A cura di Giuseppe Monno

La Chiesa ha a lungo negato e proibito la pratica della cremazione, ma la sua posizione è cambiata nel corso del XX secolo.
Posizione tradizionale (fino al XX secolo)
Per molti secoli, la Chiesa proibì la cremazione dei corpi dei fedeli. Le ragioni principali erano:
Rispetto per il corpo come tempio dello Spirito Santo.
Fede nella risurrezione dei corpi: sebbene la cremazione non renda impossibile la risurrezione, veniva vista come un gesto simbolico contrario a essa.
Contrapposizione a movimenti anticristiani: nell’Ottocento alcuni gruppi laicisti e massonici promuovevano la cremazione proprio come segno di rifiuto della fede cristiana nella risurrezione, e la Chiesa reagì vietandola.
Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (canone 1203 §2) stabiliva infatti che chi chiedeva la cremazione non poteva ricevere esequie cristiane.
Il cambiamento (XX secolo)
Nel 1963, con l’Istruzione Piam et constantem della Congregazione del Sant’Uffizio (ora Dottrina della Fede), la Chiesa revocò il divieto generale. Da allora:
La cremazione è permessa, purché non sia scelta per motivi contrari alla fede cristiana (cioè per negare la risurrezione o l’immortalità dell’anima).
Si preferisce comunque la sepoltura tradizionale del corpo, come imitazione della sepoltura di Cristo.
Norme attuali
Il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canone 1176 §3) recita:
“La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia, non proibisce la cremazione, a meno che non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana.”
Nel 2016, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato l’Istruzione Ad resurgendum cum Christo, che:
Conferma la liceità della cremazione.
Vieta la dispersione delle ceneri, la loro conservazione in casa o la loro divisione tra familiari.
Richiede che le ceneri siano conservate in un luogo sacro (cimitero o area benedetta).
Alcuni passaggi centrali de Istruzione Ad resurgendum cum Christo:
“La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi, poiché manifesta una stima maggiore verso i defunti” (n. 3).
“La cremazione non è di per sé contraria alla fede cristiana, se non è stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana” (n. 4).
“Le ceneri del defunto devono essere conservate in un luogo sacro,
cioè nel cimitero o, in certi casi, in una chiesa o area appositamente dedicata” (n. 5).
“Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non è permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua, né la loro conversione in ricordi commemorativi, né la loro divisione tra i familiari” (n. 7).
Cosa penso di questa pratica
La cremazione, pur essendo oggi ammessa dalla Chiesa in determinate circostanze, continua a lasciarmi profondamente perplesso. Capisco le ragioni pratiche ed economiche che possono spingere una persona a sceglierla, ma credo che, dal punto di vista spirituale e simbolico, essa impoverisca il significato cristiano della morte e della speranza nella risurrezione.
Il corpo non è soltanto un involucro destinato a dissolversi: è parte integrante della nostra identità di persone create da Dio. Il corpo ha accolto i sacramenti, ha amato, a sofferto, a servito. Per questo, la Chiesa parla del corpo come “tempio dello Spirito Santo”. Distruggerlo volontariamente, riducendolo in cenere, mi sembra un gesto che interrompe questo legame di rispetto e di custodia.
La sepoltura, invece, conserva un senso di attesa e di speranza. Il corpo deposto nella terra richiama il seme che muore per poi dare vita nuova, come dice il Vangelo (Giovanni 12,24). La tomba diventa un luogo di preghiera, di memoria, di incontro con la promessa della risurrezione. In essa il credente riposa, non scompare.
La cremazione, al contrario, rischia di esprimere una visione troppo moderna della morte: una volontà di cancellare rapidamente ogni traccia del corpo, quasi a negare la realtà del morire o a ridurre l’essere umano a pura materia. E quando si scelgono gesti come la dispersione delle ceneri o la loro trasformazione in oggetti commemorativi, si perde il senso del sacro, si smarrisce la prospettiva della vita eterna.
Per questo, pur rispettando le scelte personali e la libertà di coscienza, io sento di non poter condividere la pratica della cremazione. Preferisco la via semplice e antica della sepoltura, che custodisce il corpo nel silenzio della terra, in attesa del giorno in cui — come Cristo — anche noi risorgeremo alla vita nuova.