A cura di Giuseppe Monno

Luca 2,7
“Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.”
Il primogenito è il figlio che apre il grembo, e nella legge ebraica dev’essere presentato al Tempio:
“Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti — di uomini o di animali — esso appartiene a me”
(Esodo 13,2; Numeri 3,12-13).
Nella legge ebraica, il primogenito ha diritti ereditari particolari:
“ma riconoscerà come primogenito il figlio dell’odiosa, dandogli il doppio di quello che possiede; poiché egli è la primizia del suo vigore e a lui appartiene il diritto di primogenitura” (Deuteronomio 21,17).
Questo significa che il primogenito non è considerato un figlio qualsiasi, ma possiede una posizione giuridica speciale nella famiglia.
Quando Luca scrive che Maria “diede alla luce il suo primogenito” (Luca 2,7), impiega un termine giuridico-liturgico della cultura ebraica.
Questo termine non descrive solo la nascita, ma collega il bambino a un obbligo religioso concreto.
Dire “primogenito” non significa solo dire “il primo figlio”, ma “il figlio che ha diritti legali speciali e che deve essere presentato e consacrato a Dio secondo la legge ebraica”.
È un termine giuridico per i diritti e la consacrazione, e liturgico per la pratica religiosa al Tempio.
Perciò Luca 2,7 non implica che Maria successivamente abbia avuto altri figli, ma che Gesù possiede lo status legale di primogenito consacrato a Dio.
Un figlio è detto “primogenito” a prescindere se sia l’unico o il maggiore dei suoi fratelli:
“E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Ebrei 1,6).
L’unico Figlio di Dio è detto suo “primogenito”.
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