LA SEMPRE VERGINE: LA CONGIUNZIONE HEÔS (“FINCHÉ”)

A cura di Giuseppe Monno

La congiunzione greca heôs (“finché”, “fino a che”, “fino a quando”) ha nella Sacra Scrittura un valore semantico che non implica necessariamente un cambiamento della situazione dopo il limite temporale indicato. Questa osservazione, ben nota alla tradizione esegetica cattolica, è particolarmente rilevante nell’interpretazione di Matteo 1,25, là dove l’evangelista afferma che Giuseppe non conobbe Maria “finché” ella non ebbe dato alla luce un figlio.

Dal punto di vista linguistico, heôs può marcare un limite cronologico senza suggerire nulla riguardo a ciò che accade dopo. Il suo scopo è delimitare l’attenzione su un momento preciso — spesso per sottolineare la portata teologica di quanto avviene fino a quel punto — senza voler descrivere lo stato successivo.

L’uso di heôs nella Scrittura

Numerosi passi biblici mostrano come heôs non implichi un cambiamento successivo:

Salmo 110 (109),1: “Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.”
È evidente che il Messia non cesserà di sedere alla destra del Padre dopo la sottomissione dei nemici. Il “finché” delimita l’azione divina, non un cambiamento dello stato del Figlio.

2 Samuele 6,23: “Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.”
L’intento del testo è mostrare una sterilità definitiva, non suggerire la possibilità di figli dopo la morte.

1 Timoteo 4,13: “Dedicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento finché io venga.”
Paolo non vuole dire che Timoteo debba abbandonare tali attività dopo il suo arrivo.

Matteo 28,20: “Io sono con voi fino alla fine del mondo.”
La Chiesa ha sempre interpretato questo versetto nel senso che la presenza di Cristo non cessa, ma anzi si manifesta in modo glorioso oltre la fine dei tempi.

Applicazione a Matteo 1,25

Quando Matteo afferma che Giuseppe non conobbe Maria fino alla nascita di Gesù, vuole garantire un dato preciso: il concepimento di Gesù è avvenuto senza intervento umano, unicamente per opera dello Spirito Santo.

L’interesse teologico, dunque, è difendere la verginità prima del parto. Il testo non intende affermare né negare un eventuale rapporto coniugale dopo. La Chiesa, sulla base della Tradizione apostolica, afferma che Maria è rimasta vergine anche dopo il parto (virginitas post partum), e che il racconto evangelico è perfettamente coerente con questa fede.

Considerazioni teologiche

I Padri della Chiesa — da sant’Agostino a san Girolamo — notarono che lo scopo dell’evangelista non era descrivere la vita intima della Sacra Famiglia, ma proclamare il mistero dell’Incarnazione:

San Girolamo, Adversus Helvidium de perpetua virginitate Mariae, cap. 5 e 8

“La parola finché non implica che dopo le cose siano cambiate; piuttosto indica ciò che è accaduto fino al momento citato.”

Sant’Agostino, De Consensu Evangelistarum 2,1.2; Sermo 51,11

“La Scrittura dice finché, non per negare ciò che segue, ma per affermare con sicurezza ciò che si compie prima di quel termine.”

San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 5, 3

“Dicendo che Giuseppe non la conobbe finché ella partorì un figlio, egli intende mostrare che il parto avvenne senza unione coniugale. Non afferma affatto che dopo ciò vi fu un cambiamento. L’evangelista vuole soltanto fissare la certezza del miracolo.”

San Basilio Magno, Homilia in sanctam Christi generationem, PG 31, 1468

“Il Vangelo testimonia che fino alla nascita del Signore non vi fu unione, per attestare il concepimento verginale. Ma non è scritto che poi ve ne fu una: la Scrittura tace, e il silenzio non significa negazione.”

Sant’Epifanio di Salamina, Panarion 78,6

“Quando la Scrittura dice che Giuseppe non la conobbe finché partorì, non significa che poi la conobbe. È costume biblico usare finché per affermare un fatto fino ad un certo punto, senza indicare cosa avvenga dopo.”

San Gregorio di Nissa, Contra Eunomium, 2, 9

“Spesso la Scrittura usa finché non per segnare un termine dopo il quale avviene il contrario, ma per mettere in risalto ciò che precede.”

San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, III, q. 28, a. 3

“L’evangelista dice finché, non per indicare che dopo avvenne il contrario, ma per sottolineare ciò che avvenne fino alla nascita: che ella partorì senza alcun intervento dell’uomo.”

San Tommaso osserva Inoltre:

“Giuseppe non avrebbe osato unirsi a colei del cui concepimento sapeva essere dallo Spirito Santo.”
(Summa Theologiae, III, q. 28, a. 3 ad 3)

ed anche:

“Era conveniente che Cristo nascesse da una Vergine che rimanesse vergine anche dopo il parto.”
(Summa Theologiae, III, q. 28, a. 3 corpus)

e ancora:

“Si addiceva alla Vergine che ella custodisse la verginità con un voto.”
(Summa Theologiae, III, q. 28, a. 4 ad 3)

La virginità perpetua di Maria non deriva da un semplice ragionamento umano, ma da una lettura coerente dell’intero mistero dell’Incarnazione e della particolare consacrazione che Dio ha voluto per la Madre del Suo Figlio.

Conclusione

L’espressione “finché” in Matteo 1,25 non è un argomento contro la verginità perpetua di Maria. Anzi serve a mettere in luce il ruolo dello Spirito Santo nella concezione del Salvatore. Interpretare quel “finché” come indicazione implicita di ciò che accadde dopo significherebbe attribuirgli un valore che né la lingua greca né il contesto evangelico gli attribuiscono.

La Chiesa, leggendo la Scrittura alla luce della Tradizione e dei Padri, riconosce nella formulazione di Matteo un’affermazione cristallina: Gesù è nato da una Vergine che rimase tale prima, durante e dopo il parto, totalmente consacrata al mistero del Figlio di Dio.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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