GESÙ CRISTO: DIO DA DIO

A cura di Giuseppe Monno

Ebrei 1,3
“Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli”

Ebrei 1,8
“del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno”

Il primo capitolo della Lettera agli Ebrei è tra i più solenni e teologicamente ricchi del Nuovo Testamento. Nei versetti 3 e 8, l’autore presenta Gesù Cristo come pienamente divino, immagine perfetta del Padre, Creatore, e degno di adorazione.

Ebrei 1,3 e 1,8 costituiscono una professione cristologica altissima: Gesù Cristo è il Figlio eterno di Dio, irradiazione della Sua gloria, immagine perfetta della Sua sostanza, sostentatore e redentore del mondo, Re eterno il cui trono è eterno.

Cristo è “irradiazione” (“apaugasma”), luce che emana da una fonte luminosa (come il raggio dal sole). Indica che Cristo non è una semplice riflessione della gloria divina, ma ne è l’irradiazione naturale e consustanziale. Come il raggio è della stessa natura del sole, così il Figlio è della stessa natura del Padre: “Dio da Dio, Luce da Luce” (Simbolo Niceno).

È l’impronta (“charakter”) perfetta della sostanza (“hypostasis”) o realtà divina del Padre, non una copia creata. È della stessa sostanza (“homoousios”, come affermerà il Concilio di Nicea, 325).

Sostiene tutte le cose con la sua potenza divina. Il verbo “pherōn” è al presente e significa azione continua: “Tutto sussiste in lui” (cfr. Colossesi 1,17).

L’autore unisce in un solo versetto Cristo creatore, sostentatore e redentore: prerogative divine.

L’espressione biblica “siede alla destra di Dio”, significa partecipazione al potere e alla gloria del Padre. Il Figlio siede alla destra della Maestà, cioè condivide la regalità divina.

Cristo è Dio vero, “irradiazione della gloria del Padre” e “impronta della sua sostanza”. Non è un essere creato o inferiore, ma consustanziale al Padre.

Svolge funzioni che spettano solo a Dio: crea e sostiene l’universo, purifica dai peccati, siede alla destra della Maestà divina.

Ebrei 1,3 è una delle più alte professioni di fede nella divinità di Gesù Cristo.

Nel v. 8 l’autore cita il Salmo 45 (44), applicandolo direttamente a Cristo. L’autore rivolge a Cristo il titolo di Dio.

Contrappone ciò che è detto degli angeli (v. 7) a ciò che è detto del Figlio (v. 8): agli angeli si parla di servizio; al Figlio si dice: “Il tuo trono, o Dio, sta in eterno”.

Il versetto successivo (v. 9) continua: “Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto…”. Chiaramente due persone divine, non un’identificazione simbolica. Quindi l’autore afferma apertamente che il Figlio è chiamato “Dio” (“ho theos”).

Il Padre stesso parla al Figlio e lo chiama “Dio”. Il Figlio siede su un trono eterno, ha uno scettro di giustizia, e regna per sempre: attributi che spettano solo a Dio.

Insieme al v. 3, il v. 8 è una testimonianza esplicita della divinità di Cristo. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, ma il Figlio non è il Padre. Qui è implicita la dottrina trinitaria: distinzione delle persone, unità di natura.

Questi versetti sono centrali nella dottrina cattolica: confermano la divinità consustanziale del Figlio, fondano la fede nella Trinità, e mostrano che Cristo è Dio incarnato, Signore e Re eterno.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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