A cura di Giuseppe Monno

1. Dio è maschio?
No. Dio è spirito: non ha corpo né sesso biologico. Quando diciamo “Padre”, non parliamo di mascolinità, ma di una relazione nella Trinità.
2. Perché chiamiamo Dio “Padre”?
Perché nella Trinità il Padre è l’origine, la sorgente eterna da cui nasce il Figlio.
“Padre” indica:
chi genera da sé (senza ricevere da nessuno);
la relazione eterna con il Figlio.
3. Cosa significa che il Padre “genera” il Figlio?
Non è una generazione fisica.
È una processione eterna: il Figlio riceve la vita divina dal Padre dall’eternità.
4. Perché non possiamo chiamare Dio “Madre” in senso trinitario?
Perché nel linguaggio umano “madre” indica soprattutto accoglienza e ricezione, mentre il Padre nella Trinità è “principio senza principio”, colui che dà senza ricevere.
Non è questione di genere, ma di ruolo relazionale.
5. Dio ha anche caratteristiche materne?
Sì. La Bibbia attribuisce a Dio tratti di tenerezza, cura, compassione materna.
Ma questi tratti non descrivono la relazione trinitaria, bensì il suo amore per noi.
6. Perché il Figlio di Dio si è incarnato come uomo e non come donna?
Non per superiorità dell’uomo — la Chiesa lo rifiuta — ma per un significato teologico nella storia della salvezza.
Cristo è:
il nuovo Adamo, rappresentante dell’umanità;
lo Sposo che dona la vita alla Chiesa, presentata come “sposa”.
7. Dio avrebbe potuto incarnarsi come donna?
In senso assoluto sì, ma nella storia concreta del popolo ebraico del I secolo, una donna non avrebbe potuto compiere pubblicamente la missione del Messia (predicare, insegnare, fondare una comunità).
Dio parla dentro la storia, in modo da essere ascoltato.
8. L’essere uomo rende Gesù superiore?
No. Essere uomo è stato un segno, non un privilegio. La sua redenzione riguarda tutti, uomini e donne, perché è diventato “Figlio dell’uomo”, cioè dell’umanità intera.
9. Qual è il ruolo della donna nel mistero dell’Incarnazione?
Dio ha voluto una donna, Maria, come protagonista essenziale:
accoglie il Verbo,
coopera alla salvezza,
rappresenta l’umanità che dice “sì” a Dio.
Cristo (nuovo Adamo) e Maria (nuova Eva) mostrano che maschile e femminile non si oppongono, ma collaborano nel progetto divino.
10. Il patriarcato ha influito sulla forma storica dell’Incarnazione?
Sì, in parte. Dio ha scelto un tempo e una cultura in cui un Messia donna non sarebbe stato ascoltato. Ma Gesù, pur vivendo in un mondo patriarcale, ne ha rovesciato la logica:
valorizza le donne,
parla con loro,
le rende prime testimoni della Risurrezione.
11. Cosa insegna tutto questo alla Chiesa oggi?
Che davanti a Dio:
uomo e donna hanno uguale dignità,
le loro differenze sono complementari, non gerarchiche,
entrambi sono chiamati a partecipare all’amore redentore di Cristo.