A cura di Giuseppe Monno

Il dogma della divinità di Gesù fu solennemente definito durante il Concilio di Nicea, tenutosi nell’estate del 325 d.C. nel palazzo imperiale di Costantino il Grande, nella città di Nicea di Bitinia (oggi İznik, in Turchia).
Al Concilio presero parte circa 300 vescovi, in gran parte provenienti dalle province orientali dell’Impero romano, insieme a pochi rappresentanti dell’Occidente. Il Concilio fu convocato direttamente dall’imperatore Costantino, che — pur non essendo ancora battezzato — desiderava ristabilire l’unità religiosa e politica dell’Impero, turbata dalle vivaci dispute teologiche sorte attorno all’insegnamento di Ario, presbitero di Alessandria d’Egitto.
Il conflitto ariano
Secondo Ario, il Figlio di Dio non è coeterno con il Padre, ma è la sua prima e più eccelsa creatura, e con lui artefice di tutte le altre cose. Questa dottrina minava il cuore della fede cristiana, secondo la quale la salvezza viene da Dio stesso incarnatosi in Cristo: se Gesù non è veramente Dio, la redenzione non è opera divina.
Il vescovo Alessandro di Alessandria condannò le idee di Ario in un sinodo locale nel 318 d.C., scomunicandolo. Tuttavia, il movimento ariano si diffuse rapidamente in Oriente, trovando sostegno in vescovi influenti come Eusebio di Nicomedia.
Il Concilio di Nicea
Durante il Concilio, l’imperatore Costantino lasciò le questioni teologiche ai vescovi. La discussione si concentrò sul rapporto tra il Padre e il Figlio. Il vescovo Osio di Cordova, principale consigliere religioso dell’imperatore, ebbe un ruolo determinante nel guidare i lavori conciliari. Egli presiedette le sessioni a nome di Papa Silvestro, che per ragioni di età e salute non poté partecipare di persona, ma inviò due presbiteri come suoi legati.
Il vescovo Eusebio di Cesarea, stimato storico ecclesiastico, presentò un Simbolo di fede già in uso nella sua comunità. Tuttavia, il Concilio ritenne necessario precisare ulteriormente la fede, aggiungendo termini più forti per escludere ogni interpretazione ariana. Fu allora introdotto il termine greco “homoousios”, che significa “consustanziale”, “della stessa sostanza” del Padre. Con questo termine si affermava che il Figlio è veramente e pienamente Dio, non una creatura, ma della stessa natura divina del Padre.
La fede nicena
Il Simbolo di Nicea proclamò:
“Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili; e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unico generato, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre…”
Con questa formulazione i Padri conciliari intesero difendere la piena divinità del Figlio di Dio e la sua uguaglianza eterna con il Padre. Ario fu condannato ed esiliato insieme ad alcuni suoi sostenitori, tra cui Eusebio di Nicomedia. Le sue opere furono bruciate e la sua dottrina dichiarata eretica.
Il ruolo di Atanasio
Tra i protagonisti del Concilio spicca Atanasio, allora giovane diacono e segretario del vescovo Alessandro di Alessandria. Più tardi, divenuto vescovo di Alessandria (328–373), Atanasio divenne il più fermo difensore dell’ortodossia nicena, affrontando esili ripetuti e persecuzioni, ma mantenendo salda la fede nella consustanzialità del Figlio con il Padre.
Grazie alla sua instancabile opera teologica e pastorale, la dottrina nicena si consolidò e, dopo decenni di controversie, fu definitivamente confermata nel Concilio di Costantinopoli del 381, che completò il Credo Niceno-Costantinopolitano, tuttora recitato durante la celebrazione della Santa Messa.
Dopo Nicea
Nonostante la condanna ufficiale, l’arianesimo non scomparve subito: anzi, nei decenni successivi trovò nuovamente appoggio presso vari imperatori e vescovi orientali. Persino Costantino, verso la fine della vita, mostrò una certa tolleranza verso gli ariani e fu battezzato da Eusebio di Nicomedia, uno dei loro esponenti. Solo gradualmente la fede nicena prevalse come dottrina universale della Chiesa.
Significato teologico e attualità
Il Concilio di Nicea non introdusse una nuova dottrina, ma confermò in termini precisi una verità già professata dalla Chiesa primitiva: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Questa verità è oggi comunemente accolta non solo dalla Chiesa cattolica, ma anche dalle Chiese ortodosse e da una parte delle confessioni protestanti.
Nicea rimane così una pietra miliare della storia del cristianesimo, il momento in cui la Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, espresse in modo definitivo la fede nel mistero della Trinità e nella divinità di Cristo.