SUL CANTO DEGLI ANGELI NEL NATALE

A cura di Giuseppe Monno

Nel cuore della notte, sul silenzio dei campi di Betlemme, la voce degli angeli rompe la distanza tra cielo e terra: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra…” È un canto che contiene tutto il mistero del Natale — la gloria che sale e la pace che scende — come due movimenti che si incontrano in un punto solo: il Bambino nella mangiatoia.

Ancora oggi tanti fedeli si interrogano su quelle parole: “pace in terra agli uomini di buona volontà” o “agli uomini che Egli ama”? Non è soltanto una questione di traduzione, ma di prospettiva spirituale.

La versione più antica, “agli uomini di buona volontà”, sembra porre l’accento sull’uomo, sulla sua disposizione interiore: la pace come dono che si riceve quando il cuore è aperto, umile, docile. È la buona volontà di chi cerca Dio, di chi, come i pastori, veglia nella notte. È la pace che fiorisce là dove c’è un terreno disponibile, una volontà che si lascia guidare. In questo senso, la pace è dono e frutto insieme: dono di Dio, ma accolto solo da chi ha un cuore libero e buono.

La versione più recente, “agli uomini che Egli ama”, sposta invece lo sguardo su Dio: la pace non nasce dall’impegno umano, ma dall’amore gratuito del Signore. Non si tratta di un premio per i meritevoli, ma di una grazia riversata su chi è amato, cioè su tutti, perché Dio ha scelto di amare l’umanità intera. È una pace che precede ogni merito e che scaturisce dal mistero della misericordia.

Le due letture non si oppongono, ma si completano. La pace nasce dall’amore di Dio e trova dimora nel cuore dell’uomo di buona volontà. È un dialogo tra grazia e libertà: Dio offre la pace, ma essa fiorisce solo dove la volontà dell’uomo si apre alla bontà. Gli angeli cantano dunque un annuncio universale e personale insieme: Dio ama ogni uomo, ma solo chi accoglie quell’amore entra davvero nella pace.

Così, nel giorno di Natale, il cielo e la terra si incontrano: la gloria di Dio si rivela non per allontanare l’uomo, ma per raggiungerlo. E la pace — tanto desiderata, fragile e luminosa — è il segno che l’amore di Dio è entrato nel tempo, perché anche l’uomo, finalmente, possa avere una “buona volontà” che risponde al dono ricevuto.

La buona volontà è il terreno, l’amore di Dio è la pioggia; e quando la pioggia cade sulla terra ben disposta, allora germoglia la pace. Per questo, ogni Natale, gli angeli ripetono lo stesso canto: non per ricordare un evento passato, ma per annunciare ancora che la pace non è lontana. Essa nasce dove Dio è amato e dove l’uomo, finalmente, vuole il bene che Dio vuole.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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