A cura di Giuseppe Monno

Un’altra obiezione derisoria alla fede cattolica nella Transustanziazione è l’idea secondo cui il Corpo e il Sangue di Cristo, dopo essere stati ricevuti, finirebbero nella fogna con l’evacuazione.
La dottrina della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia ci ricorda che Dio si rende vicino all’uomo in un modo estremamente concreto, ma mai banale. La Chiesa (CCC 1377) insegna che Cristo è realmente presente finché sussistono le specie del pane e del vino: ciò significa che la sua presenza sacramentale non è una semplice energia diffusa né una proprietà fisica permanente, ma un dono legato a un segno, un gesto, una relazione viva con il credente e con la comunità.
Quando le specie si corrompono, come avviene naturalmente nella digestione, quel segno sacramentale cessa di esistere. Ma proprio questo ci protegge da interpretazioni irrispettose o materialistiche: Cristo non “finisce” in luoghi indegni, perché la sua presenza sacramentale non è soggetta alle logiche della materia. Il mistero non degrada, non si disperde: semplicemente si compie la sua funzione, quella di nutrire spiritualmente l’uomo, e poi cede il passo all’effetto della grazia ricevuta.
Riflettere su questo invita a due atteggiamenti. Il primo è il rispetto: il Sacramento non è una realtà qualunque, e richiede cuore attento, gesti umili e cura profonda. Il secondo è la gratitudine: Cristo si dona davvero, fino a farsi nostro cibo, ma non si lascia imprigionare in categorie che lo ridurrebbero a un oggetto. È un dono reale, non un possesso. È presenza viva, non presenza fisica inerte.
In questo equilibrio tra concretezza e mistero, tra presenza vera e rispetto del suo carattere sacramentale, possiamo riconoscere la sapienza di Dio: Egli si avvicina a noi fin dove possiamo riceverlo, ma non permette che il suo dono sia profanato da una lettura troppo terrena. E così l’Eucaristia rimane ciò che è: l’incontro più intimo e più alto, che eleva l’uomo senza mai degradare Cristo.
In conclusione, la riflessione sulla comunione e sulla corruzione delle specie eucaristiche ci invita a comprendere la profondità del mistero: Cristo si dona pienamente in un segno che rispetta le leggi della materia, ma non è soggetto ad esse. La sua presenza reale nutre l’anima e trasforma chi lo accoglie, senza mai degradarsi o essere profanata. Così l’Eucaristia rimane il segno supremo dell’amore divino, che unisce il cielo e la terra nel cuore di ogni credente.