A cura di Giuseppe Monno

Tra le antiche eresie cristologiche e trinitarie del II secolo, una delle più insidiose fu quella del monarchianismo modalista, detta anche patripassianismo. Il suo principale esponente fu Noeto di Smirne, seguito poi da Sabellio, dal quale tale dottrina prese anche il nome di sabellianesimo.
Secondo questa eresia, Dio sarebbe un’unica persona che si manifesterebbe in tre diversi “modi” o “aspetti”: come Padre nella creazione, come Figlio nella redenzione, e come Spirito Santo nella santificazione. Ne derivava che il Padre stesso si sarebbe incarnato e avrebbe patito sulla croce, da cui il termine patripassianismo (“il Padre che soffre”).
Tale concezione nega la distinzione reale delle Persone divine nella Trinità, confondendo le persone in un’unica ipostasi e riducendo la rivelazione trinitaria a una semplice successione di maschere o ruoli divini. Essa fu condannata solennemente dalla Chiesa, la quale, illuminata dallo Spirito Santo, riconobbe e definì la verità rivelata secondo cui in Dio vi è un’unica natura divina in tre Persone realmente distinte: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
La testimonianza della Scrittura
I Vangeli manifestano con chiarezza questa distinzione personale. Nel battesimo di Gesù al Giordano (Matteo 3,16-17; Marco 1,10-11; Luca 3,21-22), appaiono simultaneamente le tre Persone divine:
il Figlio incarnato che riceve il battesimo e prega;
lo Spirito Santo che discende su di Lui in forma corporea come una colomba;
il Padre che fa udire la sua voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.”
Non si tratta di un’unica persona che agisce in tre ruoli successivi, ma di tre soggetti distinti che agiscono simultaneamente in comunione perfetta.
Lo stesso si vede nella trasfigurazione sul monte Tabor (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36):
il Figlio appare trasfigurato nella gloria;
lo Spirito Santo si manifesta nella nube luminosa che avvolge i discepoli;
il Padre parla ancora una volta dal cielo, dicendo: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”
In entrambi gli episodi si rivela il mistero trinitario nella sua struttura relazionale: il Padre che parla, il Figlio che riceve la missione, e lo Spirito che unisce e santifica.
La distinzione delle Persone e l’unità della sostanza
La Sacra Scrittura e la Tradizione insegnano che:
il Figlio è generato dal Padre (Giovanni 1,14.18; 3,16);
lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio (Giovanni 14,26; 15,26; 16,7).
Ora, ciò che è generato non può essere identico alla persona che lo genera, e ciò che procede non può essere la stessa persona da cui procede. Perciò, il Figlio non è il Padre, e lo Spirito Santo non è né il Padre né il Figlio.
Tuttavia, in ciascuna Persona sussiste la medesima e unica sostanza divina, non divisa né moltiplicata. Come insegna il Simbolo di Atanasio (Quicumque):
“Altra è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma una sola è la divinità, uguale la gloria, coeterna la maestà.”
La distinzione dunque non è di natura, ma di relazione d’origine: il Padre non procede da alcuno, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio come da un unico principio. Così si salvaguardano sia l’unità divina, sia la reale distinzione personale.
La condanna del modalismo e la fede della Chiesa
La Chiesa, già dai tempi dei Padri apostolici e apologisti, difese con vigore questa fede. Tertulliano, contro i patripassiani, scrisse l’opera Adversus Praxean, affermando:
“Prassea ha fatto due mali: ha cacciato il Paraclito e ha crocifisso il Padre.”
Con questa formula paradossale, egli denunciava l’assurdità del modalismo: se il Padre e il Figlio fossero la stessa persona, si dovrebbe dire che il Padre stesso è morto in croce.
Più tardi, i Concili di Nicea (325) e Costantinopoli (381) formularono con chiarezza dogmatica la dottrina trinitaria: il Figlio è consustanziale (“homoousios”) al Padre, e lo Spirito Santo è “Signore vivificante, e procede dal Padre (e dal Figlio)”.
La rivelazione dell’amore trinitario
Infine, la verità della distinzione delle Persone non è una mera questione speculativa, ma riguarda l’essenza stessa dell’amore divino. Dio è Trinità proprio perché Dio è Amore (1Giovanni 4,8):
il Padre ama il Figlio e gli comunica tutto se stesso;
il Figlio riceve l’amore e lo restituisce al Padre;
lo Spirito Santo è l’Amore stesso che procede da entrambi, vincolo perfetto della comunione eterna.
Se Dio fosse una sola persona che si manifesta in modi diversi, non ci sarebbe in Lui relazione né comunione, e dunque non vi sarebbe amore personale. Il mistero trinitario rivela che Dio è da sempre relazione, dono, comunione perfetta di Persone.
Conclusione
Contro il modalismo, la Chiesa proclama la fede apostolica:
“Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente… e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio… e nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita.”
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono tre Persone realmente distinte, ma un solo Dio vero, consustanziali, coeterne, inseparabili nell’essenza e nell’azione.
Così, nella gloria eterna e nella vita della grazia, il cristiano è introdotto nella comunione trinitaria: dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.