A cura di Giuseppe Monno

Istituzione nell’Ultima Cena
Luca 22,19-20
19 Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. 20 Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.
L’ordine di Gesù — “fate questo in memoria di me” — istituisce il sacerdozio e la celebrazione eucaristica permanente.
Il greco “anámnesis” (equivalente dell’ebraico “zikkarôn”) significa “memoriale”, cioè un rito in cui ciò che si “ricorda” è reso “attuale” davanti a Dio (Levitico 24,7; Numeri 10,10).
Quindi Gesù non parla di semplice “ricordo”, ma di “riattualizzazione”.
Nel mondo biblico, il memoriale non è mai un gesto nostalgico, né un semplice esercizio della memoria. Per Israele, ricordare davanti a Dio significa aprire una breccia nel tempo, permettendo agli eventi fondatori di riemergere con forza salvifica nel presente. Quando la Scrittura parla di zikkarôn, non sta descrivendo l’atto umano di ripensare al passato, ma l’azione di Dio che si rende nuovamente vicino attraverso il rito.
Nelle feste e nei sacrifici, il popolo non “imitava” ciò che Dio aveva fatto: vi partecipava. La Pasqua ne è l’esempio più alto. Ogni famiglia, ogni anno, celebrava l’uscita dall’Egitto come se fosse oggi, non perché fingesse di riviverla, ma perché Dio stesso si impegnava a rinnovare la sua liberazione. Il memoriale era quindi un ponte tra la storia e l’alleanza viva: un atto liturgico che consegnava il popolo nelle mani della fedeltà divina.
Alla luce di questo, l’anámnesis nell’Ultima Cena assume una profondità sorprendente. Gesù si inserisce nella dinamica del memoriale ebraico, ma la porta al compimento: ciò che viene “ricordato” non è più soltanto un intervento passato di Dio, ma la sua stessa offerta, il suo Corpo e il suo Sangue donati per la salvezza. Quando Egli dice “Fate questo in memoria di me”, non affida ai discepoli un rito commemorativo, bensì la partecipazione reale e sacramentale alla sua Pasqua. La Chiesa non si limita a pensare all’amore di Cristo: lo accoglie mentre si rende presente.
Per questo, nella fede cattolica, l’Eucaristia è il cuore della vita cristiana: un memoriale che non trattiene il passato, ma lo consegna come grazia operante oggi. È come se Dio, attraverso le mani dei ministri e la preghiera della Chiesa, continuasse a dire: “La mia alleanza non è un ricordo lontano, è il dono che ora vi raggiunge”.