IO E IL PADRE SIAMO UNO

A cura di Giuseppe Monno

Giovanni 10,30
“Io e il Padre siamo uno.”

La parola chiave è “hen” (“uno”), che è neutro, non maschile. Se Gesù avesse detto “heis” (“uno”), al maschile, avrebbe significato “una sola persona”. Invece utilizza il neutro “hen”, che significa unità di essenza o natura, non di persona.

Quindi Gesù non dice: “Io e il Padre siamo la stessa persona”, ma: “Io e il Padre siamo una sola cosa, una sola realtà divina”.

I giudei capiscono perfettamente che Gesù sta rivendicando “uguaglianza” con Dio, e per questo vogliono lapidarlo:

“Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio.” (v. 33)

Questo versetto è la chiave interpretativa: gli ascoltatori capiscono che Gesù ha appena affermato la propria divinità, non semplicemente una comunione morale o spirituale col Padre.

Giovanni 10,30 non va inteso come unione d’intenti, ma come affermazione ontologica: Gesù possiede la stessa natura divina del Padre.

Anche in Giovanni 5,18 leggiamo che i giudei cercavano di uccidere Gesù perché si faceva uguale a Dio.

Inoltre, nel Getsemani, Gesù prega il Padre perché i discepoli “siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17,11.21), unità del Padre e del Figlio come modello di unità ecclesiale.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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