IL PARADISO

A cura di Giuseppe Monno

Il Paradiso non è un luogo, ma un abbraccio eterno: è Dio stesso che accoglie in sé ogni creatura redenta. È il cuore di Dio spalancato, dove ogni sete trova riposo e ogni desiderio si trasfigura in lode. Non si entra in Paradiso attraversando uno spazio, ma aprendosi a un Amore che non conosce confini. È l’incontro definitivo tra la fragilità umana e la pienezza divina, dove l’uomo non perde sé stesso, ma finalmente si ritrova — puro, integro, vero — nello sguardo del suo Creatore.

Nel Paradiso, tutto ciò che era frammento diviene unità, tutto ciò che era attesa si compie. Il tempo cede il passo all’eterno presente, e l’anima, liberata da ogni ombra, contempla Dio così come Egli è: non più attraverso segni o parole, ma nella luce immediata della Sua Presenza. È una visione che non stanca, una conoscenza che non finisce, un amore che non diminuisce. Ogni istante è pienezza, e ogni respiro è canto.

Il Paradiso è la comunione perfetta: Dio in noi e noi in Dio. È il “noi” redento, la moltitudine che diventa armonia, la diversità che si fa sinfonia nell’unico Amore. I santi non sono isolati nella loro beatitudine, ma uniti come membra di un solo corpo, irradiando l’uno all’altro la luce che proviene dal volto di Cristo. In questa comunione, ogni volto umano diventa icona del divino, e ogni nome pronunciato risuona come una nota nella lode eterna.

Il corpo stesso, risorto e trasfigurato, partecipa di questa gloria. Non più segnato dal limite, ma reso trasparente alla luce dello Spirito, diventa strumento di comunione, linguaggio d’amore, eco visibile della grazia. Non vi sarà più dolore né corruzione, perché la materia stessa sarà penetrata dalla vita di Dio: la creazione intera, liberata dal gemito, entrerà nella libertà gloriosa dei figli di Dio.

Ma la gloria dei beati non è solo contemplazione: è partecipazione. I santi regnano con Cristo non come spettatori, ma come cuori uniti al suo, che amano, lodano e intercedono. La loro gioia non si chiude in sé, ma trabocca sulla terra, come luce che guida i viandanti ancora in cammino. Il Paradiso è quindi dinamismo d’amore: un continuo donarsi, un eterno fluire tra Dio e le sue creature, dove tutto è movimento e pace, fuoco e quiete, silenzio e canto.

Là, ogni ferita diventa sorgente di luce, ogni croce fiorisce in gloria. Le lacrime che in terra bagnarono il volto dei giusti diverranno perle nella corona della misericordia. Nulla andrà perduto: ogni atto d’amore, anche il più piccolo, troverà il suo eco nell’eternità, perché tutto ciò che è stato offerto per amore è già parte del Regno che non tramonta.

E tuttavia, il Paradiso non è solo una meta futura: è una realtà che comincia ora, nel cuore che crede e ama. Ogni volta che l’uomo perdona, accoglie, serve, una scheggia di eternità entra nel tempo. Il Paradiso cresce in noi come seme invisibile, e un giorno, quando il velo cadrà, scopriremo che non andavamo verso un luogo sconosciuto, ma verso il volto di Colui che da sempre ci attendeva.

Allora comprenderemo che tutta la storia era un ritorno: un lento risveglio al Mistero che ci abita, un viaggio verso la nostra origine, che è Dio stesso. E nella Sua luce, senza più ombre né timori, diremo con stupore: “Ecco, questo è il Paradiso, ed era già cominciato nel cuore di chi ama.”

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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