EUTANASIA: L’INGANNO DEL SUICIDIO ASSISTITO

A cura di Giuseppe Monno

L’eutanasia viene spesso presentata come un atto di compassione, una risposta “dolce” al dolore estremo. Ma lo sguardo cristiano vede oltre la sofferenza immediata: riconosce il valore infinito della vita in ogni sua stagione, anche quando è fragile, scomoda, dipendente. In un tempo che misura tutto in efficienza e autonomia, la vita del malato grave diventa un richiamo silenzioso a ciò che non si può comprare né calcolare: la dignità irriducibile di ogni persona.

La fede cattolica ci insegna che il dolore non è un nemico da eliminare a ogni costo, ma un mistero da accompagnare. Cristo stesso, che non ha evitato la croce, ha trasformato la sofferenza in un luogo di incontro con l’amore. Non significa glorificare il dolore, né pretendere che sia facile sopportarlo; significa però riconoscere che, quando ci facciamo carico gli uni degli altri, il peso diventa condiviso e non schiacciante.

Accettare l’eutanasia come soluzione significa rischiare di trasformare la debolezza in colpa, la malattia in un fastidio, la dipendenza in un fallimento. Se la morte provocata diventa un gesto “normale” di pietà, chi soffre potrebbe sentirsi un peso da togliere di mezzo. È una logica che ferisce proprio coloro che dichiariamo di voler proteggere.

La risposta cristiana non è l’accanimento terapeutico, né il lasciar soffrire per principio. È la cura. È la presenza. È l’accompagnamento. È la tenerezza che resta anche quando tutto sembra perduto. È la mano che non si ritira. In questo, la Chiesa invita a sviluppare la medicina palliativa, l’ascolto, il sostegno spirituale e affettivo: modi concreti per dire al malato “tu conti, tu sei amato, tu non sei solo”.

Rifiutare l’eutanasia non significa difendere una teoria astratta, ma affermare che nessuna vita umana perde valore perché soffre. Significa guardare l’altro con lo sguardo di Dio, che non misura l’utilità ma ama senza condizioni. È un atto di fede, ma anche un atto di civiltà: custodire la vita quando è più fragile è il segno di una società davvero umana.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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