LA PREGHIERA DI GESÙ E L’UNITÀ DEI CREDENTI

A cura di Giuseppe Monno

“Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.” (Giovanni 17,11)

Il versetto sopracitato si trova nel cuore della cosiddetta “preghiera sacerdotale” di Gesù (Giovanni 17), una delle sezioni più dense e teologicamente profonde del Quarto Vangelo. In essa, Gesù si rivolge al Padre poco prima della Passione, intercedendo per i discepoli e, più in generale, per la comunità dei credenti.

Padre Santo

La formula è unica in tutto il Nuovo Testamento. “Padre” esprime l’intimità e la comunione che Gesù vive con Dio. “Santo” sottolinea la trascendenza divina, la purezza e la separazione da ogni male. Gesù si rivolge al Padre come a Colui che è al tempo stesso intimo e trascendente. La santità di Dio è garanzia di fedeltà: Egli custodisce ciò che gli appartiene.

Custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato

L’espressione “nel tuo nome” ha una grande densità teologica. Nel linguaggio biblico, il “nome” di Dio indica la sua stessa persona, la sua presenza efficace e protettrice (cfr. Esodo 3,14; Salmi 20,2; Proverbi 18,10). Gesù chiede che i discepoli siano custoditi all’interno della comunione con Dio stesso, non semplicemente “dal pericolo”, ma nel Nome, cioè immersi nella sua identità e potenza salvifica.

“Coloro che mi hai dato” rimanda a un tema ricorrente in Giovanni: il dono reciproco tra Padre e Figlio. I discepoli sono un dono del Padre al Figlio, e il Figlio li riconsegna al Padre nella preghiera, manifestando così la perfetta circolarità dell’amore trinitario.

Perché siano una cosa sola

Il fine della custodia è l’unità. Non si tratta di semplice accordo umano o coesione morale, ma di una unità ontologica e spirituale, modellata sulla comunione tra il Padre e il Figlio. Gesù non prega che i discepoli si sforzino di essere uniti, ma che siano resi uno dal Padre, cioè che partecipino alla comunione trinitaria.

Come noi

L’unità dei discepoli è paragonata all’unità intratrinitaria. Questa similitudine non è solo morale o simbolica, ma reale: l’unità ecclesiale è il riflesso terreno dell’amore eterno tra il Padre e il Figlio, reso possibile dallo Spirito Santo. Il “come” indica partecipazione e modellamento: i credenti sono chiamati a vivere nel mondo ciò che la Trinità vive da sempre.

Pubblicato da Cristiani Cattolici Romani

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