A cura di Giuseppe Monno

Ezechiele 44,2
Questa porta rimarrà chiusa; non sarà aperta e nessuno entrerà per essa, perché il Signore, Dio d’Israele, è entrato per essa; perciò resterà chiusa.
L’interpretazione cattolica – specialmente nella tradizione patristica e nella mariologia – vede in Ezechiele 44,2 non solo una norma cultuale riguardante il tempio, ma anche un simbolismo profetico che anticipa la Vergine Maria.
La Chiesa dunque riassume due linee interpretative principali: letterale (cultuale) e tipologica (mariologica).
Interpretazione letterale cultuale
Nel contesto del libro di Ezechiele:
la “porta orientale” del tempio resta chiusa perché vi è passato Dio stesso, come segno della Sua presenza unica e inaccessibile.
La chiusura della porta è quindi un simbolo
della santità assoluta di Dio,
del fatto che Dio ha visitato il Suo popolo,
e della separazione tra il divino e il profano.
Liturgicamente e teologicamente l’ingresso del Signore consacra e sigilla la porta:
ciò che Dio tocca diventa “inviolabile”.
La porta chiusa mantiene quindi una dimensione di mistero e trascendenza.
Interpretazione mariologica tipologica
Fin dai primi secoli, la Chiesa ha letto questo versetto come una profetica figura della Vergine Maria, in particolare nella “porta chiusa” la sua perpetua verginità.
Secondo i Padri della Chiesa:
Dio stesso è “entrato” in Maria (Incarnazione).
La porta (Maria) resta “chiusa” prima, durante e dopo il parto.
La verginità di Maria è quindi:
ante partum (prima della nascita di Gesù),
in partu (durante la nascita),
post partum (dopo la nascita).
I Padri della Chiesa collegano Ezechiele 44,2 alla Vergine Maria.
Questa interpretazione non è marginale, ma molto antica:
Sant’Ambrogio: “Maria è la porta orientale che solo Cristo ha attraversato”.
(De institutione virginis 8,52; Explanatio in Psalmum CXVIII, sermo 3, 9)
Sant’Agostino: “Cristo è entrato chiudendo le porte della verginità”.
(De sancta virginitate, cap. 6; Expositio in Psalmum CXVIII, sermo 17)
San Girolamo: “La porta che resterà chiusa simboleggia Maria dopo il parto”.
(Commentarii in Ezechielem, PL 24, 518–520; Epistola ad Eustochium, PL 22, 372–374)
San Gregorio di Nissa: “Maria è come la porta chiusa: solo Cristo passa attraverso di lei, simbolo di purezza e mediazione.”
(De virginitate, cap. 7, PG 44, 788–790)
San Cirillo di Alessandria: “La porta del tempio è tipo della Vergine, che resta inviolata e pura anche dopo la nascita del Salvatore.”
(Commentaria in Johannem, Homilia V, PG 75, 555–558)
Anche l’espressione “Porta del Cielo” nelle Litanie Lauretane — approvate nel 1587 da papa Sisto V — deriva direttamente da questa tradizione.
La mariologia cattolica legge in Ezechiele 44,2 un segno della singolarità di Maria nel progetto di salvezza:
Dio entra nel mondo attraverso di lei.
Nessun altro “entra” nel grembo che Dio ha scelto e consacrato.
Maria diviene tempio, porta e santuario unico.
La porta chiusa indica l’inviolabilità del corpo di Maria, ma anche:
la sua unicità nella storia della salvezza,
la sua totale dedizione a Dio,
la purezza e integrità del grembo che ha ospitato il Verbo eterno.
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