A cura di Giuseppe Monno

Testo biblico e significato originario
Nella Sacra Scrittura leggiamo come sesto comandamento:
“Non commettere adulterio.” (Esodo 20,14; Deuteronomio 5,18)
Nel contesto veterotestamentario, il termine “adulterio” indicava principalmente la violazione del vincolo matrimoniale: un uomo o una donna sposati che intrattenevano relazioni sessuali con una persona diversa dal coniuge. Tuttavia, fin dalle origini, la Legge divina tendeva a custodire non solo la fedeltà coniugale, ma la purezza del cuore e del corpo, come espressione della fedeltà a Dio stesso.
Gesù, nella Nuova Alleanza, ne svela la pienezza morale:
“Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Matteo 5,27-28)
Con queste parole, Cristo porta il comandamento al livello interiore, affermando che la purezza non riguarda soltanto gli atti esteriori, ma anche le intenzioni e i desideri del cuore.
Il significato teologico del sesto comandamento
Il comandamento “Non commettere atti impuri” – come formulato nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) – non si limita all’adulterio, ma abbraccia tutta la dimensione morale della sessualità umana, creata da Dio come dono e segno dell’amore e della comunione tra le persone.
La sessualità, nel disegno divino, è ordinata all’amore coniugale e alla procreazione (cfr. CCC 2331-2336). Essa non è soltanto un istinto biologico, ma parte integrante della persona, chiamata a donarsi in modo totale e fedele.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:
“La castità significa l’integrazione riuscita della sessualità nella persona, e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale.” (CCC 2337)
Dunque, vivere il sesto comandamento non significa solo evitare il peccato, ma vivere la castità secondo lo stato di vita:
i coniugati, nella fedeltà reciproca;
i consacrati, nella perfetta continenza per il Regno dei cieli;
i celibi e i fidanzati, nella purezza e nella temperanza.
Peccato mortale e peccato veniale
Il peccato mortale, come insegna la Chiesa, è un’offesa grave a Dio che spezza la comunione con Lui e ci priva della grazia santificante. Esso richiede tre condizioni (cfr. CCC 1857-1859):
1. Materia grave, come precisata dai Dieci Comandamenti.
2. Piena consapevolezza della gravità dell’atto.
3. Deliberato consenso della volontà.
Se manca anche una sola di queste condizioni, il peccato, pur restando disordinato, non è mortale ma veniale.
I peccati contro la purezza e l’ordine della sessualità
I peccati contro il sesto comandamento comprendono tutti gli atti sessuali contrari al disegno di Dio, ossia quelli che separano la sessualità dal suo duplice fine: l’amore coniugale e la fecondità. Tra questi si annoverano:
Adulterio: violazione della fedeltà coniugale.
Fornicazione: rapporti sessuali tra persone non sposate.
Pornografia: riduzione della persona a oggetto di piacere.
Prostituzione: mercificazione del corpo e della sessualità.
Masturbazione (autoerotismo): uso disordinato della sessualità, chiuso in sé stesso.
Atti omosessuali: contrari all’ordine naturale della sessualità e alla complementarità dei sessi (CCC 2357-2359).
Stupro, incesto, pedofilia, bestialità, necrofilia: gravi violazioni della dignità della persona e della legge naturale.
Pensieri e desideri impuri volontariamente coltivati.
Baci e carezze volontariamente eccitanti fuori dal matrimonio, che predispongono all’atto sessuale.
La Chiesa distingue tra la colpa morale oggettiva e la responsabilità soggettiva, che può essere attenuata da fattori psicologici, abitudini inveterate o immaturità affettiva (CCC 2352). Tuttavia, l’atto in sé resta oggettivamente disordinato e contrario alla legge divina.
La virtù della castità
La castità è la virtù che permette di vivere la sessualità secondo la ragione e la fede. Non è repressione, ma amore ordinato, che integra il desiderio nel dono di sé.
Essa si alimenta mediante la preghiera e i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia e la Confessione; la vigilanza sui sensi e sulla fantasia; la modestia nel comportamento e nel linguaggio; la direzione spirituale e la pratica delle virtù (temperanza, umiltà, carità).
Il casto non è colui che non prova desiderio, ma chi ama nella verità, rispettando la dignità propria e altrui.
La purezza del cuore: un cammino di libertà
Gesù dice: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” (Matteo 5,8)
La purezza del cuore è molto più che una disciplina morale: è una condizione spirituale che permette all’uomo di vedere Dio in ogni cosa e di riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, non un oggetto di possesso.
La purezza libera l’amore, purifica il desiderio e orienta l’uomo alla comunione con Dio. È un cammino di libertà interiore, sostenuto dalla grazia e dalla misericordia divina.
La misericordia e la conversione
Chi cade nei peccati contro la purezza non deve disperare: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia.” (Romani 5,20)
Il sacramento della Riconciliazione resta il luogo privilegiato in cui la misericordia di Dio rigenera il cuore, restituisce la pace e rafforza la volontà per riprendere il cammino della castità.
Conclusione
Il sesto comandamento non è una semplice proibizione, ma una chiamata alla pienezza dell’amore, nella verità del corpo e dello spirito. La sessualità, ordinata all’amore e alla vita, diventa così un linguaggio sacro con cui l’uomo e la donna partecipano al mistero creativo e redentivo di Dio.
“La castità è la scuola della libertà umana. L’amore non è possesso, ma dono.”
(San Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano, 1980–1984)