A cura di Giuseppe Monno

Significato teologico
L’indulgenza è un dono della misericordia di Dio, amministrato dalla Chiesa come dispensatrice dei beni spirituali meritati da Cristo e dai santi. Essa non cancella il peccato – che richiede sempre il pentimento sincero e il sacramento della Riconciliazione – ma rimuove la pena temporale dovuta per i peccati già perdonati quanto alla colpa.
Il fondamento dell’indulgenza si radica nel mistero della comunione dei santi: la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, vive unita nella grazia, e i meriti di Cristo e dei suoi membri santificati diventano una sorgente di purificazione per coloro che, ancora pellegrini, cercano la piena riconciliazione con Dio.
Fondamento biblico
Benché il termine “indulgenza” non appaia nella Sacra Scrittura, il suo principio è pienamente biblico.
Nel Vangelo, Cristo affida a Pietro le chiavi del Regno dei cieli, dicendo: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Matteo 16,19). Questo potere di legare e sciogliere implica anche la capacità di applicare la remissione delle pene connesse ai peccati.
In 2 Samuele 12,13-14, dopo il peccato di Davide, il profeta Natan annuncia il perdono divino, ma anche la permanenza di una pena temporale (“Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. Tuttavia…”).
San Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinzi, esercita un’autorità simile, rimettendo una pena ecclesiale “in persona di Cristo” (2 Corinzi 2,6-10).
Questi testi mostrano che la remissione del peccato non sempre esclude la necessità di una purificazione ulteriore, ed è in questa dinamica di giustizia e misericordia che si inserisce l’indulgenza.
Testimonianza dei Padri
I Padri della Chiesa conoscevano bene l’idea di una penitenza ecclesiale che potesse essere mitigata o abbreviata mediante l’intercessione dei santi e la carità della Chiesa.
Tertulliano (De corona militis) e san Cipriano di Cartagine (De mortalitate) parlano del “patrimonium sanctorum”, il tesoro dei santi che intercedono per i peccatori.
Sant’Ambrogio (De poenitentia) afferma che la Chiesa, come madre, “scioglie i vincoli della colpa con la misericordia della penitenza”.
Sant’Agostino (De Civitate Dei, XXI,13) distingue chiaramente tra la pena eterna e quella temporale, riconoscendo che la giustizia divina può essere mitigata attraverso opere di pietà e intercessione.
Sviluppo storico
Nel corso dei secoli, la pratica delle indulgenze si è evoluta come espressione concreta della comunione ecclesiale.
Nei primi secoli, la penitenza pubblica poteva essere abbreviata per mezzo dell’intercessione dei martiri o dei confessori della fede.
Nel Medioevo, la Chiesa ha formulato una dottrina più precisa, culminata nei decreti del Concilio di Trento (Sessione 25), che riafferma il valore delle indulgenze e condanna gli abusi connessi al loro uso improprio.
Il Concilio Vaticano II e la successiva riforma del 1967 (Indulgentiarum Doctrina di San Paolo VI) hanno ribadito che l’indulgenza è un invito alla conversione interiore e alla carità, non una “dispensa” formale dalla santità.
Indulgenze parziali e plenarie
La Chiesa distingue due tipi di indulgenza:
Indulgenza parziale: rimette in parte la pena temporale dovuta ai peccati già perdonati. Essa può essere ottenuta in molte circostanze quotidiane, come la recita devota di una preghiera approvata, la lettura della Scrittura per un certo tempo, o un atto di carità sincera.
Indulgenza plenaria: rimette tutta la pena temporale dovuta ai peccati. Essa può essere lucrata una volta al giorno, alle condizioni stabilite. Tra gli atti che concedono l’indulgenza plenaria vi sono, ad esempio, l’adorazione del Santissimo Sacramento per almeno mezz’ora, la recita del Rosario in famiglia o in Chiesa, la Via Crucis o la lettura della Sacra Scrittura per almeno mezz’ora con spirito devoto.
Condizioni per ottenere l’indulgenza plenaria
Per ottenere validamente l’indulgenza plenaria, la Chiesa richiede:
1. Confessione sacramentale (può essere compiuta entro una settimana prima o dopo l’atto indulgentiato);
2. Comunione eucaristica;
3. Preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre;
4. Distacco interiore da ogni peccato, anche veniale.
Se manca la piena disposizione interiore, l’indulgenza diventa parziale.
Dimensione spirituale e pastorale
L’indulgenza non è una “scorciatoia” alla santità, ma un segno della maternità spirituale della Chiesa che accompagna il fedele nel cammino di purificazione. Essa ci ricorda che nessuno si salva da solo: il cammino di redenzione è un’opera di comunione, in cui le grazie di Cristo e dei santi sostengono la debolezza umana.
Ricevere un’indulgenza, quindi, è partecipare attivamente alla misericordia divina, cooperando alla santificazione personale e universale. È anche un atto di carità verso le anime del Purgatorio, alle quali la Chiesa può applicare le indulgenze per alleviare o abbreviare la loro purificazione.
Conclusione
Le indulgenze sono un linguaggio di amore e giustizia: amore, perché rivelano la tenerezza di Dio che continua a purificare; giustizia, perché rispettano la libertà umana e la serietà del peccato. Esse non sostituiscono la conversione, ma la accompagnano, illuminando la via che unisce la penitenza alla gioia del perdono.
Come insegna san Giovanni Paolo II:
“L’indulgenza è il respiro della misericordia che attraversa la Chiesa e raggiunge il cuore dell’uomo penitente.”