A cura di Giuseppe Monno

Nei Vangeli — Matteo 8,28-34, Marco 5,1-13 e Luca 8,26-33 — troviamo il racconto dell’uomo posseduto da una legione di demoni che chiedono a Gesù di non mandarli nell’abisso.
La Bibbia usa immagini concrete per descrivere le realtà spirituali:
L’abisso non è un luogo fisico, ma una metafora per uno stato di completa impotenza, isolamento e lontananza da Dio.
I demoni, essendo esseri spirituali, possono percepire la loro condizione come una prigione o separazione assoluta da Dio, qualcosa di reale per loro anche se non ha una dimensione fisica.
Chiedono a Gesù di non mandarli nell’abisso perché vogliono evitare uno stato di totale impotenza e isolamento, che nella loro percezione è un’agonia.
Il “luogo” dell’abisso serve anche a enfatizzare la serietà della sottomissione spirituale: c’è un prezzo, una conseguenza tangibile, anche se metaforica.
I demoni implorano Gesù sottolineando il Suo potere divino e mostrando il contrasto tra il bene e il male.
I demoni, pur essendo esseri spirituali, hanno una coscienza del male e della propria impotenza. Essere mandati in un luogo metafisico di estrema impotenza come l’abisso, significa non solo la perdita di libertà di agire sul mondo, ma anche una punizione più grave della loro condizione attuale.
L’abisso è uno strumento di giustizia e ordine cosmico: impedisce ai demoni di nuocere agli esseri umani fino al giudizio finale.
Quindi, la richiesta dei demoni (“non mandarci nell’abisso”, Luca 8,31) è narrativa e simbolica:
mostra sia la loro paura che la supremazia di Cristo sul male.
L’abisso simboleggia il potere di Dio di dominare e confinare le forze del male.
Non è un luogo geografico quanto invece un concetto: il male può essere messo sotto controllo e separato dalla creazione umana.
L’abisso in questo contesto è metafisico perché è una realtà spirituale e morale, non fisica, che indica il confine tra il dominio divino e le forze del male.