni: istruzione, digiuno, esorcismi, prove morali. In particolare, il catecumenato romano prevedeva tre anni di preparazione completa per adulti, prima dell’ammissione al Battesimo durante la Veglia Pasquale. Tutte queste fonti mostrano che il catecumenato lungo era la norma per adulti, mentre i bambini ricevevano il Battesimo senza passaggi preliminari lunghi. La differenza è chiara sia nelle fonti patristiche sia nei testi liturgici.
Leggendo il Nuovo Testamento sembra che i pagani adulti fossero spesso battezzati subito dopo la conversione. Per capire il fenomeno, occorre distinguere tra situazioni particolari descritte nel NT e la prassi ordinaria della Chiesa primitiva. Ci sono diversi episodi in cui pagani adulti vengono battezzati quasi subito:
Cornelio e la sua famiglia (Atti 10,44-48): dopo che lo Spirito Santo scende su di loro, Pietro ordina subito il Battesimo.
Lidia (Atti 16,14-15) e il carceriere di Filippi (Atti 16,33): il Battesimo segue immediatamente la conversione e la professione di fede.
Queste situazioni sono eccezionali, caratterizzate da illuminazione immediata dello Spirito, convinzione piena e manifestazione pubblica della fede. Gli eventi sono narrati per sottolineare l’azione salvifica immediata di Dio e l’efficacia del Battesimo.
Il catecumenato non era obbligatorio per tutti i convertiti: era la prassi ordinaria nelle grandi comunità urbane, dove le persone potevano vivere una fede pagana precedente per anni. La Didaché e Tertulliano mostrano che in condizioni normali si faceva un percorso lungo per adulti. In città più piccole o situazioni particolari (ad esempio una conversione sotto guida apostolica diretta), il Battesimo poteva avvenire subito, senza anni di preparazione. Il Nuovo Testamento descrive casi eccezionali e immediati per motivi narrativi e teologici, non la regola universale della Chiesa. Col tempo, quando la comunità cresceva e diventava più strutturata, si stabilì un catecumenato più lungo per gli adulti, mentre il Battesimo dei bambini continuava a essere dato senza queste fasi, perché i bambini non potevano fare scelta consapevole di fede. Nei racconti del Nuovo Testamento i pagani adulti possono essere battezzati subito, ma si tratta di casi eccezionali, spesso legati a una manifestazione immediata dello Spirito. La prassi ordinaria della Chiesa primitiva era invece di un catecumenato più lungo per adulti, mentre i bambini venivano battezzati senza catecumenato. Non c’è contraddizione tra Nuovo Testamento e fonti patristiche: il Nuovo Testamento mostra la potenza immediata di Dio, le fonti patristiche mostrano l’organizzazione comunitaria della Chiesa.
Quanto all’Editto di Teodosio – citato da alcuni per negare che il Battesimo dei bambini proviene dagli apostoli – non “crea” il Battesimo dei bambini, ma ne aumenta la frequenza. Nel IV-V secolo, con la cristianizzazione dell’Impero e la fine delle persecuzioni, diminuiscono le conversioni adulte e aumentano i bambini nati in famiglie cristiane. Questo spiega l’espansione quantitativa del Battesimo infantile, non la sua origine. Il Battesimo dei bambini è teologicamente coerente con la fede apostolica.
Il rifiuto del Battesimo dei bambini riemerse nel XII secolo con Pietro di Bruys e i suoi seguaci, i petrobrusiani. Pietro sosteneva che solo la fede personale conduca alla devozione verso Dio, e quindi i bambini non potessero ricevere validamente il sacramento. Con la Riforma protestante del XVI secolo, furono gli anabattisti a rigettare il Battesimo dei bambini, tra cui Felix Mantz, Conrad Grebel e Jorg Blaurock. Altri gruppi protestanti che rifiutano questa pratica includono battisti, mennoniti, hutteriti e pentecostali, e movimenti antitrinitari come mormoni e testimoni di Geova.
Al contrario, la maggior parte dei movimenti protestanti tradizionali accettò il Battesimo dei bambini, tra cui luterani, zwinglianisti, calvinisti, presbiteriani, anglicani e metodisti. La Chiesa cattolica ha condannato in modo definitivo la posizione di chi nega la validità del Battesimo dei bambini e ogni tentativo di posticiparlo all’età adulta (Concilio di Trento, Sessione VII, canoni 12-14).
Il Battesimo è efficace anche in assenza di una fede esplicita del battezzando, perché è Dio stesso che agisce attraverso il sacramento. Grazie a questo dono gratuito, il bambino viene incorporato a Cristo e introdotto nella comunità dei credenti, che si impegna a sostenerlo nel cammino di crescita umana e spirituale, affinché possa giungere a una fede matura e consapevole. San Paolo descrive il Battesimo come “la vera circoncisione di Cristo” (Colossesi 2,11-12), un rito non più inciso nella carne, ma nell’anima.