IPERGRAZIA

A cura di Giuseppe Monno

La cosiddetta ipergrazia — una corrente che riduce la vita cristiana all’unico atto di “accettare Gesù”, negando il ruolo della libertà umana, della conversione quotidiana, dei sacramenti, della lotta contro il peccato e della cooperazione con la grazia — si presenta come un’esaltazione della misericordia divina. In realtà, finisce col deformarla, sottraendole proprio ciò che la rende efficace: la sua capacità di trasformare, guarire e rendere santi.

Fondamento biblico della grazia trasformante

La Scrittura non parla mai di una grazia che scusa il peccato senza guarire il peccatore. Al contrario, proclama una grazia che fa nuove le creature (2 Corinzi 5,17), che educa a “rinnegare l’empietà e i desideri mondani” (Tito 2,11-12), che “opera in noi il volere e l’operare secondo il bene” (Filippesi 2,13).

L’ipergrazia, sostenendo che la conversione morale non è necessaria, contraddice apertamente l’insegnamento di Cristo:

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14,15).

“Chi persevererà sino alla fine sarà salvato” (Matteo 24,13).

“Non chi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel Regno, ma colui che fa la volontà del Padre” (Matteo 7,21).

San Paolo, spesso usato impropriamente da chi professa l’ipergrazia, non insegna mai l’irrilevanza delle opere, bensì la loro necessaria fioritura dalla grazia: “Siete stati creati in Cristo Gesù per le opere buone” (Efesini 2,10).

La Scrittura è chiara: la salvezza è dono gratuito, ma richiede accoglienza responsabile, perseveranza e conversione continua.

Testimonianza dei Padri: la grazia non annulla la libertà, la sana

I Padri della Chiesa hanno sempre confutato ogni forma di determinismo spirituale o passività morale.

Sant’Ireneo di Lione

“Dio ha creato l’uomo libero, perché senza libertà non può esserci amore né obbedienza autentica.”
(Adversus haereses, IV, 4, 3)

“Se Dio costringesse, non vi sarebbe né merito né relazione filiale.”
(Adversus haereses, IV, 37, 1)

“La grazia non annulla la libertà, ma la guarisce e la rende capace di bene.”
(Adversus haereses, IV, 14, 1)

“Dio chiama e attira, ma non forza nessuno.”
(Adversus haereses, IV, 39, 3)

Sant’Agostino

“Colui che ti ha creato senza di te, non ti giustifica senza di te.”
(Sermo 169, 11, PL, 38, 923)

San Giovanni Crisostomo

“Dio non usa violenza, né costringe quelli che non vogliono; ma attende, richiama, invita, accoglie chi liberamente si converte.”
(Epistolam ad Romanos Homiliae, Homilia XVIII, 1, PG, 60)

“Dio compie la sua parte, ma anche l’uomo deve compiere la propria. Egli non salva chi non vuole essere salvato.”
(Epistolam ad Hebraeos Homiliae, Homilia XII, 3, PG, 63)

La Tradizione è concorde: la grazia non è sostitutiva dell’uomo, ma cooperante.

Teologia cattolica: la grazia è dono, non licenza

La dottrina cattolica, da Paolo fino al Concilio di Trento, insegna che:

1. La grazia previene (primo dono gratuito).

2. La grazia accompagna (sostiene la libertà).

3. La grazia eleva (rende capaci di ciò che da soli non potremmo).

4. La grazia può essere rifiutata (peccato mortale).

5. La grazia può essere persa e recuperata (conversione, sacramenti).

L’ipergrazia, negando la possibilità di perdere la grazia e ritenendo ogni peccato già automaticamente perdonato in anticipo, annulla il dinamismo stesso della vita cristiana, che è cammino, non atto puntuale; fedeltà e non semplice dichiarazione; relazione e non automatismo.

La misericordia di Dio non è un’astratta amnistia, ma una forza che rigenera.

Storia della Chiesa: l’ipergrazia è una forma moderna di antinomismo

La Chiesa ha già incontrato più volte, nella storia, dottrine simili all’ipergrazia.

Gli gnostici negavano il valore delle opere, sostenendo una salvezza puramente “interiore”.

I libertini del II secolo credevano che la grazia rendesse moralmente irrilevanti le azioni.

Gli antinomisti riformati affermavano che il cristiano non è vincolato alla legge morale.

Alcune correnti protestanti radicali hanno distinto così rigidamente fede e opere da svuotare la vita cristiana.

Ogni volta, la Chiesa ha riaffermato che la salvezza è sì gratuita, ma non magica, né separata dalla realtà della vita.

Il peccato non è coperto come polvere nascosta sotto un tappeto: è purificato dal Sangue di Cristo e schiacciato dalla grazia santificante che opera nella persona.

La grazia che salva è la grazia che converte

Il vero volto della grazia è quello proclamato dalla Chiesa da duemila anni:
una grazia che perdona il peccatore,
lo rialza,
lo guarisce,
lo plasma secondo l’immagine di Cristo,
lo rende capace di amare,
e lo introduce nella santità.

Una grazia che lascia l’uomo in balia del peccato non è grazia evangelica, ma una caricatura sentimentale. Come dice san Tommaso d’Aquino, “la grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona”. Una grazia che non perfeziona non è grazia.

Conclusione: la bellezza della cooperazione con Dio

La fede cattolica non teme di affermare che la nostra libertà ha un ruolo reale nella salvezza: non perché l’uomo possa salvarsi da solo — impossibile — ma perché Dio vuole che l’uomo partecipi al proprio rinnovamento, come un figlio che cresce sotto gli occhi del Padre.

La grazia che la Chiesa annuncia non ci esime dalla conversione, ma ce ne dà la forza. Non ci sottrae al combattimento spirituale, ma ci arma di carità. Non cancella la responsabilità, ma la illumina.

L’ipergrazia promette libertà, ma offre indifferenza.
La grazia cattolica promette santità, e dona Cristo stesso.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

Seguimi anche sul Blog “Commento al Vangelo del giorno”

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora