LE DUE VERSIONI DELLA MORTE DI GIUDA ISCARIOTA

A cura di Giuseppe Monno

Le due versioni della morte di Giuda Iscariota, presenti in Matteo 27,3-10 e in Atti 1,18-19, sembrano contraddirsi tra loro.

Matteo 27,3-10
Dopo aver tradito Gesù, Giuda prova un profondo rimorso e restituisce ai sommi sacerdoti le trenta monete d’argento. Essi rifiutano di riaccettarle, e allora Giuda le getta nel tempio e si impicca. I sacerdoti utilizzano poi quel denaro “impuro” per acquistare un terreno chiamato Campo del Vasaio, destinato alla sepoltura degli stranieri.

Atti 1,18-19
Qui la vicenda appare diversa: Giuda, con il denaro ricevuto per il tradimento, acquista un campo, ma poi cade e si squarcia, e le sue viscere si riversano all’esterno. Quel luogo è chiamato in aramaico Akeldamà, cioè “Campo del Sangue”.

Le due versioni probabilmente derivano da tradizioni orali distinte e riflettono intenti teologici diversi, più che errori storici. Gli autori dei due testi non hanno cercato di armonizzarle perfettamente, ma ciascuno interpreta la vicenda in funzione del proprio messaggio.

Matteo enfatizza il pentimento e la colpa: Giuda riconosce la gravità del suo tradimento, ma il rimorso, senza fede e fiducia nella misericordia divina, conduce alla morte. Il racconto vuole mostrare l’autocondanna del peccatore.

Luca (autore degli Atti) sottolinea invece la punizione divina e la drammaticità della corruzione morale: Giuda non mostra pentimento; la sua morte violenta e simbolica è una manifestazione della giustizia di Dio. La scena del corpo che si squarcia rende visibile la devastazione del peccato.

In sintesi, le due narrazioni non sono incompatibili come tradizioni teologiche: ciascuna enfatizza un aspetto diverso del dramma del tradimento di Giuda, servendo finalità morali e simboliche distinte.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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