A cura di Giuseppe Monno

Filippesi 2,5-7
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 7 ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana
Il greco “morphe Theou” che letteralmente significa “forma di Dio”, indica la condizione o natura divina preesistente, perciò traduzioni come la CEI traducono con “natura divina”.
Lo “svuotamento” (la cosiddetta “kenosi”) non significa che il Figlio di Dio si sia privato della sua divinità, poiché ciò sarebbe impossibile, visto che Egli è Dio per natura, non per partecipazione o dono. La divinità non gli è attribuita, ma è la sua stessa essenza. In altre parole, essere Dio non è qualcosa che il Figlio “ha”, ma qualcosa che Egli “è”.
Il Figlio di Dio svuotò sé stesso nel senso che, assumendo la natura umana e divenendo in tutto simile a noi (ad eccezione del peccato), rinunciò a manifestare la divinità pienamente, accettando i limiti della condizione umana, sottomettendosi alla sofferenza e alla morte, velando la gloria divina sotto la carne. È quindi uno “spogliarsi” nella modalità dell’agire, non nell’essenza dell’essere.