MARIA CORREDENTRICE

A cura di Giuseppe Monno

La figura della Santa Vergine Maria occupa un posto unico e irripetibile nel mistero della salvezza. Tra i molteplici titoli che la Chiesa e la pietà dei fedeli le hanno attribuito nei secoli, quello di Corredentrice emerge come espressione di un profondo riconoscimento del suo ruolo singolare nell’opera redentrice di Cristo. Non si tratta di porre Maria sullo stesso piano del Redentore, ma di riconoscere la sua partecipazione reale, materna e subordinata al mistero della Redenzione.

Radici bibliche

Le basi di questo titolo affondano nella Sacra Scrittura. Nel protovangelo (Genesi 3,15), Dio annuncia che la Donna e la sua discendenza schiacceranno la testa del serpente: già qui si intravede la cooperazione della Madre del Redentore nell’opera salvifica.

Nel Nuovo Testamento, Maria è presentata come la “nuova Eva”. Al “sì” disobbediente di Eva corrisponde il “sì” obbediente di Maria: “Ecce ancilla Domini: fiat mihi secundum verbum tuum” (Luca 1,38). In quel momento, con la sua adesione libera e piena al disegno divino, Maria diviene lo strumento mediante il quale il Verbo si incarna e, così, ha inizio il processo stesso della Redenzione.

Ai piedi della Croce (Giovanni 19,25-27), Maria partecipa in modo unico alla Passione del Figlio: il suo dolore non è solo umano, ma spirituale e redentivo. Ella offre il Figlio al Padre, unendosi al sacrificio di Cristo in un atto di perfetta comunione d’amore. È qui che la tradizione cristiana riconosce in lei la Donna associata al Redentore.

Sviluppo storico e dottrinale

Fin dai primi secoli, i Padri della Chiesa hanno intuito questa dimensione cooperativa di Maria.

Sant’Ireneo di Lione (Adversus haereses, III, 22, 4) scrive che: “Eva, disobbedendo, divenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, mentre Maria, obbedendo, divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano”.

Sant’Efrem il Siro (IV Sermone sulla Madonna) la chiama “mediatrice del mondo intero” e “dispensatrice di doni”.

San Giustino Martire (Dialogus cum Tryphone Judaeo, cap. 100) e Tertulliano (De carne Christi, 17) sottolineano il parallelismo Eva–Maria.

Nel Medioevo, la teologia mariana si approfondisce ulteriormente. San Bernardo di Chiaravalle (Sermo in Nativitate Beatae Mariae Virginis), san Bonaventura (Sermo II de Annuntiatione BMV; Speculum BMV, cap. VIII; Collationes de donis Spiritus Sancti, VI, 15) e Duns Scoto (Ordinatio III, dist. 3, q. 1; Reportata Parisiensia III, d. 3, q. 1) contemplano in Maria la “cooperante” del Figlio nella Redenzione.

Il titolo di Corredentrice appare più chiaramente a partire dal XV secolo, diffondendosi nella predicazione e nella pietà popolare. I Papi moderni, pur non avendolo mai definito dogmaticamente, ne hanno riconosciuto il valore teologico in forma prudente e rispettosa:

Leone XIII (Supremi apostolatus, n. 3): “La Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, è per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano”.

San Pio X (Ad diem illum laetissimum, n. 14): “Maria divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue”.

Benedetto XV (Lettera apostolica Inter Sodalicia): Maria, “in comunione con il Figlio sofferente e agonizzante, sopportò il dolore e quasi la morte; abdicò ai diritti di madre sul Figlio per ottenere la salvezza degli uomini; e, per quanto dipendeva da Lei, immolò il suo Figlio per placare la giustizia divina. Così si può giustamente affermare che con Cristo Ella ha redento il genere umano”.

Pio XI (Discorso ai pellegrini di Vicenza, 30 novembre 1933): “Maria prese parte all’opera della Redenzione con Gesù Cristo”.

Pio XII (Enciclica Mystici Corporis Christi): “Dio ha voluto associare indissolubilmente la Beatissima Vergine Maria a Cristo nel compimento dell’opera dell’umana Redenzione”.

Anche San Giovanni Paolo II, pur non definendo dogmaticamente il titolo di “Corredentrice”, ne approvò l’uso teologico per esprimere la partecipazione materna di Maria all’opera redentrice di Cristo, sempre in modo subordinato e dipendente da Lui:

8 settembre 1982, Altotting: Maria è “Corredentrice dell’umanità”, poiché “la sua partecipazione al sacrificio redentore di Cristo è stata unica e irripetibile”.

31 gennaio 1985, discorso ai malati: “Maria fu spiritualmente presente con il Figlio suo sul Golgota, associata come Madre alla sua opera di redenzione”.

6 febbraio 1985, udienza generale: “Maria, unita al Figlio, cooperò in modo del tutto singolare all’opera della Redenzione”.

15 settembre 1985, festa dell’Addolorata: la chiama “Corredentrice” e “Madre di tutti noi sotto la Croce”.

Situazione attuale

Negli anni ’90, un gruppo di teologi e fedeli chiese a Giovanni Paolo II di definire un nuovo dogma su Maria come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata. Il Papa, pur valorizzando questi titoli nel senso approvato dal Concilio Vaticano II, non accolse la richiesta.

Benedetto XVI (Udienza generale, 12 settembre 2012) afferma che “Maria, totalmente unita al Figlio, si è affidata alla volontà di Dio, partecipando in modo singolare alla sua opera salvifica, ma sempre come creatura redenta”.

Papa Francesco (Udienza generale, 24 marzo 2021) ribadisce che “Maria è Madre, non dea, non Corredentrice; solo Cristo è l’unico Redentore”.
Ciò non nega la sua mediazione intercessoria, ma chiarisce che non si deve interpretare Maria in senso paritario con Cristo.

Infine, il 4 novembre 2025, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato la Nota dottrinale Mater Populi Fidelis (approvata il 7 ottobre 2025 da Papa Leone XIV), che ribadisce come Maria sia “Madre del popolo fedele”, ma scarta l’uso del titolo “Corredentrice” perché “tale espressione rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e può generare confusione teologica”.

Significato teologico

Il titolo di Corredentrice non implica alcuna uguaglianza con Cristo, ma una partecipazione subordinata e dipendente. Solo Cristo è il Redentore, poiché solo la sua morte e risurrezione possiedono valore infinito e universale. Tuttavia, Maria ha cooperato per grazia a quell’opera unica, offrendo la sua libertà, la sua fede e il suo dolore.

La corredenzione mariana si articola in tre momenti principali:

1. Cooperazione all’Incarnazione, accogliendo il Verbo con il suo “fiat”.

2. Cooperazione alla vita e missione di Cristo, sostenendo il Figlio nella sua opera salvifica.

3. Cooperazione alla Passione e alla Croce, offrendo il Figlio e sé stessa al Padre per la salvezza dell’umanità.

In questo senso, la Corredentrice è anche Mediatrice di tutte le grazie, poiché tutto ciò che Cristo ci dona ci giunge, per misteriosa volontà divina, attraverso la maternità spirituale di Maria.

Attualità spirituale

Contemplare Maria come Corredentrice non è soltanto un esercizio teologico, ma una chiamata alla vita cristiana.
Maria mostra che la salvezza non è un dono passivamente ricevuto, ma una realtà che richiede la nostra collaborazione libera e amorosa.
Come lei, ogni credente è chiamato a partecipare, in modo personale e comunitario, all’opera redentrice di Cristo, unendo le proprie sofferenze, fatiche e preghiere al sacrificio del Figlio.

La Corredentrice invita a guardare questa verità come parte integrante di una mariologia cristocentrica: in Maria tutto conduce a Cristo, e in Cristo tutto trova il proprio compimento.

Maria Corredentrice è dunque l’icona vivente della cooperazione tra grazia e libertà, tra amore umano e amore divino.
Nella sua persona, l’umanità si apre senza riserve all’azione salvifica di Dio, e la Redenzione — che ha in Cristo la sua fonte — trova in Maria il suo grembo accogliente e materno.

Preghiera di riparazione alla Beata Vergine Maria (Corredentrice)

Dagli Acta Apostolicae Sedis, 1914, p. 108 s.

Vergine benedetta, Madre di Dio,
volgete benigna lo sguardo dal cielo, ove sedete regina,
su questo misero peccatore, vostro servo.

Esso, benché consapevole della sua indegnità,
a risarcimento delle offese a voi fatte da lingue empie e blasfeme,
dall’intimo del suo cuore vi benedice ed esalta
come la più pura, la più bella e la più santa di tutte le creature.

Benedice il vostro santo nome,
benedice le vostre sublimi prerogative
di vera Madre di Dio, sempre Vergine,
concepita senza macchia di peccato,
di Corredentrice del genere umano.

Benedice l’eterno Padre, che vi scelse in modo particolare per Figlia;
benedice il Verbo incarnato,
che, vestendosi dell’umana natura nel vostro purissimo seno,
vi fece sua Madre;
benedice il divino Spirito, che vi volle sua Sposa.

Benedice, esalta e ringrazia la Trinità augusta,
che vi prescelse e predilesse tanto
da innalzarvi su tutte le creature alla più sublime altezza.

O Vergine santa e misericordiosa,
impetrate il ravvedimento ai vostri offensori
e gradite questo piccolo ossequio dal vostro servo,
ottenendo anche a lui, dal vostro divin Figlio,
il perdono dei propri peccati.

Amen.

Concessione d’indulgenza

Il nostro Santissimo Signore Papa Pio X, nella consueta udienza concessa al Reverendo Assessore del Santo Uffizio, si è benignamente degnato di concedere che i fedeli cristiani, i quali, almeno col cuore contrito e devotamente, reciteranno la suddetta orazione, possano lucrare un’indulgenza di cento giorni, applicabile anche ai defunti, ogni volta che la reciteranno. Questo decreto rimane valido in perpetuo, senza necessità di ulteriori atti o pubblicazioni, nonostante qualunque disposizione contraria.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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