A cura di Giuseppe Monno

I. Non avrai altri dèi di fronte a me.
Il primo comandamento, fondamento di tutta la Legge divina, proclama la signoria assoluta di Dio sull’uomo e sull’intera creazione. Esso non è semplicemente un divieto, ma un invito positivo ad entrare in una relazione viva, esclusiva e amorosa con il Dio vivente, sorgente di ogni bene e di ogni verità.
Dio come principio e fine di tutto
La rivelazione veterotestamentaria presenta il Signore come il Dio unico che libera Israele dalla schiavitù d’Egitto: il comandamento nasce dunque da un’esperienza di alleanza e salvezza. Dio si manifesta non come una divinità distante, ma come Colui che interviene nella storia per amore. Per questo motivo, il riconoscimento del suo primato non è una mera imposizione morale, bensì la risposta di fede e gratitudine a una iniziativa di grazia.
Sant’Agostino (De Civitate Dei, X, 6) afferma che “adorare Dio è unirsi a Lui con tutto il cuore”, riconoscendo che ogni bene dell’uomo ha in Lui la sua origine. La fede, allora, non è solo un atto intellettuale, ma un movimento totale dell’essere verso il suo Creatore.
La fede, la speranza e la carità come atti del primo comandamento
La teologia cattolica, in particolare nel Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2084–2132), insegna che il primo comandamento racchiude in sé le tre virtù teologali:
La fede, che riconosce Dio come unico e veritiero;
La speranza, che si affida alla sua provvidenza e alla sua promessa di salvezza;
La carità, che ama Dio sopra ogni cosa per se stesso.
San Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, II-II, q. 122) sottolinea che la fede senza carità non può realmente osservare questo comandamento, poiché “chi non ama Dio non può evitare di porre qualcosa al suo posto”.
L’idolatria e le sue forme
Il comandamento denuncia ogni forma di idolatria, cioè la sostituzione di Dio con ciò che non è Dio. Gli idoli non sono solo statue di pietra o d’oro, ma tutte le realtà alle quali l’uomo attribuisce un valore assoluto: il potere, il denaro, il successo, la scienza quando si fa autosufficiente, perfino l’ego quando pretende di essere misura del bene e del male.
Origene (Commento all’Esodo) ammonisce che “chiunque pone la propria speranza in ciò che è creato, costruisce un idolo nel proprio cuore”. Così, il peccato d’idolatria non è confinato ai culti pagani, ma si rinnova ogni volta che l’uomo si piega davanti a un “dio minore”.
Il culto in spirito e verità
Con Cristo, il primo comandamento si apre alla pienezza della rivelazione: l’unico Dio è Trinità di Persone, comunione eterna di amore. Adorare Dio “in spirito e verità” (Giovanni 4,24) significa entrare in quella comunione, lasciandosi trasformare dallo Spirito Santo per divenire veri adoratori.
San Basilio il Grande (In Psalmum 33), scrive che “la vera adorazione consiste nel conformare la vita a ciò che si crede”, indicando che il culto autentico non si limita ai riti esteriori, ma include l’intera esistenza vissuta come offerta gradita a Dio.
La libertà dell’uomo davanti a Dio
Il primo comandamento custodisce anche la libertà religiosa dell’uomo. Dio non costringe, ma chiama alla libertà dell’amore. Sant’Ireneo di Lione (Adversus Haereses, IV, 37) osserva che “Dio vuole essere amato liberamente, non imposto come un tiranno, ma accolto come un Padre”. L’osservanza del primo comandamento è dunque il culmine della libertà: l’uomo è veramente libero solo quando riconosce e adora il suo Creatore.
La dimensione cristologica
Nel mistero di Cristo, il primo comandamento trova il suo compimento perfetto. Gesù stesso, tentato nel deserto, risponde al tentatore con le parole del Deuteronomio: “Adorerai il Signore Dio tuo e a Lui solo renderai culto” (Matteo 4,10). In Lui l’uomo vede il volto del Dio unico: adorare il Padre nel Figlio significa riconoscere che non vi è altra via, altra verità, altra vita.
Conclusione
Il primo comandamento è la sorgente e la sintesi di tutti gli altri: esso pone Dio al centro dell’esistenza umana e orienta ogni azione alla comunione con Lui. Come scrive san Gregorio Magno (Homiliae in Evangelia, 30), “tutto ciò che è comandato nella Legge e nei Profeti si compendia nell’amore di Dio”.
Riconoscere Dio come unico Signore significa, dunque, vivere nella verità dell’essere, nella libertà dell’amore e nella speranza della visione eterna: là dove l’uomo, finalmente, “vedrà Dio così come Egli è” (1 Giovanni 3,2).